10 maggio 2016

Too much technique will kill you

Nelle ultime lezioni del mio corso di dizione, gli argomenti si sono un po' distaccati dall'ortoepia (la pronuncia corretta dei suoni della lingua italiana) e si è parlato anche delle varie caratteristiche dell'espressione vocale.


Ci sono diversi modi per usare la nostra voce, che noi tutti usiamo quando parliamo, anche se non ci facciamo caso e forse non ci abbiamo mai riflettuto.

In particolare, ogni frase che pronunciamo può essere caratterizzata in base ai seguenti parametri:
  • Volume: siamo abituati a regolare il volume del televisore e dello stereo, ma a volte ci riesce difficile regolare quello della voce. Quante volte ci hanno detto di non urlare, mentre noi non ci eravamo resi conto di parlare a volume così alto? Oppure ci hanno chiesto di alzare la voce, mentre eravamo convinti di essere già perfettamente udibili da tutti?
  • Tempo: possiamo pronunciare una frase velocemente oppure lentamente. Anche qui, ogni tanto nella vita non ci rendiamo conto della velocità a cui stiamo parlando: magari il nostro interlocutore fa fatica a seguirci, a maggior ragione perché parlando velocemente si rischia anche di mangiarsi le parole.
  • Tono: è l'altezza della voce, intesa come nota musicale. Forse non ci avete mai fatto, la vostra voce, anche se ha un intervallo di altezza predefinito, può variare all'interno di questo range. Ad esempio, di solito tendiamo ad usare una voce più grave quando parliamo di un argomento molto serio e a utilizzare i toni più alti quando cerchiamo di suonare gentili e cortesi.
  • Energia (o mordente): si può parlare in modo stanco oppure trasmettendo energia. Neanch'io avevo molto chiaro questo concetto, finché l'insegnante non ha spiegato che il livello di energia nella voce si aumenta contraendo i muscoli di tutto il corpo e si diminuisce rilassandosi progressivamente, fino ad aver bisogno di sedersi su una sedia perché non si stare in piedi.
  • Ritmo: è dato dalla distribuzione delle pause nel discorso. Tutti siamo obbligati a fare delle pause, perché il nostro fiato non è infinito, ma per non annoiare l'ascoltatore è bene imparare dove farle. Fare pause sempre della stessa lunghezza e sempre negli stessi punti porta ad un ritmo monotono che fa addormentare chi ascolta.

Insomma, c'è un sacco di roba a cui prestare attenzione. Possiamo aggiungere poi il fatto che ad ogni pausa dovrebbe corrispondere una variazione fonetica, cioè si dovrebbe cambiare tono, tempo, volume o energia (o anche due aspetti insieme) rispetto alla sequenza precedente. E più è lunga la pausa, più la variazione fonetica dovrebbe essere importante.

Ciò che mi rende perplessa è l'incredibile quantità di nozioni tecniche che sta in questi discorsi. In fin dei conti, si sta parlando di leggere o di recitare, mica di dimensionare uno scambiatore di calore... in mezzo a tutta questa tecnica, il sentimento dove lo mettiamo?
Sono abbastanza convinta che un attore, mentre recita, non stia a pensare: "Ho appena fatto una pausa molto lunga, ora devo introdurre una variazione fonetica forte. Aumenterò il volume e l'energia nella prossima battuta". Forse ci sono alcuni che lo fanno, ma se lo fanno non possono evitare di suonare incredibilmente falsi.
Un bravo attore ha ragionato sul volume e sulle pause del testo all'inizio, ma mentre è in scena non pensa al volume o al tono, pensa a dare la giusta intenzione alla battuta. Anzi, sono quasi sicura che se, in quel momento, l'intenzione suggerisce di mettere la pausa in un punto diverso, la battuta venga anche meglio di quella preparata prima.

