4 aprile 2017

Carnage - Il dio del massacro

Scoppia una lite tra due ragazzini al parco. Uno colpisce l'altro con un bastone, rompendogli due denti. I genitori decidono di incontrarsi per chiarire la situazione.
Ma questo è solo l'antefatto, perché la vera storia, a questo punto, deve ancora iniziare. E la situazione degenererà molto in fretta.


"Il dio del massacro" è un testo teatrale di Yasmina Reza, portato in scena per la prima volta nel 2006, da cui nel 2011 è stato tratto il film "Carnage" di Roman Polanski. 
Dato che la sceneggiatura cinematografica è opera della stessa Yasmina Reza, il film rimane aderente alla storia originale e solo pochi dettagli cambiano. Purtroppo non ho ancora avuto l'occasione di vedere quest'opera a teatro, ma l'ho letta e ho guardato il film, per cercare di avere una visione più completa.

Nella versione teatrale, Véronique e Michel Houllié sono i genitori di Bruno, il ragazzino ferito, mentre Annette e Alain Reille sono i genitori di Ferdinand, l'aggressore. La storia è ambientata in Francia, ma a stento ce ne accorgiamo, perché tutta l'azione si svolge all'interno dell'appartamento della famiglia Houllié.
Nella versione cinematografica, lo scenario è New York, ma nella storia cambia solo qualche dettaglio. I nomi dei genitori sono stati adattati in Penelope, Michael, Nancy e Alan, mentre i figli sono diventati Ethan e Zachary.
Ma non preoccupatevi, se decidete di leggere il libro o guardare il film, non farete confusione con i nomi: i personaggi sono così ben caratterizzati che non si rischia di confonderli. In questo articolo, per comodità, userò i nomi francesi della versione teatrale, ma i protagonisti del film hanno le stesse caratteristiche.

In uno dei miei primi post avevo già parlato di Art, un'altra opera di Yasmina Reza che mi era piaciuta molto. Dopo aver letto questo testo e visto il film, non posso che confermare la mia opinione positiva sulla drammaturga: adoro il suo modo di creare tra i personaggi delle situazioni in apparenza innocue, ma che si incrinano paurosamente per colpa di un dettaglio che sembra insignificante.
All'inizio dell'opera, Annette e Alain Reille si trovano già a casa della famiglia Houllié. Sembra che tutto stia andando alla perfezione: le due coppie discutono in modo pacato e ragionevole ed entrambe sembrano voler andare incontro alle esigenze dell'altra parte.
Si lasciano persino andare a qualche confidenza, come il fatto che la sera precedente Michel ha liberato in strada il criceto della figlia perché non lo sopportava più.

Ed è qui che la situazione inizia a peggiorare. Basta solo una parola sbagliata per provocare nell'interlocutore una reazione inaspettata e potenzialmente distruttiva.
Annette e Alain si sentono accusati di non essere in grado di educare il figlio e iniziano a mettere in dubbio che Bruno sia veramente una vittima. Secondo loro Ferdinand è stato provocato per aver reagito in quel modo. E soprattutto, come può Michel giudicare il loro comportamento, quando ha appena assassinato un criceto?

Annette e Alain minacciano più volte di andarsene, ma ogni volta che sono sulla soglia c'è sempre un motivo per continuare la discussione, che va avanti e degenera sempre più.
Non c'è solo lo scontro tra i genitori di uno e dell'altro ragazzo, perché anche all'interno delle coppie si creano attriti. Alain risponde continuamente al cellulare per parlare di lavoro e questo irrita terribilmente Annette, mentre Michel non può fare a meno di rinfacciare a Véronique che quella di organizzare l'incontro è stata una pessima idea.

Né l'opera teatrale né il film ci dicono come finisce l'incontro e se la discussione avrà mai una conclusione. Evidentemente, all'autrice non interessa porre l'accento su chi ha ragione o torto (ammesso che una delle due parti abbia veramente ragione), ma indagare sulle dinamiche del conflitto tra gli esseri umani.
Quali sono le ragioni per cui inizia una discussione? In quanti modi si può reagire ad una provocazione? È sempre giusto cercare di risolvere il litigio con mezzi pacifici, o è legittimo affidarsi a quello che Alain chiama "il dio del massacro"?
Come spesso in teatro, non ci sono risposte, ma solo domande che generano altre riflessioni.

