18 dicembre 2015

Modestia vs autostima: qual è la giusta proporzione?

La riflessione di oggi nasce da un'apparente contraddizione presente nei consigli che si danno agli aspiranti attori e che io ovviamente cerco di seguire. Da un lato si dice sempre che bisogna credere nelle proprie capacità, farsi avanti, promuoversi e per tutto questo serve autostima. Dall'altra parte, però, l'aspirante deve essere umile, sempre disposto ad imparare e a riconoscere i propri errori per migliorarsi.
Entrambi i consigli sono giusti, quindi la conclusione è solo una: ci vogliono sia autostima che modestia. Ma le due caratteristiche non sono l'una il contrario dell'altra? Come facciamo ad ottenerle tutte e due?


Secondo me, le due qualità non sono in contraddizione tra loro: una persona equilibrata è in grado di riconoscere i propri errori ma senza per questo mettere in discussione la fiducia che ha in se stessa. Il problema è che non tutti siamo persone equilibrate, ad esempio io non lo sono per niente.

Io pendo dalla parte della troppa modestia e poca autostima, penso che ormai l'abbiate intuito. Ogni volta che invio un file audio o che pubblico un video qui lo accompagno con un sacco di scuse, sperando che noterete meno i difetti se mi scuso prima. Questo non va bene, perché dovrei aspettare le opinioni oggettive degli altri prima di disperarmi, anzi, ancora meglio sarebbe imparare a giudicarmi oggettivamente da sola.
L'autostima serve perché se non siamo noi a credere per primi in noi stessi, chi ci crederà? Dobbiamo avere il coraggio di proporci, di pubblicizzarci, dobbiamo convincere gli altri che siamo bravi, altrimenti nessuno ci farà mai lavorare.
Stare nella nostra stanza a ripetere che non siamo abbastanza bravi non ci porterà da nessuna parte e ci farà rimandare all'infinito tutte le possibili buone occasioni che dovremmo invece cogliere subito. Ecco perché l'autostima serve ad un aspirante attore.

D'altra parte, serve anche la modestia, perché se partiamo già convinti di essere i migliori non potremo mai imparare da chi è più esperto di noi. Se non credete a me, credete a Michele Kalamera, che in quest'intervista ricorda agli aspiranti attori il valore dell'umiltà e l'importanza di saper riconoscere i propri errori.
Di persone che credono di essere nate già brave e di non aver bisogno di studio, purtroppo, è pieno il mondo. La mia opinione è che potete credere nel talento quanto volete, ma ogni persona di talento, anche la più sorprendentemente brava, ha bisogno di coltivare le sue capacità.
Coloro che credono di essere già perfetti continueranno a ripetere sempre gli stessi errori e non se ne renderanno conto, perché non accettano le critiche. Ecco perché ad un aspirante attore (ma anche agli altri) serve la modestia.

Insomma, la proporzione giusta, secondo me, è il 50% di entrambe.
Per arrivare fin qui con il ragionamento non ci voleva molto, ma la questione più spinosa è: come possiamo limitare la caratteristica che abbiamo in eccesso e ottenere quella che ci manca?

E' più facile a dirsi che a farsi, ma penso che l'equilibrio si possa conquistare convincendosi e ricordandosi che la perfezione non è di questo mondo. Nessuno è perfetto, neanche chi lo sembra, perché quello che noi vediamo è solo il risultato finale, non tutta la fatica, le prove e gli errori che hanno permesso di arrivarci.
Se ci abituiamo a ragionare in quest'ottica, ci accorgeremo che è perfettamente ok non essere perfetti. Fare degli errori è ok, avere bisogno di tempo per imparare le cose è ok, migliorare a poco a poco è ok. Questo ci permetterà di essere meno severi con noi stessi e, quindi, di migliorare la nostra autostima, perché daremo più importanza ai nostri successi che ai nostri fallimenti.
Allo stesso tempo, la concezione che nessuno è perfetto ci aiuta ad accettare che anche noi, come tutti, possiamo sbagliare. E non è un dramma. Non siamo dei e non siamo superuomini (o superdonne), siamo umani. Anche coloro che ora, osservandoli, ci sembrano attori bravissimi, fanno degli errori e, cosa più importante, anche loro hanno dovuto imparare commettendo un certo numero di errori, ascoltando le critiche e correggendosi.

E voi, in che proporzione ascoltate la vostra autostima e la vostra modestia?
Siete d'accordo con questi miei consigli?

