30 maggio 2017

Esercizio: La differenza tra cercare e fingere di cercare

Era da tanto tempo che non vi parlavo di Stanislavskij, quindi ho pensato: perché non ritornare a rompere le scatole ai miei lettori con le teorie di colui che ha dato inizio ad ogni riflessione sulla teoria della recitazione?


Vi racconto anche stavolta di un esercizio tratto da "Il lavoro dell'attore su se stesso", come avevo  già fatto nel post La magia del "se".
Il libro è strutturato come diario di uno studente di una scuola di teatro, Konstantin Nazvanov, e racconta lo svolgimento delle lezioni e le riflessioni del giovane attore.

All'inizio della narrazione, gli allievi si esibiscono in un saggio, ma il maestro non è convinto dalle loro interpretazioni, troppo artificiose e declamatorie.
Quindi, propone loro degli esercizi per imparare la differenza tra recitare e fingere. Questo è quello proposto a Marija e credo che si uno dei più esemplificativi:

"La trama è questa: tua madre è stata licenziata. Ha perso lo stipendio. Non ha più nulla da vendere per mandarti a scuola e tu domani sarai sospesa dalle lezioni, perché non hai pagato la quota.
Ma un'amica ti viene in aiuto. Non ha denaro e ti ha portato una spilla di pietre preziose, l'unico oggetto di valore che possieda. Il nobile gesto dell'amica ti ha commossa e turbata. Come accettare un simile sacrificio? Non sai deciderti, rifiuti. Allora lei appunta la spilla a una tenda ed esce nel corridoio. Tu dietro. E qui, una serie di esortazioni, rifiuti, lacrime, ringraziamenti.
Alla fine accetti, l'amica se ne va e tu ritorni nella stanza per prendere la spilla. Ma... dov'è? Possibile che qualcuno sia entrato e l'abbia presa? In una casa dove vive tanta gente, è possibilissimo. Comincia una ricerca snervante."

La ricerca è appunto la scena che Marija deve recitare. La prima volta, esce da dietro le quinte già sconvolta, si esibisce in gesti plateali per rendere la tragicità della scena, ma quando l'insegnante le chiede dov'è la spilla, lei non sa rispondere. Se n'è dimenticata, perché era troppo impegnata a concentrarsi sulla situazione drammatica.
Ma non è quello che ci succede nella vita reale. Se questa situazione ci fosse capitata veramente, non saremmo sconvolti, così a caso, ma saremmo concentrati sulla spilla di ritrovare. Poi, dopo la ricerca infruttuosa, potrebbe subentrare la disperazione.

L'insegnante glielo fa notare e le ricorda che la spilla è molto importante: se non la ritrova, sarà sospesa dalla scuola. Se la trova, invece, è salva e potrà continuare a frequentare.
Pensando a questo e non a come rendere tragica la scena, Marija si fa seria e inizia veramente a cercare. Ora il pubblico la segue nei suoi movimenti e sta con il fiato sospeso; non come prima, quando non riusciva a prendere sul serio i suoi gesti esagerati e involontariamente comici.
C'è anche un altro effetto: l'attrice è veramente concentrata sull'azione, sul cercare la spilla, e non si crogiola nell'autocompiacimento come nella scena precedente.

La lezione è che per recitare la parte di un personaggio che cerca, bisogna cercare veramente, non bisogna fingere di cercare. Sembra facile detto così, eh? Però nella pratica bisogna dimenticarsi del pubblico che ci guarda, del fatto che siamo su un palco e non in una vera stanza, delle nostre preoccupazioni sul fare bene la scena e pensare solo all'oggetto che stiamo cercando. Come se non avessimo altro in mente.
Questo si applica anche alle altre azioni, come ad esempio guardare un oggetto, leggere, o anche non-azioni come aspettare.

È abbastanza complicato spiegare questi esercizi per iscritto e senza poter mostrare niente di pratico, ma spero che abbiate capito il concetto.
Probabilmente sono molto più chiare le parole di Stanislavskij, ma chi sono io, per paragonarmi a lui? Quindi, se siete interessati, vi consiglio di provare a leggere direttamente "Il lavoro dell'attore su se stesso".

- dramaqueen

4 commenti:

  1. In sostanza ciò che rende un attore davvero credibile è quando si rende capace di recitare quel qualcosa che nel copione è solo un sottotesto, ma che serve a realizzare un tessuto che lo avvolge rendendo la recitazione quadridimensionale.

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    1. Esatto! È un po' più difficile farlo che dirlo, ma l'obiettivo è quello :)

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  2. Michael Caine nel suo libro mi pare scrivesse una cosa simile nelle prime pagine: se nella tua vita devi portare fuori la spazzatura, stai semplicemente portando fuori la spazzatura, non sei minimamente preoccupato che qualcuno ti stia guardando. Questo è lo sforzo che devi fare quando reciti una parte: essere quel qualcuno è non limitarsi a imitarlo.

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    1. Ciao e benvenuto nel mio blog!
      Sì, è un altro esempio per spiegare lo stesso concetto :)

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