28 marzo 2017

4 luoghi comuni da sfatare sul doppiaggio

Grazie al corso che sto frequentando, inizio a capire qualcosa di più del fantastico mondo del doppiaggio. Certe cose prima le sapevo solo per sentito dire, ora sto iniziando anche a sperimentarle. 
Se quello che provo a fare mentre sono davanti al microfono, dentro quella saletta buia, non funziona sul personaggio, me ne accorgo quando vedo poi la scena sullo schermo.


Dato che ci sono tante persone appassionate di doppiaggio e tante altre che ne sono incuriosite, ho pensato di parlarvi di quello che sto scoprendo.
Ecco quattro luoghi comuni abbastanza diffusi riguardanti il mondo dei doppiatori, che però non sono propriamente esatti e meritano un chiarimento:


1- Bisogna avere una bella voce

Una frase che capita di sentirsi dire è: "Hai una bella voce, potresti fare il doppiatore."
Non funziona esattamente così. Prima di tutto, avere una bella voce non basta: ci moltissime altre cose da imparare (e io lo so perché mi sto scontrando con queste difficoltà). E poi, non soltanto chi ha un bel vocione caldo e profondo riesce a lavorare.
Ci sono tanti personaggi e ad ognuno è adatto un tipo di voce diverso, appunto perché ha una caratterizzazione diversa dagli altri Quindi, per fare il doppiatore suppongo che basti una voce normalissima, a patto di saperla usare bene per recitare.
Avere una bella voce non è certamente un ostacolo, ma la cosa migliore di tutte sarebbe avere una voce versatile, in modo da potersi adattare a diversi personaggi in diversi prodotti (film, serie drammatiche, sit-com, cartoni animati...).


2- Basta parlare davanti a un microfono

Ok, non è proprio come recitare a teatro o al cinema, ma si tratta comunque di recitare. Si sentirà solo la voce e nessuno vedrà il corpo o le espressioni facciali dell'attore... però gli spettatori le sentiranno.
La parte difficile del lavoro del doppiatore, infatti, è far passare tutte le emozioni attraverso la voce. Quindi, per esprimere gioia, rabbia o stupore serve provare l'emozione in tutto il corpo. Ancor più se il personaggio ha molto freddo oppure sta ansimando perché è esausto dopo una lunga corsa.
Insomma, non possiamo esprimere qualcosa con la voce se il nostro viso resta impassibile o se sentiamo quell'emozione solo dal collo in su!
Per rispondere ad un'altra delle domande frequenti: i doppiatori in sala si possono muovere, basta solo che i loro movimenti non facciano rumore. E muoversi un pochino, quando si è nel personaggio, secondo me è inevitabile.

3- Doppiare = fare le "vocine"

No, a un corso di doppiaggio non si impara a "fare le vocine". Qualcuno me l'ha chiesto, ma no, mi dispiace, le mie vocine sono tutte imparate da autodidatta e, tra l'altro, al corso non le ho mai usate.
L'uso della voce dipende dal prodotto: se è un film drammatico o comunque le situazioni sono serie, non si possono fare le vocette strane da cartone animato. Si usa, semplicemente, la propria voce normale. In alcune serie comiche i personaggi possono essere un po' più sopra le righe, ma raramente si arriva a casi estremi (come ad esempio Bernadette e Mrs Wolowitz in "The Big Bang Theory").
Nei cartoni animati c'è più libertà e per alcuni personaggi bisogna costantemente una voce alterata, ma nemmeno in questo caso è sempre così: ci sono persino i personaggi di cartoni animati seri. Ve lo immaginate Light di "Death Note" che parla con una vocina assurda? Insomma, a ciascuno il suo, a seconda della situazione.

4- La parte più difficile da imparare è il sync

Questa era una convinzione che avevo anch'io, ma dopo qualche lezione posso dirvi che mi sbagliavo di grosso. Andare a tempo con il labiale del personaggio è una cosa che si impara. E comunque esiste la sincronizzazione, quindi basta che la battuta non sia troppo lunga o troppo corta.
La cosa veramente super difficile è capire subito le intenzioni con cui il personaggio dice le battute e riuscire ad esprimerle nel modo giusto. La prima o al massimo la seconda volta che si prova la scena, perché non c'è tempo e i doppiatori devono fare tutto bene e subito.
Per ora ci provo, ma non ci riesco. Continuo a provare, non sapendo bene se lo sto facendo nel modo giusto, e sperando di avere un giorno una specie di epifania e di capire finalmente come si fa.


Queste sono le scoperte che ho fatto in cinque lezioni del corso. Voi credevate al luogo comune o sapevate già la verità? Ci sono altre cose che sapete o che vorreste sapere sul mondo del doppiaggio?
Io spero di continuare n questo percorso e di potervi raccontare di più.

- dramaqueen

6 commenti:

  1. Per l'ultimo punto: non ci sono i copioni? Così sai già in che tono dire la battuta, leggendo la "storia".
    Per il primo punto, molti credono che il doppiatore sia lo speaker dalla voce calda e suadente^^

    Moz-

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    1. Ecco, il copione è un mio grande problema. In quei momenti desidero avere quattro occhi: dovrei leggere le battute (che vedo per la prima volta) e allo stesso tempo guardare la scena in originale. E dopo questa prima visione dovrei essere pronta per doppiarla! Per me è ancora un'impresa da supereroi.
      Tra l'altro, non è del tutto vero che leggendo la battuta sai già con che tono farla, perché magari tu la faresti in un modo ma l'attore originale l'ha fatta in un altro. E quindi la battuta, detta come la diresti tu, su di lui stona. Un casino.

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  2. Mi sono invece sempre chiesto se il doppiatore completa il lavoro in un'unica sessione (mette su il film e lo interpreta dall'inizio alla fine), oppure se recitano poche battute alla volta e poi si monta tutto insieme ala fine.

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    1. Il doppiatore non vede praticamente mai tutto il film, vede solo le scene in cui c'è il suo personaggio, quindi a volte si deve far fare dei "riassunti" di quello che è successo nella storia dal direttore del doppiaggio.
      Si doppiano delle brevi scene (che si chiamano "anelli") della durata di trenta secondi / un minuto. Non ne ho la certezza perché non l'ho mai fatto, ma credo che tutti gli anelli dello stesso personaggio vadano doppiati in ordine cronologico del film (altrimenti il doppiatore ci capirebbe ancora meno!).

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  3. Suppongo che un altro luogo comune sia si guadagna tanto/poco.
    Comunque so per esperienza che recitare davanti a una telecamera o un microfono non è facile come può sembrare, perché sei talmente concentrato sul testo che spesso hai difficoltà a far filtrare altro, come per esempio la componente più emozionale.

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    1. Beh, veramente quello non è un luogo comune: se uno riesce a lavorare tanto, guadagna tanto. Esiste un contratto nazionale per il doppiaggio, quindi le tariffe sono quelle e volendo si possono fare quattro conti.
      Certo, poi resta il problema di riuscire a lavorare.

      Bisogna imparare a fare tante cose insieme, però per il mio cervello sono ancora troppe. È come quando stavo imparando a guidare: volante, marce, pedali, specchietti... troppa roba! Però poi ho imparato e spero che succeda anche in questo caso!

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