29 luglio 2017

Un monologo per Drama Queen - 4° edizione

Quest'anno, per il compleanno del blog, ho proposto una novità: il video Q&A.
Ma perché abbandonare le tradizioni? Quindi, ecco qui il concorso di compleanno, arrivato ormai alla quarta edizione. Pensavo che forse anche qui avrei dovuto cambiare e rinnovare qualcosa, ma sinceramente non ho avuto il tempo di pensarci. E poi, gli anni scorsi ha funzionato abbastanza bene, quindi ho deciso di tenerlo così.


Per chi ha già partecipato in passato, le regole sono più o meno quelle, ma è meglio se le leggete lo stesso, perché qualche piccolo dettaglio è cambiato. Per quelli che vorrebbero partecipare per la prima volta, non preoccupatevi: è semplice!


Le regole del concorso

Per partecipare, dovrete scrivere un monologo teatrale che possa essere recitato da me. Non deve essere necessariamente da recitare tutto in una volta: può anche essere "spezzato" in più momenti con dei tagli nel mezzo. L'importante è che possa essere messo in scena da una persona sola.
I monologhi non dovranno superare i 1500 caratteri (spazi inclusi) e dovranno essere pubblicati sotto questo post come commenti in forma anonima. Questo perché non voglio essere influenzata dai vostri nomi.
Potete inviare anche più di un monologo, ma vi prego di non superare i tre testi, per lasciare spazio anche agli altri. Il termine ultimo per inviare i vostri scritti è il 15 settembre 2017 (alle 23:59). Ho deciso di lasciarvi un po' più di tempo perché magari, ad agosto avete voglia di stare distesi a prendere il sole, invece di scrivere.

AGGIORNAMENTO: dato che qualcuno mi ha chiesto dei giorni in più, la scadenza è prorogata a lunedì 18 settembre (sempre alle 23:59).

La fase successiva

Tra tutti i monologhi che mi arriveranno, sceglierò i tre che mi hanno colpito di più e li reciterò.
Pubblicherò i tre video dei testi finalisti (vi anticipo già che potrebbe volermici un po' più di tempo rispetto al solito, ma mi impegnerò al massimo) e, a questo punto, toccherà a voi votare il vincitore nei commenti.


Che cosa si vince?

Mi dispiace deludervi, ma il premio finale è sempre il solito: un video promozionale di un vostro racconto o di un brano di un vostro romanzo, realizzato da me. La durata massima del video sarà di circa 5 minuti (per eventuali richieste particolari, ci potremo accordare poi).
Purtroppo non sono ancora famosa, non ho scritto libri da regalarvi o niente del genere... spero che per ora vi accontentiate. Poi, magari, un giorno diventerò famosa e la gente sarà contenta di vincere un mio autografo (ahahah).


Domande frequenti

Non ho mai scritto un monologo, come si fa?

Se sei uno scrittore, hai sicuramente già scritto un monologo, anche se forse non l'hai visto in questo modo. Nei tuoi racconti o romanzi, prima o poi c'è di sicuro un personaggio che esprime i suoi pensieri o le sue riflessioni, a voce alta o soltanto tra sé e sé.
Ecco, questo è un monologo, e tu non ti eri nemmeno reso conto di averlo scritto! Anche se tu l'hai pensato per essere scritto sulla pagina e questa volta sarà un'attrice a dar voce al personaggio, non è poi tanto diverso.

Devo inserire le didascalie?

Non sei obbligato a mettere didascalie e indicazioni, ma puoi farlo se vuoi.
Sappi, però, che in mancanza di indicazioni precise darò una mia interpretazione della scena. Quindi, se non vuoi affidarti alla mia fantasia, ti consiglio di descrivere con precisione i dettagli che ti sembrano importanti.

Se metto delle didascalie, rientrano nel conteggio dei caratteri?

No, non preoccupatevi. Potete scrivere tutto quello che volete nelle didascalie, il limite dei caratteri è stato messo solo perché è difficile imparare a memoria tre testi, soprattutto se sono lunghi. Ma non devo imparare a memoria le didascalie, quindi non c'è limite alla lunghezza.

