25 aprile 2017

Uno spettacolo senza spettatori

Che cosa succede quando l'attore è pronto per recitare, il sipario si sta per aprire e lo spettacolo sta per iniziare... ma in sala non c'è nessuno?
Credo sia una situazione che nessun attore si augura, invece è successo qualche settimana fa a Gallarate. Lo spettacolo era "Improvvisazioni di un attore che legge", un monologo di Giovanni Mongiano. E che cosa ha fatto l'attore, quando gli hanno comunicato che ad assistere al suo monologo non ci sarebbe stato nessuno? Ha recitato lo stesso.


La sua dedizione così grande imprevista ha portato il Corriere della Sera a dedicargli un articolo. L'attore ha raccontato al quotidiano l'episodio accaduto e ha spiegato che per lui ne andava del rispetto per il teatro.
"Il compenso l’avevo già preso e potevo andarmene tranquillamente. Il punto è un altro. Se fossi andato via senza recitare ci sarei stato molto male e invece quella sera ho dormito benissimo" ha dichiarato.

Questa notizia mi ha causato delle reazioni contrastanti. Sicuramente, prima di tutto ci sono la tristezza e lo stupore nell'apprendere che quella sala, che avrebbe dovuto essere piena di spettatori pronti a godersi uno spettacolo, era vuota.
E poi ci sono le domande: ha veramente senso recitare in un teatro vuoto? Io che cosa avrei fatto al suo posto? Sarei riuscita a mettere in scena ugualmente lo spettacolo o me ne sarei andata?

Il gesto di Giovanni Mongiano, secondo me, ha senso se lo prendiamo come atto di protesta verso chi considera importante il teatro, verso chi pensa che sia inutile e anacronistico. Sembra quasi dire: non dai importanza alla mia arte? Non importa, io recito lo stesso. Tu non mi puoi fermare.
Da questo punto di vista, è un gesto importante. Dimostra un'intenzione chiara e soprattutto un grande amore per il teatro.

Però... ha davvero senso recitare senza pubblico? Una volta un mio insegnante di teatro mi ha detto che il teatro si può fare anche senza regista, qualche volta persino senza attori, ma mai senza spettatori (forse è una citazione di qualcun altro, ma non mi ricordo di chi).
Ed effettivamente la performance ha un senso perché è vista da qualcuno. Anzi, qualsiasi forma di arte ha senso perché c'è qualcuno che ne fruisce. Un quadro che non è mai stato guardato da nessuno, una musica che non è stata mai né suonata né ascoltata o un libro che non è mai stato letto non possono veramente fare quello per cui sono stati creati.

L'arte è fatta per comunicare emozioni, riflessioni, messaggi... ma se non c'è un destinatario non può esistere neanche la comunicazione, quindi il senso si perde.
Un'opera d'arte che non viene fruita è come se fosse condannata in un limbo tra esistenza e non esistenza. Esiste, perché l'artista l'ha creata, ma è come se non esistesse, perché non c'è nessuno a cui può trasmettere il suo messaggio. Rimane sterile, non riesce a dare niente al mondo.

Per questo, la notizia mi rende ancora più triste. Non solo perché tutti gli sforzi delle persone che si sono impegnate per organizzare lo spettacolo sono stati vanificati, ma anche perché un momento che poteva diventare vera arte non è riuscito a diventarlo.
Tra tutte le forme d'arte, ho sempre pensato che il teatro fosse straordinario, perché prende vita proprio lì e in quel momento, sotto gli occhi dello spettatore. Da un gruppo di persone sul palco (a volte una sola) e una scenografia spesso minimalista, nasce una storia.
Ecco, pensare che questa sorta di magia si è realizzata quella sera nel teatro di Gallarate e non c'era nessuno ad assistervi mi rende molto triste.

Recitare per due spettatori o anche per uno solo non sarebbe stato il massimo, ma avrebbe mantenuto il senso della performance. In quel caso non mi sarei nemmeno posta la domanda: certo che vale la pena recitare anche per una sola persona. Non conta la quantità, la mia arte potrebbe fare la differenza per quella persona e quindi dovrei impegnarmi comunque al massimo nel recitare.
Però, senza nessuno spettatore... Spero che non mi capiti mai, nel caso riuscissi a portare un mio spettacolo a teatro, di non avere nessuno che mi viene a vedere. Non so se riuscirei a recitare lo stesso (anche perché mi deprimerei parecchio).

Queste sono le mie riflessioni, ma ora vorrei sapere che cosa ne pensate voi dell'arte e del rapporto con il pubblico. Spero non vi siano mai capitate esperienze del genere, ma ci avevate mai riflettuto?

