27 gennaio 2017

Dietro le quinte prima di uno spettacolo - guest post di Edoardo Camponeschi

Vi siete persi il primo guest post di Edoardo Camponeschi? Male, dovreste approfittarne, per una volta che finalmente un attore vero scrive su questo blog!
Quindi, andate subito a recuperarlo se volete leggere come si svolgono le prove degli spettacoli professionali e in che cosa consiste, nel concreto, il lavoro di tutti giorni di un attore. C'è anche una presentazione dell'autore.
Ora, invece, procediamo rispondendo alla seconda domanda che tutti si fanno: che cosa fa un attore prima di entrare in scena? Lascio la parola a Edoardo, che ve lo spiegherà.


In questo secondo guest post, passiamo ad un altro argomento non molto conosciuto. Cosa fanno gli attori prima di ogni spettacolo? Come ci si prepara? Quali sono le cose da fare, e quanto tempo prima bisogna arrivare?
Vi offendete se rispondo un'altra volta con "dipende"? Anche in questo caso la risposta non è proprio unica, e ogni attore si prepara in modo diverso prima di uno spettacolo. Anche perché le abitudini di ognuno cambiano anche a seconda dello spettacolo che si porta in scena, oppure proprio durante il corso della produzione! Per facilitare un po' la questione, parlerò nuovamente delle due compagnie che ho descritto nel post precedente.

La prima compagnia ci convoca un'ora e mezza prima dell'inizio dello spettacolo: questo ci dà tutto il tempo necessario per controllare i nostri oggetti di scena, assicurarci che i costumi siano in ordine, e che generalmente non manchi nulla che potrà poi servirci una volta saliti sul palco. 
In alcuni casi c'è bisogno di truccarsi o farsi mettere delle parrucche, indossare un costume particolarmente elaborato, o nella peggiore delle ipotesi entrambe le cose (ce l'ho con te, Commedia dell'Arte). 
Questo naturalmente richiede un impegno maggiore rispetto ad uno spettacolo moderno in cui possiamo andare in scena in jeans e t-shirt, anche perché a nessuno piace farsi vedere dal pubblico con un costume fuori posto!

Una figura fondamentale che ci aiuta a risparmiare del tempo prima di entrare in scena è quella del direttore di scena: il suo ruolo è quello di assicurarsi che tutti gli oggetti siano al loro posto, che i costumi siano sistemati e che agli attori non manchi nulla. 
Tuttavia, è una figura sempre più rara: in un ambiente in cui l'aspetto economico è sempre stato un po' problematico, una persona la cui unica funziona è fare da babysitter agli attori viene vista come una spesa superflua. 
Questo però non è necessariamente un male. Per come sono stato formato io, è un vantaggio: a me piace essere completamente “in control” di tutto quello che riguarda il mio ruolo. Mi piace sempre arrivare un'ora e mezza prima dello spettacolo, fare il giro del camerino e delle quinte, farmi due passi sul palco e poi rilassarmi in attesa del momento in cui comincio effettivamente a prepararmi.

Quando porto in scena uno spettacolo nuovo, questo tempo d'attesa è sempre pieno: controllo le cose più volte e invece di rilassarmi cerco di concentrarmi quanto più possibile. Più si va avanti con le repliche, però, e meno mi preoccupo: d'altra parte, arrivati alla quarta di otto settimane di repliche, lo spettacolo ormai gira praticamente da solo e non c'è più troppo bisogno di concentrarsi in maniera metodica.
Piccola confessione: alcune sere mi capita di recitare col pilota automatico e pensare alla spesa che devo fare il giorno dopo, o ai pettegolezzi che mi aspettano dietro le quinte appena esco di scena.

Con l'altra compagnia, invece, la situazione è leggermente diversa. 
Essendo una compagnia autofinanziata in cui tutti i membri partecipano per passione, la figura del direttore di scena è presente e ben radicata. Non solo, la convocazione è fissata per appena mezzora prima dell'inizio dello spettacolo! Nonostante questo, però, io preferisco sempre arrivare molto tempo prima pur ritrovandomi ad essere l'unico presente in sala. 
Io non sono un attore che ha bisogno di chiudersi in camerino nel silenzio più totale per concentrarsi prima di uno spettacolo, ma qualche minuto di solitudine condiviso con le tavole del palcoscenico è qualcosa di cui ho sempre bisogno. E a dirla tutta, non mi fido nemmeno ciecamente del direttore di scena.