Se avete bisogno di altri chiarimenti, chiedete pure qui sotto.


Dopo questo post, il blog andrà in vacanza per la pausa estiva. Forse pubblicherò qualcosa, ma non ne sono sicura... Sicuramente, in ogni caso, ci rileggeremo a settembre.
Non mi resta che augurarvi buone vacanze e buona scrittura per chi avrà voglia di partecipare al concorso! Vi ringrazio già in anticipo, se avrete voglia di scrivere qualcosa per me.

- dramaqueen


Ah, per chi avesse molta voglia di scrivere e non si accontentasse dei monologhi... c'è sempre il concorso di Romina Tamerici a cui partecipare!


Immagine creata con picfont.com

36 commenti:

  1. Io parteciperò di sicuro, appena ho una buona idea! Intanto grazie per aver segnalato anche il mio concorso! E ancora tanti auguri al blog!

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    1. Grazie! Ecco, anche a me serve un'idea per il tuo concorso... Spero che in vacanza mi venga.

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  2. Io in estate mi attivo, quindi ho proprio idea che parteciperò...
    Dubbio che mi è rimasto dall'anno scorso: le didascalie rientrano nel conteggio dei caratteri massimi?

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    1. Brava che me l'hai ricordato, anzi, ora lo aggiungo: no, non contano. Il limite dei caratteri serve solo perché altrimenti devo imparare a memoria dei monologhi eterni, ma le didascalie non le devo imparare, quindi potete scrivere tutto quello che volete.

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  3. "La piazza"

    [Accostata alla finestra, sbircia da una tenda. Vestita da contadinella ottocentesca. A bassa voce]

    Chissà perché mi ostino a spiare la piazza... Sarà che mi sembra di studiare il mondo intero?

    [Si allontana e sospira, scuote la testa con un sorrisino. Alza la voce]

    Sono tutti così sciocchi, frivoli! Ogni giorno la confusione del mercato e il cibo sprecato; i bambini che corrono in giro e distruggono tutto quello che toccano; le coppiette sedute alla fontana! [Guarda una foto parlando delle coppie. Scopre i denti e la getta altrove] E le vecchiette pettegole che gridano e strillano da un lato all'altro. Eppure nemmeno loro si ricordano di me!

    [Torna a guardare verso la finestra, stringendosi tra le braccia e restando dov'è]

    Se si scende in piazza, non si può fare nulla. Sei sempre sotto gli occhi di tutti, sulla bocca di tutti... Anche quando ti comporti esattamente come si aspettano. [Ride] Già, in quel caso sei senza carattere oppure nascondi qualcosa!

    [Sospira, tornando seria] È una prigione, ma una prigione viva. [Scioglie il proprio abbraccio, alza leggermente le mani al cielo, si guarda attorno. Quasi ride ironica] Invece qui, dove ho la libertà di dire, fare e pensare quel che voglio, nessuno più sembra sapere che esisto! Non manco a nessuno, nessuno parla di me o mi viene a cercare!

    [Lascia cadere le braccia, china per qualche momento il capo. Torna alla finestra e riprende a sbirciare fuori]

    Lo sapevo che così sarei stata totalmente sola, ma nonostante tutto amo questo villaggio. Non lo voglio abbandonare. E non voglio che scoprano la mia maledizione...

    [Quasi ringhia, sbattendo i piedi a terra] Dannata sia mia madre che mi concepì con uno straniero! E dannato sia lui, mio padre, per essere un lupo mannaro!

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    1. Mi accorgo solo ora di un errore in una didascalia. Ripubblico il racconto? Correggo la didascalia in un commento a parte?

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    2. Puoi correggere solo la didascalia. Io copio tutti i monologhi che mi arrivano in un documento Word, quindi poi mi occuperò di correggere io la versione "ufficiale" dove serve.
      Comunque il tuo monologo rispetta la lunghezza ed è stato accettato. Grazie per aver partecipato!

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    3. Perfetto, grazie mille.

      Per quanto riguarda la didascalia: non sarebbe [guarda una foto parlando delle coppie] bensì [guarda una cornice parlando delle coppie]. Dopotutto in "quel periodo" difficilmente esistevano foto...