- dramaqueen


12 commenti:

  1. A me è capitato, sette anni fa, di recitare per due volte nello stesso giorno di fronte a pochi spettatori. Già era uno spettacolo dove si chiedeva la presenza di 20 spettatori e per ogni volta ce n'erano meno della metà. Inoltre era qualcosa che io avevo ideato, scritto, interpretato e diretto quindi si può immaginare quanto il mio impegno era totale in esso. Tutto ciò, recitare di fronte a pochi spettatori non mi ha demoralizzata. A coloro che tenevano aperto il luogo avevo espressamente detto che nella seconda volta avrei recitato anche se ci fossero state due, tre persone, anche solo una. Ero intenzionata ad andare avanti. Se non ci sarebbe stata nessuna persona, neanche una, ci sarei rimasta davvero male. Non solo perché nessuno è venuto a vedere, nessuno è rimasto si è interessato, incuriosito ma anche perché recitare di fronte a sedie vuote non avrebbe senso.
    P.S.: Hai visto la mia interpretazione del monologo che ho postato? Mi farebbe piacere il tuo parere :)

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    1. Mi dispiace, credo che anch'io mi demoralizzerei, se vedessi solo pochi spettatori ad un mio spettacolo. Però, come dicevo, credo che anche per una sola persona valga la pena di impegnarsi al massimo, perché si può comunque fare la differenza per lui/lei.

      Non ho visto il monologo, è sul tuo canale YouTube? Più tardi lo cerco e lo guardo :)

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  2. A me è capitato di fare presentazioni dei miei libri a cui non è venuto nessuno. A settembre c'era una sola persona e ho presentato il mio libro a quell'unica persona. A maggio addirittura non è venuto nessuno. In quei momenti tutt'un insieme di emozioni ti attraversano: rabbia, tristezza, delusione, imbarazzo, senso di sconfitta e fallimento. E non sempre è facile riprendersi e continuare come se niente fosse.

    Del resto non è nemmeno detto che la presenza fisica sia anche vera presenza: il pubblico può esserci, ma non essere interessato, sta lì tanto per passare il tempo, senza rispettare chi lavora. Mi è capitato di vederlo a una lettura teatrale e non è bello a vedersi.
    Similmente quando faccio formazione sulla sicurezza; ti trovi in un contesto complicato a far lezione a persone a cui spesso non gliene frega niente ma che per loro è obbligatorio, quindi diversi non ascoltano niente, si guardano per ore lo smartphone, si fanno i cazzi loro, parlano di continuo, niente educazione, mentre tu racconti ciò che devi cercando a fatica di non farti deconcentrare.

    P.S. = Il tuo guest-blogger della settimana scorsa non usa rispondere ai commenti?

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    1. Speravo che a nessuno di voi lettori fosse mai successo un'episodio simile... Mi dispiace per la tua presentazione. A me questo non è mai capitato, ma ci sono rimasta molto male per altri tipi di "fallimento" artistico, quindi capisco.
      Ho già detto che a me i corsi sulla sicurezza non appassionano particolarmente, però un conto è non essere super concentrati sulla lezione, un altro non avere rispetto per l'insegnante.

      Il guest blogger probabilmente si sarà dimenticato di rispondere, preso da altri impegni, ma ora glielo ricordo.

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    2. Non è che sia sempre sempre così quando si fa formazione in ambito sicurezza, molte volte trovi delle belle classi con cui si lavora bene. E' un contesto complesso.

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    3. Credo che possano capitare molti tipi diversi di persone.

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  3. In effetti il discorso è giusto. Capisco il punto di vista di un attore già pagato che non vuole prendere soldi senza aver neppure recitato (sia pure in un teatro vuoto) però, per dire, per uno scribacchino come il qui presente non ha senso non avere almeno un lettore. Infatti è per questo motivo che ho scelto di autopubblicare piuttosto che di non pubblicare affatto: sebbene nessun editore intenda pubblicarmi, io ho voluto almeno mettermi alla prova coi pochi lettori interessati agli scrittori indipendenti, perché un manoscritto chiuso in un cassetto non serve a nulla. Meglio un libro stroncato dai lettori che un manoscritto mai letto da nessuno.

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    1. Sono d'accordo con te. Essere pubblicati è molto difficile, quindi fai bene e sfruttare gli strumenti tecnologici che abbiamo al giorno d'oggi per diffondere i tuoi scritti.
      Probabilmente anch'io, se avessi scritto un libro, non verrei mai pubblicata e mi dispiacerebbe aver lavorato perché il mio manoscritto non fosse letto quasi da nessuno.

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  4. Secondo me l'attore ha fatto una cosa grande recitando in una sala vuota: ha rispettato gli organizzatori dello spettacolo, il regista, l'autore del copione e anche se stesso. Ha recitato per il più importante degli spettatori, ovvero il teatro nel suo insieme. E ha fatto benissimo il Corriere a dedicargli un articolo.

    Nello stesso modo, se non avessi nemmeno un lettore, scriverei lo stesso. A me è capitato di avere pochissime persone a un paio di presentazioni, mentre in altre ho fatto il pienone. Il problema con le presentazioni dei libri è che sono sempre un'incognita, non sai mai come andranno e possono accadere le cose più imponderabili. Comunque a Roma il proprietario di un'Enoteca Letteraria mi aveva raccontato di un'autrice per cui non era venuto nessuno, ma lui l'aveva incitata a presentare ugualmente il libro.

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    1. Sono d'accordo che sia stato un grande atto di rispetto, ma mi rende triste che sia stata una performance di grande valore "sprecata" perché non c'era nessuno ad assistervi.

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  5. Io ci trovo un senso. Ha realizzato inconsapevolmente una sorta di installazione d'arte. Coraggioso e notevole.

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    1. La tua è una visione interessante: l'assenza del pubblico praticamente ha cambiato il significato della rappresentazione!

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