23 febbraio 2016

Che cos'è il metodo Stanislavskij?

Famosissimo. Tutti ne parlano, tutti lo citano. Tutti sembrano conoscerlo, eppure non sempre sanno che cosa davvero si nasconde sotto questo misterioso nome di "metodo Stanislavskij".
Oggi cerchiamo di fare un po' di chiarezza e di spiegare (in modo molto sintetico) quali sono le caratteristiche fondamentali di questo metodo di recitazione e perché storicamente è considerato così importante.


Iniziamo dicendo qualcosa a proposito del suo creatore: Konstantin Sergeevič Stanislavskij (pseudonimo di Konstantin Sergeevič Alekséev) è stato un attore, regista e teorico dell'espressione scenica.

Nato a Mosca nel 1863, riceve una precoce educazione artistica e musicale e si dimostra interessato al teatro fin da ragazzo. Fonda il "Circolo Alekséev", con cui mette in scena delle operette, passando poi ai drammi con la fondazione della "Società d'Arte e Letteratura", insieme ad altri intellettuali dell'epoca.
La sua attività di attore e regista continua negli anni, mettendo in scena, tra l'altro, molte delle opere di Cechov. Durante la Rivoluzione d'Ottobre fu costretto a lasciare la Russia, perciò organizzò una tournée in America, che ebbe il merito di diffondere la conoscenza del suo nuovo "metodo".
Dopo il suo ritorno in Russia, a causa del clima intransigente che si era creato, mise in scena soprattutto opere classiche e contemporaneamente si dedicò a mettere per iscritto le sue teorie sul lavoro dell'attore. Morì a Mosca nel 1938, dopo un lunga malattia.

Perché il metodo Stanislavskij è considerato così importante? Perché è stato il primo tentativo di dare una base teorica al lavoro dell'attore. Prima di allora, non esisteva alcuna teoria: gli attori imparavano soltanto dalla pratica, osservando gli altri attori più esperti e cercando di imitarli nella loro recitazione.
Stanislavskij ha analizzato il processo creativo dell'attore (che ben conosceva, essendo lui stesso un attore) utilizzando alcuni concetti tratti dalla psicologia. Spesso, infatti, si riferiva al metodo chiamandolo "psicotecnica".

Quando nasce questo metodo? Probabilmente inizia a prendere forma già dall'inizio dell'attività teatrale di Stanislavskij: infatti già nei taccuini del 1877 sono presenti delle annotazioni che riguardano i processi interiori della recitazione. Il giovane attore, inoltre, mirava ad identificare i propri errori e a rimettere sempre in discussione le proprie convinzioni, per non ridursi ad un uso arido e meccanico della tecnica.

Il lavoro teorico dell'autore doveva essere messo per iscritto in otto libri, ma solo una parte del materiale è stata organizzata e pubblicata. Se volete, potete leggere i due libri pubblicati:

  • Il lavoro dell'attore su se stesso, strutturato come un diario scritto dall'attore Konstantin Nazvanov, che descrive le lezioni di una scuola teatrale. Nella prima parte, si parla di come attuare i sentimenti, nella seconda di come creare i personaggi.
  • Il lavoro dell'attore sul personaggio, pubblicato postumo, ha avuto una stesura molto tormentata. Doveva costituire il quarto volume di una serie di libri in cui veniva spiegato il metodo, ma è rimasto incompiuto per la grande mole di materiale raccolta da Stanislavskij negli anni. Si presenta come una raccolta di saggi.

Quello che è importante per Stanislavskij è allontanarsi dall'imitazione e dai clichés. L'attore, quando è in scena, non deve ricopiare le azioni della vita reale, ma vivere veramente quello il personaggio vive.
L'attore deve mettersi nei panni del personaggi, chiedendosi: "Se io mi trovassi nelle stesse condizioni, come mi comporterei?". Questo è il concetto di magico se, che costituisce il punto di partenza del processo creativo. Infatti, anche se esistono le circostanze date (cioè l'impostazione che l'autore ha dato alla scena quando ha scritto l'opera teatrale), l'attore ha pur sempre una libertà creativa nel recitare.
Per questo motivo, l'immaginazione riveste un ruolo molto importante per l'attore, che deve riuscire a dipingere nella propria mente gli scenari in cui si svolgono le azioni dei personaggi, il più vividamente possibile.

Stanislavskij non approva gli attori che dicono di recitare seguendo l'istinto: infatti in questo modo è possibile a volte raggiungere uno "stato di grazia" in cui si risulta credibili, ma non sempre. La recitazione, invece, deve essere credibile ogni volta che l'attore sale sul palcoscenico e per questo non si può affidare interamente all'istinto.

