27 settembre 2016

Perché credo di poter fare l'attrice?

A volte qualche aspirante attore trova questo blog e mi scrive per avere dei consigli. A volte, invece, sono io che ricevo dei consigli da loro.
Questo è proprio ciò che successo con Alessia Prosperi, che mi ha dato l'idea per scrivere il post che state leggendo e per questo la ringrazio.


Nella sua mail, Alessia ha scritto:

Ciao Elisa, il mio nome è Alessia e ho trovato il tuo blog per caso ''girellando'' su Internet.
Voglio farti i complimenti per la tua creazione perché mi è stata molto di aiuto.
Come te sono un'appassionata di cinema soprattutto, ma anche di teatro e aspirante attrice.
Quest'anno ho frequentato un corso di recitazione cinematografica e teatrale e ho avuto la fortuna di conoscere un grande professionista, che però mi ha rivolto una domanda alla quale non ho saputo rispondere subito.
Mi ha chiesto non perché voglio di fare l'attrice, ma perché credo di poter fare l'attrice.
Ci ho pensato a lungo, e credo di essere arrivata ad una conclusione, ma vorrei sapere cosa ne pensi.

Che dire? Una domanda decisamente interessante e che mi ha dato molto da pensare.

La prima reazione è stata: ma io non sono nemmeno sicura di poter fare l'attrice!
Non si può dire che i miei sforzi finora abbiano dato chissà quali risultati per permettermi di fare questo mestiere a livello serio... Non sono una professionista e non so se riuscirò a diventarlo, quindi non so se veramente posso fare l'attrice.
Per questo, la mia prima risposta è stata: non lo so. Sarà il pubblico, se riesco a suscitare qualche emozione, a dirmi se posso fare l'attrice e, in tal caso, perché.

Ma poi ci ho pensato meglio. Se è così tanto tempo che voglio fare questo mestiere e non ho ancora smesso di provarci, vuol dire che in fondo sono convinta di avere quello che serve. Altrimenti non avrei nemmeno provato.
A livello consapevole ho tanti dubbi, mi butto giù facilmente e mi autocritico in continuazione, ma a livello inconscio devo avere qualcosa che alimenta questa mia convinzione. Altrimenti non si spiega perché non ho ancora rinunciato.
Allora mi sono posta ancora la stessa domanda e stavolta ci ho pensato di più.

La risposta che mi sono data (e questa volta credo che sia quella vera) è: credo di poter fare l'attrice perché ho l'esigenza di raccontare storie. E' proprio un bisogno profondo, il mio, e non credo che rinuncerei neanche se finissi a lavorare come impiegata alle poste. Troverei un modo, nel tempo libero, per continuare a raccontare e farmi ascoltare da più persone possibile.
Da piccola volevo fare la scrittrice, poi ho iniziato anche a disegnare e a dipingere. Tutte queste cose mi piacevano, ma quando ho incontrato il teatro ho capito che avevo trovato un modo di raccontare che mi piaceva ancora di più. Ecco perché ancora non l'ho voluto abbandonare.

Fin dall'inizio della sua storia, l'uomo ha sentito il bisogno di raccontare storie. Ha disegnato sui muri delle cavarne, ha iniziato a tramandare i racconti e poi ha inventato anche il teatro.
A volte mi sento in colpa perché penso che ci potrebbero essere lavori molti più utili: ad esempio, avrei potuto fare il medico o l'infermiera e aiutare le persone malate. Però sento che non fa per me e non sarei in grado di farlo bene.
E poi mi dico che fare teatro non è così inutile, perché se il genere umano ha sempre raccontato storie, fin dalla preistoria, vuol dire che a qualcosa servono. Magari non servono materialmente, ma non tutti i nostri bisogni sono materiali. Anche la nostra mente ha bisogno di essere confortata, emozionata, divertita.

Questo è il motivo per cui ho bisogno di fare teatro, ma anche il motivo per cui credo di poter fare l'attrice.
Lo posso fare perché voglio raccontare e sono disposta a mettermi in secondo piano per diventare un personaggio, sono disposta a diventare qualcos'altro, ma anche a mettere nel racconto qualcosa di me, se è necessario.
So che sembrano tanti paroloni altisonanti... però è quello che ho sempre pensato fin da quando ho iniziato a fare teatro e me ne sono innamorata.

