8 gennaio 2016

Come preparo un testo da recitare

Vi sto funestando con un sacco di video, in questo ultimo periodo, e non credo che smetterò presto perché sono già al lavoro per prepararne degli altri. Però, come promesso, ogni tanto parlo anche di qualche argomento teorico: nella fattispecie, oggi vi spiegherò come preparo le letture e i monologhi per i suddetti video.
Ovvero, come passo dal testo scritto alla lettura o alla recitazione del monologo? Quali sono tutti i passaggi che stanno in mezzo?


L'idea per questo post mi è stata data da Romina Tamerici, che mi aveva chiesto di parlarne qualche tempo fa. Specifico che questo è il metodo che uso io, ma è una teoria molto personale, che sto continuamente sviluppando e cercando di migliorare, ma che nessuno mi ha insegnato. Ho solo messo insieme tanti suggerimenti di tanti insegnanti diversi.
Probabilmente non è il metodo migliore che esiste e molte persone lo fanno meglio di me, ma questo è quello che riesco a fare al momento, forse un giorno cambierò completamente modo di fare. Quindi, non prendete i seguenti insegnamenti come una verità assoluta, perché non lo sono.


La prima lettura

Per prima cosa, leggo una volta il testo e mi costruisco una prima impressione. Non seguo il metodo Stanislavskij (non seguo alla lettera nessun metodo, per la verità) ma sono rimasta colpita da quanto l'autore sottolinei l'importanza della prima impressione ne "Il lavoro dell'attore sul personaggio".
Penso che abbia ragione, perché se un testo ci fa subito venire in mente una determinata atmosfera o stato d'animo vuol dire che abbiamo trovato una connessione tra ciò che abbiamo letto e il nostro personale bagaglio di emozioni. Dobbiamo tenerne conto, così poi sarà più facile esprimere al pubblico che cosa ci comunica quel brano.


Gli accenti e la dizione

Subito dopo la prima lettura, è il momento di cercare sul dizionario d'ortografia e pronuncia tutte le parole su cui avete dei dubbi. Ma anche delle altre, perché non si è mai abbastanza sicuri.
Vi sembra troppo presto? Secondo la mia esperienza, non lo è: bisogna correggere gli errori subito per evitare di imparare le parole nel modo sbagliato. Una volta imparate, poi è molto più difficile ricordarsi che la pronuncia corretta è un'altra, perché ormai la memoria è già in parte consolidata. Quindi, meglio bloccare gli errori sul nascere.


Le diverse intenzioni

Questa parte l'avevo già spiegata in dettaglio in un vecchio post dedicato ai monologhi, ma vi faccio un piccolo riassunto.
Il problema di dover recitare un testo lungo (quindi un monologo oppure una poesia o un racconto) è che l'ascoltatore sente sempre solo la stessa voce e non due voci che si alternano, come in un dialogo. Per questo motivo, è particolarmente importante variare il tono della narrazione, altrimenti il vostro pubblico rischierà di addormentarsi.
Prendete il testo e dividetelo in sequenze, a seconda delle diverse emozioni che le parole trasmettono. Non create sequenze troppo lunghe, altrimenti la noia sarà dietro l'angolo. Se, ad esempio, avete incluso troppo righe nella sequenza della tristezza, dividetele distinguendo diverse sfumature di tristezza: malinconia, nostalgia, pentimento, disperazione...
Ricordate che l'intenzione a volte può cambiare anche a seconda della stessa frase. Se volete un esempio pratico, lo potete trovare nel link che ho citato all'inizio del paragrafo.

Solitamente, a questo punto, se si tratta di un testo teatrale, inizio ad impararlo a memoria. Se si tratta di una lettura, invece, inizio a raccogliere idee su come impostare la struttura del video, sulla scelta delle immagini e della musica.


