29 novembre 2016

Beyond Vanja

Si può rendere moderno ciò che Čechov ha scritto alla fine dell'Ottocento? Oppure è sempre stato attuale, ma noi non ce n'eravamo accorti?
Questa è la domanda a cui cerca di rispondere la rielaborazione di "Zio Vanja" ideata da Antonello Antinolfi e messa in scena dal regista Francesco Leschiera, che si propone di portare allo spettatore qualcosa che va oltre il testo originale.



Con un po' di ritardo, vi parlo di "Beyond Vanja", spettacolo che ho visto il 17 novembre al Teatro Litta - La Cavallerizza di Milano. 
Purtroppo, le repliche per ora sono finite, ma spero che la compagnia riesca presto a portarlo in scena di nuovo, perché a me è piaciuto molto e consiglierei anche a voi di andarlo a vedere.

La vicenda è tratta da quella raccontata da Čechov e ne riprende i temi e i personaggi principali, a partire dal professor Serebriakov, che potrebbe essere definito la figura portante della rappresentazione.
In questa versione, il vecchio professore in pensione non è impersonato da un attore e non si vede mai in scena, ma questa apparente assenza lo rende paradossalmente ancor più presente. È presente nelle parole e nelle azioni degli altri personaggi, che non possono fare a meno di essere influenzati da lui, qualsiasi cosa facciano.

Da quando il professore e la sua giovane seconda moglie sono ritornati alla tenuta di campagna, gli equilibri tra i membri della famiglia si sono incrinati.
Sonja, la figlia di primo letto del professore, e Ivan Petrovic Vojnickij (lo zio Vanja del titolo), fratello della prima moglie del professore, lavorano per amministrare la tenuta, ma finiscono per essere influenzati dall'indolenza dei due ospiti.
La presenza del dottor Astrov, di cui Sonja è innamorata anche se non riesce a farsi notare, non fa che complicare la situazione. L'attenzione di Astrov e di Vanja è inevitabilmente catalizzata dalla giovane e bella Elena, la moglie ventisettenne del professore. Entrambi vorrebbero conquistarla, ma lei si tira indietro anche quando sembra volersi concedere.
Questo non fa che accrescere il dolore di Sonja, che si vede continuamente ignorata dal dottor Astrov e, per quanto dimostri di possedere altre doti, non riesce a competere con la bellezza di Elena.

Tutta la storia si regge su questi equilibri precari, sui personaggi che cercano di formare tra di loro dei rapporti, ma per qualche motivo non ci riescono mai. Finiscono inevitabilmente, nonostante tutti gli sforzi, a dover ritornare alla monotonia delle loro vite. Quella monotonia che li tedia e da cui vorrebbero disperatamente scappare, ma a cui non possono fare altro che rassegnarsi, alla fine.
Ed è qui che Čechov riesce a parlare a tutti noi, anche più di un secolo dopo aver scritto l'opera teatrale. È qui che lo spettatore si ritrova ad identificarsi con Sonja che viene rifiutata, con Vanja che rischia di perdere tutto ciò per cui ha lavorato e non riesce ad accettarlo e, infine, persino con quella Elena che all'inizio sembrava tanto fredda e scostante.

Ma lo spettacolo non mi ha colpito solo per i temi: anche il modo in cui è stato messo in scena è stato molto suggestivo e ha contribuito a farmi sentire vicina alla situazione narrata, anzi quasi dentro la storia di zio Vanja e degli altri personaggi.

L'allestimento a cui ho assistito era molto particolare: io mi aspettavo di entrare in un teatro convenzionale, con il palcoscenico, il sipario e le poltroncine. E invece...
Mi sono ritrovata in una stanza piuttosto piccola. Un'atmosfera raccolta e intima, illuminata da poche luci e da alcune candele. 
Le maschere avevano fatto entrare metà degli spettatori da un lato e metà dall'altro, quindi ci siamo trovati seduti ai due lati opposti della sala. Al centro, uno spazio delimitato da alcune paratie in plexiglass, all'interno del quale si stava già svolgendo la scena. Un uomo, da solo nella sala da pranzo, mangia.
È come trovarsi di fronte ad una bolla trasparente in cui si sta svolgendo un'altra storia parallela alla nostra. Una storia che si svolge in un tempo diverso e che non comunica con noi, ma che è altrettanto reale.