Ogni volta che entro in teatro  faccio sempre gli stessi gesti: lascio la mia borsa nel camerino, controllo che il costume sia a posto, e faccio il giro delle quinte per vedere se gli oggetti di cui avrò bisogno si trovano dove devono essere. 
Questo, in sintesi, è ciò che viene richiesto agli attori prima di calcare le scene. Naturalmente, come ho spiegato, ogni produzione è diversa: questo vuol dire che la mia esperienza non sarà necessariamente uguale alle vostre! 
Nonostante questo, spero di aver fatto un po' di luce su quanto accade prima di uno spettacolo: siamo tutti in grado di vedere cosa accade sul palco, ma in pochi sono effettivamente consapevoli di cosa accade dietro.


Ringrazio ancora Edoardo per aver scritto questi due articoli e e per i preziosi consigli che mi ha dato da quando ho iniziato a collaborare con lui.

- dramaqueen


7 commenti:

  1. Penso anch'io che indossare sia il trucco che il costume siano entrambe cose fastidiose! Però penso che dipenda dai costumi. Sicuramente quelli del Settecento sono tremendi! L'anno scorso avevo visto "La morte di Danton" di Georg Büchner, per la regia di Martone, e una delle cose che mi colpì fu che nessuno degli attori indossava la classica parrucca incipriata.

    Spesso i costumi impediscono i movimenti e vengono adattati. Ad esempio parlando con una signora giapponese avevo scoperto che il kimono di Suzuki in "Madama Butterfly" nella prima alla Scala non era corretto, perché era leggermente svasato (sicuramente per consentire di muoversi con scioltezza). Il vero kimono è invece dritto e costringe a camminare a piccoli passi.

    Mi ha molto divertito la tua descrizione di quando avevi recitato col pilota automatico inserito! :-)

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    1. Per fortuna non ho mai recitato con costumi particolarmente scomodi, ma il trucco... Madonna, quante ore per metterlo e anche per toglierlo!

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  2. Ri-ciao, Edoardo. Condivido ogni passaggio, di fatto anche la mia realtà teatrale, che è amatoriale ma mi piace dire "di livello", ha un direttore di scena. Eccomi.
    Se dirigo un lavoro senza recitare - esperienza del mio spettacolo in corso "Foglie d'erba" che se vi va potete trovare qui: https://iolaletteraturaechaplin.blogspot.it/2016/12/foglie-derba-la-mia-riscrittura-de.html) allora incarno anche questa figura. Divento metodica, tendenzialmente ossessiva, e non solo se si tratta di lavori in cui gli oggetti in uso sono tanti.
    Mi stupiscono quei tempi, mezz'ora prima dello spettacolo... incredibile il coraggio! :) Io convoco tutti per la prima a due ore dall'apertura del sipario e per le successive almeno un'ora. E' questione di precisione, di concentrazione.
    Mi piacerebbe sapere se fai qualcosa a Roma, io mi trovo nella capitale e nella zona a sud, i Castelli.
    Grazie a Elisa che ha ideato questa bella intervista in più parti.
    Mi verrebbe da dire "ancora!". :)

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    1. In effetti anch'io mi aspettavo la convocazione un po' di tempo prima dell'inizio dello spettacolo... ma evidentemente funziona, nel loro caso.
      Non dire così, ché Edoardo si monta la testa ;) Però, più avanti, chissà...

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    2. Ciao Luz! In realtà io proprio a Roma lavoro. Debutto domani al teatro San Genesio (zona prati) con Winter's Tale di Shakespeare (in inglese), e dal 29 Marzo al 9 Aprile sarò al Delle Muse con Miseria e Nobiltà.
      Se ci sarai, fammi un fischio!

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  3. La prima deve essere ogni volta qualcosa di elettrizzante!
    Complimenti ancora per il bel doppio guest post.

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    1. Spero di provare anch'io la sensazione, un giorno ;)

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