28 dicembre 2016

Quello che gli insegnanti possono imparare dagli attori

Qualche settimana fa ho dovuto frequentare uno di quei noiosissimi corsi sulla sicurezza. Sono sicura che tutti ne avete fatto qualcuno e, per carità, è giusto che ci siano per normativa... però in ufficio non ci sono tutti questi rischi e quindi si dicono sempre le stesse cose.
Però, fortunatamente, questa volta non è stato così noioso come pensavo. Le norme di sicurezza sono sempre le stesse, ma l'insegnante è riuscito a mantenere la mia attenzione sul suo discorso.


Nello stesso periodo, stavo leggendo il Manuale minimo dell'attore di Dario Fo e mi ha colpito la somiglianza tra la lezione e ciò che era descritto nel libro, quando si parla di come l'attore può creare un rapporto con il pubblico.
Perciò ho pensato che forse, gli insegnanti possono davvero imparare qualcosa dagli attori!


Io non ho mai insegnato alcunché, però sono figlia di un'insegnante, quindi ho sentito più di qualche racconto, e posso parlare da studentessa che ha seguito lezioni di maestri e professori per anni e anni. Non è come avere esperienza diretta dell'insegnamento, ma spero che vi accontentiate.

Iniziamo, prima di tutto, a spiegare qual è il passaggio del libro che mi ha fatto fare questo collegamento tra insegnanti e attori.
Ad un certo punto, nella terza giornata della conferenza, Dario Fo inizia a parlare del pubblico e di come sia un elemento determinante per la riuscita dello spettacolo. Infatti lo scopo del testo è quello di riuscire a coinvolgere gli spettatori: se sulla carta lo spettacolo funziona, ma nel momento della rappresentazione l'accoglienza è fredda, non si raggiunge il risultato voluto.
Fo racconta che lui e Franca Rame usavano dei trucchi per "testare" il pubblico prima dell'inizio della rappresentazione. Mentre gli spettatori stavano prendendo posto, i due attori lanciavano qualche provocazione, ad esempio chiedendo ad un uomo se intendesse rubare il posto della signora che si è alzata per andare in bagno.
In questo modo, riuscivano a capire che tipo di pubblico avevano davanti e a fare degli aggiustamenti al testo e al ritmo delle scene, se necessario. Io non saprei da dove partire per fare un cosa simile, ma loro erano attori bravi e di grande esperienza, quindi sapevano come far funzionare uno spettacolo.

Ed è qui che entra in gioco l'insegnante di cui vi ho parlato prima, quello del noiosissimo corso sulla sicurezza. Mi ha ricordato queste pagine del libro di Dario Fo perché ha iniziato la lezione con una provocazione... discutendo del modo in cui prendevo appunti!
E poi ha continuato a lanciare qualche provocazione del genere anche durante la lezione, per tenerci svegli. Da qui mi è venuta l'idea di paragonare gli insegnanti e gli attori.

Insegnare e recitare non sono proprio la stessa cosa: ad esempio, nessuno vi interrogherà su quello che avete visto, quando uscite dal teatro dopo aver visto uno spettacolo. E per fortuna.
Invece, quando l'insegnante sta facendo lezione, è molto meglio stare attenti e cercare di capire... ma che fatica, qualche volta! Specialmente se sono le otto di mattina e il professore spiega tenendo sempre il solito tono di voce.

Ecco perché gli studenti apprezzano molto quando l'insegnante "intrattiene" il suo pubblico, come farebbe un attore. Ma, nella pratica, quali sono gli elementi che chi insegna può imparare dal teatro?
Si tratta solo del mio parere personale, ma li ho raccolti in questa lista:

  • Conoscere il pubblico a cui si parla: appunto quello di cui parlavo prima a proposito di Dario Fo. Credo che sia difficile, per un insegnante, capire come impostare la lezione quando si trova davanti ad una classe nuova. Però c'è il vantaggio che gli alunni rimangono sempre gli stessi per un periodo abbastanza lungo, a differenza degli spettatori di un teatro, che cambiano tutte le sere. Quindi un insegnante ha modo di capire meglio quali tipi di lezione e quali attività coinvolgono di più gli studenti della classe.
  • Ritmo: come uno spettacolo teatrale non può mantenere sempre lo stesso ritmo, lo stesso deve succedere anche con una lezione. Se il ritmo è troppo veloce, chi ascolta non riesce a stare dietro a chi parla e ha bisogno di respiro. Se è troppo lento, chi ascolta finisce per annoiarsi. Ecco perché servono delle variazioni di velocità, a seconda del contenuto. L'ideale sarebbe rallentare quando i concetti sono più complessi e agli studenti serve più attenzione per capire... e questo sembra scontato, ma molti professori, invece, continuano a correre come treni.
  • Tono di voce: tutti sanno che chi parla con tono di voce piatto ha un effetto soporifero. Gli insegnanti potrebbero imparare dagli attori quante infinite sfumature la voce può offrire per enfatizzare o esprimere meglio un concetto. Ci sono le differenze di volume, di altezza, di velocità nel parlare... e, se state leggendo un libro ad una classe delle elementari, perché non giocate anche con i diversi timbri? Per iniziare, potete  trovare qui un esercizio per iniziare a scoprire queste sfumature vocali.
  • Non essere statici: come detto sopra per il tono della voce, anche la posizione statica non aiuta a coinvolgere gli ascoltatori. L'ideale sarebbe muoversi ogni tanto, invece di restare sempre seduti alla cattedra. Non troppo, altrimenti gli studenti non riusciranno più a seguirvi, ma il giusto. Magari alzandovi per disegnare un grafico alla lavagna oppure per prendere un oggetto che vi può aiutare nella spiegazione.
  • Immedesimarsi: dalla mia esperienza di studentessa ho capito che gli insegnanti che spiegano meglio sono sempre quelli appassionati dell'argomento di cui stanno parlando. Certo, ci saranno sempre gli argomenti che digerite peggio di altri, ma se avete deciso di studiare e di insegnare proprio quella materia, mi auguro che vi appassioni. Perciò vi consiglio di immedesimarvi in quello che dite, anche se sono numeri all'apparenza freddi. Può sembrarvi strano o improbabile, ma qualsiasi materia può diventare appassionante se parlandone si trasmette la propria passione: avevo una professoressa di chimica che sapeva raccontare l'evoluzione dei modelli atomici come se fosse una storia.
Questi sono i consigli che, nel mio piccolo, da attrice posso dare agli insegnanti. 
Ovviamente non mi metto su un piedistallo e non credo che insegnare sia facile (non mi permetterei mai di sottovalutare la professione, ho una maestra in casa!), però credo che il teatro possa dare nuovi spunti anche a persone che non c'entrano con l'ambiente... o credono di non entrarci.
Cari insegnanti che avete letto quest'articolo, che ne pensate? E soprattutto, avete altri suggerimenti sul tema?

