9 ottobre 2015

Che cos'è il talento... secondo Paperon De' Paperoni

Tutti se lo chiedono e ognuno ha la propria personale risposta, ma in verità nessuno è mai riuscito a dirimere la disputa tra le due fazioni contrapposte e a risolvere definitivamente la questione: esiste il famigerato "talento", che permette a chi ne è dotato di eccellere in un particolare campo? Oppure tutti i successi non sono altro che una conseguenza dell'impegno e della pratica?

Nemmeno io ho la risposta e mi capita di oscillare da un'opinione all'altra a seconda della situazione in cui mi trovo. Di solito evito di pensarci troppo, perché so che le speculazioni filosofiche non portano a nulla, ma una particolare scena ha riacceso il dibattito nella mia testa:


La vignetta in questione, come alcuni avranno già capito, viene dalla "Saga di Paperon De' Paperoni" di Don Rosa, in particolare dall'episodio "Il cowboy capitano del Cutty Sark".
In questa storia, il giovane Paperone non è ancora in cerca della ricchezza e si trova sull'isola di Giava per vendere del bestiame. Quando i suoi beni gli vengono sottratti con l'inganno, convince il capitano Moore ad inseguire i ladri a bordo del suo veliero, il Cutty Sark appunto.

Potreste obiettare che non è giusto prendere esempio da una storia per bambini per sostenere una tesi su un argomento serio, ma la Saga in realtà non è una storia per bambini.
Certo, si tratta di un fumetto che ha come protagonista un papero dai comportamenti umani (e questo non è di certo plausibile) e alcune delle scene d'azione decisamente non sono realistiche, ma prendiamola come una licenza fumettistica. A parte questo, la saga è simile ad un romanzo di formazione più che ad una storia per bambini e offre alcuni momenti anche molto seri e commoventi (provare per credere).

Dopo questa premessa, passiamo ad analizzare le due opinioni della vignetta: il capitano Moore sostiene che serva talento per navigare, mentre Paperone ribatte che il talento non esiste, ma esistono solo l'ispirazione e l'ambizione.
In altre parole, non conta tanto questa famigerata "dote di natura" per cui saremmo portati o meno a riuscire bene in qualcosa, quanto la nostra ferma volontà di avere successo in quel determinato compito.

Questa teoria, se ci pensiamo, è coerente con il resto della vicenda raccontata da Don Rosa nella Saga: un giovane papero, discendente di un antico clan scozzese ormai in rovina, parte per l'America e, dopo anni di sacrifici e duro lavoro, riesce ad accumulare una ricchezza immensa.
Vedendolo partire a tredici anni, chi si sarebbe mai aspettato che Scrooge McDuck riuscisse a diventare il papero più ricco del mondo? Per quanto avessero fiducia in lui, nemmeno i suoi genitori l'avrebbero mai pensato.
Per chi non conosce la storia, bisogna specificare che nessuno ha mai regalato niente a Paperon De' Paperoni. Nelle storie moderne si parla spesso del suo "fiuto per gli affari", ma Don Rosa fa intendere che queste fiuto si sia sviluppato nel tempo, dato che Paperone ha svolto molti lavori prima di diventare un cercatore d'oro e anche a quel punto ha impiegato qualche anno prima di accumulare un gruzzolo consistente. Ciò che ha sempre contraddistinto il nostro protagonista sono solo la forza di volontà e la capacità di riprovare senza arrendersi.

Pensando a questa storia, mi viene in mente che forse il concetto di "talento" come ce lo siamo costruito noi ha qualcosa che non quadra.
Mi spiego meglio: secondo l'idea comunemente diffusa, una persona di talento dovrebbe riuscire bene nell'attività prescelta fin da subito. Cosa che è praticamente impossibile nella vita reale, perché qualsiasi disciplina deve essere imparata. E questo richiede tempo, impegno e anche ambizione, perché nessuno diventa veramente bravo se ha il desiderio di imparare solo il minimo indispensabile.
Non si diventa un bravo cantante solo perché si ha una bella voce: servono anni di studio per imparare la tecnica. Allo stesso modo, uno sportivo non potrà mai vincere una gara senza allenarsi con costanza.

A questo punto, potreste obiettare che il cantante può studiare, ma se non è portato non diventerà mai bravo come uno che ha talento.
Forse è veramente così. Ma quando si riesce a stabilire che una persona ha talento? Dopo esattamente quanti tentativi falliti siamo giustificati a dire che non siamo portati per qualcosa e possiamo arrenderci senza sentirci in colpa?
E' facile farsi ingannare da questa faccenda della predisposizione, perché diamo per scontato che si manifesti da subito, invece non sempre è così. Potrebbe servire un po' di tempo perché un'attività che all'inizio non ci riusciva inizi a diventarci familiare.
Insomma, è possibile che un po' di questo talento ce lo possiamo creare da soli, che non arrivi sempre per magia, ma che siamo noi ad "attivarlo" mettendoci dentro le nostre ambizioni e la nostra forza di volontà. Potrebbe essere una nuova prospettiva da cui guardare il problema: forse l'ispirazione e l'ambizione non sostituiscono il talento, ma ne fanno parte.

