27 settembre 2017

Il diavolo nella torre #3 (l'immane lavoro della documentazione storica)
guest post di Cristina M Cavaliere

Questo è un guest post di Cristina M Cavaliere, che ha deciso di raccontarci la genesi del suo testo teatrale "Il diavolo nella torre" in una serie di articoli. Se non avete letto i post precedenti, il primo si trova qui e vi consiglio di recuperarlo. Ora lascio la parola a lei.

Nel post precedente mi sono soffermata sulla Fase 1 dell’elaborazione di un copione, che consiste sostanzialmente nella lettura e nello studio di alcuni testi di riferimento. Com’è ovvio sarebbe meglio averli visti rappresentati a teatro, ma non sempre è possibile.
C’è una grande differenza, infatti, in un copione scritto con linguaggio e personaggi contemporanei e uno ambientato nel passato in cui è necessario fornire al pubblico delle informazioni attendibili.


Qui invece parliamo della documentazione storica necessaria per scrivere qualsivoglia testo in un periodo collocato nel passato, e per testo intendo anche romanzo o racconto.

Fase 2 – Documentazione storica

Mentre mi preparavo a raccogliere materiale per documentarmi a fondo, sono stata di nuovo coinvolta in una delle visite guidate del vulcanico Mauro Enrico Soldi dell’Associazione Italia Medievale.
Visto che si doveva andare al Castello Sforzesco per visitare il Museo d’Arte Antica, e aveva capito che ormai stravedevo per il personaggio, mi aveva chiesto se me la sentivo di spiegare il Monumento Funebre di Bernabò Visconti. A differenza del primo agguato tesomi, lì avevo più tempo per documentarmi e ho preparato alcuni appunti dove spiegavo in lungo e in largo il monumento funebre.

Si tratta di un capolavoro scultoreo di Bonino da Campione, visto che messere, come lo chiamo io, lo aveva commissionato quand’era in vita e aveva voluto all’opera il miglior scultore esistente.
Il monumento è molto interessante e mostra Bernabò con un’armatura da guerra leggera, e ritto sul suo destriero, al di sopra di un sarcofago riccamente scolpito. Dato che messere aveva un ego un tantino sviluppato, lo aveva fatto ornare di preziosa foglia d’oro, e lo aveva collocato accanto all’altare nella chiesa di San Giovanni in Conca, come a dire che era pari al Signore Dio Nostro. Per riprendere le parole di Jessica Rabbit: “Non sono cattivo, mi disegnano così.”
Sto divagando, scusate! La mia arringa al gruppo è andata molto bene, ma il problema è che avevo cinque minuti di tempo e non ho potuto dissertare in lungo e in largo.

Dato che ero entrata nell’ottica di diventare stabile cronista di Bernabò Visconti, come Paolo Diacono con i Longobardi, ho pensato di non lasciare inutilizzato questo materiale assemblato con tanta fatica, e di farne oggetto di un primo post sul mio blog.
Pensavo che non se lo filasse nessuno, e invece… sorpresa della blogosfera! … avrebbe dato il via a una serie fortunatissima sul mio blog Il Manoscritto del Cavaliere. Questi articoli hanno avuto anche il merito di scatenare una specie di epidemia attorno alla figura del Visconti, cioè un contagioso interesse ed entusiasmo da parte di amici, esperti e conoscenti. Tutti volevano saperne di più, leggevano avidamente e s’appassionavano all’uomo che in vita era soprannominato il Diavolo.

Tornando alla fase della documentazione, avevo notato che, nella terza di copertina del romanzo La Vipera e il Diavolo, era menzionato il fatto che l’autore, Luigi Barnaba Frigoli, avesse scritto un breve studio su Bernabò Visconti depositato presso l’Archivio Storico Lombardo.
Ho dunque inviato una mail alla Meravigli Edizioni, che mi ha risposto asserendo di aver girato la mia mail all’autore. Frigoli mi ha risposto subito e, gentilissimo, mi ha dato indicazioni precise su come contattare l’Archivio Storico Lombardo per entrare in possesso del materiale. Dopo una sua conferenza cui avevo assistito, l’ho avvicinato; mi ha fornito ulteriori consigli su alcuni testi che avrei potuto leggere.

