19 settembre 2015

Un attore deve saper recitare tutto?

Al cinema, spesso vediamo gli stessi attori comparire in ruoli simili uno all'altro. C'è chi si specializza nei film comici, chi in quelli drammatici e impegnati, chi nei kolossal avventurosi pieni di battaglie e sparatorie.
Quando uno di questi attori "cambia genere" e interpreta un personaggio diverso, gli spettatori possono essere entusiasti di averlo visto finalmente recitare in un film di altro tipo... oppure possono rimanere delusi, perché scoprono che il loro beniamino sa fare una cosa sola e il nuovo personaggio non gli si addice per niente.


Non accade a tutti: ci sono attori camaleontici che si calano benissimo in qualsiasi ruolo, tanto da non sembrare nemmeno la stessa persona se visti in film diversi. Altri, invece, non hanno questa dote e danno il meglio solo con un certo tipo di personaggi. Non identici tra loro, comunque ma accomunati da un buon numero di caratteristiche.
La domanda che viene spontaneo porsi è: coloro che appartengono a questo secondo tipo, sono da considerarsi dei veri attori al pari dei primi? In altre parole, un bravo attore, per essere definito "bravo" deve saper recitare tutto?
Dato che la domanda non è scientifica, anche la risposta non è univocamente determinata, ma c'è spazio per le opinioni personali. In questo post vi spiego la mia, ma nei commenti siete liberi di contraddirmi, se non siete d'accordo con me.

Ritornando alla domanda: tecnicamente, penso che la risposta dovrebbe essere sì. 
Un bravo attore dovrebbe essere bravo ad immedesimarsi in qualsiasi tipo di personaggio, sia esso buono, cattivo, estroverso, solitario o psicopatico. Le tecniche che ha studiato alla scuola di recitazione dovrebbero applicarsi a tutti i personaggi e permettergli di ottenere un buon risultato in ogni caso.
Ma c'è un "ma".
Il "ma" è che gli attori sono umani e, inoltre, immedesimarsi in un personaggio è qualcosa di molto soggettivo, non è come fare un'addizione. Mai due attori riusciranno ad immedesimarsi in modo identico nello stesso personaggio, perché nel processo entra in gioco la personalità di ognuno.

Dato che gli attori sono esseri umani e non macchine, è naturale che possano avere un'attitudine più spiccata per l'interpretazione di un tipo di personaggio piuttosto che per un altro.
Se ci pensate, è normale anche per gli altri artisti: un pittore può avere una predilezione per i paesaggi e riuscire peggio nelle nature morte, oppure uno scrittore potrebbe essere bravissimo a creare romanzi rosa, ma la sua penna si blocca se tenta di affrontare il genere horror.

Certo, la conoscenza delle tecniche di base deve esserci sempre. Un pittore non si può definire tale, se sa dipingere solo paesaggi e non sa nemmeno abbozzare la sagoma di una mela.
In questo modo, lo scrittore può usare le sue conoscenze di lingua italiana e tecniche narrative per scrivere un racconto horror passabile (anche se non particolarmente ispirato) e l'attore può dare un'interpretazione accettabile (anche se non del tutto convincente) di un personaggio che non sente.
Non riusciranno a dare il meglio, però. Forse con l'esercizio miglioreranno un poco, ma potremo mai raggiungere la bravura anche in ciò per cui non siamo portati? Io non credo che sia possibile essere bravi proprio in tutto...

Per quanto riguarda in particolare gli attori, inoltre, alcuni personaggi possono essere difficili perché toccano dei problemi emotivi difficili da affrontare. Un dolore mai del tutto superato oppure una paura nascosta possono essere portati a galla da un ruolo che coinvolge tali emozioni. In questo post ho raccontato di quando è successo a me.
In questo caso, l'attore può andare incontro ad un blocco emotivo molto difficile da superare. Ci si può riuscire con il tempo e l'impegno, ma le emozioni umane sono delle bestie difficili da addomesticare e la lotta potrebbe essere più lunga del previsto. Insomma, anche l'attore più esperto potrebbe incontrare delle difficoltà, se si tratta di lottare con i propri demoni.

