8 dicembre 2015

Lettura di "Invernale" di Guido Gozzano

E' arrivato l'inverno!
No, avete ragione, non è arrivato. Astronomicamente parlando, l'inverno inizierà solo il 21 dicembre, ma è vero anche che le stagioni meteorologiche sono un po' traslate rispetto a quelle astronomiche e che qui ha iniziato a fare freddino.
Io sono un'amante dell'inverno, quindi lasciatemi pensare che sia arrivato o che, almeno, arriverà presto. Suvvia, voi non vorreste un po' di neve per Natale?


Quale migliore occasione per tirare fuori dal cilindro una delle mie poesie preferite?
Si tratta di "Invernale" di Guido Gozzano. Purtroppo, il tempo che di solito si dedica ai crepuscolari nel programma scolastico di letteratura è esiguo, ma questi poeti mi hanno colpito molto e sono contenta di aver fatto la loro conoscenza.
Gozzano mi ha affascinato molto più di altri suoi contemporanei più famosi, non so perché, sarà che io sono strana.

"Invernale" dipinge una scena in cui alcuni pattinatori si trovano su un lago ghiacciato. Il ghiaccio inizia improvvisamente a scricchiolare e tutti fuggono a riva, spaventati, tranne il protagonista e la ragazza che lo accompagna, che insiste per continuare a pattinare nonostante il pericolo.
Questa scena invernale è in realtà una metafora per parlare della vita e della morte. La ragazza rappresenta l'estrema spinta verso la vita: esprime la sua energia vitale, sprezzante del pericolo, e trascina anche il protagonista  in questo folle comportamento. Il protagonista, d'altro canto, pensa alla morte e questo pensiero lo intimorisce, tanto da farlo tornare a riva.
Le onomatopee usate dal poeta contribuiscono a rendere la scena più vivida.

Questo è il testo della poesia:

"...cri...i...i...i...icch"...
l’incrinatura
il ghiaccio rabescò, stridula e viva.
"A riva!" Ognuno guadagnò la riva
disertando la crosta malsicura.
"A riva! A riva!..." un soffio di paura
disperse la brigata fuggitiva
"Resta!" Ella chiuse il mio braccio conserto,
le sue dita intrecciò, vivi legami,
alle mie dita. "Resta, se tu m’ami!"
E sullo specchio subdolo e deserto
soli restammo, in largo volo aperto,
ebbri d’immensità, sordi ai richiami.

Fatto lieve così come uno spetro,
senza passato più, senza ricordo,
m’abbandonai con lei nel folle accordo,
di larghe rote disegnando il vetro.
Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più tetro...
dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più sordo...

Rabbrividii così, come chi ascolti
lo stridulo sogghigno della Morte,
e mi chinai, con le pupille assorte,
e trasparire vidi i nostri volti
già risupini lividi sepolti...
Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più forte...

Oh! Come, come, a quelle dita avvinto,
rimpiansi il mondo e la mia dolce vita!
O voce imperiosa dell’istinto!
O voluttà di vivere infinita!
Le dita liberai da quelle dita,
e guadagnai la riva, ansante, vinto...

Ella sola restò, sorda al suo nome,
rotando a lungo nel suo regno solo.
Le piacque, al fine, ritoccare il suolo;
e ridendo approdò, sfatta le chiome,
e bella ardita palpitante come
la procellaria che raccoglie il volo.

Noncurante l’affanno e le riprese
dello stuolo gaietto femminile,
mi cercò, mi raggiunse tra le file
degli amici con ridere cortese:
"Signor mio caro, grazie!" E mi protese
la mano breve, sibilando: – Vile!


Ecco la mia interpretazione. Penso che sia un po' diversa da come se la immagina la gente di solito, perché altre letture che ho sentito erano abbastanza differenti da come l'avrei letta io. Ma nella mia testa ho sempre immaginato che suonasse così e quindi ho voluto dar voce a questo pensiero.
Spero che la apprezzerete lo stesso:



Che cosa ne pensate?
Vi è venuta un po' di voglia di vedere l'inverno... oppure vi è passata del tutto?

