25 settembre 2015

Dario Fo

Avevo già citato questo grande attore nel post dedicato al grammelot, ma penso davvero che si meriti un articolo a parte. D'altra parte, ha ricevuto un premio Nobel per la Letteratura (tra gli altri riconoscimenti), quindi è giusto che anche questo blog gli renda omaggio!


Dario Fo nasce il 24 marzo 1926 da Pina Rota e Felice Fo a Saggiano, un piccolo paesino in provincia di Varese.  Il padre è un ferroviere e la madre una contadina.
"Io venni al mondo fra un omnibus e un "merci", in quella fermata sussidiaria a quattro passi dal lago" scriverà in seguito nel libro "Il paese dei mezaràt", in cui sono raccontati gli anni della sua infanzia e prima giovinezza.
Proprio a Saggiano, il giovane Dario Fo ascolta per la prima volta le favole e i racconti popolari, dalla voce dei nonni e degli affabulatori di paese, che tanto influenzeranno le sue opere successive.

Si trasferisce a Milano per studiare all'Accademia di Belle Arti di Brera. Successivamente, si iscrive alla facoltà di Architettura presso il Politecnico, ma interrompe gli studi a pochi esami dalla laurea.
Durante gli anni dell'università dipinge, fa la conoscenza di altri pittori e scrittori ed inizia a scrivere e recitare storie, le cui tematiche si concentrano già sulla critica al potere e al conformismo.

Grazie alla conoscenza di Franco Parenti, dal 1952 inizia a collaborare con la Rai come autore di testi satirici. Recita anche una serie di monologhi radiofonici intitolata "Poer nano", espressione in dialetto lombardo che le madri rivolgono con tenerezza ai propri figli. Potete ascoltare uno di questi monologhi, che ha come protagonisti Caino e Abele, in questo video, oppure dare un'occhiata ai testi della trasmissione conservati in questo archivio.
Nel 1953, con Parenti e Durano, mette in scena "Il dito nell' occhio", uno spettacolo di satira sociale e politica, e l'anno successivo "Sani da legare", che tratta della vita quotidiana in un'Italia fatta si conflitti politici. Quest'ultimo viene colpito duramente dalla censura e sancisce la fine della collaborazione dei tre autori, che abbandonano la trasmissione per protesta.

Nel 1954 Dario Fo sposa l'attrice Franca Rame, nata in una famiglia di attori e che perciò contribuisce ad avvicinarlo al patrimonio culturale della Commedia dell'Arte. Poco dopo, la coppia si trasferisce a Roma, dove nel 1955 nasce il figlio Jacopo.
Nel 1959, i coniugi fondano la Compagnia Dario Fo-Franca Rame. Dal 1959 al 1967, Fo scrive e mette in scena numerose opere, accomunate dai temi di aspra critica sociale. I bersagli principali sono i falsi eroi, le assurdità della burocrazia statale e l'imperialismo americano. Fo sceglie di recitare in luoghi non convenzionali: piazze, case del popolo e fabbriche, in cui anche il pubblico che solitamente non si recava a teatro può essere coinvolto nelle rappresentazioni.
La coppia partecipa anche a Canzonissima, una delle trasmissioni televisive più famose dell'epoca, ma lascia l'incarico dopo sole cinque settimane, a causa dei nuovi interventi della censura. Dopo questo avvenimento, il loro allontanamento dalla TV di stato per più di vent'anni.

Appartiene alla stagione teatrale 1969-1970 l'opera più famosa di Dario Fo: "Mistero Buffo".
Si tratta di un insieme di monologhi che raccontano alcuni episodi della vita di Gesù tratti dai vangeli apocrifi e dai racconti popolari, presentati sempre dal punto di vista del popolo che assiste alla scena. Questo modo di recitare è mutuato dalla tradizione dei giullari medievali che si esibivano nelle piazze.
Lo stile irriverente del racconto è molto lontano da quello della sacra rappresentazione. La recitazione non è fatta solo di parole, ma anche di suoni e movimenti del corpo, che si uniscono per comunicare un unico significato. Il linguaggio in cui è scritta l'opera, infatti, non è il regolare italiano, ma una lingua reinventata (detta grammelot) le cui parole non vogliono dire nulla, ma imitano la cadenza di una lingua reale e assumono un significato puramente onomatopeico.

Nel 1970, quando la Compagnia Dario Fo-Franca Rame ha smesso la sua attività, Fo costituisce il Collettivo Teatrale la Comune, che si propone come un centro culturale alternativo alla cultura borghese e attento ai valori del popolo.
Dopo la morte di Giuseppe Pinelli, sospettato della strage di Piazza Fontana, scrisse "Morte accidentale di un anarchico", che provocò numerose polemiche. Le opere successive riguarderanno sempre temi politici, come la difficile situazione in Medio Oriente e il golpe in Cile, o sociali come la condizione della donne e la liberazione sessuale.

Nel 1980 fonda insieme a Franca Rame a al figlio Jacopo la Libera Università di Alcatraz.
Il centro culturale sorge sulle colline tra Gubbio e Perugia, su un terrirorio che doveva essere disboscato, ma è stato trasformato in agriturismo. Ancora oggi Alcatraz offre corsi di teatro, danza, fumetto, scrittura e artigianato, organizzati con la collaborazione di numerosi artisti ed associazioni culturali.
Il centro ospita inoltre delle attività didattiche e ricreative per emarginati e portatori di handicap.

