18 ottobre 2016

Leggere un'opera teatrale o vederla rappresentata: quali sono le differenze?

Il modo migliore per gustarsi un'opera teatrale è andare a teatro, su questo siamo tutti d'accordo.
Ma sicuramente a tutti noi è capitato di conoscere delle opere teatrali anche senza averle viste in scena. Magari le abbiamo studiate sui libri scuola, o abbiamo voluto leggere il testo perché eravamo curiosi e non c'era lo spettacolo che interessava in nessuna rassegna a noi vicina.


Come funziona in questi casi, possiamo dire di conoscere un'opera teatrale anche se non l'abbiamo mai vista rappresentata ma l'abbiamo studiata? E se l'abbiamo vista a teatro ma non l'abbiamo studiata?

Credo che possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che questi testi sono scritti per essere messi in scena, quindi è solo vedendoli rappresentati che li possiamo veramente conoscere nella forma in cui l'autore li ha concepiti.
Se avete mai provato a leggere un testo teatrale, vi sarete sicuramente accorti che è difficile. Questo lo hanno evidenziato anche Romina e Marco nella loro recensione di Macbeth.
Non è come leggere un libro normale, perché gli altri testi (sia di narrativa che si saggistica) sono scritti per essere letti, invece il copione teatrale no. Non ha uno stile che si presta alla lettura.
Ci sono solo i dialoghi tra i personaggi e a volte (ma non sempre) delle didascalie che descrivono sinteticamente il contesto. Ma anche nei testi con le didascalie più ricche, come ad esempio quelli di Pirandello, c'è una parte fondamentale che viene lasciata all'immaginazione.
L'ambientazione, le luci, i movimenti degli attori, le intenzioni con cui vengono pronunciate la battute, le pause, il ritmo del dialogo... tutto questo, quando si legge il copione, si perde. Eppure è fondamentale nella costruzione dello spettacolo teatrale.
Certo, possiamo cercare di immaginare tutto questo, ma quanto è difficile fare il lavoro del regista, anche se solo nella nostra testa?

D'altra parte, le opere teatrali sono sempre dei testi letterari e ci sarà un motivo se si studiano anche a scuola: vuol dire che leggerli non è proprio inutile.
Secondo me, la lettura ha il pregio di mettere in luce degli aspetti particolari a cui non avremmo fatto attenzione se avessimo visto lo spettacolo in scena. Ad esempio, i diversi registri linguistici scelti dall'autore per i vari personaggi, oppure i rimandi al contesto storico dell'epoca, o ancora le citazioni letterarie di altre opere precedenti o contemporanee.
Tutto questo, nel corso della rappresentazione, si amalgama e contribuisce a passare il messaggio dell'autore allo spettatore. Allo stesso tempo, però, i dettagli si perdono, perché non c'è il tempo di osservarli tutti.

Va detto anche che alcune opere teatrali, soprattutto quelle antiche, venivano messe in scena in un modo che è quasi impossibile riprodurre al giorno d'oggi e che probabilmente non corrisponderebbe nemmeno al gusto teatrale del nostro tempo.
Quindi, anche se andassimo a vederle a teatro, non assisteremmo alla rappresentazione esattamente come l'autore l'aveva concepita. Non vedremmo gli attori della tragedia greca con le maschere e i coturni come li immaginava Eschilo quando scriveva.
Anzi, probabilmente se vedessimo lo stesso "Edipo re" messo in scena da due registi diversi, ci troveremmo di fronte a due spettacoli completamente diversi. Questo perché al giorno d'oggi, quando si mette in scena un testo, un grande importanza va anche all'interpretazione che di questo testo si dà. Alcuni scelgono di mantenersi aderenti il più possibile aderenti al contesto storico originale, altri ambientano l'opera in un contesto contemporaneo, altri ancora la presentano in modo allegorico...

Perciò, ritorniamo alla domanda iniziale: quando possiamo veramente dire di conoscere un'opera teatrale? Basta averla vista rappresentata, averla letta, studiata a scuola o nessuno di questi tre modi è veramente sufficiente?

