24 gennaio 2017

Come lavorano gli attori professionisti? - guest post di Edoardo Camponeschi

Da anni vi parlo di teatro, anche se non sono un'attrice professionista. Quindi, a questo punto, potrebbe venire spontaneo obiettare: ok, tu fai tanti bei discorsi, ma gli attori veri come lavorano?
Avete ragione, ecco perché ho chiamato un attore di quelli veri, uno che lo fa per lavoro, per farvi raccontare da lui com'è svolgere questa professione.

Edoardo Camponeschi è un attore teatrale, doppiatore e narratore di audiolibri. Co-fondatore dell'etichetta discografica indipendente Ménéstrandise, da alcuni anni collabora attivamente con il Programma Libro Parlato dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti ONLUS di Roma.
Qui trovate il canale YouTube di Ménéstrandise, dove molti racconti narrati da Edoardo sono ascoltabili gratuitamente, e a cui ho partecipato anch'io con qualche lettura.
Ma adesso lascio la parola a lui...


“Che consigli potresti dare ad una persona che vuole iniziare a lavorare in teatro?”
Questa frase, in una salsa o in un'altra, l'ho sentita moltissime volte nel corso degli anni; è la continuazione quasi naturale dell'affermazione “Reciti professionalmente? Che bello!”.
E ogni volta mi piace dare una risposta che tende a spiazzare il mio interlocutore, il quale magari non si aspetta altro che una dritta su come muovere i primi passi. Quali corsi seguire, quali libri leggere, a chi rivolgersi.

Per carità, queste sono tutte cose estremamente importanti. Ma prima, secondo la mia modesta opinione, bisogna capire. Capire cosa vuol dire recitare non solo professionalmente, ma anche a livello amatoriale.
Molte delle persone con le quali ho avuto modo di parlare della riguardo la mia professione erano convinte che essere attori volesse dire alzarsi tardi la mattina, avere tutta la giornata per fare ciò che si vuole, per poi concludere in bellezza esibendosi di fronte ad un pubblico adorante. E magari venendo anche pagati profumatamente!
Non è esattamente così, e cerco sempre di spiegare com'è la vita di un attore dentro e fuori le scene a chi ha voglia di iniziare. Ed è per questo che oggi mi trovo a scrivere queste righe su richiesta della mia amica e preziosa collaboratrice Elisa, per cercare di fare un po' di luce su una situazione lavorativa poco conosciuta.
In questo post non parlerò del lavoro dell'attore in sé, a quello ci ha già pensato Elisa in maniera più che esauriente! Io mi limiterò a parlare degli aspetti più pratici della preparazione di uno spettacolo,
dei tempi necessari per portare in scena un'opera e di cosa accade dopo il debutto.

La prima domanda che salta alla mente quando si parla della produzione di uno spettacolo teatrale è: “Ma quanto tempo ci vuole per mettere su uno spettacolo?” E la prima risposta è sempre la stessa: dipende.
Ci sono molti fattori che entrano in gioco quando si cerca di stabilire un calendario prove per la messa in scena di uno spettacolo. Si parla principalmente di elementi economici e umani, ad esempio: abbiamo uno spazio dove poter effettuare le prove? Se sì, è di nostra proprietà? Se non dovesse esserlo, quanto potrebbe costarci affittarlo per il tempo necessario?
E già qui i nostri tempi potrebbero subire una variazione per via di elementi al di fuori del nostro controllo.

In uno scenario ideale, avremmo a disposizione uno spazio libero e gratuito da poter usare quanto vogliamo.
Sì, ma gli attori? Che altri impegni hanno? Contrariamente a quanto si possa pensare, molti attori teatrali non lavorano solamente la sera. Io personalmente lavoro anche come narratore di audiolibri, quindi far conciliare i miei turni di registrazione con gli orari di prova potrebbe essere un problema, a volte. Bisogna quindi cercare un compromesso tra gli aspetti più pratici (dove provare) e gli impegni di tutti (quando provare).
Un altro elemento determinante è il tipo di regista con cui si lavora: esistono registi molto meticolosi, che si soffermano ore e ore su minuscoli dettagli, e altri invece che preferiscono lasciare campo libero agli attori occupandosi principalmente della visione d'insieme dello spettacolo.

Alla luce di quanto appena elencato, mi risulta pressoché impossibile fornire una risposta semplice e definitiva a tale quesito, quindi la cosa migliore che posso fare è descrivere le mie esperienze lavorative vissute fino ad oggi.
Recito da quasi metà della mia vita, e in questi anni ho avuto modo di lavorare con molte compagnie. Nel corso delle ultime due stagioni ho lavorato principalmente con due compagnie molto diverse tra loro, che in questo caso sono perfette per fornire un esempio sui tempi necessari per le prove.

