30 settembre 2017

Il diavolo nella torre #4 (la nascita di un testo teatrale)
guest post di Cristina M Cavaliere

Questo è un guest post di Cristina M Cavaliere, che ha deciso di raccontarci la genesi del suo testo teatrale "Il diavolo nella torre" in una serie di articoli. Se non avete letto i post precedenti, il primo si trova qui e vi consiglio di recuperarlo. Ora lascio la parola a lei.

Quanto vado a esporvi è il metodo che ho utilizzato per scrivere il copione del Diavolo, che non è lo stesso adoperato per scrivere Il Canarino, l’altro mio scritto per il teatro.
Quest’ultimo, infatti, era nato come un racconto ed è stato trasformato in atto unico… e devo dire che la mutazione gli ha giovato molto, anche a detta di chi ha letto e confrontato racconto e testo teatrale.


Naturalmente, poi, è il mio metodo, e aggiungo che non ho tutta questa grande esperienza nella stesura di copioni. Quindi non prendete per oro colato quanto vi vado raccontando.

Senza nulla togliere alla bravura di chi scrive teatro contemporaneo, comunque, la scrittura di un dramma storico equivale ad affrontare le proverbiali dodici fatiche di Ercole e, se non mi credete, provate e mi darete ragione.
Nella scrittura di un dramma storico è il lavoro preparatorio che ti porta via moltissimo tempo, e devi avere delle linee guida prima di buttarti a corpo morto nella stesura.

Il personaggio

La lettura delle opere e dei saggi mi aveva portato a fare maggiore chiarezza sul personaggio attorno a cui sarebbero ruotate tutte le scene. Ho dunque compreso, o mi è sembrato di comprendere, che Bernabò Visconti fosse una persona dal carattere complesso: collerico, passionale, crudele e imprevedibile e con aspetti però sorprendenti di cui ho parlato abbondantemente nella mia serie di post.
Volendo semplificare al massimo, era mosso da un valore fondamentale per l’epoca medievale, che portava fino alle estreme conseguenze: l’onore. L’onore suo che si rifletteva sulla sua famiglia. Di conseguenza, non tollerava affronti di nessun genere, né in ambito politico né tantomeno in quello amoroso.
In altre parole, i Visconti in blocco si comportavano esattamente come le famiglie mafiose sia nella spartizione dei territori che nelle alleanze che stipulavano, nelle guerre che innescavano e combattevano, nella maniera con cui sorvegliavano le loro donne, le gratificavano o le punivano e nel modo di avvalersi di consiglieri, capitani di ventura ed armigeri.

Permaneva in alcuni casi l’incertezza nel discernere quella che era la realtà, la diceria popolare e la damnatio memoriae cui fu sottoposto dal nipote che l’aveva spodestato.
Si aprivano cioè delle zone di ambiguità profonde: una per tutte, il rapporto con la figlia Bernarda, e la reazione spropositata quando fu colta in flagrante adulterio, che secondo alcuni storici adombra un rapporto di tipo incestuoso. Su questi aspetti di ambiguità ho voluto giocare con le parole, mantenendo il dubbio.
Sapevo anche che il ruolo di Bernabò Visconti sarebbe stato un ruolo da primattore, impegnativo e sfidante: un ruolo che tutti vorrebbero affrontare per primeggiare sul palcoscenico, ma che richiede grandi capacità di memorizzazione e una notevole dose di magnetismo personale

I tre Quadri e i concetti-chiave

1. I macroconcetti

Dalla fase di documentazione, cioè dal Gran Crogiolo, erano già emersi dei concetti-chiave.
Ho dunque immaginato di suddividere il testo in tre brevi atti, che ho chiamato “Quadri” presentati da alcuni versi di un sonetto o canzone viscontea, e da un monologo di Bernabò. Ognuno di questi Quadri è basato su un macroconcetto, nel quale però corrono dei microconcetti trasversali all’intero dramma. I concetti di base, con tutto quello che sottintendono, sono:

  • Quadro I: Il Potere
  • Quadro II: Le Donne
  • Quadro III: La Fortuna
Nel Quadro I Bernabò è all’apice del suo potere, e lo esercita nella maniera in cui si vede in scena. Nel Quadro II ci si concentra in modo particolare sulle donne e sul suo rapporto con loro, nel bene e nel male. Il Quadro III riguarda la Fortuna, che nel Medioevo era considerata un’intelligenza angelica preposta ai destini degli uomini.

