17 novembre 2015

L'importanza di essere onesto

O l'importanza di chiamarsi Ernesto? Come tutte le frasi basate sui giochi di parole, il titolo di quest'opera è difficile da tradurre alla lettera.
Oscar Wilde si è basato sull'assonanza dell'aggettivo "earnest" (onesto, schietto) con il nome proprio Ernest per creare una commedia degli equivoci, in cui il nome e l'onestà non vanno di pari passo, anzi. In Italia, si è provato a tradurla come "L'importanza di essere Franco", ma il nome era troppo diverso dall'originale. Inoltre, se Wilde avesse voluto dire proprio "franco" avrebbe usato il nome Frank, che esiste anche in inglese.
Perciò si è deciso di conservare Ernest e di spiegare il significato di questa scelta nell'introduzione all'opera.


Tenterò di raccontarvi in breve la trama della commedia, ma come ho detto si tratta di una commedia degli equivoci, quindi dovrete seguirmi attraverso il racconto di molti intrighi. C'è anche uno scambio di nomi, perché, come avrete già capito, chi dice di chiamarsi Ernest in realtà non si chiama così...
Ma so che siete dei lettori attenti e che non vi perderete. Iniziamo quindi con il riassunto.

L'opera si apre con la conversazione tra due gentiluomini dell'epoca vittoriana. Ernest Worthing confida al suo amico Algernon Moncrieff il proposito di chiedere in moglie la giovane Gwendolen Fairfaix. Dato che Gwendolen è la cugina di Algernon, il suo consenso al matrimonio si dimostra necessario per convincere la famiglia della ragazza.
Durante la discussione, però, Algernon tira fuori il portasigarette dimenticato da Ernest alla sua visita precedente. Sull'oggetto è incisa la scritta: "Dalla piccola Cecily, con tanto affetto al caro zio Jack" e Algernon si rifiuta di dare la sua benedizione finché Ernest non abbia spiegato la motivazione di quella scritta.
L'uomo è così costretto a rivelare che conduce una sorta di doppia vita: il suo vero nome è John (colloquialmente detto Jack) ed è il tutore dell'ereditiera Cecily Cardew, che vive nella sua tenuta di campagna e lo chiama affettuosamente zio. Per spiegare i suoi numerosi viaggi a Londra, John ha inventato un fratello di nome Ernest, che vive in città e combina parecchi guai.
Ernest, in realtà, l'identità che John assume quando si reca a Londra e si sente autorizzato a comportarsi in modo più libertino, essendo lontano dalle sue responsabilità di tutore.

Soddisfatto della spiegazione, Algernon (che non è estraneo a stratagemmi per eludere gli impegni sgraditi) accompagna l'amico a chiedere la mano della fanciulla. Mentre Algernon distrae Lady Bracknell, la madre della ragazza, Ernest può fare la sua proposta di matrimonio a Gwendolen, che accetta con entusiasmo.
Il problema è che gran parte di questo entusiasmo è dovuto al fatto che la ragazza ha sempre sognato di sposare un uomo che si chiami Ernest, perché il solo nome evoca qualità come l'onestà e la rettitudine morale. Per non deludere la futura moglie, John decide di farsi ribattezzare Ernest.
Lady Bracknell, però, scopre che Ernest è stato adottato dopo essere stato trovato in una borsa abbandonata nella stazione di Victoria. Non potendo imparentarsi con un uomo di così umili natali, gli nega il permesso di sposare la figlia. Gwendolen, nonostante ciò. promette ad Ernest il suo amore.

Algernon scopre l'indirizzo della tenuta di campagna di John Worthing e vi si reca. Una volta arrivato, si presenta come Ernest Worthing, fratello di John. Cecily rimane subito affascinata dal fratello dello zio, dalla sua reputazione ma soprattutto dal nome.
Poco dopo giunge anche John, che ha deciso di "uccidere" il fratello immaginario ed essere finalmente onesto, ma la presenza di Algernon gli impedisce di dare l'annuncio.

A complicare le cose, arriva anche Gwendolen, scappata di casa per inseguire il suo amato. Qui incontra Cecily e, dopo aver scambiato poche parole, le ragazze si accorgono di essere entrambe fidanzate con Ernest.
Volete che vi riveli il finale? No, vi rovinerei la sorpresa, ma vi garantisco che come in tutte le commedie il lieto fine non manca. Gli inganni vengono a galla e si riesce a trovare una soluzione perché gli innamorati possano convolare a giuste nozze.

"L'importanza di essere onesto" è una commedia, ma non è stata scritta solo per far divertire. O meglio, è stata scritta per far ridere delle evidenti contraddizioni della società vittoriana.
Il sottotitolo dell'opera è "una commedia frivola per persone serie", il che lascia intendere che, oltre le frivolezze e le situazioni comiche che possono far sorridere lo spettatore, una persona avveduta può intravvedere anche dei significati profondi su cui riflettere.

Shakespeare aveva scritto che "una rosa con un altro nome avrebbe lo stesso dolce profumo", mentre nella commedia di Wilde ci sono due donne disposte ad amare qualsiasi uomo, purché egli porti il nome giusto. Questo è indice dell'importanza che nella società del tempo aveva l'apparenza rispetto alla sostanza.
L'aggettivo "earnest" indica una persona coscienziosa e affidabile. Gwendolen e Cecily sono convinte che basti il nome per conferire le stesse virtù all'uomo che lo porta. Addirittura, Gwendolen arriva ad affermare: "Dal momento in cui Algernon mi disse che aveva un amico di nome Ernest, ho sentito che ero destinata ad amarvi" e anche "Provo solo compassione per una donna che abbia sposato qualcuno che si chiami John. No, l'unico nome davvero sicuro è Ernest."
D'altra parte, l'importanza attribuita al nome da John e Algernon non è minore, se i due sono disposti a farsi ribattezzare solo per ottenere lo status tanto ambito.
I personaggi non si rendono conto di questa loro esasperata superficialità: infatti l'opera va recitata con imperturbabilità e gli attori devono essere seri, anche quando pronunciano discorsi così vani da risultare inevitabilmente comici. L'importanza di chiamarsi Ernest è un fatto serissimo, nella mente di tutti questi personaggi.

La commedia non affronta in modo esplicito nessun tema politico o sociale, per questo alcuni critici la definirono frivola e inconsistente. In realtà, la forza dell'opera sta nella sua satira così leggera che chi non si sa rendere conto della propria superficialità non si accorge nemmeno di essere l'oggetto dello scherzo.

- dramaqueen



Dipinto di John Atkinson Grimshaw

4 commenti:

  1. Molto graziosa come la maggior parte delle opere "leggere" di Wilde. L'ho dovuta leggere all'epoca dell'università, ma non l'ho mai vista a teatro. In compenso ho visto "Un marito ideale" (o meglio: "An ideal husband") in versione originale in un teatro inglese.

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    1. Neanche io l'ho mai vista in scena, ma credo che sarebbe molto divertente. Mi sono divertita molto solo a leggerla, quindi immagino che vederla recitata dagli attori in carne ed ossa renderebbe mille volte meglio l'idea.

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  2. Un'opera che non conosco (io ignorantissima di teatro!). Grazie, quindi, per il bel post.

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    1. Prego! Neanche io sono così esperta come sembro: mi sto informando a poco a poco :)

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