In conclusione, credo che sia naturale, per un attore, avere una predilezione per un certo tipo di personaggi e un'avversione per altri. E' giusto provare ad ampliare il più possibile lo spettro di ruoli che interpretiamo, ma non possiamo nemmeno pretendere di riuscire bene in ogni cosa. Siamo umani, in fondo.
A coloro che riescono a cimentarsi in tantissimi ruoli diversi risultando sempre credibili vanno i miei complimenti. Però anche chi sente di essere più portato per un genere in particolare e decide di dedicarsi a quello non va disprezzato. Ha solo fatto una scelta che gli permette di sfruttare al meglio le sue potenzialità, quindi se recita bene quei personaggi il pubblico non potrà che apprezzarlo e ritenerlo un bravo attore.

Questa è la mia opinione... e voi che cosa ne pensate?

- dramaqueen




Immagine di Shenny-Shendelier (DeviantArt)
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10 commenti:

  1. Mi è molto piaciuto ciò che hai scritto perché tiene in considerazione diversi fattori.
    Ti parlo della mia esperienza.
    In moltissimi degli spettacoli che ho fatto, io ero quella che usava l'energia al massimo, potente, quasi minacciosa.
    E' come se trasformassi la mia aggressività interiore e la usassi per recitare.
    Ma a me non basta anche perché questo modo di usare l'energia può essere un limite.
    Si può essere potenti e minacciosi anche con un filo di voce, anche con un sorriso e non con un ghigno.
    Inoltre, da parte mia, non desidero essere vista come "quella che sbraita".
    A breve ricomincia la scuola di teatro che faccio e da quello che ho capito da chi lo gestisce, imparerò anche questo fattore dell'energia e non vedo l'ora.

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    1. Tenere in considerazione i diversi fattori è fondamentale, sono contenta che ti sia piaciuto il mio ragionamento :)
      Anche a me è capitato, per caso o non so bene per quali altri motivi, di avere molti più personaggi seri che comici. Non so se sia la mia faccia che ispira tragicità, visto che anche voi mi avete inviato tantissimi monologhi tragici! XD
      Buona fortuna per la tua energia di scena! ;)

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  2. Parlando solo da spettatore, è indubbio che certi attori sono più adatti a certi ruoli, quantunque in grado di spaziare.
    Penso a una "maschera umana" come Jim Carrey, attore che adoro, che ha dimostrato di poter recitare anche in ruoli drammatici, e tuttavia da il meglio di se nei film "sopra le righe", film che riesce a valorizzare con la sua sola recitazione.
    Penso al contrario a Robert De Niro, attore universale che ha fatto anche commedie piuttosto riuscite, ma indimenticabile soprattutto nei ruoli drammatici.

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    1. Sono d'accordo con te e penso che sia una caratteristica semplicemente umana, quella di sentire affinità più per alcuni personaggi che per altri.

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  3. La mia idea è che un attore che sia portato a recitare in un determinato ruolo sia un ottimo attore, migliore di chi magari interpreta solo "discretamente" vari ruoli. Penso che comunque una certa autoironia di base serva a migliorare le proprie capacità in tutti i campi della vita, anche in quelle interpretative (e non solo per le commedie).

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    1. L'autoironia è sicuramente molto utile, nella vita, a prescindere dalla professione e dalle attività che si svolgono abitualmente. Per le commedie è essenziale, ma serve anche nel resto.

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  4. Credo che non si possa considerare manchevole un attore che limita i suoi ruoli, anche se la versatilità è un pregio. Facendo il mio solito paragone con la scrittura, direi: scrivi quello che senti più nelle tue corde, senza dare mai per scontato che la corda sia una soltanto. Ognuno di noi ha una personalità sfaccettata, perciò spesso è solo questione di osare uscire dai propri schemi mentali.

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    1. E' vero anche ciò che dici tu: a volte siamo convinti che qualcosa non sia nelle nostre corde, mentre invece è solo questione di provarci con convinzione :)

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  5. La risposta alla domanda è: è un bravo attore chi recita ottimamente la parte che gli è stata assegnata, qualunque essa sia. Esistono ruoli tagliati per un certo interprete e interpreti giusti per un certo ruolo, forzare uno o l'altro, significherebbe fare un torto a uno dei due.

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    1. Quindi proponi di definire il concetto di "bravura" in relazione alla singola performance e non in assoluto? Potrebbe avere senso come ragionamento :)

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