8 novembre 2016

Per recitare basta avere talento?

Il talento: questa scintilla magica che alcuni possiedono e altri no. Alcuni hanno tentato di definirlo a parole, ma è così difficile da spiegare... la sua essenza pare inafferrabile.
Come distinguere chi ce l'ha da chi non ne ha? Non sempre è facile, eppure si sente dire che i primi hanno qualche cosa in più. Ma il talento è proprio indispensabile? E soprattutto, basta a se stesso o deve essere nutrito dallo studio e dall'esercizio?


Quando ho scritto il post 7 consigli che ti serviranno per affrontare un provino su AttoriCasting.it mi sono arrivati alcuni commenti di persone che erano in totale disaccordo con me: secondo loro non serviva studiare, il vero attore aveva bisogno solo del talento. Attori si nasce e non si diventa.


Penso che vi basterebbe aver letto anche solo un paio di post di questo blog per capire che io non la penso così. 
Altrimenti, perché continuerei a ripetere che bisogna studiare e impegnarsi? Perché ci sarebbe la sezione "esercizi" nella barra lì in alto? Perché vi parlerei di libri da leggere per ampliare la nostra conoscenza e migliorarci?
Questa concezione del talento come forza magica che rende i prescelti dei grandi attori fin dalla nascita mi sembra decisamente troppo semplicistica.

Forse sarà tutta invidia perché io questo grande talento non ce l'ho (anzi, quando ho iniziato facevo a dir poco pena)? Può darsi. Avrei sicuramente preferito essere una di quelle attrici che ammaliano il pubblico fin dalla prima scena e che fanno dire a tutti: "Com'è brava!"
Non sono nata così e me ne sono fatta una ragione, ma forse per la mia testardaggine mi sono convinta che, impegnandomi e studiando, avrei potuto migliorare ad essere in grado di raccontare una storia in modo coinvolgente a chi avesse voluto stare ad ascoltarmi. Se ci sto riuscendo, lo dovrete giudicare voi, ma ora basta parlare di me; stavamo facendo un discorso sul talento.

Come ho detto anche in Che cos'è il talento... secondo Paperon De' Paperoni, credo che l'inclinazione naturale che ci porta ad essere bravi in qualcosa non sempre si manifesti da subito.
A volte potrebbe volerci qualche tentativo, per trovare il canale giusto che ci permette di esprimere il nostro potenziale. Oppure è una capacità che credevamo di non avere e un giorno, provando qualcosa di nuovo, misteriosamente si "sblocca".

Ma poniamo che il talento sia una scintilla magica o che si ha o non si ha e che si manifesta immediatamente, dalla prima volta che un bambino o una bambina si accosta alla disciplina prescelta.
Ad esempio, chi è destinato a diventare un grande disegnatore, appena prenderà in mano la matita produrrà dei disegni bellissimi. Chi ha talento per il violino sarà in grado di suonare bene dopo poche lezioni. Chi diventerà un grande scrittore, già da bambino sarà capace di inventare storie bellissime.
Invece, non è proprio così. Chi ora è un grande artista, probabilmente da bambino già si distingueva dai compagni che in terza elementare disegnavano ancora le persone con le braccia a stecchino.
Ma chiedetegli quanto si è esercitato, per arrivare dov'è ora. Chiedetegli quante prove e quanti esercizi ha fatto per trovare un suo stile, per acquisire padronanza dell'anatomia umana, del colore, della prospettiva... Chiedetegli se ha fatto una scuola d'arte o se ha avuto un insegnante che gli spiegasse questi concetti e, se sì, quanto questo lo abbia aiutato.
Penso che possiate immaginare le risposte che vi darebbe.

E credo che lo stesso valga per il musicista, per lo scrittore, per la ballerina, persino per chi diventa un genio dell'informatica. Quindi, perché non dovrebbe valere per l'attore?