2. I microconcetti

Essi hanno il compito di collegare ogni quadro al successivo come anelli di una maglia, soprattutto a livello scenico.
Sono il cibo → il matrimonio → la giustizia → la maledizione, che si chiudono in un cerchio per poi, idealmente, poter ricominciare daccapo come se il dramma non avesse fine. In questa sede, com’è ovvio, non vi posso svelare troppo, ma è importante capire il ragionamento che sta alla base del lavoro. 

3. Le parole nascoste

Il linguaggio è pesato con il bilancino, e ogni parola, oserei dire ogni virgola, ha un suo peso specifico. Volendo esaminare il testo ancora più nel dettaglio, in esso corrono trasversalmente parole che costituiscono rimandi sottili, e rimbalzano da un capo all’altro dell’opera come chiamandosi.
Sono parole come “veleno”, “cani”, “fantasma”, “biscia” (e similari: “drago”, “serpente”, “biscione”), “preti”, “scomunica”, “figli”, “diavolo”, “imbecille” (e similare: “idiota”), “caccia”, “fanciulla”, “rango” (e similare: “casato”), “Ca’ di Can”, “onore”, “freddo”.

Aspetti problematici nella stesura

Il linguaggio

  • Il linguaggio per il teatro si esprime completamente nei dialoghi e nella gestualità degli attori, ed è ridotto all’osso. A differenza di un romanzo, in cui ti è consentito sostare su una scena per un paio di pagine, se ti va, nel teatro non ti puoi permettere di “perdere tempo”. Non puoi tenere gli spettatori ad annoiarsi su una scena troppo lunga e sbrodolare con le frasi. I personaggi devono esprimere nella scena non soltanto il loro carattere e le loro emozioni, ma anche il loro status sociale attraverso quello che dicono e come lo dicono. 
  • Bisogna utilizzare il linguaggio contemporaneo affinché sia comprensibile agli spettatori, ma far sì che, pur senza usare parole troppo difficili, abbia quella patina antica che dà la misura di un secolo molto diverso dal nostro. A questo proposito è bene inserire alcune espressioni forti calate in scene altrettanto forti. Tuttavia, esattamente come nel romanzo, è meglio evitare di mettere in bocca ai personaggi parole o modi di dire troppo moderni o che hanno la loro origine in tempi recenti. Qualche esempio: espressioni come “sono elettrizzato” o “ti faccio vedere i sorci verdi” sono da evitare.
  • Lo spettatore non è tenuto a sapere nulla, perché si tratta di uno spettacolo e quindi di un’opera d’intrattenimento e non di una conferenza per pochi eletti. Come tale, la rappresentazione deve essere godibile da un’ampia fascia di pubblico. L’autore deve fornire le informazioni necessarie alla comprensione di quanto sta avvenendo, ma disseminandole nel testo, in modo che fluiscano in maniera naturale e arrivino al pubblico in modo quasi subliminale. 

La sovrabbondanza nei materiali

Non sembra, ma c’è tanta di quel materiale su Bernabò Visconti che per me è stato difficilissimo scegliere. Esiste infatti una grande fioritura di testimonianze, novelle, racconti, aneddoti e leggende che hanno contribuito a connotarlo di un’aura terrorizzante, ma allo stesso tempo lo hanno reso un personaggio iperbolico e letterario.
Per questo motivo parlavo di “scarti” e ho dovuto rinunciare a malincuore a tanti episodi arguti e divertenti, a tante figure importanti, o in caso contrario il dramma sarebbe durato non un’ora ma un anno intero. Sicuramente non è stato come cavare il sangue da una rapa!

