19 luglio 2016

Il viaggio di traduzione e doppiaggio di un film

Molti dei film che vediamo sono stati prodotti in America, eppure nei nostri cinema arrivano doppiati in italiano. Vi siete mai domandati come avviene questo processo di traduzione?
Prendere il copione e tradurlo in italiano, come si farebbe con un normale testo, non basta: ci sono dietro tante figure professionali e tante fasi di lavorazione. Andiamo a scoprire un po' più nel dettaglio in che cosa consistono.


Per prima cosa, perché un film (ma anche una serie TV o un cartone animato) venga distribuito in Italia è necessario un distributore italiano, che viene scelto dalla casa di produzione.
Questa società si occuperà della traduzione, del doppiaggio, della pubblicità e della distribuzione nelle sale cinematografiche o della messa in onda, nel caso si tratti di un prodotto televisivo.

Ma tralasciamo gli aspetti economici e di marketing, perché uscirebbero dalle mie competenze e del contesto di questo blog, e iniziamo a parlare di ciò che accade al film.
Il suo viaggio inizia con la traduzione e l'adattamento. Si tratta di due processi diversi, che spesso sono svolti da due persone diverse, ma possono essere svolti anche dalla stessa persona, se questa ha le competenze necessarie per entrambi i ruoli.
Il traduttore riceve il copione originale e lo traduce in italiano, cercando di rimanere il più aderente possibile al significato iniziale. Ma non sarebbe possibile utilizzare questo copione semplicemente tradotto per il doppiaggio, perché le battute ora hanno lunghezza diversa da quelle originale e sarebbe impossibile sincronizzarle con il labiale. Ecco perché serve l'adattamento.
L'adattatore prende il copione tradotto e cambia le battute quando necessario (cercando di mantenere il più possibile invariato il significato) perché corrispondano alla lunghezza delle frasi originali.

Ora che il copione è pronto, bisogna assegnare le parti ai vari doppiatori.
Chi se ne occupa è il direttore del doppiaggio, che si affida alle sue conoscenze professionali, ma anche ai provini per decidere quale degli attori sia più adatto al ruolo. Non conta soltanto la bravura (per lavorare come doppiatori bisogna essere bravi in ogni caso), ma soprattutto il tipo di voce: deve risultare credibile e non stonare sul personaggio.

Il direttore del doppiaggio guarda il film e lo divide in anelli. Un anello è una breve scena della durata di circa un minuto ed è quello che il doppiatore vede quando è in sala e deve doppiare possibilmente tutto di seguito.
Si arriva ad avere una griglia con la lista dei vari anelli, dei personaggi che compaiono in ognuno e del numero di righe per ogni personaggio. Tra parentesi, aggiungo che il numero di righe è importante, sia perché i doppiatori vengono pagati in base al numero di righe incise per ogni turno, sia perché c'è un tetto massimo di righe che possono essere registrate per ogni turno.

A questo punto bisogna organizzare i vari turni, secondo la disponibilità dei doppiatori. Bisogna conciliare gli impegni di tutti (perché probabilmente ognuno sta lavorando anche ad altri film o serie, quindi non è disponibile tutti i giorni) e allo stesso tempo concentrare le registrazioni in un periodo limitato, perché oggi il doppiaggio è praticamente una catena di montaggio e tutto deve essere fatto nel minor tempo possibile.
Per ogni giornata lavorativa ci sono tre turni di tre ore: il primo dalle 9:30 alle 12:30, il secondo dalle 13:30 alle 16:30 e il terzo che può iniziare alle 16:30 o alle 17:00 (dipende dalle varie sale di doppiaggio). Non sempre per doppiare una scena con due personaggi si lavora insieme al leggio, anzi, spesso si lavora in colonna separata, registrando singolarmente le battute di ogni personaggio.
In sala, insieme al doppiatore, ci sono il fonico, il direttore del doppiaggio e l'assistente al doppiaggio. Il compito dell'assistente al doppiaggio è quello di controllare che le battute non siano troppo lunghe o troppo corte rispetto all'originale, mentre il direttore si concentra sull'aspetto artistico. Queste due figure non sempre sono distinte, a Roma esistono ancora mentre a Milano spesso esiste solo il direttore del doppiaggio, che svolge entrambi i compiti.

Una volta che tutti gli anelli sono stati incisi, c'è la fase della sincronizzazione. Per quanto i doppiatori siano bravi, infatti, le battute non si sovrappongono mai perfettamente a quelle originali, perché c'è un tempo di reazione fisiologico tra il momento in cui si pensa di partire con la frase e il momento in cui si inizia effettivamente a parlare.
Se la lunghezza della battuta corrisponde a quella originale, comunque, questo è un problema che si può risolvere facilmente con la sincronizzazione a posteriori.