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    4. Effettivamente anche a me era suonato strano. Ora correggo!

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  4. Amori

    Esistono amori impossibili, agognati, sognati e infranti; ne ho conosciuti tanti. Alcuni invece sono clandestini, come quello che incontro ogni mattina, lontano dalla strada maestra e dagli sguardi di tutti, quando invece una passione così intensa, racchiusa in quelle quattro porte, vorrei fosse alla luce del sole. Amori come stelle di un sistema binario che orbitano insieme per l'eternità e proseguiranno questa loro comunione anche in una prossima vita. Amori, come comete, che dopo il loro splendore spariranno nel freddo buio profondo. Alcuni non torneranno più mentre altri faranno giri immensi per poi ripresentarsi alla stessa luce. Amori fatti soltanto di parole e altri di eterni silenzi. Amori promessi in tenera età e morti lungo la strada. Amori nati quando non c'era più nulla a cui aggrapparsi ma diventati nuova linfa per continuare il cammino. Amori come fuochi d'artificio pregni e vivi di ogni colore, quelli invece ricuciti con i punti del perdono. Amori per lo stesso sesso e amori ideali per un diverso Dio. Amori solitari imprigionati in uno specchio e amori vissuti per il bene delle immense folle. Io no so quale sia giusto o quale sbagliato. Per una parola così grande non esiste un giudizio. Chi si assume l'onere di tale sentenza? Ma una cosa, però, posso dirla. Che tu lo voglia o no, se lo senti oppure no, questo ardore quando vivi prima o poi si presenterà.
    Quindi seguilo qualsiasi sia la sua forma, perché l'amore e questo suo immenso, sarà sempre parte di te e ti sconvolgerà l'anima.

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  5. LA COMETA

    A volte…
    una piccola, semplice e insignificante cometa
    può incontrare durante il suo lungo viaggio,
    attraverso le profondità dell’universo, una stella.
    O vista da più da vicino… un sole.
    La cometa si accende.
    Si accende di gioia per questo nuovo incontro.
    Sì, perché la cometa brillerà più degli altri astri del cielo
    e sarà un immensa scia di felicità.
    E’ un contatto fugace e uno scambio di luce.
    Il sole imperterrito continuerà a brillare quasi per tutta l’eternità.
    Mentre la piccola cometa, allontanandosi, perderà la sua scia…
    Tornerà nel suo spazio e nel suo tempo con un sorriso in più.
    E chissà, magari rimarrà legata al sole per sempre, con una nuova orbita.
    Oppure si perderà nel freddo e buio del cosmo.
    Ma questo…
    Lo decideranno solo le mere leggi del nostro universo.

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  6. Sono 1767: scarta pure se vuoi.

    ---------

    Il Cavaliere dei Raggi dell’Est, grande come l’unghia del mignolo di un bambino, veste una marsina del colore dell’alba sui mari tropicali, quando le lunghe dita del sole spuntano da dietro l’orizzonte. Nell’ora che precede l’alba si libra sulle sue ali da cicala, accompagnato da un corteo di moscerini che gli fanno ala, lungo i vicoli e le strade degli uomini.
    Entra di soppiatto nelle camere di chi è chiamato con disprezzo sognatore; porta con sé, in una minuscola tasca, una magica pozione: ha atteso a lungo, nelle notti di luna piena, che due amanti si baciassero nei pressi di un cespuglio di vischio. Furtivo, ne ha strappato le bacche collose, ancora intrise della diafana luce e delle dolci parole d’amore, per portarle nel proprio antro; là le ha distillate, su di un fuoco acceso al bruciante desiderio di un innamorato respinto e, ricavatane la goccia di una goccia, ha riempito fino all’orlo l’ampolla estratta dal suo panciotto.
    Si avvicina alle finestre. Valuta i sospiri che si lascia sfuggire l’ignaro dormiente. Striscia tra le imposte e vola fino al letto dove si riposa, sfinito dal suo carico di fantasia. Poi versa una stilla con l’aria di chi depositi in banca la sua più ricchezza e sguscia fuori, pronto a visitare un’altra casa.
    La goccia scende fino al cuore dell’addormentato e la sua odorosa esalazione sale fino all’anima. Nella mente del sognatore battaglie con draghi e tornei di cavalieri; corpi caldi che scivolano l’uno nell’altro in una danza scarlatta; calcoli di un ragioniere dell’orrore, che medita sul modo di sbarazzarsi della vittima.
    Ma la fantasia più vivida non è sufficiente neppure per abbozzare l’ombra più pallida: così il mattino riporta i sognatori alla vita e riconsegna il meschino Cavaliere al suo antro nascosto.

