6 dicembre 2016

Manuale minimo dell'attore

Avevo iniziato a leggere questo libro molti mesi fa, ma poi ho avuto altro da studiare, tante cose da fare... e ci ho messo un sacco a finire di leggerlo. 
Nel frattempo, è anche successo che il suo autore Dario Fo ci abbia lasciato... quindi questo post è anche un modo per ricordarlo e per ricordare il grande contributo che ha dato al teatro.


Iniziamo a parlare del titolo: "Manuale minimo dell'attore".
Questo manuale non si chiama minimo perché dice poco, anzi, tutto il contrario: si chiama così perché quello che è citato nel libro è il minimo indispensabile che un attore dovrebbe sapere e tutti i numerosissimi argomenti citati meriterebbero un approfondimento.
Insomma, questo libro ha ampliato un poco la mia cultura. Però, dopo averlo letto, non mi sono sentita più colta, ma più ignorante di prima, perché la lettura mi ha fatto rendere conto di tutte le cose che non sapevo sul teatro e, soprattutto, che non sapevo di non sapere.

Il libro nasce dalle trascrizioni delle registrazioni delle lezioni e dei seminari di Dario Fo, raccolte e sbobinate da Franca Rame.

In origine, doveva trattarsi una rielaborazione del discorso tenuto ad uno stage durante la "sei giorni" del Teatro Argentina, ma poi l'autore si è reso conto che alcune parti dell'intervento erano riuscite meglio in altre occasioni. Quindi il libro è diventato una sorta di collage di diversi discorsi tenuti in tempi e luoghi diversi, incollati insieme per unire le parti in cui Dario Fo riteneva che l'argomento fosse stato trattato nel modo più adatto.


Anche se non è la trascrizione vera e propria di un seminario, il libro è scritto come se fosse un'unica lunga conferenza a cui il lettore si trova ad assistere.
Invece che in capitoli, si articola in sei giornate. Anche se ognuna dovrebbe trattare un tema diverso, la divisione non è così netta, perché gli argomenti già trattati vengono più volte ripresi, oppure altri vengono rimandati per un'approfondimento ad una delle giornata successive.

Si inizia parlando della Commedia dell'Arte, con un'introduzione anche al contesto storico dell'epoca. Forse non tutti sanno che alcune delle più comuni convinzioni su questo tipo di teatro sono sbagliate: ad esempio, gli attori non recitavano improvvisando completamente, ma "cucendo" insieme di dialoghi, monologhi e tirate preimpostate, che venivano adattati di volta in volta alla situazione che si stava rappresentando. 
Parlando della Commedia dell'Arte, però, non si possono non citare i personaggi più famosi, come Arlecchino, e quindi il discorso porta inevitabilmente ad un approfondimento sulla funzione e l'uso della maschera.
Per ognuno degli argomenti, l'autore non fa mai mancare esempi ed aneddoti storici, descritti con dovizia di particolari. È questo che rende il libro così "vivo" e che dà l'impressione di avere Dario Fo in persona davanti a noi che tiene una lezione.

Il discorso continua parlando dell'importanza del gesto e descrivendo, a titolo di esempio, il monologo della fame dello Zanni. Ed ecco che si introduce, in questo modo, anche il grammelot, di cui è spiegata l'origine storica e vengono presentati alcuni esempi.
Volendo continuare ad elencare in ordine tutti gli argomenti trattati, questo post diventerebbe infinito e non mi seguireste più, perché i temi toccati sono veramente un'infinità, quindi mi limito a citarne alcuni dei più importanti.
Si parla di come possa accadere un'imprevisto durante la rappresentazione e gli attori possano sfruttarlo per dare maggior forza comica alla scena. Si spiega come il montaggio possa generare, a partire dagli stessi elementi, scene diverse e di come questo si possa mettere in pratica anche in teatro, oltre che al cinema. Si parla del mimo e del mestiere del clown.
Ci sono persino la trascrizione di una parte di "Mistero buffo", in cui Dario Fo spiega come ottenere l'effetto di più personaggi che parlano quando si è da soli sul palcoscenico, e il racconto di una rappresentazione cinese in cui un soldato ferito viene salvato da una tigre.