Forse c'è la convinzione che l'attore debba solo esprimere le sue emozioni e che non ci sia nessuna tecnica da imparare, perché viene tutto naturale... però la tecnica c'è, eccome. Solo che gli spettatori non se ne accorgono, perché il bravo attore l'ha assimilata bene e l'ha fatta sua.
Se non esistesse nessuna tecnica, tutte le scuole di recitazione a che cosa servirebbero? E tutti i libri che sono stati scritti sul mestiere dell'attore? Parlerebbero del nulla?
La verità è che ci si può mettere davanti all'obiettivo di una macchina da presa ed essere più o meno spontanei quando si prova a recitare. Se diamo allo spettatore l'impressione di essere naturali, questo è indice di una buona predisposizione, ma significa che siamo automaticamente dei grandi attori. Magari quella scena ci potrebbe riuscire bene, ma la successiva no, perché la sentiamo più lontana dal nostro vissuto.
In teatro è ancora più difficile che nel cinema, ad esempio perché bisogna parlare a volume alto per farsi sentire anche dalle ultime file o perché bisogna usare molto di più l'immaginazione se la scenografia è scarna... Quindi serve un po' di esercizio in più per imparare come fare.
Insomma, la predisposizione è un buon punto di partenza, ma non è un punto di arrivo.

Molti attori hanno iniziato da bambini, e in effetti i bambini risultano naturali perché la distinzione tra gioco e recitazione non è poi così netta. Immagino che anche voi, da piccoli, vi siate divertiti a calarvi in mille scenari diversi creati dalla vostra fantasia. "Facciamo che io ero una strega", "Facciamo che io ero un agente segreto e tu la spia nemica", "Facciamo che tu eri un leopardo e io ero una pantera."
Però molti di questi attori, una volta cresciuti, hanno sentito l'esigenza di frequentare dei corsi di recitazione veri e propri. Per fare solo due esempo, Natalie Portman ha frequentato lo Stagedoor Manor Performing Arts Camp, pur avendo una carriera già avviata. E Leonardo Di Caprio, anche se non ha mai frequentato una vera e propria scuola, si affida ad un affermato acting coach, Larry Moss.
Senza contare che l'esperienza sul campo costituisce già di per sé una scuola, perché permette di mettersi alla prova, di fare esercizio, di osservare come lavorano altri attori e di confrontarsi con i registi.

In conclusione, la mia risposta alla domanda è: no, il talento non basta.
Se si parte con una buona predisposizione per la recitazione, questo non potrà che facilitare la carriera futura, ma bisogna sempre impegnarsi per migliorare. Nessuno nasce attore da Oscar e nessuno può imparare tutto da solo, perché per quanto cerchiamo di studiare da soli ci sarà sempre qualcosa che ci sfugge. Abbiamo bisogno di imparare dagli altri, che siano insegnanti oppure altri attori con più esperienza.

Non so se per chi, come me, non ha questo talento straordinario la possibilità rimanga aperta. Mi piace credere che lo studio e l'impegno possano dare qualche risultato. Non ho prove scientifiche, ma per ora mi terrò quest'illusione e continuerò a cercare di migliorarmi.
Ma anche per chi ha talento, lo studio serve. Non pensate che la predisposizione naturale basti per sentirsi "arrivati": c'è comunque un lungo percorso di perfezionamento davanti. E non è per invidia che ve lo dico, cari attori di talento. Ve lo dico per spronarvi: non adagiatevi sugli allori e cercate di migliorarvi costantemente.
In fondo non è anche questo il bello dell'arte? La perfezione non esiste, ma si può sempre cercare di arrivarci un po' più vicini di quanto eravamo prima.