L’ordine cronologico

La successione delle scene deve rispettare un rigoroso ordine cronologico affinché sia chiaro quello che sta accadendo, specialmente in questo caso in cui si parla di un uomo che arrivò all’apice di un potere assoluto, per poi veder declinare le sue fortune. (Per questo avevo detto un “no” grande come una casa a Claudio, che aveva avanzato la proposta di spostare la sequenza di alcune scene per rendere lo spettacolo più funzionale. Siccome siamo due persone ragionevoli, ha capito e non ci siamo nemmeno presi per i capelli! )

L’immedesimazione

Un’altra enorme difficoltà è stata, per me, calarmi nei panni di un uomo - e che genere di uomo! – e provare a immedesimarmi, ad esempio, nella sua sete di potere e, cosa ancora più ardua, nel suo desiderio sessuale per le donne. Ho dovuto diventare un uomo, e desiderare il corpo delle donne come farebbe un uomo.

Gli aspetti tecnici del copione

Elisa ha già parlato, dietro mio invito, nel suo post La struttura del testo teatrale degli aspetti tecnici e pratici della stesura di un copione, che mi sono stati utilissimi per inserire dettagli cui non avevo pensato; per cui vi invito a leggere il suo articolo e i commenti che ne sono derivati. Ad esempio, Il Canarino aveva soltanto due personaggi, Il Diavolo nella Torre ne ha un buon numero, che ho messo in ordine di apparizione. 
Per quanto riguarda le indicazioni sceniche, dato che con il regista ho un rapporto d’amicizia, mi sono permessa di inserirne molte anche per specificare su come si poteva allestire una certa scena o esprimere un determinato stato d’animo. Claudio mi ha rivelato che molti registi si arrabbiano quando leggono un copione con troppe indicazioni perché sentono che la loro creatività viene limitata, ma qui il problema non sussisteva; anzi, ne era molto contento! Al limite ci saremmo chiariti per telefono o di persona, e avrebbe adottato lui le soluzioni migliori.
A posteriori Claudio mi ha chiesto se potevo scrivere un altro finale, non cambiandolo in toto ma ambientandolo in un altro contesto, cosa che ho fatto (poi, però, non sapeva più quale scegliere, dato che gli piacevano entrambi, ahahaha!  → “La sottile vendetta dell’autore nei confronti del regista”).


La lettura dei miei beta-reader

Ho voluto coinvolgere alcune amiche, che hanno letto il copione nella sua versione definitiva e hanno dato il loro parere, favorevole a maggioranza schiacciante.
Un paio di loro – Antonella Scorta e Nadia Bertolani – mi hanno segnalato delle piccole imprecisioni storiche che ho prontamente corretto, come ad esempio correggere “Melegnano” in “Marignano” che era il nome della località all’epoca.


Il sondaggio sul titolo

Non ci crederete, ma persino il titolo mi ha dato problemi e a un certo punto non andavo più né avanti né indietro.
Ho adottato il metodo Hemingway e ho scritto una ventina di alternative, ma mi sono di nuovo incartata perché volevo inserire la parola "vipera", "serpente", "biscia" o similari nel titolo con riferimento allo stemma visconteo. Alla fine erano emersi:

- Il Diavolo nella Torre
- Il Drago nella Torre

Avevo poi fatto un sondaggio e il primo titolo aveva vinto con una schiacciante maggioranza, in quanto il drago dava l'idea di una storia fantasy per bambini e avrebbe mandato fuori rotta il pubblico. Come avete capito “il drago” era un mio patetico tentativo di tenere la famosa biscia… Così mi ero rassegnata a escludere qualsivoglia rettile.


