23 settembre 2017

Il diavolo nella torre #2 (i modelli di riferimento)
guest post di Cristina M Cavaliere

Questo è un guest post di Cristina M Cavaliere, che ha deciso di raccontarci la genesi del suo testo teatrale "Il diavolo nella torre" in una serie di articoli. Se non avete letto la parte precedente, recuperatela! Ora lascio la parola a lei.

Nello scorso post vi ho raccontato delle circostanze che mi hanno portato a scrivere il copione per il teatro Il Diavolo nella Torre, a causa della vera e propria irruzione di un personaggio storico che mi ha scombinato progetti di scrittura, scalette di post e chi più ne ha più ne metta: il crudele, imprevedibile e affascinante Bernabò Visconti.


Ma veniamo al dunque. Va da sé che scrivere un dramma a carattere storico ha molte caratteristiche in comune con la scrittura di un romanzo appartenente al genere, ed è dunque indispensabile documentarsi a fondo sull’epoca e sulle vicende di cui si intende scrivere… con la differenza che “gli scarti” rispetto al lavoro finito sono almeno venti volte superiori, specie in presenza di materiale sovrabbondante come quello sulla vita del nostro Bernabò.

Non è tutto: a mio parere per cimentarsi con un dramma storico occorre partire da modelli di riferimento, in altre parole leggere o rileggere le produzioni del passato; parlo di passato perché attualmente non si vedono in circolazione molti William Shakespeare degni di tal nome o autori che scrivono copioni a carattere storico, rappresentazioni di per sé dispendiose nell’allestimento o forse poco attraenti per il pubblico perché percepite come impegnative (esattamente come la materia scolastica).

Il mio lavoro di documentazione per scrivere un dramma storico è stato suddiviso in due fasi, che possono anche essere contemporanee:

  • lettura di alcuni copioni di grandi autori per trarne spunti e ispirazioni, sia sui dialoghi, monologhi e soliloqui, sulle entrate e le uscite, sulla suddivisione degli atti, sulle indicazioni sceniche, sui personaggi e le loro interazioni, sull’ambientazione e altro ancora;
  • lettura di saggi, romanzi e altri documenti che parlano del personaggio e delle vicende che si andranno a mettere in scena per comprendere la successione cronologica degli eventi, e su quali episodi lavorare.

In quest’ambito vi parlerò della prima fase.


Fase 1 – Lettura di copioni

In casa ho una bibliotechina di testi teatrali che ho collezionato con il tempo, essendo sempre stata una grande appassionata di teatro.
Un tempo andavo molto più spesso agli spettacoli, poi la ripetitività delle opere che erano messe in scena – solitamente i grandi classici – mi aveva un po’ stancato, e quindi ho diradato. Ma il mio interesse per il teatro non è mai venuto meno. I testi che ho riletto sono i seguenti, di cui vi riporto la breve sinossi in quarta di copertina dell’edizione Einaudi:

I Cenci di Antonin Artaud 

"I Cenci, la nobile e potente famiglia romana che, alla fine del cinquecento, vide la maggior parte dei suoi membri finire di morte violenta. Con I Cenci - che «non sono ancora il Teatro della Crudeltà, ma lo preparano» -, rappresentati al Théâtre des Folies-Wagram in prima di gala il 6 maggio 1935, Artaud rinnova il mito, immergendolo nella disperazione esistenziale e nella crudeltà del suo tempo, sorta di grido d'allarme per l'imminente distruzione della civiltà."


Maria Stuarda di Friedrich Schiller

"La tragedia riguarda gli ultimi tre giorni di prigionia della Stuarda prima della sua esecuzione: la storia tormentata di Maria, i diciotto anni di carcere, il lungo processo non sono oggetto diretto del dramma, e sono presenti solo nella consapevolezza e nel ricordo, a conferire verità all'immagine dell'anima dell'eroina come Schiller la vede nell'ultimo stadio del suo destino.
In questo convergere della tragedia sul dramma interiore della protagonista, che percorre con slancio quasi mistico le tappe verso la accettazione totale del proprio destino, la Maria Stuarda sembra ricordare le tragedie dei martiri dell'età barocca."


I masnadieri di Friedrich Schiller

"Pubblicata anonima nel 1781 e rappresentata per la prima volta a Mannheim nel 1782, la tragedia mette in scena un dissidio tra fratelli: Franz Moor, l'infido macchinatore di complotti, e Karl Moor, l'idealista masnadiero, prototipo del nobile fuorilegge dello Sturm und Drang che per 'migliorare il mondo' combatte contro ogni sopruso, ma soprattutto contro la legge ingiusta dei tiranni.
Il successo della tragedia costò a Schiller la caduta in disgrazia presso il duca di Wurttemberg, avviando un'avventurosa vicenda di arresti, fughe e peregrinazioni."