- dramaqueen



Immagine da Pexels

8 commenti:

  1. Non solo gli insegnanti, ma chiunque debba parlare in pubblico.
    Pure i preti XD

    Moz-

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    1. Non sono una gran frequentatrice di chiese... ma certo, anche i preti! Altrimenti i poveri fedeli si addormentano durante l'omelia. È giusto rendere coinvolgente anche la parola di Dio e ne ho conosciuti alcuni che lo facevano bene :)

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  2. Pensa che io sono uno di quelli che tiene i noiosissimi corsi sulla sicurezza, sia generale che specifica.
    C'è un errore di fondo in questo post (o meglio un'incompletezza), perché le lezioni che hai seguito non sono una semplice docenza (intesa in senso scolastico), bensì si tratta di formazione, che ha delle sfumature più articolate, che immagino non si abbia presente a meno di avere delle basi di formazione dei formatori.
    Inoltre anche il contesto è un po' diverso: spesso si incontra la classe poche volte (a volte anche una sola volta), i corsisti hanno età molto diverse e hanno provenienze molto diverse.
    Comunque sia che si tratti di formazione o semplice docenza, c'è una fondamentale differenza con uno spettacolo teatrale, dove in genere attori e pubblico non interagiscono dialogando tra loro.
    I consigli che dai sono dei trucchi che si imparano un po' per volta con l'esperienza e col tempo uno li fa inconsciamente, spesso improvvisandoli (quando riescono bene, io li aggiungo al repertorio e li ripropongo).

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    1. Per i formatori, che cambiano continuamente il gruppo a cui devono parlare, è più difficile, ma se qualcuno ha esperienza (come quello che ha fatto il corso a me) allora impara sul campo.

      Nelle lezioni che ho seguito io durane gli anni di scuola, la maggior parte delle volte era il professore a parlare e gli alunni interagivano poco. Senza contare che, in alcuni spettacoli teatrali, si cerca di coinvolgere il pubblico anche attivamente, ad esempio facendo domande. Quindi, secondo me sono due ambiti che possono essere messi in relazione.
      E poi, tu stesso hai detto che "improvvisi" i trucchi e li riproponi quando funzionano, che è quello che scriveva Dario Fo nel suo libro... perciò qualcosa in comune c'è.

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    2. Nel mio commento volevo più che altro sottolineare che nella formazione, rispetto alla docenza "classica", ci sono delle sfumature aggiuntive e che il contesto in cui si agisce è molto diverso.
      Purtroppo ieri mentre scrivevo mi è caduta la connessione, per cui ho dovuto riscrivere tutto il commento da zero, e mi sono mangiato il pezzo in cui dicevo che noto un accostamento al teatro più nella formazione che nella docenza classica.
      Se non si era capito, il post mi è piaciuto e mi ha interessato come discorso.

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    3. Maledetto Blogger, a volte anche a me capita ed è parecchio irritante!
      Sono molto contenta che il post ti sia piaciuto, infatti scrivendolo avevo pensato a te e agli altri blogger insegnanti che mi seguono, sperando che poteste apprezzarlo :)

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  3. Naturalmente condivido, anche se non sempre è facile applicare queste regole d'oro. Per esempio, io gioco molto sul tono della voce (specialmente leggendo la Commedi o, in generale, i testi) e sul ridestare gli spiriti sopiti con qualche cenno a quello che gli alunni stanno facendo, però, per fare un esempio di "ostacolo" frequente, io, che di natura spiegherei stando in piedi e muovendomi nello spazio vuoto fra le file, attualmente sono in una classe così numerosa che di spazio proprio non ce n'è e spesso, se non voglio oscurare la lavagna, devo starmene in un angolino fra lo schermo e la cattedra. Cerco di compensare con la passione, cercando, poco alla volta, di capire come trasmetterla al meglio! :)

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    1. Non avevo pensato al problema dello spazio, forse perché noi alle superiori siamo partiti in 21 e arrivati in 17... ma effettivamente ci sono classi molto numerose, al giorno d'oggi.
      Fai bene a compensare con la passione: se è la stessa con cui scrivi i tuoi post, sicuramente i tuoi alunni la apprezzano!

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