1 febbraio 2017

Il metodo Strasberg in dieci lezioni

Come avviene per il tanto chiacchierato metodo Stanislavskij, anche il metodo Strasberg è conosciuto di nome, ma non di fatto. 
Di esso si sa che prende il nome da Lee Strasberg, che è insegnato al famoso Actors Studio e che molti attori del passato e del presente (tra cui Marilyn Monroe, James Dean e Al Pacino) lo seguono o lo hanno seguito.


Se volete iniziare a scoprire veramente di che cosa si tratta, il miglior consiglio che posso darvi è di leggere "Il metodo Strasberg in dieci lezioni" di Ombretta De Biase
Non è un librone, ma un libriccino dall'aspetto rassicurante, e dentro non troverete paroloni astrusi, perché è scritto con un linguaggio chiaro e semplice, comprensibile anche a chi non ha fatto grandi studi in ambito teatrale. Proprio come se fosse un piccolo corso (e come dice il titolo) è diviso in dieci lezioni, ognuna delle quali si concentra su un aspetto diverso.

La prima lezione parte, giustamente, dall'inizio, cioè parlando di Lee Strasberg e delle origini di questo metodo. Tutto nacque durante la tournée di Stanislavskij e della sua compagnia negli Stati Uniti d'America. Alcuni degli attori che accompagnavano il grande regista russo decisero di fermarsi e di insegnare l'innovativo "metodo" che avevano appreso.
Tra questi americani ansiosi di imparare c'era anche Lee Strasberg, che rielaborò le teorie di Stanislavskij per creare un proprio metodo di recitazione. Quindi, se conoscete il metodo Stanislavkij, quello di Strasberg vi sembrerà subito familiare, anche se ci sono dei cambiamenti nel modo di concepire alcuni aspetti della recitazione.

È vero che Stanislavskij è stato il primo ad elaborare una teoria così complessa e ragionata sul lavoro dell'attore, e questo sicuramente gli conferisce molta importanza, ma il suo metodo e quello di Strasberg non sono gli unici che un attore può utilizzare.
Come precisa l'autrice del libro, dipende dal carattere di ognuno: alcuni potrebbero non trovarsi bene con questo approccio alla recitazione e non significa assolutamente che non possano diventare attori; vuol dire semplicemente che per loro è più adatto un altro tipo di percorso.
Per trarre il meglio dal metodo Strasberg bisogna potenziare attitudini come la precisione, la pazienza, l'umiltà e la riservatezza. È necessario invece tenersi lontani di atteggiamenti negativi come la competizione e il giudizio nei confronti del personaggio.

Già dalle prime pagine, l'autrice spiega che l'attore, per essere "bravo" deve essere prima di tutto credibile. Di conseguenza, deve credere in quello che sta recitando ed essere capace di ricreare e rivivere le emozioni, senza fingerle.
Questo introduce il concetto di memoria sensoriale, a cui è dedicata la seconda lezione del libro. Si tratta della nostra memoria primigenia, che abbiamo fin dal momento in cui nasciamo, e che ci permette di ricordare le sensazioni che un oggetto ha trasmesso ai nostri cinque sensi (o solo ad alcuni di essi) anche dopo molto tempo e in assenza dell'oggetto stesso.
Degli esercizi proposti in questa sezione avevo già parlato in un altro post, che vi consiglio di leggere se volete approfondire l'argomento. E, dato che la memoria sensoriale ha bisogno dell'immaginazione per ricreare le sensazioni da ricordare, vi ricordo anche questo esercizio sull'immaginazione.

Nella terza lezione, si parla delle azioni fisiche, spiegando come una qualsiasi azione, anche la più banale, possa cambiare a seconda del significato che le diamo.
Ad esempio, l'atto di accendere una sigaretta ha una valenza diversa (e quindi sarà svolto in modo diverso) se lo facciamo per prendere tempo durante una discussione, perché non sappiamo come rispondere ad una domanda imbarazzante, oppure se lo facciamo perché siamo molti nervosi e abbiamo bisogno di quella sigaretta per rilassarci.

Si prosegue poi parlando della memoria emotiva, che ci permette di recuperare le emozioni che abbiamo vissuto in passato e riviverle per rendere credibile il nostro personaggio.
Attraverso gli esempi e gli esercizi illustrati nel libro, capiamo che esistono dei luoghi e delle persone della nostra vita che sono sensorialmente attivi, cioè a cui sono legati dei ricordi importanti e che ci suscitano emozioni ben precise. Con la tecnica della "sostituzione" l'attore trasferisce queste emozioni recuperate dalla propria memoria nella scena da recitare.
Ad esempio, se il nostro personaggio si trova in una situazione spaventosa, possiamo riportare alla memoria un momento in cui abbiamo provato paura, anche se non abbiamo mai sperimentato un situazione identica a quella descritta nel copione. Allo stesso modo, se il personaggio che dobbiamo interpretare è irritato dalla presenza di qualcuno, possiamo sostituirlo con una persona che ci provoca irritazione quando la incontriamo.

Sono arrivata quasi alla fine della lunghezza che mi ero prefissata per questo post e ci sono ancora così tanti contenuti di cui non vi ho parlato... Quindi credo che sia meglio invitarvi a leggere direttamente il libro (e non mi pagano per dirlo!).
Potrete scoprire che cosa sono le circostanze date, come trovare il "bisogno primario" del personaggio, com'è strutturata una scena e molto altro ancora. Ogni argomento è accompagnato da esempi di esercizi svolti, quindi vi sarà facile capire la teoria attraverso la pratica.
Alla fine del libro, per completare il quadro, sono presenti anche delle interviste ad attori e registi che raccontano il loro lavoro.

Ripeto, nessuno mi paga per dirlo, ma io vi consiglio veramente questo libro: quando l'ho preso in mano per la prima volta, in biblioteca, è stata una vera scoperta.

- dramaqueen



Immagine di Laura Loveday (Flickr)
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4 commenti:

  1. Lo conosco, pur non possedendolo - non ancora.
    Mi piace questo suo aver ampliato e arricchito la grande lezione di Stanislavskij, pur rispettando il suo nucleo imprescindibile: la credibilità in palcoscenico.

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    1. Probabilmente l'opera di Stanislavskij non avrebbe avuto la stessa diffusione senza la tournéè in America e Strasberg ha avuto il merito di farne un "metodo" più strutturato.
      Il libro secondo me è molto ben scritto e assolutamente consiglio (non s'era capito che mi è piaciuto un sacco, eh?).

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  2. In questo periodo per lavoro sto facendo una cosa per cui potrei dire che, in un certo senso, sono tornato a recitare, anche se comunque in una forma particolare.
    Vero, essere credibile è il punto chiave, altrimenti semplicemente la cosa non funziona.
    Ho la fortuna di avere un amico che recita a teatro, per cui assisto sempre a delle letture che fa; un po' come una spugna ho assorbito la sua impostazione e adesso mi viene spontaneo riproporla nel lavoro che sto facendo con risultati più che soddisfacenti.

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    1. Un'altra conferma dei collegamenti tra il lavoro dell'insegnante e quello dell'attore, allora!

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