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    1. Caro o cara partecipante, grazie per il testo, ma dovresti essere tu a decidere cosa tagliare!
      Sei sicuro/a che non vuoi postare una versione ridotta del testo perché rientri nel numero di caratteri? Non mi piace modificare gli scritti di altre persone...

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    2. Il Cavaliere dei Raggi dell’Est, grande come l’unghia del mignolo di un bambino, veste una marsina del colore della luce che precede l’alba. Porta con sé una magica pozione: ha atteso a lungo, nelle notti di luna piena, che due amanti si baciassero nei pressi di un cespuglio di vischio. Furtivo, ne ha strappato le bacche collose ancora intrise della diafana luce e delle dolci parole d’amore. Le ha portate nel proprio antro e là le ha distillate, su di un fuoco acceso al bruciante desiderio di un innamorato respinto. Ricavatane la goccia di una goccia, ha riempito fino all’orlo l’ampolla che custodisce nel panciotto.
      Si libra sulle sue ali da cicala, accompagnato da un corteo di moscerini che gli fanno ala, lungo i vicoli e le strade degli uomini e di notte entra di soppiatto nelle camere di chi è chiamato con disprezzo sognatore. Vola fino al letto e valuta i sospiri dell’ignaro dormiente. Versa una stilla con l’aria di chi depositi in banca e sguscia fuori, pronto a visitare un’altra casa. La goccia scende fino al cuore dell’addormentato e la sua odorosa esalazione ne sale fino all’anima. Da quel profumo nascono battaglie con draghi e tornei di cavalieri; corpi caldi che scivolano l’uno nell’altro in una danza di vita; calcoli di un ragioniere dell’orrore, che medita sul modo di sbarazzarsi del corpo della vittima.
      Ma la fantasia più vivida non batte l’ombra più pallida: il mattino riporta i sognatori alla vita e riconsegna il meschino Cavaliere al suo antro nascosto.

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    3. Grazie mille per aver modificato il racconto, ora ci siamo!

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  7. Tutto tranne gli occhi



    [Guarda fissa in camera, come se stesse parlando con qualcuno. Il tono è ironico, quasi, ma anche un po' rassegnato. Sarcastico] Sì, la prima volta è stata dura. Anche la seconda e la terza, in realtà. Ma poi, mi sono abituata. All'inizio mi sentivo sporca, sbagliata, in vendita. Be', in realtà sono tutte e tre le cose tutt'ora, ma… ci si abitua a tutto nella vita. Non è un lavoro poi tanto difficile: qualche movimento giusto, qualche gemito, la lingerie adeguata... Finisce tutto in fretta. E mentre un altro cliente soddisfatto se ne va, io non devo più angosciarmi su come comprare il cibo per domani. Tutti contenti, in fondo, no?
    [Abbassa lo sguardo, come se dovesse fare una confessione, arrossisce. È molto malinconica]
    Quando ho cominciato credevo che non si potesse sopravvivere all'umiliazione di essere solo un oggetto del desiderio, niente più che una bambola gonfiabile che deve soddisfare ogni tipo di capriccio, ma poi ho trovato il mio modo di andare avanti. Mentre sono lì… [indugia] a fare il mio lavoro, la parte più profonda di me non è davvero lì. Lascio che abbiano il mio corpo, le mie mani, la mia bocca, qualsiasi cosa, ma la mia anima è lontana. I miei occhi sono vuoti e sono altrove. Sono a guardare altro. [Si commuove] Sono sul muretto davanti alla mia vecchia casa d'infanzia, dove mi sedevo sempre con mia nonna. Sono lì, con lei, che mi dice che un giorno andrò via da tutto quello schifo e diventerò ciò che voglio. Sono su quel sorriso mezzo sdentato di bambina. I miei occhi sono là, dove è rimasta la felicità, dove anche la povertà profumava di dignità. Ai miei clienti do tutto, tranne gli occhi. Gli occhi sono dove l'anima riposa e la mia anima, nonostante tutto, vuole essere ancora libera.