Con questo non voglio dire che la tecnica non serva a niente, anzi, sono molto contenta di aver ricevuto dei nuovi suggerimenti... ma non li metterò in pratica pari pari, dimenticandomi delle emozioni che il testo vuole comunicare.
Ho sempre pensato che la tecnica sia importante come base e che vada imparata, ma ad un livello tale per cui non bisogna più pensarci e viene naturale usarla. Questo è quello che fanno i cantanti, che imparano il modo corretto di emettere il fiato per raggiungere le note desiderate, ma mentre cantano non pensano a come stanno respirando, pensano a dare vita alla canzone.
Così l'attore deve imparare a dosare il volume, il tono, l'energia, il tempo della voce, a distribuire bene le pause, ma non deve essere concentrato solo su questi aspetti tecnici. Altrimenti potrà diventare magari un buon oratore, ma di certo non un bravo attore.

Ecco perché il titolo "Too much technique will kill you" (e sì, la citazione è di Freddie Mercury). Prestare attenzione solo alla tecnica ucciderà la vostra performance, perché la svuoterà dell'emozione che è il motivo principale per cui le persone vanno a teatro (o al cinema).
La parola d'ordine, quindi, è come sempre: conciliare. Non c'è un solo aspetto predominante che basta a fare un bravo attore, il bravo attore è fatto da tanti aspetti ben dosati e armonizzati tra loro. Penso che questo valga anche per le altre arti.

Riguardo agli insegnamenti che ho avuto dal corso di dizione, cercherò di utilizzarli nei miei prossimi audioracconti e video vari. Spero che continuerete a seguirmi per vedere se avranno funzionato!

- dramaqueen



Immagine da Pixabay (modificata da me)
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12 commenti:

  1. La tecnica è importante però, come dici tu, deve diventare qualcosa di "naturale", altrimenti suona solo falsa.

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  2. Non ho mai preso lezioni, ma una dizione corretta mi ha sempre coinvolta molto.
    Vivo in Lombardia e ho sempre cercato di non usare le E come delle porte aperte.
    Cristiana

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    1. Anche a Vicenza si usano le E come le porte aperte (anche se in parole diverse)!
      Secondo me un'infarinatura di dizione può bastare, se non si deve recitare o fare lo speaker per lavoro. Ognuno ne approfondisce lo studio a seconda del suo obiettivo e della sua volontà.

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  3. Credo che sia importante riflettere sugli elementi che compongono la voce, così come su quelli che compongono una storia, perché il fatto stesso di esserne consapevoli, di averci prestato attenzione anche solo per un attimo, alimenta in modo sotterraneo le nostre capacità di comunicazione. Se non fosse così, forse sarebbe meglio usare soltanto l'istinto, piuttosto che soltanto la tecnica.

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    1. Certo, sapere che esistono tutti questi aspetti e rifletterci è importante, però mi ha lasciato perplessa il modo che ave l'insegnante di dizione di farci fare gli esercizi: tutte le frasi dovevano essere senza intonazione e non bisognava pensare al significato. Per me era difficilissimo!

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    2. Ci credo! Forse questo modo di insegnare è necessario per focalizzare ogni specifico elemento, ma deve essere un incubo applicarlo negli esercizi. :)

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    3. Per me che ero già abituata in un altro modo, un po' sì...

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  4. La dizione non è cosa facile e mi trovi assolutamente d'accordo sul fatto di suonare falsi. Specialmente in alcuni casi. Esempio: la settimana scorsa mi trovavo alla radio della mia università a parlare di un argomento in inglese, ma alcuni ragazzi prima di me si erano preparati il discorso filo per filo e mi ha fatto una pessima impressione, tanto da suonarmi irritante. Capisco non sia facile sembrare naturali, specialmente se si parla in una lingua diversa, però un minimo dai...

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    1. Hai ragione, soprattutto in una lingua diversa dalla propria non è facile, io ho sempre la tendenza ad esagerare con l'accento americano per non far sentire che sono italiana. Per parlare in pubblico con naturalezza (e anche la radio è uno spazio pubblico) ci vuole un po' di esperienza.

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    2. Idem, ho un accento americano esagerato a volte (ma se parlo tranquillamente mi hanno detto che suono irlandese va a capire perchè). Alla radio non è affatto facile, ma in compenso si hanno a desposizione materiali seri, ed è comunque una bella esperienza :)

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    3. Immagino che sia una bella esperienza!
      Non saprei come suona l'accento irlandese, ma io guardo quasi solo serie americane e video di BuzzFeed, quindi penso sia inevitabile aver preso l'accento.

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