5 luglio 2016

Tradizione o sperimentazione: che cosa vale di più?

Non mi ero mai posta questa domanda, fino a qualche settimana fa. Poi mi sono arrivati non uno, ma ben due messaggi da due ragazze che ponevano la questione, anche se in modi leggermente diversi.


La prima fa teatro sperimentale, un tipo di teatro che non racconta una storia in modo convenzionale, non ha personaggi, ma lavora per quadri. A lei piace quest'esperienza, però le piacciono anche le rappresentazioni tradizionali con tutto il lavoro sulla storia e sul personaggio che c'è dietro. Il problema è che non tutti le pensano come lei, anzi alcuni denigrano gli spettacoli più tradizionali e li considerano di poco valore.
La seconda ragazza mi ha raccontato di una discussione con una sua amica, secondo cui una trasposizione teatrale di un romanza non è "vero teatro", se paragonato ai drammaturghi d'avanguardia.

Il fatto che io non mi fossi mai posta la questione vi dovrebbe già far capire come la penso al riguardo: secondo me non esiste un teatro che vale di meno e uno che vale di più.
Dopo aver ricevuto questi spunti, ho cambiato idea? No, ci ho riflettuto, ma credo di poter rimanere della mia opinione.

Credo che sia molto positivo che esistano molti generi di teatro diversi. Anzi, è quasi naturale: come esistono un'infinità di emozioni e moti dell'animo umano, sono stati inventati molti modi di rappresentarli su un palcoscenico, a seconda delle diverse epoche, luoghi e delle influenze culturali.
Ma come si fa a dire quale tipo di teatro vale di più?

Il teatro greco era quasi una cerimonia sacra, un'occasione in cui tutti i cittadini si incontravano ed assistevano ad una rappresentazione dei loro valori e delle loro paure collettive. Al giorno d'oggi può essere rivisitato in infiniti modi, dal più classico al più innovativo, e mantiene il suo significato.
Questo lo rende più importante, ad esempio, della Commedia dell'Arte, che ha fatto nascere il mestiere dell'attore? Oppure del dramma borghese di Ibsen, che ha portato sul palcoscenico importanti questioni sociali? O del teatro dell'assurdo di Beckett, che ha rinnovato il concetto di trama e di personaggio?
Possiamo parlare anche dei diversi modi di recitare: il teatro di narrazione, in cui un solo attore racconta una storia, è più coinvolgente di uno spettacolo in cui ci sono molti personaggi? Un musical trasmette più emozioni di un'opera in cui non ci sono canzoni e danze?
Sono semplicemente rami diversi della stessa arte e ognuno può preferire uno o l'altro secondo i suoi gusti personali. Certi attori sono più portati per un genere rispetto all'altro, come anche alcuni spettatori apprezzano di più certi tipi di rappresentazioni.

Come vedete, non esiste un modo per classificare che cosa è più importante.
Anche tra sperimentazione e tradizione non si può decidere, perché le due sono intimamente legate. E' vero che la sperimentazione dà un contributo all'evoluzione del teatro, ma non nasce dal nulla: ha bisogno di avere una tradizione alle spalle. Senza contare che la sperimentazione crea nuove strade, ma nel tempo anch'esse diventeranno nuove tradizioni.

E allora, fa un teatro più "vero" un attore che recita un tradizionalissimo Shakespeare o uno che sperimenta e rompe le convenzioni per creare un tipo di spettacolo nuovo?
Il teatro è vero sempre, se è fatto con sincerità. E secondo me non esiste un attore che fa un lavoro più o meno nobile di un altro, perché si tratta sempre di trasmettere emozioni al pubblico. Quando questo scopo è raggiunto, qualunque sia il testo rappresentato o le modalità, l'attore ha fatto bene il suo lavoro.
Per questo motivo, credo che farsi la guerra sia inutile. Un attore non dovrebbe sentirsi da meno perché sceglie di dedicarsi ad un certo genere, anzi, dovrebbe sentirsi libero di spaziare il più possibile.

Voi che cosa ne pensate? Da che parte state in questo dibattito?

- dramaqueen




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6 commenti:

  1. Come hai detto tu sono rami diversi della stessa arte, un tempo c'erano attori che praticavano entrambi, sia il teatro sperimentale che quello tradizionale e poi decidevano quello che si confaceva meglio con la loro personale sensibilità, oggi temo che questa strada sia poco percorribile sia per problemi di tempo che per motivi di natura economica.
    Ciao!

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    1. Sicuramente è impegnativo variare tra più generi di teatro, ma ci si può fare un'idea dei principali, magari frequentando corsi o laboratori con insegnanti diversi. Per quanto riguarda gli attori professionisti, sicuramente sono vincolati ai gusti del pubblico (perché se non hanno spettatori non guadagnano e non mangiano) ma credo che ci sia comunque la possibilità di variare un po' i generi.

