16 maggio 2017

Che cosa mi hanno lasciato i miei personaggi?

Sappiamo che, dopo aver recitato, è importante uscire dal personaggio, perché non dobbiamo restare intrappolati.
Però uscirne non è facile e immediato come togliersi un vestito. I personaggi, soprattutto se ci abbiamo dedicato molto tempo e molte prove, finiscono sempre per lasciarci qualcosa.


Non è un effetto negativo, anzi: tante volte mi sono resa conto che, grazie ad una parte che ho recitato, ho imparato qualcosa o sono riuscita a mettermi nei panni di qualcuno che vive una situazione diversa dalla mia.
È una delle cose più belle del teatro, a mio parere: permette di "camminare nelle scarpe di qualcun altro" nel senso letterale del termine, anche se solo per un breve periodo di tempo.

Ecco perché ho pensato di raccontarvi che cosa mi hanno lasciato alcuni dei miei personaggi del passato. Ho già parlato tempo fa delle mie esperienze passate, quindi vi lascerò per ogni nome il link al post specifico, così potete andare a rileggere per ricordare di che cosa sto parlando.

La ragazza del Marziano innamorato è stata la mia prima esperienza al teatro della scuola. Che cosa mi ha insegnato? Il personaggio in sé non molto, perché appariva per poco tempo e non era molto sviluppato.
Però questa prima volta sul palcoscenico mi ha insegnato ad espormi un po' di più agli sguardi della gente, perché ero proprio timidissima, e a tirar fuori delle emozioni davanti agli altri. Non certo una performance da Oscar, ma un bell'inizio per il mio percorso.

Ecuba è arrivata al mio secondo anno di liceo ed è stata il mio "scontro" con il mondo dell'immedesimazione. Per interpretare la ragazza l'anno prima, non erano serviti grandi salti emotivi: era semplicemente una ragazza della mia età, forse un po' svampita, ma non troppo diversa da me.
Affrontare una regina troiana caduta in disgrazia dopo che la sua città era stata conquistata... era tutto un altro paio di maniche. Ho dovuto ritrovare quella tristezza e disperazione dentro di me, ho dovuto scavare per raggiungerla e tirarla fuori. Quello che mi ha insegnato Ecuba è che non importa quanto sembra difficile, se cerchi bene puoi trovare l'emozione che ti serve.
Ah, e non dimentichiamo che da allora nella guerra di Troia parteggio sempre per i Troiani e nutro un sincero disprezzo per quel codardo di Paride.

L'apparizione magica dei "Giganti della montagna" di Pirandello non era un vero personaggio, era più una presenza sul palcoscenico. Impersonava uno stato d'animo e il più delle volte non parlava nemmeno, quindi ho dovuto confrontarmi con il corpo, i movimenti e l'esprimere l'emozione in questo modo.
Sapete che io prediligo la voce (infatti ora studio doppiaggio), ma so che ho bisogno di lavorare anche sul corpo e questa esperienza mi ha insegnato molto di quel poco che so.

Clitennestra è un personaggio che mi ha segnato: dopo averla interpretata, non riesco a considerare Agamennone altro che "quello stronzo che mi ha ammazzato la figlia". E sì, conosco il mito, ho fatto il liceo classico e ho studiato tutti i retroscena culturali della faccenda... ma il carico emotivo mi è rimasto e non riesco a fare e meno di vederla dal punto di vista di Clitennestra.
Ma, mitologia greca a parte, quest'esperienza mi ha insegnato che il teatro può tirar fuori delle paure, dei desideri, dei traumi nascosti. Lo sapevo per sentito dire, ma questa è stata la prima volta che l'ho provato. Nel pronunciare le parole del personaggio sulla maternità, veniva fuori qualcosa di mio che strideva, che si opponeva, che mi impediva di metterci la giusta intenzione.
Quando succede, per la me attrice è un problema, ma per la me persona è un arricchimento, perché capisco qualcosa che prima era sempre stato nascosto e posso finalmente affrontarlo. Non è simpatico e spero che mi succederà con pochi personaggi, ma è utile ed è un altro dei pregi del teatro.

Camilla credo sia stata il personaggio che mi ha cambiato di più, non tanto per il suo carattere, ma perché mi ha portato a diventare un'alleata della comunità LGBT. Se non fosse stato per lei, non so se avrei iniziato ad informarmi così tanto, non solo sull'omosessualità e la bisessualità, ma anche su altri orientamenti sessuali, sulla realtà delle persone transgender o non binarie.
Non che prima fossi omofoba, ma pensavo (ed è brutto da dire) che "i gay" fossero un mondo a parte, molto distante dal mio. Invece, dopo la difficoltà iniziale, sono riuscita a capire che non ci sono poi tante differenze come credevo. O meglio, ogni innamoramento è una storia a sé, ma alla fine il sentimento di cui si parla è sempre quello.

Quindi, in conclusione, devo dire grazie al teatro per tutte le cose che mi ha fatto capire e sperimentare. Non so se ci sarei mai arrivata, senza recitare.
Forse è perché sono una persona noiosa e non faccio così tante esperienze... ma, dato che non mi posso permettere di cambiare vita mille volte, credo che continuerò ad affidarmi anche al teatro per imparare e sperimentare qualcosa di diverso.

- dramaqueen

4 commenti:

  1. Bellissimo post.
    E' vero, da ogni esperienza si traggono insegnamenti.
    Anche il tuo primo ruolo, per quanto magari marginale, ti è servito: vedi?
    E' una ficata.

    Moz-

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    1. Eh sì, possiamo trovare qualcosa da imparare da tutte le nostre esperienze, se ci impegniamo.

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  2. Noto che sono tutti personaggi positivi o drammatici. Per completezza del discorso ci vorrebbe anche un personaggio più propriamente negativo.

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    1. È vero e a me piacerebbe un sacco fare la cattiva... però non sempre ho avuto la possibilità di scegliere (anzi, quasi mai) quindi vedremo se ci riuscirò in futuro!

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