23 maggio 2017

I monologhi della vagina

Avevo sempre sentito parlare di questo testo, ma non mi ero mai decisa a leggerlo.
Paradossalmente, per gli stessi motivi che sono raccontati in alcuni dei monologhi. La mia storia avrebbe potuto finire qui dentro, insieme a tante altre storie di donne che avevano problemi con il loro corpo di donne.


Non ho mai avuto un rapporto idilliaco con la mia femminilità, nel senso che non ho ancora trovato nulla di così assolutamente meraviglioso nell'essere donna. Anzi, ci sono alcuni aspetti decisamente scomodi, come dover avere le mestruazioni tutti i mesi. Una rottura di scatole epocale.
Per questo motivo, pensavo: perché mai scrivere un'opera teatrale sulle vagine? Che cosa ci sarà mai da dire su un tale argomento?

E invece c'è molto da dire e per molti motivi. Prima di tutto perché spesso ci si fanno problemi a pronunciare la parola "vagina". È una parola accompagnata da un senso di vergogna, ma non ce n'è ragione: come parliamo delle altre parti anatomiche del corpo umano, perché non dovremmo parlare anche di questa? 
E poi perché ogni donna ha qualcosa da raccontare sul rapporto con il proprio corpo, ma spesso non ha l'occasione per farlo.

Eve Ensler è una drammaturga statunitense che ha deciso di scrivere questo testo teatrale per contrastare il disprezzo, l'ansia e la vergogna che si prova a parlare di vagine. E l'ha fatto raccogliendo le esperienze di moltissime donne.
Ci sono racconti di tutti i tipi. Beh, non proprio tutti, perché servirebbe un libro con miliardi di pagine per raccogliere tutte le storie di tutte le donne del mondo, dato che sono tutte diverse. Però di svariati tipi.
Credo che ogni donna troverà almeno un racconto in cui riconoscersi un po'. Ma forse anche qualche uomo ci si riconoscerà in parte, con qualche dovuta differenza.

Eh sì, perché anche gli uomini dovrebbero leggere questo libro. Non dovrebbero farsi spaventare dal titolo, né sentirsi esclusi e domandarsi perché mai dovrebbero interessarsi all'argomento.
Cari uomini, dovreste interessarvi perché metà della popolazione mondiale ha una vagina e potrebbe essere utile cercare di capire un po' di più com'è la loro vita. Non dovreste ignorare le "cose da donne" solo perché gli stereotipi di genere con cui siamo stati educati vi dicono che interessarsi alle "cose da donne" vi renderebbe deboli e meno virili. Vi renderebbe soltanto più consapevoli della realtà intorno a voi.
E per chi si chiede perché non esistono "I monologhi del pene"... beh, scrivetelo. Sarò molto felice di leggerlo per cercare di comprendere il vostro punto di vista.

Ma parliamo di quello che potete trovare in questo libro.
C'è la storia di una donna anziana, che è sempre stata educata a non parlare di quello che c'è "là sotto" e neanche ora ne vorrebbe parlare, ma alla fine si convince. C'è una donna che va ad un convegno per scoprire la propria vagina e come funziona. Una donna che ama le altre donne e ama dar loro piacere. Una che ha subito abusi e ora vive per strada.
Ci sono domande a cui non avevo mai nemmeno pensato: che cosa indosserebbe la tua vagina? Che cosa direbbe? C'è il racconto delle prime mestruazioni da parte di molte donne, di come le hanno considerate e di come le hanno vissute.
Si parla di quanto sia importante dare un nome alle cose e di quanti "soprannomi" più o meno volgari siano stati affibbiati a questa parte del corpo umano che il più delle volte non abbiamo il coraggio di chiamare con il suo nome.

Dopo aver parlato con diverse donne vittime di violenze durante la guerra in ex-Jugoslavia, Eve Ensler scrive anche un monologo sugli stupri commessi in guerra.
Per ultimo, l'autrice ha aggiunto un monologo sulla nascita, sorprendendosi di non averci pensato prima. In effetti, è una delle funzioni primarie delle vagine. Eve Ensler non ha provato l'esperienza in prima persona, ma ha descritto quella della moglie di suo figlio (adottivo), che le ha chiesto di essere presente al parto.

Il monologo più simile alla mia esperienza (non uguale, ma per certi versi simile) è "Perché gli piaceva guardarla", la storia di una donna che odia la sua vagina, perché la trova estremamente brutta e cerca addirittura di dimenticarsi di averla. 
Finché non incontra Bob, un uomo a cui piace guardarla. E attraverso gli occhi di Bob, la protagonista capisce finalmente che non c'è niente di così terribile nella sua vagina.
Non vi dico altro, per ora, ma vi anticipo che ne parlerò domani sera in radio e reciterò anche una parte del monologo. Quindi, se siete curiosi, non perdetevelo.

A conclusione di questo viaggio, vorrei aggiungere solo che, anche se tutte le riflessioni contenuti in questo libro sono importanti, parlare di vagine e di peni non ci definisce.
Anzi, vorrei ricordare che non tutte le donne hanno la vagina e non chiunque sia nato una vagina si sente donna. Quello che abbiamo tra le gambe non ci definisce, c'è molto altro. Sarebbe stato interessante leggere anche del rapporto che un uomo FtM ha con la sua vagina, o di una donna trans che parla di come la fa sentire il fatto di non essere nata con una vagina.
Ma il libro è stato scritto vent'anni fa, quindi direi che posso perdonare questa lacuna.

- dramaqueen


P.S. Per chi non è familiare con il termine transgender e lessico correlato, lascio questo schemino fatto da Zucchero Sintattico per chiarire di che cosa ho appena parlato: 


8 commenti:

  1. Non ho letto il libro, ma il tuo post mi ha incuriosita. Non vedo l'ora di sentire anche la tua puntata sul tema! Io confesso che farei fatica a parlarne apertamente, probabilmente.

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    1. Beh, non ne parlerò TROPPO apertamente... siamo in fascia protetta!
      Parlerò principalmente del rapporto con il corpo in generale. E dirò la parola "vagina" meno che in questo post :D

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  2. E' un po' che non lasciavo un commento sul tuo blog, che disgraziata! D:
    Comunque si, in effetti è un po' imbarazzante parlarne (ma a parer mio è molto più imbarazzante e vergognoso sentire i nomignoli che si accollano gli uomini ai loro gioiellini -.-'' ).
    Comunque sembra interessante :) mo' vado a recuperare la puntata a tema!

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    1. Beh, i nomingnoli secondo me sono imbarazzanti in ogni caso... alla fine non dovremmo avere problemi a chiamare le cose con il loro nome scientifico.
      Se ascolti la puntata, fammi sapere che cosa ne pensi!

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  3. Imbarazzanti è dire poco... comunque si ascoltata con piacere :)
    Devo dire che secondo me hai fatto dei gran passi rispetto alla prima puntata, dove (a detta mia che non so una bega di radio e doppiaggio) eri un po' timida, impostata... ultimamente mi sembri molto più spontanea e briosa, il che secondo me è un'ottima cosa :)

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    1. Sicuramente nella prima puntata ero impacciata... praticamente parlavo a scatti! Per fortuna sono un po' migliorata e sono contenta che tu l'abbia notato :)

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  4. Mi accorgo solo ora del link... Grazie mille di avermi citato, e... bell'articolo!

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  5. Grazie, che onore averti qui!
    La tua è l'immagine più chiara che ho trovato per spiegare il concetto, quindi ti ho citato come autore :)

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