16 ottobre 2015

Il teatro illuminista

Dopo aver parlato del teatro barocco, ci troviamo a tutti gli effetti nel Settecento, il secolo dei lumi.
In questo periodo, un movimento culturale chiamato illuminismo si diffonde il tutta l'Europa, arrivando al suo massimo sviluppo soprattutto il Francia. Esso influenza la produzione letteraria, artistica e filosofica europea, perciò è naturale che i suoi effetti si possano vedere anche nei teatri.


Gli illuministi pongono al centro del loro pensiero la fede nella ragione umana. La loro visione del mondo è centrata sulla capacità di giudizio dell'uomo e sull'uso della razionalità, che possono condurre l'umanità alla conoscenza, proprio come un lume che permette di diradare le tenebre.
La fiducia nell'uomo porta, inoltre, ad esaltare valori come l'uguaglianza, la tolleranza e la fraternità.


In Francia

Dopo i fasti del diciassettesimo secolo, per un periodo la scena letteraria francese si trova sprovvista di grandi personalità come quelle di Racine, Molière e Corneille.
Tra gli autori immediatamente successivi al periodo barocco, possiamo citare Fontenelle, nipote di Corneille, autore alcune commedie in prosa che contribuiscono a superare l'abitudine di scrivere in versi. Un altro commediografo, Regnard si decida ad ampliare i temi della commedia slegandosi dall'imitazione dell'opera di Molière. Dancourt, invece, rappresenta il mondo dei commercianti e della vita quotidiana.
La personalità più importante del teatro illuminista francese, però, è senza dubbio Voltaire.

François Marie Arouet detto Voltaire (1694-1778) nasce a Parigi in una famiglia borghese e compie i suoi studi presso i Gesuiti. Si dice che abbia scritto la sua prima tragedia, Edipo, all'età di diciannove anni. Negli anni successivi, scrive circa venti tragedie e dodici commedie.
Le commedie non hanno, in generale, un grande successo. Il genio dell'autore si esprime soprattutto nelle tragedie, per la maggior parte ambientate in epoche e contesti geografici inusuali, come la Cina, il Messico e il Sud America. Altre, invece, mantengono l'ambientazione classica, come il già citato Edipo o il Bruto.
Voltaire ammira molto i modelli inglese e, in particolare, Shakespeare. I suoi temi peculiari sono lo scetticismo, la libertà intellettuale, la tolleranza e l'ardore per la conoscenza, in accordo con gli ideali illuministi.

Denis Diderot (1713-1784) è noto soprattutto per essere uno degli autori della prima enciclopedia, ma scrive anche alcune opere teatrali. 
Non è un ammiratore delle tragedie di Voltaire, perché le giudica troppo lontane dalla vita reale. Il teatro, invece, dovrebbe essere un mezzo per educare il pubblico ai suoi diritti e doveri nella società. Per questo motivo, Diderot si richiama alle opere inglesi dell'epoca, che avevano i borghesi come protagonisti e mostravano il loro agire nella classe sociale d'appartenenza, i cui gli spettatori potevano riconoscersi.

Per la commedia il periodo d'oro di Molière è finito, ma anche il diciottesimo secolo offre qualche nome degno di memoria: come Le Sage, che rappresenta in modo satirico la morale corrotta dei nobili, e Piron, che si dice abbia scritto una commedia per un solo attore.
In questo periodo, in Francia sono molto diffusi anche gli adattamenti delle opere di Shakespeare. A volte, le trame vengono modificate in modo significativo per andare incontro ai gusti del pubblico: ad esempio, Macbeth, Re Lear e Romeo e Giulietta acquistano un lieto fine.

Durante la Rivoluzione Francese, il teatro risente degli avvenimenti e delle svolte politiche. Gli organismi rivoluzionari attribuiscono una funzione educatrice al teatro e gli riconoscono il merito di dare immediatamente corpo all'attualità
Nel 1791 un decreto dell’Assemblea Nazionale stabilisce la liberalizzazione dei teatri, che comporta la fine dei monopoli e l'avvio della libera impresa, l'abolizione della censura e la regolamentazione del diritto di autore.

Per approfondire l'argomento: theatredatabase.com


In Italia

Abbiamo già parlato dell'opera riformatrice di Goldoni riguardo alla commedia, ma c'è almeno un altro autore che è importante citare, questa volta in relazione al genere tragico: si tratta di Alfieri.

Il conte Vittorio Alfieri (1749-1803) scrive molte tragedie di argomento classico e storico, come Antigone, Saul, Maria Stuarda e Oreste. Esse hanno un discreto successo, soprattutto durante il periodo giacobino.
Il suo teatro abbraccia la tematica politica: i temi delle tragedie ruotano attorno al rapporto tra libertà e potere. Nell'ottica illuminista, il governo andrebbe affidato al sovrano illuminato, ma pur sempre sovrano assoluto. Nelle tragedie di Alfieri esce allo scoperto il conflitto tra l'individuo, libero, e il tiranno. Questi contrasti tra eroi positivi e negativi sono accompagnati anche da una profonda e sofferta riflessione sulla vita umana, che sorge quando i personaggi esprimono i loro sentimenti più intimi.
Alfieri scrive anche sei commedie, sempre a sfondo politico e sociale, che non hanno lo stesso successo della tragedie. I giudizi della critica su di esse sono piuttosto negativi.

Per approfondire l'argomento: wikibooks.org/Vittorio_Alfieri


I teorici del teatro

Il Settecento pone le basi anche per lo sviluppo teorico della recitazione e per la riflessione sulla figura dell'attore.

In Francia, nel 1773 il già citato Denis Diderot pubblica "Il paradosso sull'attore", un'opera in forma dialogica in cui si domanda quali siano le caratteristiche più adeguate per essere un attore.
L'autore ridimensiona il ruolo della "sensibilità" dell'attore, che era sempre stata considerata la sua dote principale, e sostiene invece l'importanza della razionalità, attraverso la quale si possono controllare e dominare le emozioni delle varie situazioni rappresentate.

Le opinioni dei contemporanei, su questo tema, sono molto varie. Alcuni, come Antoine François Riccoboni, danno ragione a Diderot e propendono per escludere la sensibilità dall'attività recitativa, a cui potrebbe soltanto arrecare danno. 
Altri, tra cui l'attore Pierre Rémond de Sainte-Albine, sostengono il ruolo primario del sentimento dell'attore, anche se opportunamente liberato da emozioni e interessi provati.
Jean-Baptiste Du Bos propende per una posizione intermedia, secondo cui la sensibilità serve per accostarsi al personaggio, per poi comprenderlo successivamente attraverso la riflessione.

Per approfondire l'argomento: La figura dell'attore nel secolo dei lumi


Il nostro viaggio nel secolo dei lumi si conclude qui.
Vi aspetto il mese prossimo per un cambio di registro, in quanto entreremo nell'epoca tempestosa e tormentata del Romanticismo... che è anche una delle correnti artistiche che preferisco, quindi non vedo l'ora!

- dramaqueen




Immagine: Anicet-Charles-Gabriel Lemonnier, Lettura della tragedia di Voltaire "L'orfano della Cina" nel salotto di Madame Geoffrin (da Wikipedia)

2 commenti:

  1. Anche se i nomi li conosco tutti, devo dire che il teatro del '700 mi è praticamente sconosciuto.

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    1. Purtroppo hai ragione e neanche su internet si trova molto materiale a riguardo. Infatti, se noti, una delle fonti che cito è un articolo in inglese, perché in italiano non avevo trovato quasi nulla.

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