Visualizzare gli stati d'animo

Una volta stabilito che le diverse frasi (o parti di frasi) devono esprimere intenzioni diverse, bisogna visualizzare questi diversi stati d'animo da trasmettere al pubblico.
Non bisogna pensare: "Devo dire questa frase con tono triste", altrimenti suonerà falsa. Quando il personaggio è triste, l'attore è triste, non fa finta di essere triste. Il cattivo attore fa finta di essere triste... e purtroppo la differenza si vede.
Per evitare di sembrare falsi, visualizzate le emozioni che intendete esprimere. Immaginate di trovarvi nella stessa situazione del personaggio. Ricordate un avvenimento che vi ha suscitato uno stato d'animo simile e cercate di dipingerlo nella vostra mente il più chiaramente possibile.


Le prove

Quando ho impostato la recitazione in linea teorica, inizio a provare. Se si tratta di un pezzo teatrale lo devo provare molte volte e se è per uno spettacolo avrò anche la supervisione di un regista. Invece, se si tratta di una lettura da registrare, non ho tutto questo tempo. Anzi, non sempre faccio una vera e propria prova generale prima di iniziare a registrare.
Non solo perché io ho poco tempo, ma anche perché so che i professionisti in sala di registrazione hanno poco tempo e devono cercare di fare il meglio possibile da subito. Non è il massimo dal punto di vista artistico, ma le dure leggi del profitto impongono di fare così, quindi è meglio che anch'io impari ad adattarmi.
Ovviamente, questo non significa che quando registro mi accontento e tengo gli errori: continuo a registrare la stessa frase finché non viene bene. Se a qualcuno interessa, potrei scrivere un post anche su come registro le tracce audio: nel caso, fatemelo sapere nei commenti.

Spero di aver risposto alle vostre domande e anche di avervi spiegato qualcosa che non sapevate.
Se questo post vi è stato utile e ne vorreste altri simili, non avete che da dirlo. Se non vi è piaciuto, stessa cosa: esprimete la vostra opinione e cambierò genere. Insomma, datemi un feedback, dato che sono qui anche per essere utile a voi!

- dramaqueen



Immagine da Pixabay

8 commenti:

  1. Sono d'accordo soprattutto sul bloccare gli errori sul nascere. Dopo un po' che si studia un testo è praticamente impossibile imporsi una pronuncia diversa senza risultare forzati.
    Bel post e grazie per aver accolto il mio suggerimento!

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    1. Se mi vuoi dare altri suggerimenti, sono sempre qui :)
      Gli errori sono delle brutte bestie, meglio non dar loro corda.

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  2. Fai bene a seguire tutto questo percorso preparatorio perché la voce ha necessità di essere preparata all'uso. Parliamo normalmente e siamo inclini a credere che l'espressività orale delle nostre parole sia la medesima che percepiamo nelle emozioni che mettiamo dentro le parole. Invece può capitare (a me è capitato) di riascoltare la propria voce registrata e restare sorpresi dalla sua totale inespressività e piattezza.

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    1. Quello che descrivi è il problema di tanti attori, soprattutto alla prime armi, e anche a me succede. Crediamo che sia tanto facile esprimere le emozioni come le sentiamo noi... e invece serve imparare gli strumenti ed esercitarsi. I corsi di teatro esistono per questo motivo.

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  3. Questo post è interessantissimo, e vorrei che tu ne scrivessi a badilate!

    A parte gli scherzi, proprio ieri sono andata a Trezzo sull'Adda per parlare con il regista sull'allestimento del mio atto teatrale. Sono già entusiasta... anche perché sarà la mia prima esperienza e potrò sbirciare il pre-rappresentazione, e tutto quello che comporta (dietro invito del regista, beninteso!).

    Per quello che riguarda la memorizzazione del copione, mi stavo giusto chiedendo quali metodi vi siano per gli attori, e quindi il tuo post è doppiamente interessante.

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    1. Che bello, sono proprio contenta che il tuo atto teatrale vada in scena e che tu possa "sbirciare" dietro le quinte! In fondo, sei l'autrice, quindi mi sembra più che giusto.
      Sono felice anche di aver risposto alle tue curiosità. Prima o poi qualche post del genere ritornerà di sicuro :)

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    2. Benissimo! :-) Ad esempio... magari l'hai già spiegato nel tuo blog, ma mi stavo chiedendo in che cosa consiste il metodo Stanislavskij.

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    3. Non l'ho mai spiegato in modo esteso, ma lo farò prossimamente. Grazie per il suggerimento!

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