- dramaqueen



Immagine da Pixabay

14 commenti:

  1. Che emozione! Non conoscevo questo testo, ma, nel mio eventuale futuro approfondimento didattico del Crepuscolarismo (di cui già tu hai evidenziato l'ingiusta sottovalutazione), non me lo farò mancare. Mi piacciono molto le immagini affastellate in questa poesia e la metafora mi incanta, per non parlare delle allusioni letterarie sepolte: in quello "sfatta le chiome" mi è impossibile non pensare a "sparsa le trecce morbide" dell'Ermengarda manzoniana, anch'ella agitata e palpitante, e la procellaria cui la donna viene paragonata non può non ricordarmi la futura apparizione di Clizia in Ti libero la fronte dai ghiaccioli di Montale, autore che per molti aspetti è vicino ai Crepuscolari. Bellissimo modo per accogliere anticipatamente l'inverno, grazie!

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    1. Purtroppo capisco che non ci sia molto tempo per svolgere tutti gli argomenti dei programmi scolastici, noi abbiamo letto solo questa è altre due poesie di Gozzano, più una di Corazzini. Però questa breve mi ha lasciata con la curiosità, che penso sia uno degli scopi dello studio della letteratura.
      "Sfatta le chiome" è proprio un richiamo all'Ermengarda di Manzoni, anzi penso che siano gli unici due esempi (o forse ce n'era anche un altro sempre di Manzoni?) di accusativo di relazione in italiano.

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  2. Ciao Elisa, mi piace molto l'inverno, forse perché in qualche modo mi ricorda l'infanzia molto più delle altre stagioni. E mi piace come hai interpretato questa poesia, hai reso bene quello struggimento che avverto sempre nei testi di Gozzano. Ma davvero le interpretazioni che hai sentito tu erano così diverse? Non riesco ad immaginarmele. In questo testo in particolare ho sempre colto, accanto a quella vita/morte, anche una metafora delle relazioni umane (soltanto chi vede la vita come noi, ovvero ha il nostro stesso slancio vitale, è destinato a restarci accanto, ovvero a "pattinare" con noi. Ma forse anch'io sono strana, eheh ;)

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    1. Non erano totalmente diverse (insomma, il testo è sempre quello è non si può stravolgerne il significato), però le pause erano messe in punti in cui io non le avrei messe e il tono era diverso da quello che immagino io. O troppo solenne o troppo triste... ma, d'altra parte, il bello della poesia è che ciascuno la percepisce secondo la sua sensibilità. Se cerchi su YouTube puoi trovare degli esempi.
      Mi piace la tua metafora e penso anche che sia molto vera. Io mi sono sempre domandata che cosa spingesse la ragazza della poesia a trattenere l'amato, perché mi sembra un gesto un po' crudele. Se amiamo qualcuno, a maggior ragione non dovremmo costringerlo a rischiare qualcosa contro la sua volontà, credo.

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    2. Hai ragione, è un po' crudele, così come crudele è l'epiteto che gli rivolge alla fine. Proprio questo mi fa pensare agli alti e bassi di una relazione, forse la crudeltà di lei non nasce tanto dal disprezzo per la paura dimostrata dal suo amato, ma dalla sua rinuncia a starle accanto, ovvero dalla delusione nel non riconoscerlo come la persona destinata a restarle accanto. Non è raro che la fine di una relazione generi rancore e ripicche, anche verbali.

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    3. E' vero, scoprire che una persona non è come la credevamo è brutto... e alcune persone non sono in grado di reagire in modo maturo a questa scoperta, ma si lasciano andare alle ripicche. Forse questo potrebbe essere il sentimento che ci sta sotto.

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  3. Gozzano e i crepuscolari in genere sono tra i miei poeti "nazionali" preferiti.
    La tua interpretazione è piena di pathos, però cooscendo Gozzano penso che non sia assente un tocco di ironia nella conclusione della lirica.

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    1. Non sono una conoscitrice così fine di Gozzano e forse ho frainteso la conclusione, ma questa non mi è sembrata la più ironica delle sue poesie... o forse è colpa mia, che sono troppo drammatica!

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  4. Bella questa poesia.
    Mi è piaciuta molto anche la tua interpretazione. Brava.

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    1. Grazie, sono contenta che ti sia piaciuta!

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  5. Non conoscevo questa poesia ma è davvero molto particolare!
    Bella la tua interpretazione che mi sono gustata senza prima leggere il testo, come per farmi accompagnare dalla tua voce in questa scoperta!

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    1. Sono contenta che la mia opera di evangelizzazione sta procedendo: questa poesia è bellissima e dovreste conoscerla tutti! Grazie per i complimenti :)

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  6. Nessuna ironia, quando è a rischio la pellaccia il vigliacco diventa poeta.

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    1. Hai proprio ragione! Va bene il coraggio, l'azzardo e tutto quanto... però siamo sicuri che valga la pena di rischiare di lasciarci le penne?

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