A differenza del romanzo o del saggio, l'opera teatrale non si limita a vivere sulla pagina scritta, immutabile da quando è stata pubblicata, ma vive anche sul palcoscenico, perciò è influenzata anche dalle interpretazioni che ne danno i registi.
Un esempio emblematico di questa "doppia vita" del testo teatrale è Il giardino dei gabbiani di Cechov, concepito dall'autore come una commedia, ma messo in scena da Stanislavskij come una tragedia. Ma, anche senza arrivare a questi estremi, è facile vedere come il modo di mettere in scena i classici si sia evoluto del tempo e abbia dato a questi spettacoli delle connotazioni diverse.

Ecco perché, secondo me, per poter dire di conoscere veramente un testo teatrale bisognerebbe averlo studiato, conoscere bene la poetica dell'autore e averlo visto rappresentato, magari anche in più versioni. Ma questo, ovviamente, non si può fare ogni volta che andiamo a teatro, altrimenti richiederebbe una quantità di studio potenzialmente infinita!
Per fortuna, per entrare a teatro non c'è un esame scritto e possiamo andarci anche se non siamo dei fini conoscitori dell'opera in questione. Anche se non sappiamo bene come il regista abbia deciso di impostare la rappresentazione. È vero che una conoscenza preliminare dell'opera aiuta a capire meglio, ma possiamo andare a teatro anche se abbiamo letto poche informazioni sullo spettacolo che ci attende e apprezzarlo lo stesso, anzi, a volte in questo modo siamo più liberi dai pregiudizi.
Poi, se quello che abbiamo visto ci ha incuriosito, potremo andare ad informarci meglio sull'opera, sull'autore e sul regista. Ma non è obbligatorio: in fondo, non siamo tenuti ad essere tutti dei perfetti critici cinematografici.

E per chi è incuriosito da un testo teatrale, lo legge, ma poi non ha la possibilità di vederlo rappresentato? Purtroppo capita: io vivevo in un paesino abbastanza piccolo e non c'erano così tante rassegne teatrali tra cui scegliere.
Se anche voi siete in questa situazione, vi consiglio di leggere comunque il testo, anche se vi darà un'impressione molto diversa dalla rappresentazione che potreste vedere dello stesso testo. Potrebbe sembrarvi noioso, quando invece avreste trovato molto coinvolgente lo spettacolo vero e proprio. Oppure potreste non capire bene alcune scene, perché descriverle a parole rende molto meno che metterle in scena con degli attori.
Cercate di usare l'immaginazione il più possibile, creando un'ambientazione e dando un volto ai personaggi, e aiutatevi leggendo le note a piè di pagina, se ci sono (vi possono dare delle informazioni che a volte dai dialoghi non si capiscono bene). Certo, questo metodo ha diversi limiti e non è entusiasmante come vedere lo spettacolo vero e proprio... però mi ha aiutato.

Questa è la mia opinione, ma ora sono curiosa di sapere che cosa ne pensate voi.
Vi piace leggere il testo teatrale prima di vedere la rappresentazione, andate a teatro anche senza conoscere il testo oppure vi accontentate di leggere senza poi vedere lo spettacolo?

- dramaqueen

23 commenti:

  1. Quando frequentavo l'università ho dovuto leggere molti testi teatrali, avevo docenti che li spiegavano nel dettaglio, con molta enfasi, però... Però vederli in scena è un'altra cosa. Se possibile preferisco vederlo rappresentato. Magari mi informo sulla trama e sul tema, senza però "studiare" il testo in anticipo.

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    1. Studiare un testo, che sia teatrale o di altro genere di letteratura, è impegnativo.
      Però a me è piaciuto vedere in scena dei testi che avevo studiato in modo approfondito a scuola, come è successo con la Baccanti di Euripide in quinta liceo. Mi ha permesso di apprezzare tanti piccoli dettagli che altrimenti avrei trascurato.

