1 dicembre 2015

Il teatro romantico

Dopo aver parlato nella scorsa puntata del teatro illuminista, nella nostra personale linea del tempo siamo giunti  alla fine del XVIII secolo. E' proprio in questo periodo che si afferma una corrente artistica di grande importanza: il Romanticismo.


Gli artisti romantici riscoprono la dimensione dell'interiorità e delle passioni umane, che assumono il ruolo dominante sulla scena. In opposizione all'importanza che era data alla ragione nell'epoca illuminista, ora ciò che viene esaltato nelle opere letterarie sono i sentimenti e l'istinto.

La ricerca di una verità assoluta, che secondo gli illuministi poteva essere raggiunta e compresa dall'intelletto, non viene abbandonata. Questa verità, però, è considerata dai romantici irraggiungibile, perché posta troppo oltre. Questa incessante ricerca, quindi, porta ad un sentimento di malinconia.
Proprio dell'artista romantico è il continuo "tendere" (in tedesco streben) verso il sublime: qualcosa che non può essere ottenuto, ma che allo stesso tempo non si può cessare di desiderare.

Le opere teatrali di quest'epoca non si richiamano più ai modelli classici; non perché questi non siano più considerati importanti, ma perché nella mentalità dell'artista romantico non è più possibile creare un'arte al pari di quella classica.
Nella civiltà del primo Ottocento, infatti, manca un centro culturale comune attorno a cui concentrare i temi della produzione artistica, come invece era stata la mitologia per gli antichi Greci.
Questo distacco dal modello classico ha il merito di portare ad un definitivo superamento delle tre unità aristoteliche, che spesso erano state prese come regola nei periodi storici precedenti.

Se non nella struttura, nei temi delle opere teatrali l'influenza del Neoclassicismo permane: infatti la maggior parte delle tragedie di epoca romantica ha un soggetto storico o mitologico.


Il Romanticismo in Germania

La Germania è il luogo in cui nasce lo Sturm und Drang, il movimento culturale da cui deriverà poi il Romanticismo vero e proprio. Questi artisti proponevano la rivalutazione dell'irrazionale, del sentimento e della fantasia, in opposizione alla visione razionale dell'Illuminismo.
La natura è vista come qualcosa di divino e le passioni umane sono considerate espressioni di questa stessa natura. L'uomo, perciò, è legittimato a seguire le proprie aspirazioni più profonde. Nelle opere teatrali dello Sturm und Drang compare la figura del titano, del superuomo che si oppone alle convenzioni prestabilite cercando di affermare la propria natura.

Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) è considerato uno dei più grandi letterati della storia tedesca. Nasce a Francoforte sul Meno da una famiglia borghese originaria della Svevia e riceve da subito un'educazione adeguata. Poi, a sedici anni, si trasferisce a Lipsia per studiare diritto e qui, influenzato dal vivace clima illuminista della città, inizia a scrivere le prime composizioni poetiche.
Tornato a Francoforte dopo gli studi, abbandona dopo poco gli ambiziosi progetti di una carriera in legge che il padre aveva per lui. Preferisce dedicarsi all'attività politica, alla letteratura e allo studio delle scienze naturali, in quanto per lui la natura rappresenta la presenza del divino nel mondo.
Scrive numerose opere teatrali, tra cui la più famosa è sicuramente Faust (1808). Il dramma racconta la storia del dottor Faust che, nonostante i suoi studi scientifici, sente di non riuscire a scoprire la vera essenza della natura. Per ottenere la tanto agognata conoscenza, stringe un patto con Mefistofele, che gli concede ciò che desidera, ma alla fine reclama l'anima dell'uomo. Nonostante ciò, Faust alla fine viene salvato dalla grazia di Dio, perché proprio la sua aspirazione all'infinito gli ha permesso di guadagnare la misericordia divina.
Faust assume quindi il ruolo del titano, che si isola dagli altri esser umani e arriva ad accostarsi alla divinità pur di saziare la sua sete di conoscenza.
In altre opere teatrali, Goethe si concentra invece sulle altre passioni umane: ad esempio, in Stella, nata come commedia ma poi modificata per terminare in un finale tragico, sono mostrate le estreme conseguenze della passione amorosa, che può portare anche alla morte degli amanti.

Per approfondire l'argomento: Cliffnotes.com/literature/Faust


Friedrich Schiller (1759-1805) nasce a Marbach, nel Ducato di Württemberg, da un luogotenente dell'esercito. Inizia molto giovane a prendere lezioni di latino e ad assistere insieme con la famiglia agli spettacoli dell'Opera, da cui rimane affascinato. Nonostante volesse dedicarsi agli studi ecclesiastici, per volere del Duca è costretto ad entrare all'accademia militare, diventando poi medico dell'esercito. Questo non gli impedisce di interessarsi alla poesia e, dopo qualche anno, riesce ad abbandonare l'esercizio della medicina per continuare la sua attività letteraria.
Il primo dramma che gli permette di ottenere un certo successo è I masnadieri (1781). Il protagonista dell'opera è Karl Moor, che viene ingiustamente diseredato a causa del fratello e si unisce ad una banda di masnadieri per riottenere i suoi diritti di nascita e la donna amata. La figura di Karl oscilla tra il bene e il male: egli infatti si ribella alle istituzioni e passa dalla parte dell'illegalità, ma lo fa per combattere una precedente ingiustizia. Alla fine del dramma, però, si rende conto che tornare indietro non è più possibile e decide di consegnarsi alla giustizia.
Nelle opere successive, come Maria Stuart (1800) e La pulzella d'Orléans (1801) Schiller utilizza il soggetto storico per trasmettere i propri ideali attraverso  personaggi. Ne La sposa di Messina (1803) cerca di riportare in auge l'antica tragedia greca, attraverso l'uso del coro e il motivo dell'ineluttabilità del destino. In Guglielmo Tell (1804) si racconta la storia dell'eroe svizzero e il tema dominante è la libertà.