Riccardo III di William Shakespeare

"Il gobbo, sciancato, Riccardo, Duca di Gloucester, per ottenere la corona è disposto a tutto. A perfide macchinazioni, misfatti e persino a uccidere il proprio fratello. Ma una volta conquistato, il potere va mantenuto, e ai primi crimini se ne devono sommare altri. Finché proprio chi li ha compiuti non ne diventa la vittima.
La tragedia di Richard III, uno dei capolavori teatrali di tutti i tempi, è incentrata su questa potentissima figura di eroe negativo. Un sinistro superuomo rinascimentale malato di egocentrismo e brama di potere. E racconta l'orrore senza tempo della crudeltà e la fascinazione perversa del sangue.” Tengo a dire che, rileggendo questo dramma complicatissimo per la questione delle famiglie e delle parentele nella Guerra delle Due Rose, ci avevo capito poco esattamente come all’epoca della prima lettura. Nel teatro infatti se ne fanno numerosi adattamenti per renderlo più gradito e comprensibile al pubblico dei nostri giorni.

Ero anche fresca di lettura e di presenza come spettatrice di Morte di Danton di Georg Büchner: “Sotto l'apparenza del dramma storico Morte di Danton nasconde i nervi scoperti della condizione umana, così come sarà rivelata e rappresentata un secolo dopo, nel Novecento, con quella stessa incandescenza, la stessa disillusione, lo stesso urlo soffocato.
Per Büchner, come per Leopardi, la Storia non è che una macchina celibe, anche se le ragioni per scatenare la rivoluzione sono sempre tutte vive e presenti. Quello che commuove, in Morte di Danton, è la fragilità: sembra un paradosso, trattandosi di vicende che raccontano i protagonisti di un tempo in cui si è sprigionata una forza di cui ancora oggi sentiamo la spinta.
Eppure nessuno di quegli uomini ha potuto sottrarsi, oltre che alla ghigliottina, alla verifica della propria impossibilità di invertire la rotta assegnata (da Dio? dalla Natura? dal Nulla?) agli esseri umani, nonché di porre rimedio all'ingiustizia che da sempre regna sovrana.”

Qual è il filo conduttore che lega tutti questi drammi? 
Indubbiamente, il potere, esercitato nell’ambito della propria famiglia, come nel caso de I Cenci, a livello politico come nel caso di Riccardo III e Morte di Danton, e i conseguenti scontri tra i personaggi principali. La questione mi interessava in modo particolare in quanto avrei dovuto narrare dello scontro politico e personale tra Bernabò e il nipote Gian Galeazzo, e quindi avrei dovuto affilare le lame.
Chiudo questo mio secondo post chiedendovi se avete visto rappresentata a teatro qualche opera storica, e vi rivolgo anche una mia domanda: che cosa pensate del teatro visto in TV e quali sono le principali differenze, al di là del fatto che non si sia presenti in scena.

[continua...]

27 commenti:

  1. Dev'essere stato un lavoro immane, io mi sentirei male solo a pensarci!

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    1. Ciao, cara Tenar, grazie del passaggio. E non hai ancora letto il post successivo inerente la documentazione! Tutto per scrivere un copione di trenta pagina con interlinea 1,5... ;)

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    2. Ma Cristina l'ha fatto con passione, credo sia questo che l'ha motivata!

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    3. Vero, senza la passione non si riuscirebbe. Se fosse solo un "dovere", non ce l'avrei mai fatta.

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  2. Il teatro in tivù mi piace poco; forse mi sembra persino una contraddizione: lo spettacolo in cui si ha il contatto più diretto tra attore e spettatore, messo sotto vetro. Non sono però un'appassionata, perciò il mio è un parere superficiale.

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    1. Ciao, Grazia! Il teatro in tv ha il pregio di far conoscere delle belle rappresentazioni. Mi ricordo da bambina di aver visto alcune commedie di Eduardo De Filippo, ad esempio, e di averle trovate molto gustose.

      Però indubbiamente uno schermo appiattisce, e non c'è paragone con il teatro visto dal vivo. Nel rivedere il filmato da cellulare de Il Diavolo (quello girato da mio figlio la sera del debutto) anche a me sembrava una cosa diversa, meno emozionante. Ho trovato un'enorme differenza da tutti i punti di vista: le fisionomie degli attori, la posizione del corpo nello spazio, certe inflessioni di voce... Non era solo il fatto che avessero variato leggermente la recitazione nella replica, era proprio la corporeità a essere presente. A un'amica che non era potuta venire, e che voleva vedere il video, avevo detto che non rendeva assolutamente.