Per entrare in scena, gli attori devono passare in mezzo al pubblico. Sono vicinissimi, guardano lo spettatore, ma non lo vedono, perché fanno parte di un'altra realtà che non si interseca con la nostra.
Con una sola eccezione. Che, per una fortunata coincidenza, sono stata io. 
Ad un certo punto, zio Vanja rientra in scena con un mazzo di rose che era andato a prendere, ma vedendo ciò che era successo nel frattempo si rende conto che non gli servono più. Quindi guarda la spettatrice seduta più vicino al corridoio alla sua sinistra (che la sera del 17 novembre ero proprio io) e le lascia in mano le rose.
Ecco, volevo solo chiudere questa recensione condividendo con voi la magia di aver ricevuto delle rose da zio Vanja, anche se non facevo parte dello spettacolo.

Mi rendo conto che questo allestimento sia difficile da riprodurre in contesti più grandi e che anche l'atmosfera intima del luogo abbia contribuito a coinvolgermi così tanto in questa rappresentazione, ma allo stesso tempo mi piacerebbe che molte più persone provassero questa esperienza.
Spero che la compagnia abbia presto altre occasioni di mettere in scena questo spettacolo, magari non solo a Milano ma anche in qualche altra città.

- dramaqueen



Per approfondire:




Foto dal sito mtmteatro.it

8 commenti:

  1. Da come ne parli sembra un allestimento molto ben riuscito, m'interessa molto la tecnica del personaggio apparentemente assente , nel Cinema viene utilizzato spesso questo artificio, ricordo un film del 1976 con Mariangela Melato, il film si intitola "Caro Michele" e all'interno il personaggio non compare mai solo che risulta estremamente presente perché tutti gli altri personaggi (quasi esclusivamente femminili ) si rivolgono a lui parlandogli come se fosse presente o scrivendogli delle lunghe lettere. Non ti racconto la trama, ma ti consiglio di vederlo se riesci, penso ti possa piacere.

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    1. A me l'allestimento è piaciuto molto e anche gli altri spettatori mi sono sembrati positivamente impressionati.
      Mi segno il film, grazie per il consiglio!

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  2. Ma che figata resa così! Mi sarebbe piaciuto vederla :) Tra l'altro non partirei impreparato dato che in storia del teatro l'ho affrontato.
    Bello anche il momento delle rose :)

    CervelloBacato

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    1. Forse essere preparati sarebbe stato meglio... Io sapevo a grandi linee la storia, ma ho avuto ugualmente dei momenti di smarrimento dovuti ai nomi russi (quasi ogni personaggio ha tre nomi più soprannome)!
      Se arriva dalle nostre parti, ti avviso. Oppure anche se tu passi da Milano.

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  3. Beh, il testo teatrale può sempre essere riadattato dal regista per raccontare gli elementi atemporali, quindi validi anche per noi contemporanei, prescindendo dalla datazione storica del testo.
    Per fare un esempio diverso rispetto al tuo, io ho visto diversi film ispirati a opere di Shakespeare che rispettavano alla lettera il testo originale; però erano ambientati ai giorni nostri, e quello che mi ha colpito è stata la capacità dei registi di far notare come certe situazioni recenti possano in realtà essere raccontate da un testo teatrale vecchio di quattro secoli, pur con qualche inevitabile anacronismo e incongruenza.

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    1. Le situazioni raccontate nei "classici" si adattano bene all'umanità di ogni tempo, ecco perché sono classici.
      Immagino che ora sarebbe un po' anacronistico dire battute del tipo: "Portami la mia spada", ma al di là di quello sia Shakespeare che Cechov rimangono molto attuali nei temi trattati.

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  4. Io due anni fa sono andato a vedere L'Ispettore Generale di Gogol' e anche lì nella prima parte dell'opera la presenza del personaggio è molto forte pur non essendo mai entrato in scena.
    Peraltro molto moderna come opera, perché uno potrebbe non sapere essere ambientata nell''800, perché tale e quale la situazione attuale (italiana).

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    1. Non ho mai visto quest'opera, ma ho letto di cosa si tratta e sicuramente anche quella è molto attuale. Dal basso della mia esperienza di spettatrice, credo che quella del personaggio "assente ma presente" è una tecnica che rende molto, se è usata bene.

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