31 maggio 2016

Theatre du Grand Guignol

Il "Theatre du Grand Guignol" era un piccolo teatro di Parigi, attivo dagli ultimi anni dell'Ottocento alla prima metà del Novecento. Grazie alle sue particolari rappresentazioni, però, il suo nome è passato ad indicare anche un genere teatrale: il teatro degli orrori, con i suoi spettacoli crudeli ed efferati e le scene di violenza a volte eccessivamente enfatizzate.


Se non siete stati già spaventati dall'introduzione, vi invito a seguirmi in questo piccolo viaggio per scoprire il teatro che ha intrattenuto e terrorizzato i parigini (ma non solo) per oltre mezzo secolo.

Il teatro fu fondato nel 1897 da Oscar Metenier nel quartiere Pigalle di Parigi. Il nome deriva da una marionetta del teatro francese, Guignol, un operaio di Lione che scagliava contro i poteri politici che opprimevano i lavoratori.
La sua particolarità non era solo quella di essere il teatro più piccolo di Parigi, ma anche di essere costruito dove prima c'era la cappella di un monastero abbandonato. Due grandi angeli erano posizionati sopra l'orchestra e i palchetti d'onore avevano l'aspetto di confessionali. Quale modo migliore per aumentare il senso di inquietudine negli spettatori che assistevano agli spettacoli?

La prima intenzione di Metenier era di ospitare rappresentazioni naturalistiche, che affrontassero senza censure i temi sociali dell'epoca. Il primo spettacolo fu "Mademoiselle Fifi", ispirato ad un racconto di Guy de Maupassant, che aveva come protagonista una prostituta e metteva in scena un omicidio. La rappresentazione fu ritenuta piuttosto scandalosa per l'epoca. Nonostante l'intervento della censura, Metenier non si fece fermare e continuò a portare in scena storie di personaggi "scomodi" e mal visti dalla società, truffatori e criminali.
Ma fu con il passaggio della direzione a Max Maurey, nel 1898, che il Theatre du Grand Guignol ebbe la svolta definitiva che lo portò ad assumere un carattere marcatamente horror.

In una serata, gli spettatori tipicamente potevano assistere a cinque o sei rappresentazioni piuttosto brevi. Alcune erano racconti di delitti ricchi di suspense, altre trattavano di sesso e argomenti osceni in modo farsesco, ma la maggior parte erano storie dell'orrore, che inevitabilmente mostravano scene di violenza esplicita. Gole tagliate, decapitazioni, sbudellamenti, mutilazioni erano all'ordine del giorno al Theatre du Grand Guignol.
Il successo di uno spettacolo si misurava dal numero di persone che svenivano in sala: per questo motivo il teatro si dotò anche di un medico che soccorreva prontamente gli spettatori più impressionabili.
Il pubblico accorreva comunque, numerosissimo, attratto dal gusto dell'orrido e del macabro, e il genere si diffuse in tutta Europa, dove non era stato preventivamente censurato. Nacque l'aggettivo "grand-guignolesco", usato per indicare una situazione dalle tinte fosche, macabre ed efferate.

Il principale drammaturgo di questo periodo fu André De Lorde, che collaborava nella stesura dei drammi con lo psicologo sperimentale Alfred Binet. La pazzia, che all'epoca aveva cominciato per la prima volta a divenire argomento di studio scientifico, si impose come uno dei temi principali dei Theatre du Grand Guignol.
Sul palcoscenico furono mostrati i più svariati disturbi mentali e perversioni: un necrofilo che scoperchiava le tombe, una tata che strangolava i bambini che le venivano affidati... ma anche la perdita di coscienza, il panico, gli stati di alterazione causati dalle droghe. Non bisogna dimenticare che la perdita di controllo può essere spaventosa quanto e più degli assassinii e delle esecuzioni.