Mi sono dunque immersa nella lettura di:

  • “Un denaro in meno di Cristo". Bernabò Visconti nella novellistica toscana di Luigi Barnaba Frigoli – Archivio Storico Lombardo. Aggiungo che anche il personale dell’Archivio è stato di una cortesia squisita e di un’efficienza inappuntabile, e mi ha inviato le scansioni delle pagine via mail, scusandosi perché la leggibilità non era perfetta. Mi sembrava di vivere in una vita parallela!
  • Bernabò Visconti di Daniela Pizzagalli, edizione Rusconi, un bel saggio completamente incentrato sulla vita dell’omarino su cui mi accingevo a scrivere su cui ho appreso altri dettagli ed episodi cruciali, libro che ho disseminato di post-it gialli. Ho utilizzato molto spesso questo saggio per scrivere la serie sul Visconti apparsa nel mio blog. 
  • La Ca’ di Can di Carlo Tenca, autore contemporaneo al Manzoni che ambienta il suo romanzo in una Milano vivace e popolaresca di fine 1300 che ricorda molto la storia di Renzo e Lucia. Narra infatti le vicissitudini di una coppia di coniugi, angariati da uno degli ispettori dei cani di Bernabò, perché invaghito della donna. Ricordo brevemente in questa sede che messere aveva qualcosa come cinquemila cani da caccia e, non potendo tenerli tutti nel suo palazzo, li aveva disseminati in giro per Milano. I sudditi dovevano tenerli in ottimo stato, e dovevano passare al vaglio dei “canattieri” cioè gli ispettori dei cani. Bernabò vi fa una terrorizzante comparsata, da par suo, sufficiente a movimentare la trama. Alcuni diranno che i romanzi non sono saggi, ma siccome si parla di finzione (e il teatro e la letteratura sono finzioni), le buone opere letterarie hanno il pregio di farti immergere nel clima del periodo.
  • Avevo inoltre tutti i miei personali appunti sulle conferenze cui assistevo, e che rileggevo.

Fine della fase documentativa.

La caldaia ormai funzionava a pieno regime come se stessi per scrivere un romanzo.
Fino al giorno in cui, come nella scrittura di un romanzo, sopravviene una fase in cui capisci che devi smettere di leggere e devi cominciare a scrivere, cosa che ho fatto: mi sono rimboccata le maniche, mi sono seduta alla mia scrivania e mi sono messa all’opera sotto il probabile sguardo attento di Bernabò Visconti.
E di questo, ovvero della stesura del copione e del vivo della faccenda, vi parlerò nel prossimo post di questo polittico.

[continua...]

23 commenti:

  1. Un lavoro di documentazione davvero professionale. Non sono per niente sicuro che certi autori pubblicati da case editrici importanti facciano altrettanto coi loro romanzi "storici"...

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    1. Ahahahah! Grazie del commento, Ariano. Naturalmente ho notato le virgolette che chiudono la parola 'storici'. ;-) Immagino che i grandi autori di romanzi storici abbiano una task force di consulenti incaricati di rileggere il manoscritto e segnalare eventuali errori o imprecisioni. Questo sarebbe il mio massimo desiderio, a dire la verità!

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    2. Effettivamente un aiuto non si rifiuta mai ;)
      Però mi sembra che tu, Cristina, abbia fatto un ottimo lavoro. Anche se sicuramente io non mi accorgerei di eventuali imprecisioni storiche, non sono così esperta.

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    3. Per fortuna ho il mio gruppetto di lettori che hanno riletto il copione, e mi hanno segnalato un paio di imperfezioni nella prima versione (di cui parlerò nel prossimo post). Poi è chiaro che siamo tutti esseri umani... Però un conto è un lavoro sciatto, cosa che si vede a occhio, un conto è un lavoro per cui si dà il massimo, e che può contenere degli errori.