Ne "Il lavoro dell'attore sul personaggio" si delineano, i quattro periodi di lavoro dell'attore sul personaggio:

  • Conoscenza: fin dalla prima lettura del copione, l'attore deve essere molto concentrato sul personaggio. La prima impressione, infatti, per Stanislavskij è molto importante, perché non è filtrata dalle critiche e costituirà il primo embrione del personaggio. Successivamente, devono essere analizzati tutti i vari aspetti che compongono il testo teatrale: l'intreccio, la situazione storica e sociale, le scelte letterarie dell'autore, la scenografia, la psicologia del personaggio, la caratterizzazione fisica e sensazione interiori dell'attore nell'approcciarsi al personaggio.
  • Reviviscenza: l'attore deve attingere dal proprio bagaglio emotivo per poter rivivere i sentimenti e le emozioni provate dal personaggio. Per questo motivo, tale bagaglio deve essere continuamente arricchito, con letture, viaggi, osservazioni ed esperienze formative di ogni tipo. La reviviscenza è stimolata dai "compiti", cioè dalle intenzioni che causano ogni azione o parola del personaggio. L'attore deve dividere il testo in sequenza, per individuare di volta in volta tutti i "compiti" che spingono il personaggio ad agire in un certo modo.
  • Personificazione: si giunge al problema del come trasportare i propri sentimenti, richiamati attraverso la fase della reviviscenza, nel personaggio. Stanislavskij sostiene che bisogna collegare le circostanze immaginarie con dei fatti realmente sperimentati nella propria esperienza: ad esempio, il ritorno di Cackij in Russia dopo un lungo periodo all'estero può essere correlato al ritorno in un qualsiasi luogo caro che non avevamo visto per anni. L'azione fisica è sempre sottoposta al rischio di clichés, quindi il corpo va lasciato libero di agire solo quando il "compito" è ben chiaro nella mente dell'attore.
  • Comunicazione: questa fase non fu mai compiutamente elaborata e non è descritta ne "Il lavoro dell'attore del personaggio". Riguarda l'interazione tra attori e in particolare la capacità di comunicare efficacemente, ascoltando quello che gli altri dicono senza concentrarsi solo sulla battuta successiva. Per mantenere la verità della scena, infatti, l'attore dovrebbe comportarsi come se il pubblico non esistesse e come le l'azione reale fosse solo quella che si svolge sullo spazio del palcoscenico.

Riassumere tutto il metodo di Stanislavskij in un unico post è impossibile, ma spero di essere riuscita a darvi un'idea generale e a chiarirvi di cosa si tratta. Ovviamente, tutti questi punti meriterebbero di essere approfonditi ulteriormente, perché i ragionamenti esposti nei libri sono molto complessi.

- dramaqueen



Per approfondire:



Foto di Elisa Elena Carollo
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6 commenti:

  1. Grazie davvero di cuore per questo post, che personalmente trovo interessantissimo e che, come dici, meriterebbe un approfondimento.

    Mi sembra di capire che la "naturalezza" nella recitazione di un attore diventi il risultato di un lungo studio sia a tavolino, se mi passi l'espressione, sia di introspezione psicologica. Mi ricorda comunque molto anche il lavoro che si fa in scrittura, specie di un romanzo storico che viene preceduto dallo studio dei saggi, e da un lavoro di scavo psicologico per arrivare al fondo dei personaggi. In un certo modo l'attore "progetta" il personaggio che va a interpretare, pur aderendo al testo dell'autore.

    Significativo è anche il fatto che il lavoro di recitazione non deve essere imitazione della recitazione altrui... come quando uno copia il compito dal compagno bravo, si vede che poi non è farina del suo sacco! Il punto sulla "reviviscenza" in particolare è molto interessante: l'attore e il suo personaggio diventano come due vasi comunicanti.

    Peccato per il punto sulla "comunicazione"... :-(

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    1. Ecco, hai proprio centrato il punto: se uno recita imitando, si vede che "non è farina del suo sacco"!
      Secondo Stanislavskij c'è moltissimo lavoro dietro che permette di costruire la naturalezza sul palcoscenico, ma bisogna anche considerare che, per quanto storicamente importante, il suo non è il metodo "giusto". Il giusto e lo sbagliato non esistono in teatro, perché la recitazione non è una scienza, ci sono solo tante correnti di pensiero diverse.

      Anche a me interesserebbe proporvi qualche approfondimento, vedremo se e quando ce la farò.

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    2. Proprio come avviene in scrittura, ci sono delle regole tra cui quelle tanto osannate sullo "show don't tell" o sull'importanza di mantenere lo stesso "punto di vista" nella narrazione. Queste sono una base di partenza, ma non sono la verità assoluta. Infatti i grandi maestri esplorano nuove strade, e violano le regole pur mantenendo la chiarezza. Gli altri si limitano ad applicarle e producono buoni risultati, ma non hanno la forza di andare oltre.

      Sì, immagino che questo post ti sia costato tempo e fatica, hai fatto un gran lavoro. Grazie ancora.

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    3. Come in tutti i campi dell'arte, la tecnica è importante, ma solo chi riesce a farla sua e in qualche modo a superarla diventa veramente grande.

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  2. Scusami Elisa si possono applicare queste basi anche a casa per diventare bravi,se a uno interessa solo farlo per se stesso senza per forza andare a corsi e recitare sul palcoscenico
    :)?

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    1. Secondo me, il teatro è una cosa molto difficile da fare da soli, perché serve sempre un pubblico con cui confrontarsi. Il rischio, quando si fanno gli esercizi da soli senza nessun regista o insegnante che dia suggerimenti, è convincersi di avere la verità in tasca, quando magari abbiamo ancora molto da imparare.
      Detto questo, puoi applicare queste basi anche da solo (soprattutto se si tratta di esercizi per sviluppare l'immaginazione, che sono molto individuali). Potrà servirti per scoprire qualcosa di più su te stesso, se non ti interessa diventare un grande attore.

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