- dramaqueen



Immagine da Pexels
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20 commenti:

  1. Il "talento" serve. Chiamiamola "predisposizione" o "attitudine", poco cambia. Qualcosa che faccia venire le cose un po' naturali. Ma da solo è sterile. Probabilmente una persona talentuosa parte avvantaggiata e magari non potrà essere raggiunta nemmeno da chi si impegnerà di più, ma... se non fa niente, non potrà crescere. E non c'è peggiore sconfitta di non riuscire a battere se stessi, tanto più se si parte con delle buone carte. Ovviamente è il mio pensiero e si riferisce a tutti i contesti, non solo al teatro.

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    1. Anche il mio pensiero si riferiva a tutti i contesti, ma non so perché alcune persone siano convinte che si possa nascere attori fatti e finiti. Mentre invece ammettono che per disegnare o suonare uno strumento serva esercizio costante.
      Insomma, sembra quasi che secondo loro recitare sia più facile... ma non è facile per niente, ci vuole impegno e questo non lo dico solo io.

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  2. "Facciamo che ero" è meraviglioso: ogni volta rimango basito a osservare la potenza che i tempi verbali hanno sulla nostra mente.
    Per il resto, già lo sai perché già lo dissi, il talento è come il genio: 99% traspirazione e 1% ispirazione. Ma anche 100% e 0%, il più delle volte.
    Per conferma, chiedere a Bolle quante ore passa tra palestra e sala prove o se, essendo lo spettacolo alle 21, lui si presenti "mangiato" alle 20.45 chiedendo: "È qui che c'è da ballare?" :)

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    1. Non so se è una forma regionale che si usa solo nella mia zona, ma per i giochi da bambina usavo sempre l'imperfetto. "Facciamo che io ero", "e poi io facevo questo", "e tu allora diventavi una fata"... Tutti i miei giochi erano fatto così :)

      Immaginare Roberto Bolle come l'hai descritto tu mi ha fatto ridere, ma è un po' triste che le persone considerino così il ruolo dell'attore. Uno si mette sul palco e recita. E invece non immaginano quanto impegno ci stia dietro! Forse con la danza è un po' più facile da immaginare, ma anche il teatro non scherza (e penso nemmeno il cinema).

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    2. Ho scritto di Bolle proprio perché ho conosciuto gente nel teatro amatoriale che la intendeva proprio così: arrivare 10 minuti prima dello spettacolo e, se del caso, improvvisare. Ed è un peccato, perché poi si rovina la categoria. Mai mangiati, però: vedi mai ci fosse qualcosa a scrocco. ;)

      L'imperfetto, proprio per il suo essere un tempo indefinito, è il tempo della fantasia e dei giochi dei bambini in tutta Italia. Il tempo della fantasia e, non per caso, delle fiabe. XD

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    3. Questi utilizzi dell'imperfetto sono tipici dei giochi di finzione e narrativi. Se vi interessa approfondire, ne parla anche Rodari ne "La Grammatica della Fantasia". Scusate se mi sono intromessa nel discorso, ma è un argomento di cui mi sono occupata a lungo, quindi ci tengo.

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    4. Per Michele: non potrei mai preparare uno spettacolo con delle persone che non si impegnano, mi arrabbierei tantissimo, perché così vanificano anche il lavoro degli altri che si impegnano. Per fortuna non mi sono mai capitati dei casi così estremi.

      Che bello che i bambini giochino nello stesso modo in tutta Italia!

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    5. Per Romina: grazie del consiglio :)
      Ho letto qualcosa di Rodari (e mi è piaciuto molto), ma non ancora "La grammatica della fantasia". Lo leggerò. Leggerò tutto. Ho millemila libri da leggere, di tutti gli argomenti, ma ce la farò.

      P.S. Tanto lo so che ti sei intromessa solo per rendere dispari i commenti e scatenare le mie manie ossessivo-compulsive :P

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    6. È molto diverso dagli altri suoi libri, ma io lo adoro! È uno dei pochi libri che ho letto più volte e ho anche tenuto dei corsi di scrittura per bambini sulle sue tecniche: le trovo straordinarie!