Ora tutto ciò che doveva essere fatto per realizzare la traccia audio delle voci italiane è stato fatto. Non resta che mixarla con la colonna internazionale di musiche ed effetti per ottenere l'audio finale del film italiano.

Queste sono, a grandi linee, le tappe di un film (o serie TV o cartone animato) nel suo viaggio di traduzione da una lingua straniera all'italiano. Avreste mai immaginato che fosse coinvolto il lavoro di così tante persone?
Probabilmente non sono riuscita a descrivere il lavoro di ognuno in tutti i dettagli, ma spero di avervi dato un'idea della complessità che c'è dietro e di aver soddisfatto la vostra curiosità se vi eravate posti queste domande.

- dramaqueen



Immagine da Pexels
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12 commenti:

  1. Oh, caspita! Sembra tanto facile vedere un film doppiato ma spesso non si pensa a tutto quel che c'è dietro! Un mondo davvero affascinante.

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    1. Tutto sembra semplice, quando ce lo ritroviamo già fatto ;)
      Ma andare a vedere i "retroscena" può farci scoprire che c'è molto lavoro dietro, magari fatto in un modo che nemmeno ci aspettavamo.

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  2. Accidenti, c'è un sacco di lavoro dietro e un sacco di professionisti coinvolti... Articolo interessante!

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    1. Grazie per il commento, sono contenta che l'articolo ti sia piaciuto! Eh sì, servono moltissime persone per portare un film nei nostri cinema...

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  3. Grazie mille per questo post davvero interessantissimo. Non immaginavo che ci fossero due figure - traduttore e adattatore - ma è logico se ci si pensa. Assegnare le voci non è un'impresa semplice, molto spesso sono rimasta stupita della differenza nei timbri di voce rispetto all'originale. Infatti mi ricordo nei primi film con Brad Pitt, nella versione italiana gli avevano dato una voce da ragazzino, mentre ha un vocione di tutto rispetto.

    Degli anelli avevo sentito parlare, ma non avevo idea di che cosa fossero. Non ho capito una cosa, ogni doppiatore registra in solitaria anche quando ci sono scene di dialoghi (che poi, in un film, sono ovviamente la maggior parte)?

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    1. Sono contenta che tu l'abbia trovato interessante! Non so bene quali siano i criteri con cui si assegna una certa voce ad un personaggio, forse centra anche il parere personale del direttore del doppiaggio, perché molto spesso non si assegna una voce simile a quella dell'attore originale.
      Solitamente, si registra separati, anche per le scene di dialogo. Può accadere che i due doppiatori siano al leggio insieme, ma non molto spesso e forse accadeva di più in passato, perché oggi i tempi sono ancora più ristretti. Si lavora in colonna separata per una questione di logistica: già è difficile far combaciare tutti gli impegni dei doppiatori con i turni disponibili, se si dovessero avere le due persone in sala insieme per ogni dialogo credo che sarebbe impossibile conciliare tutto.

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    2. I doppiatori italiani sono poi famosi a livello internazionale per la loro bravura! :-)

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    3. Questo lo dicono tutti, ma in realtà tutti gli stranieri con cui ho parlato si sono dimostrati stupiti perché non usiamo i sottotitoli... Comunque a me basta solo che rimangano apprezzati in Italia ancora per un po' ;)

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    4. In fase di adattamento si perdono molte delle caratteristiche di un racconto. Perché in fondo si tratta di culture diverse, e una battuta buona in Usa può essere pessima o non compresa in Italia.

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    5. La battute di spirito sono difficili da tradurre a prescindere, anche nei libri o nei fumetti. La maggior parte dei giochi di parole e delle assonanze, ad esempio, si perde nelle altre lingue, per non parlare dei riferimenti culturali per cui servirebbero delle note.

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  4. Un lavoro talmente complesso (e costoso) che ci si chiede se ne valga davvero la pena. Ovvio che una casa di distribuzione ci pensa davvero due volte prima di doppiare qualcosa, con il rischio di aver gettato via tempo e denaro. E così nei nostri cinema arrivano sempre le solite quattro cose che garantiscono un minimo di ritorno sull'investimento. Probabilmente se ci fossimo anche noi abituati sin da piccoli all'uso dei sottotitoli adesso al cinema avremmo più scelta...

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    1. La distribuzione nei cinema è costosa in ogni caso, tanto che nemmeno alcuni film italiani di nicchia ci arrivano mai.
      Poi il dibattito sui sottotitoli è lungo e non credo finirà mai... La verità è che un film, per il pubblico straniero, va tradotto e la traduzione andrà inevitabilmente a modificare o la parte audio o la parte video. Sta allo spettatore (anche in base ai fattori culturali) scegliere.

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