La prima compagnia mi ha reclutato quando avevo appena 17 anni, poco dopo l'inizio della mia carriera. Conta al suo interno attori professionisti, persone che hanno fatto dell'arte il loro mestiere e che sono in grado di dedicare molte ore al giorno alle prove.
Avendo alle spalle una produzione ben avviata con mezzi abbastanza avanzati, il calendario prove è alquanto devastante! Uniamo a questo la presenza di un regista estremamente pignolo e meticoloso, ed ecco che abbiamo una ricetta per delle giornate lunghe e faticose. Solitamente, si cerca sempre di avere almeno un mese di tempo per provare. Questa finestra di tempo è comunque molto flessibile: a volte abbiamo messo su spettacoli in un mese e mezzo e altre volte in due settimane, ma più o meno l'impegno è sempre di circa un mese.
Ci sono state occasioni in cui per questioni d'emergenza abbiamo avuto anche meno tempo, ma fortunatamente sono stati casi molto rari. Nel 2009, ad esempio, mi era stato chiesto di imparare una parte in un weekend, mentre nel corso dell'ultima stagione mi sono trovato a sostituire un attore per un'emergenza e ho dovuto provare circa quattordici ore di fila!

Casi estremi a parte, gli orari delle prove durante la settimana sono sempre, più o meno, gli stessi: ci si incontra tra le dieci e le undici di mattina e si prova fino alle sette di sera circa, con una pausa pranzo.
Naturalmente le prove individuali tendono a cambiare a seconda dei ruoli che bisogna interpretare: nel corso della prima settimana, in fase di allestimento, gli attori vengono convocati a scaglioni per garantire un minimo di libertà.
Una volta che lo spettacolo è in piedi, gli attori vengono convocati tutti insieme e si ritrovano a passare otto o nove ore insieme. All'interno di questo lasso di tempo si può scegliere se fare l'intero spettacolo più volte oppure se concentrarsi sulle scene che avevano più bisogno di lavoro.
In entrambi i casi, c'è sempre un momento di pausa per qualcuno in cui magari non si è in scena per un certo periodo: ecco, quello è un ottimo momento per rilassarsi qualche minuto. Bisogna sempre approfittare dei momenti più tranquilli, perché se c'è una cosa che ho imparato in tanti anni di recitazione è proprio questa: si sa con certezza quando si comincia, mai quando si finisce.

La situazione invece è leggermente diversa all'interno di un'altra compagnia con la quale collaboro da circa un anno. Si tratta di una compagnia amatoriale, dove l'amatorialità viene definita semplicemente dalla mancanza di profitto: la compagnia infatti si autofinanzia, e i suoi membri ne fanno parte per avere la possibilità di recitare in maniera costante.
E' stata fondata più di trent'anni fa e continua tuttora a portare in scena ben quattro spettacoli l'anno, il tutto in maniera indipendente.

Vi dico questo per spiegare che molti dei membri della compagnia sono impegnati anche in altri ambiti, nonostante abbiano da molto tempo la passione per il teatro: c'è chi lavora in ufficio, chi invece come me è impegnato in altre compagnie, o chi è in pensione.
Per cercare di riunire un po' tutti, le prove sono molto diverse rispetto a quelle della compagnia di cui ho parlato poco fa. In questo caso, ci si incontra semplicemente due volte a settimana nel corso del weekend: le prove partono dalle tre del pomeriggio e solitamente si prolungano fino alle otto di sera.
Durante questa finestra oraria si segue un programma prestabilito in cui gli attori vengono convocati a seconda delle scene in cui sono presenti: questo vuol dire che l'orario delle prove cambia a seconda della presenza del proprio personaggio sulla scena.
Mi è capitato di provare appena mezz'ora in una giornata, quando ero impegnato con un ruolo più piccolo, così come mi è capitato di dovermi sorbire tutte e cinque le ore quando dovevo ricoprire un ruolo più consistente.

Questo tipo di prove presenta dei vantaggi e degli svantaggi. I vantaggi sono abbastanza semplici: l'orario di convocazione è ben definito, e pur prendendo in considerazione qualche possibile ritardo si sa con certezza quasi assoluta che tipo di impegno è richiesto. Potersi organizzare la vita al di fuori delle prove non è una cosa da sottovalutare!
Lo svantaggio di un orario così definito è che si tende ad evitare di sforare, il che vuol dire che a volte potremmo pensare di non aver provato abbastanza. Personalmente, penso che provare solo due volte a settimana sia poco, se si vuole esplorare in maniera corretta il proprio personaggio e interpretarlo al massimo delle proprie capacità.
Queste prove sono veloci e ben scandite, e raramente ci viene data la possibilità di approfondire ogni singola scena con la giusta minuzia. Questo quindi ci porta a dover studiare per conto proprio a casa, sia per quanto riguarda la memoria che per quanto riguarda l'interpretazione.