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  2. Ciao Elisa.
    Devo dire che io ho potuto apprezzare le opere teatrali solo leggendole, sono molto poche le opere viste a teatro. Per esempio Shakespeare vorrei vederlo rappresentato dal vivo, mah, chissà... prima o poi.

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    1. Ciao e benvenuto sul mio blog!
      Siamo tutti diversi e quindi è naturale che ognuno abbia preferenze diverse, ma devo dire che non conosco molte persone che preferiscono la lettura dell'opera teatrale.
      A me piace leggere il testo se so che a breve lo vedrò rappresentato, per prepararmi. Ma se leggo soltanto mi sembra di essermi persa metà di quello che l'autore voleva dire. Allora, se non trovo quello spettacolo in una rassegna teatrale, cerco almeno un film ispirato ad esso, anche se ovviamente non è la stessa cosa (questo l'ho fatto soprattutto con Shakespeare).

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    2. Ah perbacco, mi sono spiegato male io, perdonami, non dico che preferisco la lettura dell'opera teatrale, è solo che purtroppo non ho avuto molte occasioni di andare a teatro. Le poche volte che l'ho fatto ho vissuto momenti bellissimi. Concordo sulla bellezza di alcune pregevoli riduzioni cinematografiche.

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    3. Ops, non avevo capito... Anch'io non ho mai avuto la possibilità di vedere a teatro certe opere che ho letto. Non sempre si trova lo spettacolo che si vorrebbe e non si può neanche girare mezza Italia per andarlo a cercare, però spero che nel tempo riuscirò a recuperarli.

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  3. La drammaturgia è da sempre a pieno titolo una forma di letteratura, quindi la lettura di un testo teatrale non toglie nulla al lettore avvezzo a letture comuni. La sua rappresentazione poi non credo abbia tutta questa centralità, basti pensare ai tanti pseudoregisti che affollano teatri anche blasonati.

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    1. È letteratura, certo, ma non tutta la letteratura si legge allo stesso modo. Anche leggere narrativa è diverso da leggere saggistica. Forse tu, come regista, lo vedi in modo diverso, ma per me e ancor di più per altre persone non abituate è difficile immaginarsi tutto quello che il testo teatrale non dice.
      Che poi un testo possa essere messo in scena in modo discutibile è un altro discorso...

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  4. "Forse tu, come regista, lo vedi in modo diverso, ma per me e ancor di più per altre persone non abituate è difficile immaginarsi tutto quello che il testo teatrale non dice".
    Mah, difficilmente ci si imbatte in persone che si sentono a disagio leggendo un testo drammaturgico. In moltissimi leggono Shakespeare, Goldoni, Rostand, Tirso de Molina senza avvertire questo senso di "smarrimento".

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    1. Non dico che ci si senta a disagio, dico solo che bisogna usare molta immaginazione, più di quella che si usa normalmente per leggere un racconto o un romanzo. E dato che, in media, si leggono molti più romanzi che opere teatrali, è normali che siamo più abituati ai primi.

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  5. Io, in alcuni casi, in mancanza di spettacoli nelle vicinanze, ho visto delle registrazioni video di spettacoli dal vivo. Non è la stessa cosa, ma è già qualcosa.

    P.S. Grazie per la citazione!

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    1. Non è la stessa cosa, ma anch'io l'ho fatto perché ero curiosa... Sono comunque godibili.
      Grazie a voi per avermi dato l'idea!

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  6. Una volta leggevo il testo teatrale prima di andare allo spettacolo, oggi faccio esattamente l'opposto!