Con la direzione di Camille Choisy, dal 1914 al 1930, il teatro si dotò di scenografie sempre più elaborate, costumi più curati, luci ed effetti speciali. Fu questo il periodo di massimo successo.
Nel 1917, fu assunta l'attrice Paula Maxa, che divenne poi celebre come "la donna più assassinata del mondo". Per il divertimento del pubblico, ogni sera l'attrice moriva più volte sulla scena, in modi sempre più terribili: avvelenata, uccisa da un colpo di pistola, decapitata, impiccata, bruciata viva, punta da una miriade di insetti, tagliata a pezzetti...
Per permettere agli spettatori di rilasciare la tensione accumulata durante queste scene d'orrore e pazzia, il programma della serata alternava dramma e commedia, creando un effetto d contrasto.

Dal 1930 al 1937 il direttore del teatro fu Jack Jouvin, che impose una svolta verso il dramma psicologico. L'abbondanza di elementi orripilanti nelle rappresentazioni, però, iniziò ad essere così esagerata da risultare assurda. Il Grand Guignol si trasformò in una sorta di parodia di se stesso.
Gli anni della Seconda Guerra Mondiale contribuirono a decretare la caduta definitiva di questo genere teatrale. Dopo essersi trascinato faticosamente attraverso gli anni Cinquanta, il Theatre du Grand Guignol chiuse definitivamente nel 1962.
Come dichiarò il suo ultimo direttore Charles Nonon:
"Non avremmo mai potuto competere con Buchenwald. Prima della guerra, tutti si sentivano come se quello che succedeva sul palcoscenico fosse impossibile. Ora sappiamo che queste cose, e cose ancora peggiori, sono possibili nella realtà."
Il bisogno del pubblico di assistere all'orrore, forse per esorcizzarlo, però non si perse completamente e non si è perso nemmeno ora. Sopravvive nel cinema, che ci ha raccontato nel corso degli anni le storie più spaventose e disturbanti.
Anche se non sono più rappresentate dal vivo, nell'ex-cappella di un monastero abbandonato, possiamo considerarle come un'eredità del Theatre du Grand Guignol.

- dramaqueen




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10 commenti:

  1. Percorso affascinante. Grazie. :-)

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  2. Caspita questo genere doveva essere fantastico! Ammetto di essermela risa al leggere del medico presente in sala! Geniale :)
    Un vero peccato però che abbia avuto una vita così breve, ma d'altronde bisognava aspettarselo con l'avvento del cinema ed eventi decisamente più raccapriccianti.

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    1. Penso che oggi tutta questa violenza così splatter sarebbe considerata di cattivo gusto... però a me sarebbe piaciuto assistere almeno ad uno spettacolo, per vedere l'effetto che faceva. Probabilmente una scena horror (se gli effetti speciali sono fatti bene) fa più impressione a teatro, perché è "dal vivo", non è su uno schermo.

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    2. Anche a me sarebbe piaciuto, sarebbe stato interessante vedere come recitavano e gli attrezzi di scena (chissà se usavano sangue di animale per esempio). Penso fosse davvero suggestivo... ahhh ho sbagliato epoca per nascere però!

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    3. A volte lo penso anch'io... Aspetteremo l'invenzione dei viaggi temporali ;)

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  3. Tra tutti i post che hai scritto finora questo è uno dei miei preferiti, sarà per la scelta del tema trattato, molto vicino ai miei interessi.

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    1. Grazie, immaginavo che ti sarebbe piaciuto!

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  4. Avevo letto un capitolo dedicato a questo teatro nel libro di Corrado Augias "I Segreti di Parigi". Certo che dovevano essere spettacoli davvero raccapriccianti per l'epoca, con tanto di signore bene che svenivano in sala; e però scommetto che accorrevano a godersi lo spettacolo della sera seguente. Una specie di precursore del genere splatter di oggi. :-)

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    1. Eh sì, uno spettacolo che ti impressiona, ma che ti fa tornare la voglia di vederlo di nuovo!

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