Se ci sono altri aspiranti attori che mi leggono, vorrei rivolgere anche a loro la stessa domanda: perché credi di poter fare l'attore?
Secondo Alessia è una domanda che ogni aspirante dovrebbe farsi e io sono d'accordo con lei. La risposta probabilmente sarà diversa per ognuno, perché siamo tutti diversi. Magari alcune si assomiglieranno, ma non credo che esista la risposta giusta in assoluto. L'importante è che ognuno abbia chiaro dentro di sé il motivo per cui può fare l'attore.

- dramaqueen



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16 commenti:

  1. Perché facendo l'attrice, stare sul palco mi fa sentire viva e completa.
    Anni fa avevo pensato a rinunciare. Per via di problemi alle caviglie tra rotture, immobilità prolungata e anche un gesso troppo pesante, non riesco a correre e mi affatico prima. Durante un laboratorio di alcuni anni fa, cercando di muovermi il più veloce che potevo, pesi l'enesima storta. Sono andata in bagno e piansi, non per il dolore ma perché ero stanca di avere sempre male. Poi mi sono completamente distesa sul prato e lì mi sono rilassata: non potevo abbandonare il teatro perché ormai faceva già parte di me e continua a farlo

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    1. Sono contenta che tu non abbia rinunciato (anche se i problemi fisici possono essere... un bel problema!) e che tu continui a fare ciò che ami.

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    2. Eh possono essere sì un bel problema, ma faccio quello che riesco fare e quello che riesco a fare lo faccio al meglio. A volte mi è capitato di stare in piedi anche per troppo tempo immobile di quello che riesco (e parlo anche di pochi minuti), ma la determinazione, il sapere di fare qualcosa che mi piace mi aiutano.

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    3. Cerca comunque di non farti male! Insomma, non ha senso rischiare di farsi male per fare proprio quell'azione, quando magari con un'altra azione meno rischiosa si potrebbe avere un effetto del tutto simile. Ma credo che i tuoi insegnanti lo capiscano!

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    4. Ovviamente sono sempre molto cauta in questo.
      Il teatro poi non permette solo di raccontare, ma di portare alla vita il racconto come se fosse tangibile :)

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    5. Sì, ma non deve essere a tutti i costi realistico come il cinema, quindi si possono adottare diverse soluzioni.

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    1. La cosa più vicina al recitare che faccio per "lavoro" è leggere ad alta voce. Perché credo di poterlo fare? Perché a volte ho fatto piangere delle persone e altre le ho fatte ridere e altre le ho ammutolite (e quasi sempre ottenendo il risultato sperato e non quello contrario). Credo di poterlo fare perché riesco a emozionare le persone e a non lasciarle indifferenti. Se però devo essere sincera, ormai non credo più che diventerà un vero lavoro per me e quindi forse non ha nemmeno molto senso mettermi a rispondere a questa domanda...

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    2. La tua è un'ottima risposta!
      Purtroppo non tutti riescono a farlo per lavoro... Si sa che è difficile... Però i tuoi video potranno comunque continuare ad emozionare le persone!

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    3. E forse è giusto e va bene così.

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    4. Non credo che esista un "giusto" e "sbagliato" in modo assoluto. Però nella vita l'importante non è solo il successo professionale, ci sono tante altre cose forse più importanti...

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  3. Bella domanda, ma credo che dentro di te tu sappia già la risposta.

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    1. Sembra la risposta di uno di quei maghi dei romanzi fantasy, è così enigmatica! :D
      Vedremo, il tempo rivelerà la vera risposta...

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  4. Rispondo non da attrice né da aspirante tale, ovviamente, ma da spettatrice. Ho visto moltissimo teatro e ho sempre ammirato la capacità di un attore di essere, per un'ora o anche di più, qualcun altro. Magari una persona completamente diversa da sé, e anche terribile. Con la recitazione si vivono altre vite, si sperimentano altre situazioni. E' un po' come viaggiare... La domanda comunque è di quelle che ti mettono in crisi salutare, almeno a me farebbe quest'effetto. :-)

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    1. Hai perfettamente ragione e infatti è proprio questo che un attore dovrebbe essere. Poi, riuscirci e tutta un'altra storia, per questo la domanda mette in crisi...

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    2. Concordo perfettamente con Cristina. L'idea, la sensazione è quella di viaggiare, sperimentare altri orizzonti, scandagliare aspetti nascosti dentro di noi.

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