Nel 1997, Dario Fo viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura. La motivazione fornita dal comitato di Stoccolma, è che l'attore «nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati».

Le vicende politiche del secondo governo Berlusconi spingono Dario Fo e Franca Rame a riprendere la tematica politica. In particolare, "L'anomalo bicefalo" è una satira sulle vicende giudiziarie ed economiche del premier e la diffusione televisiva della rappresentazione è stata inizialmente ostacolata.
Nello stesso periodo, Fo si impegna con Giorgio Albertazzi in una serie di spettacoli-lezioni sulla storia del teatro in Italia.

Ho finito il mio resoconto, ma vi invito a cercare qualche video che ancora non avete visto su YouTube o a tenere d'occhio la televisione (Rai 5 propone performance teatrali interessanti) per vederlo all'opera. Oltre che un autore prolifico e un giullare moderno, Dario Fo è anche un attore straordinario: impossibile non farsi affabulare dalla sua facondia.
Soprattutto se siete attori, avete di sicuro qualcosa da imparare da lui.

- dramaqueen



Fonti:





 Questo post partecipa all'iniziativa "Una parola al mese" del blog di Romina Tamerici 
 La parola di settembre 2015 è facondia 



Immagini da Wikipedia

10 commenti:

  1. Un grande! Il più grande di tutti! Ricordo che avevo scoperto Dario Fo ancora bambino, quando i miei genitori si guardavano Mistero Buffo alla TV. Naturalmente io ero piccolino e mi annoiavo a morte ma poi, anni più tardi l'ho riscoperto e apprezzato. Morte accidentale di un anarchico è un must che tutti dovrebbero conoscere. (oggi ne possiedo il libro, che è poi il testo teatrale). Una menzione particolare a quello che per me rimane il suo spettacolo più divertente: "Settimo: ruba un po' meno". Ne ho recuperato il DVD su una bancarella un paio di anni fa per pochi spiccioli e quasi non potevo credere di aver avuto quella botta di c##o! E vogliamo parlare della sua sigla storica "Ma che aspettate a batterci le mani"? Un motivetto che mi è rimasto in testa per decenni, sin dalla prima volta che l'ho ascoltato.

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    1. I miei hanno sempre avuto il testo di "Mistero Buffo" nella libreria. Mi ricordo che ero rimasta molto perplessa aprendo questo libro in linguaggio stranissimo e per di più scritto da un signore con un cognome buffo (mi sembrava ridicolo un cognome composto solo da due lettere!). Molti anni dopo, ho decisamente cambiato opinione.
      Mi dispiace perché la maggior parte degli spettacoli sono troppo vecchi perché io me li ricordi, ho visto solo qualche spezzone in TV... Cercherò di recuperare quello che hai citato tu :)

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  2. Li avevo visti entrambi, Fo e la Rame, in Bicocca, quando eravamo riusciti a farli venire per un evento di cui non ricordo il tema. All'interno della conferenza avevano entrambi recitato, lei con un monologo su come una donna può simulare (lascio immaginare cosa) e lui con il celebre pezzo da Mistero Buffo. Lo stesso pezzo ricordo di averlo visto da piccolo, in TV, costretto dai miei genitori - ma forse l'avevo anche apprezzato, non come altri spettacoli noiosi (per l'età che avevo) che un tempo andavano, tipo L'Orlando Furioso di Ronconi o giù di lì. La mia conoscenza di Fo tuttavia rimane limitata a pochi spezzoni noti e a quell'unica esperienza dal vivo, per cui spero prima o poi di recuperare. Ah... forse c'era anche una canzone?

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    1. Io non ho mai avuto la fortuna di vederli dal vivo :(
      Forse per un bambino gli spettacoli sono un po' complicati da capire, a parte qualche scena di comicità popolare (ad esempio il grammelot dello Zanni) che è alla portata più o meno di tutti.

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  3. Come personaggio pubblico mi piace poco, come attore devo riconoscere che è una maschera vivente, ha una mimica e un'espressività ineguagliabili.

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    1. Qui non si parla di politica, solo di teatro. Ho citato il suo impegno politico perché parte integrante della sua attività teatrale, ma nessun giudizio ;)

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  4. Io mi ricordo benissimo di "Mistero buffo" in televisione, Dario Fo è veramente geniale da tutto i punti di vista, specie nell'invenzione del grammelot e nell'aver fatto rivivere la figura del giullare medievale, che era uno dei pochi a potersi permettere di criticare il potere senza troppe conseguenze. La scena di "Poer Nano" con Caino e Abele mi è rimasta davvero impressa per il rovesciamento dei "ruoli" tra i due fratelli e le gran risate.

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    1. Tu sei anche un'esperta di Medioevo, quindi dovevo immaginare che ti piacessero i suoi spettacoli :)

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  5. Un grande artista, non c'è dubbio!

    P.s. Grazie per aver partecipato a "Una parola al mese". E poi hai usato più di una parola del mese... wow!

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    1. Solo una era la parola di questo mese... "Affabulare" mi piace troppo, quindi l'ho inclusa lo stesso e la userò anche nella vita reale! Tra l'altro, il termine "affabulatori" per indicare coloro che raccontavano le storie popolari era usato proprio nel sito che ho preso come fonte.

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