20 settembre 2016

Esercizio: La memoria sensoriale

Quest'estate, durante le mie ricerche in biblioteca, mi è capitato in mano un libro sul metodo Strasberg. Considerando anche che da poco avevo ascoltato una conferenza di un attore che era stato a studiare a New York, mi sono subito precipitata a leggerlo.


Il libro in questione è "Il metodo Strasberg in dieci lezioni" di Ombretta De Biase e, se siete interessati, ve lo consiglio perché è molto chiaro e non si perde in divagazioni.
Per chi si stesse chiedendo cosa sia questo nuovo metodo che ho tirato fuori dal cilindro, non allarmatevi: non è nulla di completamente nuovo. Lee Strasberg è stato un attore, regista e insegnante di recitazione e il metodo da lui ideato si basa sul sistema di Stanislavskij.
Forse non vi è nemmeno così sconosciuto come credete, perché è probabile che abbiate sentito nominare l'Actors Studio, la scuola di cui è stato direttore per più di trent'anni.

Senza entrare troppo nei dettagli del metodo, vi voglio parlare di un aspetto particolare, che era stato trattato anche da Stanislavkij: la memoria sensoriale.
A differenza della memoria emotiva (che ci fa ricordare le emozioni che abbiamo provato in un determinato momento), quella sensoriale ci permette di richiamare qualcosa che nel passato abbiamo percepito con uno dei nostri cinque sensi. È probabile che, quando cerchiamo di richiamare alla memoria un dato istante, ci venga in mente prima di tutto un'immagine, perché la vista è il senso che usiamo più spesso.
Ma non è sempre detto: potrebbe succedere che, pensando magari ad un luogo della nostra infanzia, ricordiamo prima di tutto un profumo. Oppure un suono, un sapore di qualcosa che abbiamo mangiato quand'eravamo lì, o una sensazione tattile, come quella di stare distesi nell'erba.

Un attore dovrebbe essere in grado, attraverso l'immaginazione, di ricreare le sensazioni che fanno parte della sua memoria. Ne avevo già parlato in un'altro post, quello dell'esercizio che chiedeva di ricreare un luogo immaginandolo. Ma questa volta andiamo oltre, perché quella di ricreare le sensazioni visive (almeno per me) è la parte più facile.

L'esercizio proposto nel libro che vi ho citato all'inizio chiede di immaginare delle sensazioni associate ad ognuno dei sensi. Ad esempio, si può provare con:

  • Vista: un paesaggio, il volto di una persona, una strada che conosciamo
  • Udito: una musica, un rumore, il verso di un animale, la voce di una persona
  • Tatto: una superficie liscia o ruvida, un tessuto, qualcosa di caldo o di freddo
  • Olfatto: un profumo o un odore sgradevole
  • Gusto: il sapore di alcuni dei piatti che mangiamo spesso o che abbiamo mangiato poche volte e ci sono rimasti impressi
Dato che siamo tutti diversi, probabilmente alcuni di noi troveranno più facile evocare un determinato senso piuttosto che un altro. Io non ho difficoltà con la vista (mi basta distrarmi un attimo e vedo le immagini dei miei pensieri che mi scorrono davanti come al cinema) né con l'udito (anzi, spesso la mia mente parte a canticchiare per conto suo).
Anche con l'olfatto e il gusto riesco a richiamare qualcosa, se mi impegno. Ma il mio vero problema è il tatto: ci ho provato, ma ancora non ci riesco in modo convincente! Mi impegno per immaginare nel modo più vivido possibile, ma le mie dita sentono solo aria... Come posso sentire qualche altra sensazione se sto toccando l'aria?

In realtà, so che è un'obiezione abbastanza futile. Riesco a vedermi davanti l'immagine di un giardino anche se sto guardando lo schermo del computer, se mi concentro abbastanza. E, allo stesso modo, posso impegnarmi per sentire il rumore di un treno che arriva in stazione anche se sto ascoltando musica con le cuffiette.
Si tratta solo di un senso meno allenato degli altri, almeno per me. Ma dicono che ci si può esercitare per superare queste difficoltà, quindi spero più avanti di riuscire ad evocare anche le sensazioni tattili in modo convincente.

Quando si riesce ad immaginare una sensazione data da un singolo senso, si può passare al livello per esperti (che è poi quello che si dovrebbe usare in una scena teatrale): più sensi contemporaneamente.
Le situazioni che si possono ricreare sono potenzialmente infinite, ma alcuni esempi sono:

  • Fare la doccia: bisogna sentire l'acqua che scorre sulla propria pelle (calda o fredda, a seconda di quel che scegliete), il rumore dell'acqua e se volete anche il profumo del bagnoschiuma con cui vi state insaponando
  • Stendersi sulla sabbia in spiaggia: c'è la sensazione della sabbia su cui si è distesi, il calore del sole e la sua luce accecante quando si guarda verso l'altro, l'odore del mare e della crema solare, il rumore delle onde o dei bambini che schiamazzano
  • Camminare sotto la pioggia: si sentono le gocce di pioggia che ci cadono addosso e contemporaneamente i piedi bagnati se avete pestato qualche pozzanghera, ma non dimentichiamo nemmeno che la pioggia ha un suo odore e un suo rumore caratteristico.
Ok, detto così sembra davvero un'impresa titanica, ma sono sicura che con un po' d'esercizio ci si può riuscire. Come ho detto prima, io ho ancora difficoltà, soprattutto con il tatto, ma sono riuscita a fare dei progressi da quando ho iniziato a provare.