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    4. Beh, certo, la trascuratezza è sicuramente da evitare! E l'impegno paga, come dimostra il tuo racconto :)

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    5. Alle volte ci si fa prendere dalla fretta di finire... a me capita spesso, specialmente nel caso di romanzi dallo spessore notevole. Ad esempio con il mio romanzo sulla Rivoluzione Francese sono all'incirca a metà dell'opera: da una parte mi piace perché sono in fase di prima scrittura, che è la migliore, dall'altra è l'ennesimo lavoro titanico che mi curva le spalle. ;)

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  2. La ricerca documentaria dovrebbe essere sempre così rigorosa, ma come Ariano penso che non tutti quelli che si cimentano a scrivere romanzi attinenti a personaggi realmente vissuti, o fatti accaduti, mostrino tanta serietà.
    Pochi, a mio modesto parere, hanno messo a segno il metodo di Maria Bellonci che conduceva una minuziosa ricerca storica, attraverso la consultazione dei documenti originali esistenti, a partire dai quali ricostruiva ritratti affascinanti e credibili dei suoi personaggi, stando attenta a evitare di scivolare nelle leggende e nella narrazione grossier.

    Brava Cristina!

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    1. Ciao Clementina, grazie per il passaggio sul blog e per il commento. :)

      Secondo me la scrittura di qualsiasi romanzo (o copione, come in questo caso) dovrebbe essere attentamente sorvegliata per non scivolare sul classico caso di "poca credibilità" che magari a un occhio esperto non sfugge. Facendo un esempio tratto dalla contemporaneità, se un personaggio deve andare in auto da Milano a Roma, e parte al mattino, non puoi farlo arrivare dopo mezz'ora. Si tratta di un esempio banale, che può essere applicato a tanti casi del romanzo storico. Se un personaggio deve andare da Arras a Parigi nel 1780, bisogna consultare i saggi e vedere che tipo di percorso facevano le diligenze dell'epoca e calcolare quante miglia poteva percorrere il veicolo, al di là di eventuali incidenti. A me era capitato con il primo romanzo La terra del tramonto in cui facevo percorrere una distanza relativamente breve a un personaggio facendogli impiegare molto tempo.

      Il metodo di Maria Bellonci è del tutto condivisibile!

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    2. Non conoscevo questo metodo, ma deve dare sicuramente dei risultati notevoli (e richiedere anche un impegno notevole).

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    3. Un metodo infallibile, Elena.
      Essere credibili è sempre fondamentale, sono totalmente d'accordo con te, Cristina, e per raggiungere il risultato, l'attenzione di chi scrive deve rimanere alta su ogni dettaglio.
      Personalmente ne ho sempre tenuto conto nei miei racconti e nel mio romanzo.
      Ad esempio, trovandomi a scrivere Niente Panico che, come sai, è ambientato nel 1969 tra Milano e Roma, mi sono documentata su mille aspetti per non trascurare nulla: situazione economica, politica, sociale, cronaca, tendenze moda, palinsesti teatrali, televisivi e radiofonici, stipendio medio dei lavoratori, struttura degli organi e delle fasi di svolgimento delle operazioni in polizia, traguardi raggiunti in ambito tecnologico e in medicina, modelli automobilistici, canzoni edite prima e nel corso di quell'anno, assetto urbanistico e stradale, persino i tempi di percorrenza dei tragitti sulla base del veicolo (auto o mezzi pubblici) che avrei fatto usare ai miei protagonisti (Stella e Rebecca, infatti, impiegano ben oltre sette ore per spostarsi in auto, a tutta velocità, nel tratto Roma-Milano) .
      Direi che il tuo esempio calza proprio a pennello!

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    4. Grazie, Clem, è proprio così come dici. Personalmente mi sono trovata a leggere tantissimi saggi, per i romanzi sui crociati ad esempio, e a non inserire tutto quello che ho trovato, perché questo sarebbe impossibile oltre che inutile. Però anche quello che non adoperi s'insinua in un certo modo nel romanzo, è come se fosse dietro le righe (o dietro le quinte, per usare un'espressione teatrale! :-) ) La documentazione serve anche a far calare te nell'atmosfera dell'epoca, in certi usi e costumi, e a tenerne conto specialmente quando devi creare delle scene nuove di zecca.

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  3. Queste puntate di "dietro le quinte" sono davvero molto interessanti, complimenti a entrambe! Qui poi c'è davvero molto da imparare su come documentarsi e non solo per i romanzi storici, secondo me. Ho visto che il lavoro di raccolta ha preceduto la fase in cui ti sei messa concretamente a scrivere, ma immagino che la documentazione proceda anche dopo, man mano che vengono dubbi... In ogni caso, complimenti per il lavorone fatto!