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  8. Non so se puoi accettarlo in gara ma... va be', in caso cestina pure. Secondo me sarebbe divertente vedertelo fare. Se nessuno si offende.


    Rivelazione shock: Quello che penso davvero di Romina Tamerici

    [Un po' alterata] Scusatemi se faccio questo video, lo sapete che di solito non mi metto qui a parlare di cose a caso e cerco di restare attinente alle tematiche del blog, ma BASTA! E che cavoli: io non lo so perché tutti si siano convinti che io e Romina Tamerici siamo così amicone da andare in giro insieme e farci le chiacchierate,eh. [Visibilmente arrabbiata] Abbiamo fatto un paio di video insieme, non è che perché l'altro con cui fa video se l'è sposato, adesso io e lei dobbiamo essere migliori amiche del cuore per la vita. [Mentre lo dice fa un cuore con le mani e una smorfia di disgusto]. Basta, ve lo dico così che sia chiaro una volta per tutte: non siamo amiche, mi sta pure un po' sulle palle [bip] a essere sincera: sempre lì a dire [fa una vocina irritante] "mi dispiace che non ho scritto tanti post questo mese, gne gne gne". Uno: vuoi scrivere post? Scrivili, dannazione! Due: non interessa a nessuno se li scrivi o meno! Oh, [sbuffa] mi sento più leggera! Scusate, ma dovevo proprio dirlo qui così magari lo vede pure la simpaticona e smette di scrivermi in privato. Non avete idee di quanti messaggi mi manda in una giornata e quante chiamate! Non la reggo più!
    [Fa una breve, pausa e scoppia a ridere] Ahahah, ma non ci avrete mica creduto! Ma dai!
    Ok, ora sono seria. La verità è un'altra: Romina Tamerici sono io! [risata diabolica]




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    1. Ahahahah! Questo ho già vinto una menzione speciale! :D

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  9. Il tormento.

    Il mare d’inverno è il titolo di una canzone che mia madre ascoltava sempre alla radio e cantava cucinando.
    È anche il panorama che mi aiuta a pensare, l’angolo di silenzio che accoglie ricami e riflessioni.
    Ci sono giorni in cui è calmo, come oggi, e mi trasmette serenità, altri in cui è in fermento e si accosta bene al nervoso che provo. Il suo colore mi rilassa anche quando riflette il nero del cielo che anticipa il temporale.
    Di solito faccio così: mi siedo su un masso in spiaggia, dove in estate metterebbero l’asciugamano, e mi perdo a pensare.
    Oggi a dannarmi sono le mie esperienze lavorative, numeri e risultati. Ancora mi bruciano la pelle. A diciannove anni ho finito la scuola, raggiunto il diploma con tante belle speranze, ma appena messo il piede fuori mi sono accorta di essere nuda. Quello di cui avevo vissuto, elogi, approfondimenti, consigli, valutazioni, si è smarrito per strada.
    Chiedevano competenze elevate nel mondo del lavoro, che potevo farmi solo sul campo. Per entrarci o avevo il famoso aiutino o era come giocare alla lotteria. La mia giovane età permetteva di risparmiare e investire su di me, ma l’inesperienza era anche il mio difetto. Credo di essere stata spesso presa in giro, ma tanta era la voglia di staccarmi dalla famiglia che avrei accettato qualunque cosa. Non che stessi male a casa, solo che desideravo i miei spazi.
    Invece oggi, a ventidue anni, credo di avere collezionato tante di quelle sconfitte da assomigliare a un adulto deluso e sfatto.

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  10. Il mio nik name è il mare d'inverno.

