4 marzo 2016

Dizione in pillole - La cogeminazione o rafforzamento sintattico

Negli ultimi mesi, la mia dizione ha fatto dei notevoli progressi, ma c'è stata una cosa che non sono riuscita a capire finché non me l'ha spiegata un insegnate: il rafforzamento sintattico.
Cercate di capirmi: essendo nata in Veneto, sono per natura nemica delle doppie. Già noi veneti dimentichiamo di pronunciarle quando sono chiaramente scritte all'interno delle parole... mettere le doppie dove non sono nemmeno scritte ci sembra una cosa davvero inconcepibile!


Ho attraversato la fase della negazione, ma ora credo di aver finalmente accettato che, se voglio fare la doppiatrice, dovrò per forza parlare così. Quindi adesso vi posso spiegare in che cosa consiste questa famosa cogeminazione o rafforzamento sintattico.

Per prima cosa, introduciamo un po' di terminologia:
  • GEMINAZIONE: il raddoppiamento dei suoni consonantici. In molti casi, nella lingua italiana, corrisponde anche nella parola scritto ad un raddoppiamento della consonante, come accade ad esempio in: mamma, letto, passo, mille. Ma attenzione: non sempre ciò accade. Ci sono alcuni casi in cui i suoni devono essere pronunciati in modo rafforzato anche se ciò non è indicato nella forma scritta della parola. I vari casi di geminazione possibili sono quelli elencati di seguito.
  • AUTOGEMINAZIONE: i suoni "sc" (come in ascia), "gl" (come in aglio), "gn" (come in legno), "ts" (come in lezione) e "ds" come in (azienda) si autogeminano quando sono posti tra due vocali. Vanno quindi pronunciati in modo rafforzato, come se fossero doppi. Questa regola vale anche quando tali suoni si trovano tra due vocali che appartengo a parole diverse ma contigue. (ad esempio: lo gnomo).
  • COGEMINAZIONE (detta anche rafforzamento sintattico): raddoppiamento della consonante iniziale di una parola, quando questa è preceduta da una parola terminante in vocale che abbia forza cogeminante. Alcuni esempi sono: "tra poco" che è pronunciato trappòco, "che vuoi?" che diventa chevvuòi?, oppure "sto male" che deve essere letto stommàle
Attenzione: il rafforzamento non si applica alle parole che iniziano con due consonanti. Ad esempio: "che strano" si pronuncia così come è scritto e non chesstràno (il che risulterebbe abbastanza impronunciabile). Il rafforzamento salta anche quando tra le due parole c'è una pausa (ad esempio una virgola).
  • POSTGEMINAZIONE: rafforzamento della consonante finale delle parole di origine straniera. Si ha perlopiù quando si tratta di monosillabi o l'accento cade sull'ultima sillaba (ad esempio bar, tram, cognac, gas, hotel). Meno frequente quando l'accento non cade sull'ultima sillaba (ad esempio alcol).
  • PREGEMINAZIONE: rafforzamento della consonante iniziale di una parola, indipendentemente dal suono che la precede. Nella lingua italiana, l'unica parola che pregemina è Dio (quindi per analogia anche dea, dèi e dee) perché deriva dalla forma "Iddio".

Le cose mi sembrano abbastanza chiare quando si parla di autogeminazione (riguarda solo i suoni elencati quando si trovano tra due vocali, postgeminazione (vale per le parole straniere che terminano in consonante) e pregeminazione (solo Dio e suoi derivati).
Ma la cogeminazione pone dei problemi e, in particolare, le domande che vengono spontanee sono: che diamine vuol dire che una parola ha forza cogeminante? Come faccio io a capire quali parole ce l'hanno e quali no?

Non aspettatevi una risposta semplice: stiamo sempre parlando di dizione italiana.
Aspettatevi, invece, una lista di parole da imparare, corredata dalle immancabili eccezioni. Qui ve ne riporto alcune tra più frequenti, ma se avete dei dubbi consultate un vocabolario.

Hanno forza cogeminante:
  • Preposizioni: a, giù su, tra, fra, da.
  • Congiunzioni: e, o, ma né, se, che, ché (perché).
  • Pronomi: chi, che, tu, ciò, me, te (gli ultimi due quando hanno una posizione forte nella frase).
  • Avverbi: là, lì, qua, qui, più, sì, no, fa.
  • Onomatopee: ad esempio glu glu.
  • Altri monosillabi: ad esempio tre, blu, sci, re, i nomi delle note musicali e alcune lettere dell'alfabeto (es. pi, i, bi).
  • Parole accentate sull'ultima sillaba: in particolare i verbi al futuro (es. leggerò, vedrà) e alcuni passati remoti (es. poté, passò) ma anche anche nomi comuni (es. caffè, città, papà), propri (es. Artù) e composti (es. perché, perciò, però, chissà, lassù).
  • Alcuni bisillabi piani: come, sopra, sovra, dove, ove, contra.

Non hanno forza cogeminante:
  • Articoli: ad esempio la, le, i, gli, lo.
  • Preposizioni: di
  • Particelle pronominali: come mi, ti, si, se,  ci, ce, vi, ve, ne.
  • Imperativi: come di', fa', sta'
  • Esclamazioni: come bah, oh, beh.

Insomma, anche qui si tratta di imparare a memoria, fare tanto esercizio e allenare l'orecchio a riconoscere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato (sempre con un vocabolario sottomano, per dissipare ogni dubbio).
E se, durante lo studio, vi scoraggiate, pensate che ci sono anch'io che fatico sugli stessi problemi, quindi siamo almeno in due nella stessa barca!

- dramaqueen



Immagine da Pixabay

6 commenti:

  1. Almeno siamo in barca insieme, dai!
    Bel riassunto sul tema: chiaro e preciso.

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    1. Sì, e finalmente abbiamo capito perché nel tuo libro dei monologhi le "gn" e le "gl " erano sottolineate ;) Grazie!

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  2. Beh, se voi Veneti avete il problema di essere nemici delle doppie, in Campania abbiamo il problema opposto: ne mettiamo fin troppe e le inseriamo perfino dove non servirebbero.
    Ad ognuno i suoi problemucci, suppongo...

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    1. Chi troppo e chi troppo poco... non siamo mai contenti! :D

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  3. Ciao, io avevo trovato che di' rafforza invece.. :) cerca Manuale di dizione: elementi basilari e tecniche pagina 71!

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    1. Ciao, scusa per il ritardo nella risposta ma mi sono presa anch'io un po' di vacanza di Pasqua.
      Non ho il libro che tu citi e nelle dispense a mia disposizione c'è scritto che "di" non ha forza cogeminante... Chiederò al mio insegnante di dizione per cercare di risolvere questo dubbio!

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