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    1. Ciao Maria Teresa, grazie del commento. Hai ragione, la fase di documentazione segue anche la scrittura in tutte le sue forme, con la differenza che nel romanzo (o copione) storico i dubbi sono il pane quotidiano. Con il Medioevo in particolare si tende a dare tutto per scontato, probabilmente perché siamo molto influenzati dai modelli fantasy e televisivi che spesso hanno poco a che spartire. Grazie dei complimenti, che passo anche al regista e a tutta la compagnia! :)

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    2. Grazie, Maria Teresa, sono contenta che l'idea ti sia piaciuta! E grazie ancora a Cristina che ha accettato il mio invito!

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  4. Allora Bernabò ha il merito di aver dato una bella spinta al tuo blog! Non sono stupita è un personaggio notevole. Documentarsi richiede proprio un grande impegno e poi prosegue nel percorso di scrittura. Grazie di aver condiviso con noi il lavoro dietro le quinte!

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    1. Pensa che la moglie di un mio amico, presente alla replica, mi aveva detto alla fine: "Non sapevo se amarlo oppure odiarlo, è incredibile!", tanto per dirti che genere di sentimenti scatena il personaggio. La documentazione richiede molto tempo e molta dedizione, ma, se il tema piace, si fa tutto più leggero. Un salutone e a prestissimo!

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    2. In effetti, Cristina, anche a me è successa la stessa cosa: avrei dovuto odiarlo perché ero cattivo, ma mi ci sono affezionata lo stesso.
      Grazie a Giulia per il commento e per essere passata!

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  5. Io mi sono fatta coinvolgere da quell'epidemia: lo sai bene che il caro Bernabò mi ha conquistato da subito (ma tu vedi, poi, se dovevo arrivare a definire "caro" un'anima nera come lui) :)
    Comunque, riconfermo i complimenti per cotanto certosino lavoro: ormai ti puoi specializzare nel personaggio e fare da guida per le visite al palazzo. 😄

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    1. Mi ricordo benissimo che tu eri uno dei lettori più coinvolti in assoluti, e naturalmente il "caro" Bernabò ne era molto compiaciuto. Poi, come sai, a lui piacevano molto le belle donne! ;) Grazie per i complimenti, in effetti sono diventata piuttosto esperta. Se abitassi a Trezzo sull'Adda, potrei diventare una delle guide o tenere delle conferenze...

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    2. Ci ha conquistati tutti, quel mascalzone... Cattivo, ma sicuramente affascinante!

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  6. Eh sì, comprendo la scelta di tutta questa mole di lavoro.
    L'accuratezza è sinonimo di credibilità, nello spettatore non deve crearsi quella sensazione di "finto", di forzato. Non dubitavo che il prodotto sarebbe stato all'altezza di questa lunga fase documentaria.
    Hai pensato di registrare il copione alla Siae? Se penso alle pessime sedicenti "opere" che vi sono depositate, credo questa tua dovrebbe trovarvisi a pieno diritto (sempre per quel principio di controbilanciare le pessimi cose e abitudini, sai).
    Potrebbe essere anche un ottimo testo da proporre nelle scuole, per laboratori di ragazzi o lo spettacolo stesso traslato fra teatri scolastici. Pensaci su, Cristina.

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    1. Nel romanzo storico si parla di "infodump" o eccesso di informazioni, tanto per rimanere nell'ambito della lingua italiana. In altre parole, è lo "spiegone" storico per introdurre una determinata scena. A mio parere lo "spiegone" è di una noia micidiale in un romanzo, posso soltanto figurarmi che effetto potrebbe fare in una rappresentazione teatrale...

      La proposta di registrazione alla Siae è un ottimo consiglio, come sempre. Non so però che cifre potrebbero chiedere. Per quanto riguarda la rappresentazione nelle scuole, è un'idea che si potrebbe valutare! I ragazzi si divertirebbero e si appassionerebbero. Grazie, Luz! :)

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    2. Sicuramente i ragazzi della zona lombarda avrebbero un modo in più per appassionarsi alla storia della loro regione! E anche agli altri potrebbe essere utile :) Luz ha sempre delle ottime idee!

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