Due parole anche sul film: innanzitutto, le scene si svolgono quasi tutte in interni, nell'appartamento di Penelope e Michael e nel corridoio che porta all'ascensore del palazzo. Solo la scena iniziale, sulla quale scorrono i titoli di testa, si svolge in esterni e mostra l'antefatto della vicenda, cioè il litigio tra i due ragazzini al parco.
La struttura del film non è quella classica: inizia in medias res con i personaggi che stendono una dichiarazione di come è avvenuto l'incidente tra i loro figli, e si conclude con un finale aperto. Non esistono un inizio, uno sviluppo e una fine, ma solo una progressione lineare degli eventi, cosa che secondo me dà un'impressione molto realistica. Mi è sembrato di guardare una "fetta di vita" reale di due coppie newyorkesi e non un film scritto da uno sceneggiatore.
Ovviamente, la struttura c'è eccome, ed è grazie alla cura dei dettagli che si è creata questa naturalezza.

Se volete una chiave di lettura in più per riflettere sui rapporti umani e sul tema del conflitto, prendetevi un'ora e venti per vedere questo film. Oppure l'opera teatrale, se ne avete la possibilità. O anche tutti e due.

- dramaqueen

14 commenti:

  1. Ho visto il film anni fa, l'ho trovato geniale. Incalzante, travolgente, evidentemente legato alla sfera della drammaturgia, come anche tu scrivi.
    E mentre vedevo il film mi veniva voglia di metterlo in scena. Certo servirebbero quattro interpreti molto "forti" scenicamente. Chissà, non lo escludo.

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    1. Anche a me piacerebbe mettere in scena un testo che ha tutta questa forza, però servono quattro bravi attori che siano in buona sintonia tra loro. Ti auguro di riuscirci!

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  2. Non ho mai visto l'opera teatrale, ma ho visto il film. Bello, molto bello (del resto, Polanski è una sicurezza), però mi ha lasciato impressioni contrastanti. Voglio dire che faccio fatica a considerarlo un film: è teatro filmato, né più né meno. Il punto è che se voglio guardare una rappresentazione teatrale vado a teatro, dove tutto avviene in tempo reale, e le performance degli attori non possono essere "corrette" rigirando le scene. Spero di essermi spiegata a sufficienza. Un pensiero molto personale e, mi rendo conto, opinabile, ma così e ^_^

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    1. Ho avuto anch'io l'impressione che descrivi, di vedere un "teatro filmato", sia perché il copione è molto aderente all'opera teatrale sia perché si tratta praticamente di un'unica lunghissima scena.
      Devo dire che anche a me ha fatto un effetto un po' strano, ma mi è piaciuto. È stato interessante notare come le inquadrature e i movimenti di macchina facessero quello che, in teatro, dovrebbero fare le luci e le posizioni degli attori.
      Comunque sei liberissima di esprimere opinioni diverse dalle mie. Io non sono certo la custode della Verità assoluta ;)

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    2. Ma no, condivido le tue riflessioni, ho visto il film con piacere e se capiterà me lo riguarderò pure :-) Normalmente, di un film apprezzo la storia e il significato più di ogni altra cosa (e non potrebbe essere altrimenti dato che sono ignorante su qualsiasi aspetto tecnico ti venga in mente!), però penso anche che un film (uno qualunque, non questo in particolare) deve poter esistere a prescindere dagli attori, anche se naturalmente la recitazione è un aspetto importante. Carnage si regge però interamente sulle spalle degli attori... con attori mediocri il film non sarebbe altrettanto memorabile. Ma se tolgo il colore, il sonoro, perfino gli attori, ho ancora un film; a teatro posso togliere la scenografia, perfino i costumi, e con i soli attori in scena avrò comunque uno spettacolo. In questo senso, per me il cinema e il teatro sono agli antipodi, e mischiarli in questo modo lo trovo un po' straniante. Tutto qui :-)

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    3. Capisco il tuo ragionamento, però oggettivamente sarebbe stato difficile farne un film come lo intendi tu, dato che tutto si regge sugli attori. Forse quello che è stato concepito per il teatro non si può portare al cinema, a meno di non trasformarlo profondamente.

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  3. Questo era un film che volevo vedere ma che poi m'è passato di mente e ciao... credevo fosse una sceneggiatura originale uscita fuori soltanto per la pellicola. Recupererò di sicuro! :D

    CervelloBacato

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    1. Per una volta, sono io che consiglio un film a te!

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  4. Ho visto il film anche io.
    Mi hai fatto venire curiosità di vedere l'opera.

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    1. Speriamo che qualcuno la riporti in Italia, piacerebbe molto anche a me.

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  5. Credo di averne visto un pezzo qualche tempo fa, perché mi sembra di ricordare la scena della discussione tra i genitori nella casa di una delle due famiglie.

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    1. È praticamente tutto un'unica, lunga scena in cui i genitori discutono, quindi è probabile che il film sia questo.

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  6. è un film spettacolare
    un film che si regge su un'interpretazione intensa e motivata
    spazi piccoli, respiri brevissimi... un film spettacolare

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    1. Sono contenta che sia piaciuto anche a te!

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