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    1. Il nickname non serve, perché i monologhi devono essere anonimi. Quando verranno annunciati i finalisti, ci rivelerai chi sei!

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  11. Ecco il mio monologo per te:

    La lettera anonima

    Stamattina ho ricevuto un’altra lettera. Chi scrive più lettere al giorno d’oggi? Eppure ho trovato anche questa nella mia casella, con tanto di francobollo. Come al solito, non c’è alcun mittente (se la rigira tra le mani), ma il nome e l’indirizzo sono corretti. Senza ombra di dubbio. (Riflette) Potrebbe avermela inviata chiunque: amici in vena di scherzi, amanti o ex, i miei genitori no, lo escludo. Potrebbe averla scritta un ammiratore… o, peggio, uno stalker. (Entra visibilmente in ansia)

    (Se la rigira tra le mani, poi si rivolge al pubblico) La apro o no? Non siete curiosi anche voi? Beh, una lettera anonima è come un libro senza autore e titolo in copertina. Devi aprilo per sapere, almeno, chi l’ha scritto.

    (Colpita da un pensiero improvviso) Ma, così facendo, ne distruggerei il mistero. Così, invece, è uno scrigno di possibilità. Potrebbe contenere l’annuncio di un lutto o una minaccia. Cose negative. Ma potrebbe uscirne una poesia, o una dichiarazione d’amore. La bellezza, in altre parole. (pensierosa)

    Addirittura, potrei averla scritta io… a me stessa, e non ricordarmene. (fa una faccia strana) No, non la aprirò affatto. La lascerò così, e la metterò nella stanza accanto, insieme con le altre. Anche loro sono rimaste chiuse. Quante sono? Mmm… con questa, sono 666 lettere. Ho tenuto il conto. Che strano numero, però, mi ricorda qualcosa… o qualcuno.

    Oh, il campanello della porta! (si avvia, curiosa) Forse è lui, l’autore delle lettere… che finalmente viene a trovarmi. Non vedo l’ora di sapere chi è. (si rivolge al pubblico) Voi no?

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  12. Da adulti ragioniamo come se, senza un titolo professionale che risponda fedelmente alle nostre inclinazioni (ma anche soltanto senza un titolo in generale), non esistessimo; come se nella vita - se diventare una ballerina non dovesse riuscire per un nutrito numero di motivi - andremmo incontro ad un grande flop.
    NO! NO! Non è un flop!
    Puoi anche essere una segretaria che la sera balla nel teatro di quartiere o un dentista che nei fine settimana vola col parapendio; un meccanico che la sera torna a casa con le mani nere e corre a riempire fogli bianchi con parole che fanno esplodere gli occhi e i cuori tanto son belle; un ascensorista (con le vertigini) che suona la chitarra da Dio e lo fa nei garage dove quasi nessuno lo può ascoltare...ma lo fa lo stesso.
    E quando qualcuno ci chiederà: "Che fai nella vita? Chi sei?" Non sarà il titolo a parlare per noi, ma sarà la fiamma a tirarci fuori la risposta.
    Non è detto che nella vita le cose vadano come le immaginiamo, anche quando immaginiamo ogni bene dal profondo del cuore per chi ci sta accanto.
    Forse la bambina diventerà davvero una ballerina brava da togliere il fiato, forse sarà una chef, forse farà due o tre lavori per mantenersi ma se avrà anche solo capito cosa le accende il sorriso e lo avrà difeso dal vento forte allora avrà vinto. Senza titoli.
    Senz'altro lei, il meccanico scrittore, il dentista che vola nei cieli e l'ascensorista che suona da Dio (gratis) li riconoscerete in giro...perché saranno felici e contagiosi e anche perché...avranno sempre un grandissimo sonno. Vastissimo.

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  13. CIAO

    [Ti siedi davanti ad uno specchio. Ti stai struccando quando ti guardi e poi smetti. Stai parlando a te stessa allo specchio]

    Ciao. Io so chi sei. O forse no. Forse nemmeno io lo so. E forse sono solo alla ricerca. Dicono che sono forte, ma non hanno idea di quanto io sia fragile in realtà ed ora eccomi qui, sorridente mentre in realtà vorrei solo... piangere e gridare, ma ho questo sorriso, questa smorfia che continua a rimanere e non smetto, non riesco a smettere neanche se ci provassi. Se non riesco a smettere mentre ti guardo, come faccio a smettere con gli altri?