Per me non è proprio l'ideale, visto che la mia concentrazione al di fuori delle prove è sempre molto bassa e preferisco di gran lunga assimilare tutto il necessario provando in piedi con i miei colleghi, piuttosto che sul divano di casa mia.
Ma alla fine si tratta di gusti personali: c'è chi preferisce studiare a casa per arrivare alle prove preparato, fare il necessario nel minor tempo possibile e andare via, e c'è che invece preferisce passare ore sulle tavole del palco per evitare di portarsi il lavoro (e il personaggio) a casa.


Ma quello che Edoardo ha da raccontarci non finisce qui! Infatti il post originale era così lungo che ho deciso di dividerlo in due parti.
Potrete leggere la seconda parte venerdì, sempre su questo blog, e si parlerà di come si preparano gli attori prima di uno spettacolo. Restate sintonizzati!

- dramaqueen


9 commenti:

  1. Sono molto contenta di questo guest post che ho letto con molto piacere e interesse! Ringrazio dunque Edoardo per la sua disponibilità ad illuminare aspetti poco noti della vita lavorativa di un attore, che ci chiariscono quanto impegno ci voglia, anche a livello amatoriale. Infatti gli attori della compagnia che conosco hanno tutti un lavoro e quindi provano per gli spettacoli solitamente alla sera e in giorni ben determinati.

    Vorrei chiedere a Edoardo se gli è mai capitato di interagire con l'autore di un copione per chiarire alcuni passaggi.

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    1. Sono contenta che ti sia piaciuto! Spero che apprezzerai anche la seconda parte che uscirà venerdì.
      Attendiamo Edoardo per leggere la sua risposta :)

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    2. Ciao Cristina!
      Anche io, come Elisa, sono felice che il post ti sia piaciuto :)
      Non mi è mai capitato di dover interagire con l'autore di un testo perché sono davvero state poche le occasioni in cui ho partecipato a spettacoli scritti da autori contemporanei.

      Mi è capitato però di imbattermi in passaggi poco chiari (anche durante il mio breve soggiorno nel doppiaggio professionale) e di dover confrontare il testo originale per assicurarci che non si fosse perso qualcosa "in translation". Non è proprio la stessa cosa, ma lo trovo comunque un modo di avvicinarsi all'autore!

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    3. Grazie per la tua gentile risposta, Edoardo. In effetti il regista che conosco è molto contento di avere l'autrice del copione sottomano. Si è trovato in difficoltà con alcuni testi vuoi perché l'autore era morto da tempo oppure perché non raggiungibile. Anche un attore della compagnia, che interpreterà il ruolo del protagonista, mi ha detto di essere interessato a lavorare con me al "sottotesto". Mi sembra di intuire che cosa significhi, e che sia sempre in rapporto al significato profondo del copione.

      P.S. Per non essere troppo criptica dovrei specificare che ho scritto un testo teatrale che verrà messo in scena quest'anno. Almeno si spera. ;-)

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    4. Ciao, Edoardo, piacere di conoscerti.
      Felice di dirti che anch'io faccio parte di questo meraviglioso mondo.
      Ho letto il post gustando ogni parola, intanto i miei complimenti per aver scelto per il tuo percorso d'attore anche una compagnia amatoriale.

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    5. Sono molto contenta che anche tu (che appunto fai parte di questo mondo) abbia apprezzato il post di Edoardo!

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  2. Il fatto di avere l'autore (o l'autrice, in questo caso!) di un testo a portata di mano dovrebbe essere considerato un bonus, e non tanto come una cosa da dare per scontata. E' senz'altro una grande fortuna, ma personalmente come attore non mi ci appoggerei troppo.

    Bisogna sicuramente tenere in considerazione le intenzioni originali dell'autore traendo le informazioni necessarie dal testo, ma in quanto attori abbiamo (entro certi limiti) la possibilità di affidarci ad una libertà interpretativa che ci permette di esprimere concetti, pensieri o azioni all'interno delle nostre corde. E il bello secondo me è proprio quello: comprendere le idee originali dell'autore, renderle nostre e dargli vita.

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  3. Molto interessante: è bello vedere cosa c'è (letteralmente) dietro le quinte!

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