    Pensa che quest'anno sono andata a vedere "La Morte di Danton" di Georg Büchner al Teatro Strehler. Ne avevo sentito parlare come di un testo miliare per la Rivoluzione Francese. Fidandomi della mia preparazione sul periodo, sono andata allo sbaraglio senza leggere nulla, salvo a scoprire che sarebbe durata tre ore più l'intervallo. Infatti è uno spettacolo pochissimo rappresentato per il numero dei personaggi (una ventina, infatti Giuseppe Battiston interprete di Danton aveva detto all'inizio, scherzando, che prima doveva imparare a memoria il nome di tutti i suoi colleghi), per la complessità del testo denso di riferimenti filosofici, politici e classici, per l'allestimento e per la lunghezza.

    Sono rimasta talmente entusiasta che dopo lo spettacolo ho acquistato il testo per leggerlo con calma e anche una pubblicazione con gli attori che lo avevano interpretato e una scheda con il personaggio di riferimento.

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    1. Non conosco questo spettacolo, ma mi sembra molto complesso! Probabilmente è uno di quei casi in cui io leggerei il testo prima, tanto per arrivare un po' preparata e non perdermi tra una scena e l'altra.

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    2. In effetti alcuni passaggi erano abbastanza oscuri anche per me, e riguardavano principalmente i personaggi minori.

      L'autore aveva scritto questo testo in pochissimo tempo - appena cinque settimane di lavoro - stava scappando dalla Germania perché ricercato dalla polizia tedesca e aveva bisogno di soldi.

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    3. Un dramma così complesso in cinque settimane? Complimenti all'autore!

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    4. Sì, fa anche più impressione pensare che morì giovanissimo di tifo a soli 24 anni, e che La Morte di Danton fu scritta a 22. Se non è genio questo...

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    5. Sicuramente è genio! E poi, quando penso a questi scrittori e artisti morti così giovani, mi chiedo sempre: chissà quanti altri capolavori avrebbero potuto produrre, se solo avessero vissuto di più... Purtroppo non possiamo saperlo.

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  7. Ricordo con molto piacere il corso di storia del teatro e il relativo laboratorio all'università: anche se il docente non era d'accordo nel classificare il teatro all'interno della letteratura (nel senso che per lui era proprio materia a sé, che anche a scuola non dovrebbe essere, a suo parere, assorbita dall'insegnamento di letteratura italiana), ha avuto il merito di farci riflettere sull'importanza dell'aspetto registico e delle infinite possibilità della messa in scena, che può arrivare ad effetti, toni e sfumature diversissime.

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    1. In parte do ragione al tuo insegnante, perché a quanto ne so, quando si parla di storia del teatro, ci si concentra molto sulle opere teatrali come testi letterali e pochissimo sulle modalità di messa in scena dell'epoca. Secondo me, si potrebbe dire che fa parte della letteratura, ma ha anche delle caratteristiche che vanno oltre.

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    2. Questo è certo. L'atto linguistico è importante, l'elaborazione dell'autore pure, logicamente a scuola non si può far entrare tutto, ma spesso si va molto al di là della letteratura e si può parlare, in generale, di linguaggi, tanto è che si stanno diffondendo molte teorie prossemiche nell'approccio alla letteratura e per lo stimolo della creatività e delle varie espressioni culturali l'aspetto "recitativo" acquisisce sempre più peso. Io, ad esempio, con una mia classe sto lavorando sulla lettura espressiva e animata... ed è divertentissimo! :)

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    3. Con questo commento mi hai fatto sentire molto ignorante: sono dovuta andare a vedere che cosa sono le teorie prossemiche ^^"
      Però sul fatto che la lettura animata sia molto divertente non posso che concordare. Anche mia mamma l'ha fatto con i suoi alunni, l'anno scorso, e mi ha raccontato che si sono molto divertiti.

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  8. Secondo me la questione è molto semplice: leggendo un testo teatrale ci si fa un'idea delle intenzioni dell'autore. Vedendo uno spettacolo a teatro si vede l'interpretazione che ne ha dato il regista. E come hai detto tu non sempre coincidono.
    Io quando vado a vedere uno spettacolo tratto da un testo di una certa levatura cerco sempre di arrivare preparato. Non mi interessa tanto il "cosa succede" ma come il regista me lo presenta.
    Massimo

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