Ultimo suggerimento per esercitare la memoria sensoriale: immaginare un oggetto che non c'è. Questo, secondo l'autrice, è l'esercizio che può rendere un attore capace di recitare la parte di Amleto anche senza teschio.
Si parte scegliendo un oggetto quotidiano (una tazza, un astuccio, un portachiavi, un orologio da polso...) ed esaminandolo con tutti e cinque i sensi: colore, forma, dimensioni, peso, consistenza, rugosità della superficie, odore... Bisogna cercare di porre l'attenzione di tutti i dettagli, anzi, è consigliato annotarli tutti su un foglio.
Poi, dopo aver lasciato l'oggetto fuori dalla nostra vista, si cerca di immaginarlo come se fosse nelle nostre mani, con tutti i dettagli che abbiamo osservato prima. La lista di caratteristiche annotate serve per controllare se abbiamo dimenticato qualche particolare.
Quando riusciremo a completare quest'esercizio con un oggetto, potremo sceglierne un altro e ricominciare.

Difficile? Sì. Serve? Chi segue il metodo Strasberg dice di sì. 
Sicuramente esistono anche altri metodi di recitazione, ma se attori come Al Pacino lo seguono, vuol dire che non è proprio da buttare.

Qualcuno di voi ha mai provato questo tipo di esercizi? Avete avuto difficoltà?
Per favore, ditemi che non sono l'unica che ha problemi con la memoria tattile...

- dramaqueen


8 commenti:

  1. Questo è un ottimo esercizio non solo per gli attori, ma anche per chi scrive! Provare a immergersi in una sorta di meditazione consente di ricreare gli ambienti dove si muovono i personaggi, con tutti e cinque i senso.

    Anche per me il tatto è ostico, ma guardacaso nella mia carrellata nel post sui cinque sensi abbinati a un romanzo ho fatto fatica a rintracciare un passaggio significativo abbinato al tatto. Alla fine ho messo "Jane Eyre", ma non sembra essere un senso molto sviluppato nemmeno a livello letterario.

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    1. Quando si tratta di immaginazione, la recitazione e la scrittura mi sembrano molto vicine.
      I racconti in cui si usano tutti e cinque i sensi per descrivere risultano molto più vividi di quelli che forniscono solo dettagli visivi. Forse non ti seguivo ancora quando hai scritto i post sui cinque sensi abbinati ai romanzi, ma ora li recupererò.
      C'era un racconto di Cervello Bacato scritto limitando l'uso della vista e utilizzando altri sensi, eccolo qui: https://cervellobacato.blogspot.it/2015/03/omicidio-nel-bosco.html

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  2. Conoscevo questo metodo della memoria sensoriale, mi è capitato di utilizzarlo nei laboratori e ogni volta resto stupita per come i ragazzi riescono a essere veri pur fingendo di stare vivendo quella sensazione...

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    1. In realtà non è un "fingere", è più un ricordare e ricreare la sensazione nella propria memoria. È così che si riesce ad essere veri e sono contenta che i tuoi ragazzi ci riescano!

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  3. Ho usato solo un paio di volte il metodo sensoriale, la cosa risale ai tempi in cui in veste di obiettore di coscienza seguivo dei bambini autistici, un' insegnante di sostegno mi consigliò di seguire questo metodo per approcciarmi a loro, senza invadere troppo il loro spazio.
    La cosa funzionò solo in parte e a distanza di anni non so se ripeterei la cosa.

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    1. Io parlo solo di teatro e in questo caso non so come l'esercizio potrebbe essere portato nella vita reale. Non credo che saprei proprio come rapportarmi con un bambino autistico: so pochissimo sull'argomento!
      Immagino, comunque, che sia stata un'esperienza impegnativa e formativa. Complimenti.

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  4. Anche io ho problemi col tatto, e non solo, ma sopratutto e questo lo dico per esperienza personale, quando stai su un set, o al teatro, non hai tempo di concentrarti e se lo fai, cioè ti riempì la testa di cose come devo pensare a questo a quello la cosa diventa assai complicata, e questo vale anche per la memoria emotiva. Credo che sia questo uno dei motivi di dissacordo con strasberg e altri, Stella ALder credo usi una diversa metodologia, per non parlare di Mesniere che ha creato la sua tecnica

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    1. Stella Adler non era d'accordo con tutto il lavoro sulla memoria emotiva che Strasberg faceva fare agli attori e ha creato un suo metodo... poi, ovviamente, ne esistono anche molti altri.

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