In conclusione, forse il talento esiste, ma non sempre è in superficie. A volte è sepolto come una pepita e dobbiamo scavare per trovarlo. Ma, a quel punto, il merito del nostro successo sarà della nostra forza di volontà che ci ha spinto a scavare abbastanza a fondo, oppure del talento che abbiamo finalmente portato alla luce?
Non lo so, ma il mio consiglio è: se volete avere successo in qualcosa, continuate a studiare, ad impegnarvi, a cercare nuove opportunità e non arrendetevi davanti agli ostacoli. Prima o poi, coglierete l'opportunità giusta.
D'altra parte, il Paperone di Don Rosa ci ha insegnato anche che

Fortuna favet fortibus!


- dramaqueen


22 commenti:

  1. Lascia che te lo dica per esperienza personale: il talento non esiste.
    Ok, l'affermazione è un po' forte, però lasciami circostanziare la cosa: io conosco gente per la quale chiunque direbbe che "ha talento". Gente che fa cose a livello internazionale; non fiere di quartiere o grande fratello, per dire. Ebbene: è gente che si spacca la schiena, per quei risultati; gente che non fa ferie, non fa domenica, e sacrifica a certi obbiettivi tutto il sacrificabile e anche di più. Il loro talento si chiama sudore.

    Poi ci sono i limiti: tutti li abbiamo. Io ho un'estensione vocale ridicola e non posso cantare in presenza di pubblico. So di non avere le possibilità di Freddy Mercury, per dire. Però, se desiderassi davvero cantare, potrei studiare. Allenarmi. Sforzarmi. Magari potrei entrare in un buon coro. Oppure potrei scoprire che, alla fine, il coro sono più bravo a dirigerlo che non a cantarci dentro.

    Qual'è la morale? Che il talento non esiste, ma esistono i nostri limiti. Qualcuno li ha più vincolanti, qualcuno meno. Tutti, se ci impegniamo, possiamo raggiungerli e anche superarli. Almeno un po'. È fatica. Costa sacrifici che quasi nessuno ha voglia di fare. Ma c'è un modo solo di scoprire la via del successo: sbagliare e farlo spesso. Cadere e rialzarsi. Perché è così, che si impara a camminare :)

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    1. In realtà, Michele, mi sembra che siamo sostenendo la stessa cosa. Nessuno ha mai detto che chi ha "talento" non deve fare fatica, perché è evidente che non è così!
      Anche i limiti esistono e questo è innegabile, ma non sapremo mai quali dei nostri limiti possono essere superati o spostati in avanti, se non proviamo :)

      P.S. Non puoi dire "ho un'estensione vocale ridicola" se non hai mai studiato canto. L'estensione massima permessa dalle nostre corde vocali si può raggiungere solo con la tecnica, altrimenti tutti abbiamo un'estensione ridicola, o meglio la sfruttiamo male.

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    2. Grazie anche a Kate per il commento :)

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  2. Secondo me alla base ci dev'essere comunque una predisposizione personale che ti porta irresistibilmente verso un certo campo artistico, chiamiamolo così. Appurato quello, devi coltivare e sviluppare questa predisposizione, giorno per giorno. Se tu hai la predisposizione per suonare uno strumento, ma non studi e non ti eserciti, la tua capacità rimarrà sempre ad uno stadio acerbo come quella di chiunque altro. Ma lo devi fare tu, con molta forza di volontà e costanza. Una cosa che non sopporto è quelli che dicono ai genitori: "Ah, ma se tu m'avessi fatto studiare pianoforte quand'ero piccolo, ora sarei diventato Mozart!"

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    1. Ah, ma se lui *avesse voluto* studiare pianoforte fin da piccolo, ora farebbe il pianista in una orchestra *almeno* di una certa importanza ;)

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    2. La predisposizione di cui parli, Cristina, è più simile all'ambizione citata da Paperone. Più che un "gli altri dicono che ho talento" è un "quest'attività mi piace e voglio continuarla per diventare sempre più bravo".

      Confermo anche che la volontà deve venire da dentro e non essere imposta da fuori.
      Io ho studiato pianoforte e solfeggio dall'età di sette anni fino alle medie e sono tutt'altro che Mozart (anzi, mi ricordo pochissimo). Questo perché ho iniziato per curiosità e poi ho continuato per inerzia, senza impegnarmi mai veramente. Una persona realmente motivata, invece, in sei anni di studio avrebbe potuto tirare fuori abilità straordinarie!
      Quindi, non incolpate i genitori ;)

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    3. Sì, alle volte i genitori insistono a volerti far fare delle cose per realizzare i loro propri sogni. Oggi sempre meno, credo, ma un tempo c'era una grandissima pressione. Mio padre avrebbe voluto che studiassi medicina, ma sarei stata una pessima dottoressa! Sono troppo emotiva e mi trovo meglio tra le scartoffie.