- dramaqueen




Immagine di Horla Varlan (Flickr)

8 commenti:

  1. C'è anche un altro aspetto da tenere presente, oltre a quello di tendere alla perfezione, semmai fosse possibile: quello che fa sì che chi ci ascolta, ci legge, ci guarda, ci giudica è tutto fuorché perfetto. Quanti scrittori, attori, artisti in generale, sono morti in miseria, ignorati dai proprio contemporanei che non li hanno capiti o valutati per quello che erano?
    E' giusto cercare di migliorarsi, puntando a raggiungere i propri standard, ma chi può dire che serva davvero?

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    1. Il tuo discorso è vero, ma nel caso di cui parlavo io noi attori puntiamo ad un obiettivo molto più prosaico: essere scelti ad un provino o comunque ottenere un lavoro. Hai ragione nel dire che, comunque, chi giudica le nostre performance non è perfetto e per forza di cose si lascerà influenzare anche dai suoi gusti personali, ma ci sono delle caratteristiche di base che sono richieste.

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  2. Credo che ognuno debba seguire la propria attitudine. Non c'è dubbio che un eccesso di autostima suscita antipatia mentre la modestia è sempre apprezzata, però ci sono degli artisti / letterati che con la loro spocchiosa autostima hanno creato opere oggettivamente geniali (penso, per dire, a D'Annunzio o Dalì) mentre altri, umili e modesti in modo quasi autolesionistico al punto di aver vissuto da perfetti sconosciuti, hanno però ottenuto la fama postuma (Kafka o Pessoa, ad esempio).
    Ognuno di noi ha il suo "stile", ecco. Un Dalì più modesto o un Kafka con più autostima non so se avrebbero concepito le medesime opere.

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    1. Credo che in questo caso il parallelo tra attori e scrittori non funzioni del tutto. Perdonami se sbaglio, ma la scrittura mi sembra un ambito artistico più adatto a chi ha meno autostima, perché si scrive in un contesto privato e solo poi si inviano i manoscritti, mentre un attore è costretto a presentarsi fisicamente al provino. E al provino, per forza di cose, farà un'impressione migliore chi è spigliato e sicuro di sé, mentre è difficile capire il carattere di uno scrittore leggendo il suo scritto, quindi la timidezza o scarsa autostima lo penalizza meno. Detto ciò, anche lo scrittore più timido deve comunque trovare un po' di coraggio per promuovere le sue opere o nessuno lo scoprirà.
      Per quanto riguarda D'Annunzio e Dalì, loro sicuramente hanno spinto l'auto-promozione ad un altro livello e sono stati premiati. Cosa che potrebbe funzionare anche per l'esordiente di oggi, ma in quanti casi? Secondo me ci sono più probabilità che l'esordiente immodesto sia un romanziere che non sa mettere le virgole al posto giusto piuttosto che un novello D'Annunzio...

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  3. Tutto quello che hai scritto si applica anche alla scrittura. E non è facile trovare quel 50% giusto! Io tendo a deprimermi e a pensare che no, non ce la farò mai, per risultare magari anche irritante e apparentemente arrogante con chi secondo me non fa neppure il minimo sindacale (perché "se io valgo poco mi aspetto quanto meno qualcosa di meglio di ciò che faccio io!"). Al di là della fama e del successo, sarebbe già tanto trovare un minimo di serenità personale in questo continuo oscillare tra i due estremi.

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    1. E' difficile essere equilibrati e questo lo so bene anch'io, ma credo che ci si possa lavorare. Per quanto riguarda "la fama e il successo", invece, ti ripeto quello che ho specificato in risposta a TOM: si tratta semplicemente di essere scelti per lavorare e riuscire a guadagnare abbastanza per vivere. Detto così, ottenere un lavoro da attore sembra una cosa fichissima che ti fa diventare famoso subito, ma la realtà dei fatti è un po' diversa e già riuscire a mantenersi è un traguardo non da poco.

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  4. E' necessario avere un nucleo di fiducia in se stessi che non può essere scalfito dalle opinioni altrui o dalle avversità; è una fiammella che non si spegne mai, e può includere la fiducia nel trascendente, per chi ci crede. Secondo me la vera umiltà è un "so di valere ma ho ancora tanto da imparare", non un "valgo poco o niente", no?

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    1. Non posso che essere d'accordo con tutto quello che hai detto. Infatti la contraddizione è solo apparente, perché l'umiltà e l'autostima non sono in contrapposizione.

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