Insomma, se volete rendervi conto della vastità degli argomenti che l'autore è riuscito a condensare in questo libriccino, non c'è altro modo se non leggerlo.
Il problema è che, dopo questo, vi verrà voglia di leggere altri libri, per approfondire i temi che sono appena accennati e di cui vorreste sapere di più. Probabilmente è quello che farò io e il tutto si tradurrà in un infinito circolo vizioso di libri, post sul blog, altri libri e così via.

Il libro si conclude con un intervento di Franca Rame, che parla principalmente delle attrici e del loro ruolo nella storia. Fino all'avvento della Commedia dell'Arte alle donne non era permesso recitare, tranne per poche eccezioni, come le giullaresse.
Purtroppo, nella storia del teatro (e nella storia in generale) le donne hanno avuto poco spazio, ma sono riuscite comunque a dare un contributo. Mi fa piacere che si sia parlato un po' anche di loro, anche se avrei preferito che questo discorso fosse stato inglobato nel discorso più generale, invece di fare una sezione a parte, come se il femminile fosse l'eccezione e il maschile la regola.

Se devo trovare un difetto a questo libro, mi viene spontaneo sottolineare per prima cosa i limiti del mezzo espressivo scelto.
Mi spiego meglio: mettere per iscritto una conferenza è utile perché le parole rimangono e possono essere ricordate e anche perché, in questo modo, anche tutti quelli che non c'erano (ad esempio io, che non ero ancora nata) possono apprendere gli stessi concetti quasi come se fossero stati presenti in quell'occasione.
Dico "quasi" perché, ovviamente, non si può imparare a recitare leggendo. L'esibizione di un attore non può essere messa completamente per iscritto, anche se vengono descritti a parole i gesti e il tono di voce, perché inevitabilmente qualcosa va perso. Perciò, mentre si leggono gli esempi di scene e di monologhi, anche se si cerca di immaginare nel modo più veritiero possibile, ci si ritrova a desiderare di averlo visto dal vivo, per capire davvero che cosa intendeva Dario Fo.

L'altro limite che ho constatato nella trascrizione del discorso orale è che si passa molto facilmente da un argomento all'altro, magari per riprendere poi il primo.
Per me che ho una mente fortemente schematica è un po' difficile seguirlo e ogni tanto mi sono dovuta fermare per raccogliere tutte le idee, ma d'altra parte è piuttosto normale per un libro che non è nato direttamente in forma scritta.

In conclusione, lo considero un libro da leggere e da tenere a portata di mano per poterlo consultare ogni tanto.
Spero di poter presto approfondire gli argomenti che mi hanno incuriosito. Anche se per approfondirli tutti temo che mi ci vorrebbe una vita intera di studio...


- dramaqueen


6 commenti:

  1. Tra tutti gli articoli che hai scritto questo finora è il mio preferito! Si vede che hai sentito molto "tuo" l'argomento.

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    1. Grazie, sono molto contenta che ti sia piaciuto! Spero di scrivere altri post coinvolgenti come questo, allora.

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  2. A me è capitato di "sbobinare" interviste e conferenze ed è un'attività che mi ha fatto capire quanto spesso si cambia discorso o si lasciano frasi a metà mentre si parla. Un libro tratto da una conferenza non deve essere facile da seguire, però il post è molto interessante e sono sicura che andrai avanti ad approfondire i vari aspetti e ce ne parlerai.

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    1. Grazie della fiducia, non so bene dove troverò il tempo, ma lo troverò :)
      Probabilmente per una persona normale non è difficile da seguire, sono io che sono un po' fissata perché ho bisogno di avere tutti i miei schemini in testa.

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  3. Non oso immaginare cosa sia stato sbobinarsi tutto quel materiale. Specie considerando che tra qualche tempo dovrò probabilmente farlo anch'io, anche se sul mio di materiale.

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    1. Sbobinare è sicuramente un'attività pesante, ma sono grata a Franca per averlo fatto, se il risultato è stato questo libro.
      Auguri per le tue sbobine!

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