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    2. Qualche mese fa sono andata a vedere Jesus Christ Superstar a Padova, con il Gesù originale, pensa. Non essendo abituata agli spettacoli dal vivo, sono rimsta molto colpita dalla sferzata di energia che trasmettevano gli attori, ancora di più quando sono passati tra il pubblico. Era una forza che si percepiva anche a livello fisico. Credo che sia la stessa energia trasmessa dal teatro dal vivo. :)

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    3. Mi ricordo che me l'avevi raccontato in privato! E' bello, poi, quando gli attori passano tra il pubblico... anche nel mio Diavolo è accaduto: Bernabò Visconti compie una passeggiata con il chiaro intento di affascinare gli astanti con il racconto degli atti di giustizia che aveva effettivamente compiuto. In pratica cerca di accattivarsi la benevolenza degli spettatori... salvo che si ribaltano ancora una volta le carte in tavola con l'irruzione di un altro personaggio. Mi era capitato anche durante lo spettacolo Morte di Danton che menziono sopra: la folla di Parigi spuntava dalla galleria, cantando e suonando delle canzoni patriottiche, e passava anche tra il pubblico.

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    4. Un po' meno bello è quando gli attori coinvolgono il pubblico, prendendo alcune persone e cercando di convincerle a salire con loro per essere proprio "parte" dello spettacolo. :(

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    5. Sono molto d'accordo con quest'ultima cosa... L'idea, di base, non è male, ma gli spettatori sono quasi sempre troppo in imbarazzo per salire sul palco e quindi non si divertirebbero!
      Anche con me hanno provato a farlo, una volta, e non ci sono riusciti.

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    6. Trascinare alcuni spettatori in scena secondo me è una forzatura. Ma come, sono lì per rilassarmi e divertirmi, e invece devo stare sul "chi va là"? No, non va bene!

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  3. Caspita che lavoro immane, del resto scrivere un testo teatrale storico richiede un impegno enorme e ne ero sicura già prima di leggere il tuo post.
    Il teatro in TV non mi appassiona molto, preferisco vederlo dal vivo, purtroppo non ci vado spesso per una serie di motivi. In passato però ho visto con piacere in TV il teatro di Edoardo, mi è tornato in mente mentre scrivevo il commento.

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    1. Ciao, Giulia, grazie del commento. Anch'io, come scrivevo nel post, andavo molto a teatro una volta. Da ragazza avevo l'abbonamento al Teatro Nazionale, che aveva una produzione piuttosto varia. Qualche anno dopo avevo scoperto il Teatro Libero, cui sono stata abbonata per due anni: oltre a mettere in scena nuovi autori, fa dei riadattamenti di classici in chiave moderna (come l'Otello, l'Amleto, il Cyrano de Bergerac, Riccardo III, Caligola ecc.); e ogni tanto mi capita di andare ancora, anche se di rado.
      Anche a te è venuto in mente il teatro napoletano in tv! :)

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    2. Siamo d'accordo che il teatro in TV perde gran parte del suo fascino, però è comunque meglio che non conoscere certi spettacoli :)

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  4. Davvero un lavoro ciclopico, altroché! Mi colpisce in modo particolare anche perché io non ho mai neppure provato a scrivere un testo teatrale e mi rendo conto che è più complesso di un testo narrativo.
    Il teatro visto in tv non mi dispiace, se la pièce mi "prende" riesco a seguirla senza quasi accorgermi che in effetti non sono seduto in platea.
    Certo, vedere teatro dal vivo resta un'altra cosa: c'è una magia, un'atmosfera che può esistere solo grazie alla vicinanza diretta del palco e degli attori.

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    1. Sì, come dicevo nel post, questa è solo la Fase 1 cioè la lettura dei copioni.

      Secondo me l'ideale sarebbe che un autore di testi sia anche regista, come nel caso di Claudio Settembrini, perché solo quando fai regia da un certo periodo di tempo riesci a prendere le misure anche sul testo. Com'è ovvio arrivo a capire persino io che più attori ci sono in scena e più il testo si allunga, anche soltanto per gli ingressi e le uscite... ma è molto difficile cogliere quali siano i tempi effettivi. Non so se me la sentirei di fare regia, è un lavoro molto complesso... e non ho pazienza con i gruppi, probabilmente userei il bastone! ;)

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    2. Da quanto ho capito, ti sei comunque confrontata parecchio con l regista e questo ti ha aiutato ad "aggiustare" il testo alle esigenze sceniche. Non tutti devono essere per forza registi, anche così funziona!