      P.S. Tu pensa come sono svanita, mi sono accorta solo ora che hai cambiato lo sfondo del blog. Mi piace molto!

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    4. Non è una buona cosa fare pressioni sui figli e penso che la maggior parte dei genitori, al giorno d'oggi, se ne rendano conto. Non tutti, purtroppo...

      Sono contenta che tu l'abbia notato, dato che ho abbandonato la sfondo nero con molto dolore (sigh...) e tu eri una di quelle che me l'avevano chiesto. In realtà, il passaggio è stato traumatico all'inizio, ma ora mi trovo bene anch'io.

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  3. Concordo con il papero :) il talento non esiste, è solo questione di motivazione e ambizioni, sogni e determinazione! Alla fine se una cosa la vuoi davvero, lotti per ottenerla o ti eserciti per conquistarla l' avrai, è quello che sarà il tuo successo la gente la prenderà come un talento. Bellissimo post Eli! ^_^

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    1. Le opinioni esterne della gente non son quasi mai esatte, perché nessuno conosce veramente la nostra storia. L'importante è che noi siamo consapevoli che i nostri successi sono dovuti all'impegno e al duro lavoro e ci sentiamo fieri per questo!

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  4. Adoro paperone! E sono abbastanza d'accordo con lui. La predisposizione naturale esiste, ma senza determinazione e costanza serve a poco.

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    1. Anch'io lo adoro... si vede, eh? ;)
      Comunque siamo tutti d'accordo che la vita non regala niente e bisogna metterci impegno!

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  5. Secondo me il talento invece esiste, ma muore se non lo si coltiva. Prendi la gente che disegna bene. Io ho in mente un chiaro esempio: un amico che da quando lo conosco, da quand'era piccolo, fai conto dalla prima elementare, disegna perfettamente. Ricordo riprodusse alla perfezione una tigre che era fotografata sulla copertina del suo quaderno. A mano libera. E io manco ricalcandola la farei così ora che ho 24 anni.
    Credo esistano doti innate, ma che sì, si debbano poi coltivare. C'è poi chi queste doti le ha più evidenti e chi meno.

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    1. Magari anche tu sapresti disegnare così bene, se avessi fatto tanta pratica... magari non ci hai mai provato perché non ti interessava così tanto, ma chissà... ;)
      Poi, ognuno ha i suoi tempi!

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    2. Magari, sì con la pratica creso si riesca a fare quasi qualunque cosa. Però è innegabile che esista chi certe cose le sa fare già bene saltando la dovuta pratica iniziale, e che anzi grazie a quella pratica poi arriva a livelli inimmaginabili, cosa che chi non ha il talento può fare difficilmente.
      Prendo l'esempio del tennis anche. Ci sono tennisti che con tanta pratica e tanto lavoro arrivano a livelli altissimi. Ce n'è poi qualcuno che ha una marcia in più, il talento, un particolare estro per questo sport e che quindi (certo sempre grazie anche a tanto lavoro) riesce a fare cose che gli altri si sognano, e non c'è pratica che tenga.
      Però questo è il mio parere :D

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    3. E' vero che alcune persone sono più portate fin dall'inizio, ma il mio voleva essere un invito a non scoraggiarsi se all'inizio non riusciamo bene come vorremmo. La risposta alla domanda non ce l'ho, non so se il talento esista oppure no :)

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  6. Zio Paperone era il mio personaggio preferito quando leggevo le storie di "Topolino" :-)

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  7. Ciao Elisa, bel post! Io credo che il talento esista ma rimanga niente senza la forza di volontà..è come un bel contenitore che, se non riempito, è per lo più un inutile ornamento. Ed è anche vero che, impegnandoci, possiamo persino raggiungere livelli più alti di persone che hanno delle doti naturali più marcate delle nostre. Perché comunque le doti naturali esistono, non possiamo negarle. Mi viene da pensare a un Roberto Bolle (visto che sono fissata con la danza) che vive fuori casa da quando aveva 11 anni e si è sempre spaccato la schiena per arrivare dove è; le doti naturali c'erano, per forza, ci vogliono determinate caratteristiche fisiche nella danza e o ci nasci o niente (per arrivare a certi livelli intendo), ma da sole sarebbero servite a poco. Ciò non vuol dire che un ballerino meno "portato" non possa ugualmente emozionare, così come uno più "portato" potrebbe apparire freddo e piacere meno al pubblico. Ma anche saper emozionare è un talento, giusto? Scusa il papiro, un bacio :)

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    1. Benvenuta nel mio blog!
      Le doti naturali esistono, è vero... la mia affermazione così categorica che "il talento non esiste" però voleva far riflettere sul fatto che non sempre queste doti si manifestano da subito. Esistono diversi esempi di personaggi che poi hanno avuto un successo strepitoso, ma all'inizio hanno incontrato dei fallimenti.
      Detto questo, l'impegno e la fatica sono necessari, questo è fuori discussione, e tu hai citato l'ambiente del balletto che è uno degli esempi più lampanti di questo fatto.

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