    L'unica che io so, l'unica cosa che conosco, di te, è quanto tu in realtà abbia bisogno di appartenere e quanto testardamente continui a..., a...

    [Vorresti dire "Vivere" ma non ce la fai. Cerchi di dirlo, ma hai un groppo alla gola che te lo impedisce. Gli occhi stanno per lacrimare. Allarghi ancora di più la bocca per prendere fiato e lentamente lo mandi via. Chiudi gli occhi e poi riapri ]

    Riprendiamo.
    Ciao. Come stai? E' da un po' che non te lo chiedo. Avevo un po' paura di chiedertelo. Avevo paura della risposta.
    Avevo paura di sentire quella risposta.
    Ma ora vorrei sentirla.

    [Sorridi tristemente per poi chinare il capo]


    P.S.: Queste sono le mie note, ma non sono obbligatorie. Prendile come un suggerimento. Quindi se vuoi cambiare qualcosa, introdurre qualcosa fallo.

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    1. Prego. Mi sono accorto solo adesso di avere dimenticato una parola. All'inizio del secondo capoverso, la frase corretta è "L'unica cosa che io so ecc..."

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  14. MONOLOGO – “LO SO”
    [Timidamente si avvicina in proscenio e si siede su uno sgabello che trova la quasi per caso. Si fa coraggio, prende tempo, vede che è il momento di parlare e si rivolge al pubblico sempre un po’ timidamente all’inizio per poi lasciarsi andare]
    Lo so [pausa, quasi come a ripensarci o come se avessi un dubbio] o forse non lo sa ancora nessuno.
    Ora parlo io, parliamo noi, [rivolgendosi a delle persone che non sono nemmeno presenti, a tutte quelle persone che sono come lei] nel silenzio di questo rumore scordato.
    [“Lo so” – è una consapevolezza che sta rivivendo davanti a tutti]
    Lo so Non ci sono santi, diavoli, pianti, eroi, mostri, ci siamo solamente noi, un sorriso.
    [“santi, diavoli, pianti, eroi, mostri” – è un crescendo fino a mostri poi dopo un sospiro quasi sconsolata riprende e si accende su noi e sorriso]
    Lo so, forse non serve a niente dirlo, ma noi vogliamo viverlo, noi vogliamo ridere insieme, gratis, senza trucchi e senza inganni, ora e qui, hic et nunc [“hic et nunc” è una presa in giro quindi sottolinea le parole con enfasi], come direbbe qualche finto colto.
    [“come direbbe qualche finto colto” – accennando un sorriso, con un po’ di ironia].
    [il nuovo lo so ribadisce il fatto di una nuova consapevolezza ed è come l’inizio di una conclusione]
    Lo so, quanto è bello, vivere senza cercare nulla, senza volere nulla, senza pretendere nulla, eppure lo so che tutti questi nulla ci riempiono incredibilmente di leggerezza, di vita, un semplice sorriso.
    [il discorso prende sempre più scorrevolezza, è un crescendo pieno di vita]
    Lo so, noi vogliamo soltanto essere noi ma cerchiamo anche voi, soprattutto voi, [il voi indica qualcun altro, che forse potrebbe essere tutto il pubblico o quelli che non ti capiscono] che scappate continuamente quel sorriso, quella vita leggera, dolce perché vi amiamo, bella perché semplicemente cosi, eppure cerchiamo voi perché sappiamo che siete le nostre pietre più preziose.
    [questi tre lo so sono sempre un crescendo fino all’ultimo lo so]
    Lo so, lo so, lo so, quante volte ho detto queste due parole, quante volte abbiamo detto queste parole. E più le ripeto, più le ripetiamo, più mi sono accorto e più ho amato capire quanto non lo so, non lo sappiamo. [queste righe finali sono molto leggeri calme tranquille, fino come a spegnersi a “non lo sappiamo”]

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