Per approfondire l'argomento: Le Nove Muse - I masnadieri di Schiller



Il Romanticismo in Inghilterra

In Inghilterra, la corrente romantica si esprime prevalentemente attraverso la poesia, ma i maggiori poeti dell'epoca, come Shelley e Byron, si dedicarono in parte anche al teatro, scrivendo drammi e tragedie.

Percy Bysshe Shelley (1792-1822) è celebre soprattutto per le sue poesie, ma tra le sue opere si annovera anche la tragedia I Cenci, basata sulla storia di Beatrice Cenci, una giovane donna condannata a morte per aver pianificato l'omicidio del padre tiranno. La storia, tramandata oralmente per molti anni, è basata su una vicenda realmente accaduta.
A causa dei temi dell'incesto e del parricidio, la tragedia non è mai stata rappresentata fino al 1922. Nonostante ciò, è stata inclusa negli Harvard Classics come una delle opere che hanno contribuito a plasmare la cultura inglese.

George Gordon Byron (1788-1824) durante la sua vita non si è mai definito un poeta romantico, ma molti lo consideravano l'emblema dell'eroe romantico per eccellenza. Il suo stile di vita, infatti, rappresentava l'ideale dell'uomo solitario, ribelle e sempre inquieto nel suo seguire un ideale.
Compone il dramma Manfred (1817) dopo essere fuggito in Svizzera, in seguito allo scandalo causato dalla sua relazione amorosa con la sorellastra Augusta.
Il protagonista è un giovane nobile che vive in solitudine sulle Alpi ed è tormentato da una colpa misteriosa, legata alla morte dell'amata Astarte. Per cercare una sorta di perdono, Manfred evoca i sette spiriti che controllano la natura, ma nemmeno loro sono in grado di aiutarlo modificando il passato. Alla fine, all'uomo appare Astarte, che gli preannuncia che la fine è vicina, e Manfred muore, trovando finalmente pace.
Manfred, come Faust, rappresenta la figura del titano, che non può stare con gli altri uomini, perché la sua natura non lo permette, perciò si deve rivolgere alla forze soprannaturali per trovare la pace.

Per approfondire l'argomento: Corriere della Sera - Il Manfredi di Byron



Il Romanticismo in Italia

In Italia, gli artisti e i letterati aderiscono al movimento romantico in modo meno estremista e innovativo rispetto agli altri paesi d'Europa. I temi su cui pongono l'accento sono la ricerca di un linguaggio "popolare", non accademico, e la necessità di una letteratura utile al progresso collettivo.
Uno dei più illustri autori di questo periodo è senz'altro Manzoni, anche se le sue tragedie all'epoca erano considerate più come opere letterarie da fruire attraverso la lettura che come testi da mettere effettivamente in scena.

Tra le tragedie di Alessandro Manzoni (1785-1873) le più note sono Adelchi (1822) e Il conte di Carmagnola (1820).
Adelchi racconta la caduta del regno dei Longobardi in Italia ad opera dei Franchi. I protagonisti della tragedia sono i due figli del re longobardo: Ermengarda, prima sposa di Carlo Magno che viene ripudiata per ragioni politiche, e Adelchi, principe che dapprima si oppone alla guerra e poi combatte fino alla morte.
Il personaggio di Ermengarda, innamorata respinta dal marito, ha in comune con gli altri personaggi romantici l'abbandono alla passione amorosa, che la porta ad una tragica fine. Questa fine, però, è addolcita dalla presenza di Dio e dal suo amore celeste, che accoglie la sventurata. Anche la sofferenza di Adelchi più che di matrice romantica è legata alla visione giansenista dell'autore, per cui a chi vive in questo mondo "non resta che far torto o patirlo".
Il conte di Carmagnola racconta della battaglia di Maclodio, vinta da Veneziani anche grazie all'intervento del capitano di ventura Francesco Bussone detto il Carmagnola. Quest'ultimo dopo la battaglia decide di liberare alcuni dei prigionieri di guerra, ma il suo atto magnanimo viene interpretato dai Veneziani come un tradimento. Il capitano viene perciò condannato a morte, ma pur proclamandosi innocente accetta il suo destino grazie al conforto nella fede cristiana. La tragedia pone anche la questione dell'insanabile contrasto tra la morale cristiana e la ragion di stato.


Intorno alla metà del XIX secolo, in Italia, Francia e Inghilterra si affermano il naturalismo e il verismo, due correnti letterarie e artistiche che si propongono di rappresentare la realtà in modo oggettivo. Di conseguenza, la grande tragedia romantica incontra una decadenza e verrà ben presto sostituita dal dramma borghese.
Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

- dramaqueen



Immagine: J. M. William Turner, "Incendio del parlamento"

0 commenti:

Posta un commento

Hai qualcosa da aggiungere a questo post? Lascia un commento!
Se usi la modalità "Anonimo", per favore firmati con il nome o con un nickname.