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  5. L'attenzione e la cura che hai messo in questo progetto dicono molto di te. Per quanto mi riguarda confermano ciò che penso del tuo modo di porti dinanzi alla scrittura: sei scrupolosa, seria, non ti sfugge un solo dettaglio.
    Scrivere drammaturgia sai quanto sia difficile. La scrittura drammaturgica è cosa assai diversa dalla narrativa comune. Scrivere per il teatro è un valore aggiunto per tanti scrittori, a mio parere. Potermi confrontare con te in tal senso è assai stimolante.
    Belli i testi che citi. Mi è capitato di leggerne qualcuno in passato e in questo momento a Roma una Compagnia è in scena con il Maria Stuarda.
    Di solito non vado a vedere questi spettacoli, perché si rivelano un prodotto autocompiaciuto e pieno di ridondanze. Ecco perché dovresti portare il tuo Bernabò qui, così riportiamo l'ordine in questo caos. :)
    Mi piace guardare il teatro in tv, supportato da buona regia.

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    1. Carissima Luz, non sai quanto io tenessi al tuo commento! Mi piace molto quello che hai scritto, e aggiungo che io paragono la scrittura drammaturgica a un distillato alchemico. Non è un luogo comune dire che è un'operazione magica: devi arrivare a estrarre la pura essenza dal testo. E' ancora più difficile che scrivere dialoghi in narrativa, perché questi ultimi sono preceduti (o seguiti) da una preparazione narrativa, e quindi il lettore dovrebbe aver già ben collocato nella sua mente i protagonisti. Il teatro è il tempo del presente: tutti si svolge qui, e subito. La partita si apre e si chiude nello spazio di poco. Per quello, anche, è così difficile!

      Hai ragione, il mio Bernabò dovrebbe proprio andare in tournée, da par suo :) Grazie anche di aver risposto alla mia ultima domanda. A domani con la terza parte!

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    2. Confrontarsi con te è sempre bellissimo.
      Ho risposto stamani anche al primo dei post. :)

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    3. Ti ho risposto anch'io ora! Grazie mille anche per l'altro commento. :)

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    4. Da spettatrice posso assicurarti, Luz, che il testo non è né compiaciuto né ridondante. Credo che già non avessi dubbi, ma ti do la mia opinione :)

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    5. Beata te, che hai potuto assistere!

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    6. Diciamo che anche il mio viaggio è stato un po' un'odissea con i mezzi pubblici... però non c'è sicuramente paragone con l'arrivare da Roma!
      Spero veramente che questo spettacolo possa conquistare anche altre "location" :)

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  6. Per questo sono sicura che la rappresentazione teatrale sia stata di grande pregio e qualità, perché il lavoro che c'è dietro è accurato, attento e meticoloso. Una documentazione ricca che, però, non conosco. Non ho mai letto niente del genere, anche se dovrei provare (Riccardo III, per esempio, mi ispira molto, sebbene lo immagini alquanto impegnativo). Con il teatro, in genere, non ho una grande esperienza: mi piace, ma ho assistito a pochi spettacoli. In televisione non ho mai visto nulla.
    Ora fra te e Luz mi metto al passo! 🤗

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    1. Eccoti qua, che bellezza! Il "Riccardo III" non lo consiglio per accostarsi alla lettura di un copione, io l'ho fatto per motivi "tecnici" e per rileggere alcuni celebri passaggi. Infatti è complicatissimo capire la genealogia e gli intrecci parentali. Ricordo che al Teatro Libero di Milano ne vidi un bell'adattamento con soltanto il protagonista in scena che parlava con una voce registrata fuori campo, e il tutto durava un'oretta. Detto così, potrebbe sembrare una noia assoluta, invece era semplicemente geniale. Com'è ovvio l'attore era molto talentuoso. Molto meglio, allora, leggere "Amleto" oppure "Otello". A me piace molto anche il teatro dell'assurdo, e le commedie brillanti alla Oscar Wilde.

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    2. Secondo me è più facile accostarsi al teatro vedendolo, ma non sempre c'è la possibilità. Puoi iniziare a conoscere Shakespeare con i testi che ha citato Cristina, o anche con qualche commedia, tipo "La dodicesima notte". Poi potrai passare ai dramma storici (che effettivamente sono un po' complicati).

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