      P.S. L'ho fatto senza intento cattivo però poi ci ho pensato e ho sperato di non fare danni, ahah!

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    7. Allora lo leggerò sicuramente.
      Comunque posso sopportarlo, non ho davvero un disturbo ossessivo compulsivo. Vero? La voce dentro la mia testa ha risposto di no :D

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    8. Non mi preoccupa tanto il disturbo ossessivo compulsivo, quanto il principio di personalità multipla! Ahaha, scherzo, ovviamente.

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    9. Principio? Ma qua siamo già avanti! xD
      Anch'io ovviamente scherzo, non mi permetterei mai di mancare di rispetto a chi veramente soffre di qualche disturbo mentale. Era solo una battuta ironica e spero di non essere stata offensiva per nessuno.

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  3. Il talento può servire. Anzi, magari alcuni si accorgono di averlo solo dopo aver cominciato un'attività perché non ci avevano mai pensato.
    Io prima di cominciare il mio primo laboratorio di teatro non pensavo per niente di voler diventare attrice. Anzi, ero molto più chiusa e il teatro mi ha liberato. Poi ho visto che mi piaceva stare lì, che mi sentivo viva e così ho continuato ricordandomi poi del gioco che facevo da piccola ovvero inventare storie e interpretare tutti i personaggi cambiando a loro la voce. Ma anche questa scintilla non serve se non è nutrita, supportata. E' come un seme. Da solo contiene tutta la pianta, ma senza acqua, senza sole, senza un terreno che sia adatto, non potrà mai diventare la pianta e quando lo sarà diventata, non vuol dire che la crescita sia finita.

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    1. Esatto, la metafora della pianta spiega proprio quello che volevo dire io.
      Non puoi prendere in mano il seme e dire: "Ho una pianta". Magari è un seme che ti permetterà di ottenere una pianta grande e robusta, ma lo devi far crescere, prima.

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  4. Il talento da solo non arriva lontano, secondo me. Anche se sei tanto fortunato da riuscire molto bene in qualcosa fin dall'inizio, puoi tranquillamente fermarti lì. Certo chi ha quella fortuna spesso viene preso da una passione intensa, che lo spinge a impegnarsi ai massimi per puro amore di ciò che fa, e questo può anche sostituire lo studio. Gli altri però cosa dovrebbero fare, rinunciare? Se il mondo dovesse reggersi solo sui talentuosi, verrebbero a mancare molti pilastri... ;)

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    1. Chi si appassiona finisce per impegnarsi e studiare, ma la recitazione è spesso vista come una cosa facile, in cui tutti si possono buttare. Con la scusa di questo presunto talento che può tutto, alcune persone sono convinte di poter diventare attori dall'oggi al domani. E non funziona esattamente così, nella realtà.

      Spero che anche per i non talentuosi ci sia un posticino. Io sono sicura di non essere la prossima Eleonora Duse, però magari posso dare ugualmente qualcosa agli spettatori, quindi continuo a sperare...

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  5. Io credo che il talento sia nascosto nelle profondità del nostro cervello, in alcune zone neuroanatomiche più o meno sviluppate. Ovvero sarebbe ciò che viene comunemente definito "inclinazione". Invece la bravura è un'altra cosa, perché richiede tempo, esercizio, impegno...

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    1. Sarebbe interessante interpellare le neuroscienze e vedere che cosa ne dicono...
      Comunque sicuramente avere un'inclinazione non significa nascere già bravi. L'esercizio serve, anche se è faticoso e a volte lo si salterebbe volentieri.

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  6. Il talento è portare alla luce la propria inclinazione, poi però ci devi lavorare sopra e massacrarti se vuoi essere davvero bravo

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    1. Ciao e grazie per il commento!
      Hai ragione, credo che nessuno nasca già bravo. Si vede l'inclinazione della persona, ma si vede anche e soprattutto se questa ha lavorato per migliorarsi.

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