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  2. E da un bel po’ che anche io assisto a queste piccole lotte che vi sono nel mondo del teatro . Penso che sia un peccato perché ognuno dovrebbe scegliere il proprio percorso senza sentirsi giudicato o altro. Personalmente frequento una scuola teatrale orientata verso lo sperimentale; all’inzio ero rimasta sconvolta dato che per me era del tutto nuovo e strano , poi però ho iniziato a prenderci gusto. Se posso fare qualche piccolo confronto è che il teatro sperimentale risulta più strano agli occhi del pubblico , OGNI colta che si esce da uno spettacolo del genere è un continuo coro di “ Non ho capito niente”. Nasce soprattutto dal teatro di Beckett e altri drammaturghi più d’avanguardia. Credo che il pregio del. Teatro sperimentale è che lasci una certa libertà agli attori , i quali non sono più dei burattini nelle mani del regista e del drammaturgo ,ma un artista vero e proprio capace di comunicare attraverso la maschera la propria visione del mondo, mentre nel teatro tradizionale questo avviene ma in misura minore e più celata. Ha inoltre il pregio di non limitarsi solo alla recitazione ma consente di spaziare verso le altri arti come danza da cui nasce anche il teatrodanza “, scrittura fotografia pittura ecc..
    Tuttavia non ho mai mancato di studiare per conto mio le regole del teatro classico come l’immedesimazione nel personaggio ,il costruire un personaggio o altro
    Tuttavia è giusto dire che non né l’uno né l’atro possono stare separatemente
    Io per esempio lavoro soprattutto con il teatro di shakspeare e il dramma borghese , ed è proprio partendo di lì che ho potuto costruire delle rivisitazioni del tutto personali.
    Comunque se l’argomento interessa consiglio di informarsi a chi non l’ha gia fatto sul massimo esponente di questo modo di concepire il teatro :Carmelo Bene e la sua macchina dell’attore.Alla fine credo che un attore possa prendere quello di cui ha bisogno da ogni tradizione e genere

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    1. Ciao Elisabetta, benvenuta e grazie di aver condiviso la tua opinione :)
      Devo dire che mi trovo d'accordo con la tua riflessione. Io non ho mai fatto teatro sperimentale, ma mi incuriosisce e mi piacerebbe provare, se ne avrò l'occasione. Secondo me, gli spettatori che escono dicendo "Non ho capito niente" sono troppo abituati al teatro tradizionale, con un trama ben chiara e dei personaggi, e non riescono a staccarsi da quell'idea. Magari prima di accostarsi al teatro sperimentale dovrebbero informarsi di più e cercare di non fare confronti con gli spettacoli che hanno già visto, dato che vedranno qualcosa di nuovo e di diverso.

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  3. Sono molto d'accordo con quello che dici. Purtroppo oggi il teatro tende a fossilizzarsi solo su determinati generi. Chi va a vedere uno spettacolo diverso dalla sua "zona comfort" di comprensione, se ne va bollando l'esperienza come noiosa e senza voglia di tornare. E poi ci sono un sacco di pregiudizi. Conosco persone che non verrebbero a vedere uno spettacolo di Commedia dell'Arte perché "di bassa lega" (sapessero!) o un testo di Beckett perchè "tanto non si capisce nulla".
    La cosa brutta è che inizia a succedere anche col teatro di parola e quello "classico": la gente preferisce farsi due risate col cabaret o col dialettale di bassa lega piuttosto che guardare un dramma di Shakespeare o una commedia di Aristofane. A quel punto le compagnie, spesso amatoriali, sono costrette ad assecondare il pubblico di abituè finendo a fare sempre gli stessi generi che la gente chiede. Nella mia città il 90% degli spettacoli sono dialettali dove la gente ride quando sente la parolaccia. E' triste.
    E poi penso che un attore diventi tale solo esplorando tutto ciò che la storia del teatro ha potuto offrirgli: come hai detto tu sono solo "branche" della stessa cosa, e ognuna permette all'attore di migliorarsi in un determinato ambito: l'uso del corpo, la voce, la tecnica interiore...

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    1. Ciao Furo e benvenuto sul blog! Hai ragione, purtroppo anch'io ho notato che gli spettatori tendono sempre più ad andare a vedere spettacoli comici e senza impegno, come se avessero paura di testi "troppo impegnati" o di sperimentare qualcosa di nuovo.
      Mi piacciono gli spettacoli dialettali e ne ho visti di molto divertenti, ma il teatro ha moltissimo altro da offrire! Sia per l'attore che per lo spettatore, sperimentare generi diversi vuol dire arricchirsi.
      Magari la prima volta che si assiste ad uno spettacolo di Beckett si esce davvero pensando "Non ho capito niente", però questo dovrebbe stimolare la riflessione e incuriosirci. In fondo anche a scuola, appena iniziamo a studiare una materia nuova, spesso non capiamo... ma poi iniziamo ad entrare nella logica giusta e scopriamo concetti affascinanti che altrimenti non avremmo mai scoperto.

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