Conclusioni

Per quanto riguarda gli aspetti successivi, si è occupato di tutto Claudio con i suoi assistenti, com’è giusto che sia. La visione di un autore può essere molto differente da quella di un regista, e i due campi possono leggermente sovrapporsi come nell’insiemistica, ma non debordare troppo.
Che dire d’altro? Ovviamente se avete domande sono qui a vostra disposizione. Spero di esservi stata utile con questa serie di post, e avervi invogliati a cimentarvi a vostra volta nella stesura di un copione; e vi assicuro che anche messer Bernabò Visconti è davvero molto contento, e soprattutto ha smesso di perseguitarmi.


Ringrazio Cristina per questa macro-incursione nel mondo della scrittura teatrale e... da adesso il blog torna mio! Ci risentiamo ad ottobre con la programmazione normale ;)

- dramaqueen

28 commenti:

  1. Ancora complimenti per il lavoro svolto. Un compito gigantesco che comunque, da come dicono tutti quelli che hanno assistito allo spettacolo, ha dato buoni frutti.

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    1. Lo confermo anch'io! Si vede tutto il lavoro che c'è stato dietro. Anzi, avendo già letto i post al momento di vedere lo spettacolo, l'ho apprezzato ancora di più.

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    2. Ti ringrazio del commento, Ariano. Per me è stato un grande lavoro preparatorio, ma ancora di più un piacere unico vedere rappresentato lo spettacolo!

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  2. Gran bel lavoro. Si capisce che ci hai messo l'anima: ancora complimenti!

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    1. Grazie a te del passaggio e del commento, Clem. Un abbraccio!

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  3. Mi sarebbe piaciuto molto vedere l'opera a teatro, leggendo i post mi sono incuriosita sempre più. Scrivere un testo teatrale, storico su un personaggio così complesso è sicuramente un lavoro enorme, me ne sono resa conto ancor meglio leggendo tutto il tuo iter. Rinnovo ancora i miei complimenti!

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    1. Chi lo sa, mai porre limiti alla provvidenza! :) Magari ci sarà l'occasione per produrre un dvd oppure addirittura che lo spettacolo diventi itinerante. Buona domenica e grazie del commento.

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    2. Io tifo per lo spettacolo itinerante! Anche se mi rendo conto che non sia facile, ma chissà...

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  4. Questa scansione di punti porta a una comprensione molto chiara di tutte le problematiche al di sotto della stesura di un copione.
    Di copioni teatrali ce ne sono a bizzeffe, pochi sono quelli di valore. Pochissimi quelli che potrebbero definirsi "perfetti". Mi hai fatto venir voglia di dedicarci un post.
    Molti aspetti della drammaturgia assomigliano alla narrativa, ma scrivere per il teatro è a mio avviso più stimolante, perché devi rendere viva ogni cosa dinanzi agli occhi del pubblico. Non c'è immaginazione che tenga. L'immagine è tutta lì.
    Non mi meravigliano quelle richieste del regista. I registi in particolare hanno una visione propria della messa in scena. Io non ho questo problema essendo autrice dei testi e regista, ma credo che non sia facile mettersi dall'altra parte. Se affidassi una mia scrittura a un regista sono certa che ne modificherebbe alcune scelte, e la cosa mi potrebbe sconvolgere. :)
    Mi sarebbe piaciuto dirigere questo tuo lavoro. Immagino che saremmo andate fantasticamente d'accordo.
    Grazie per questo viaggio all'interno di un'opera che lascerà il segno. :)

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    1. Cara Luz, se tu scrivessi un post sui copioni sarei sicuramente la prima a leggerlo, visto che in questo periodo il teatro (e un certo signor Visconti) mi ha proprio conquistato. ;)

      Rispondo dividendo gli argomenti:

      Hai centrato come al solito i punti di differenza tra drammaturgia e narrativa: in drammaturgia non c'è, ad esempio, tutto il contorno di descrizione di un ambiente interno oppure esterno, perché nel primo caso il pubblico è presente nello stesso e nel secondo caso deve essere evocato. Ricordo ancora con particolare emozione il mio primo spettacolo teatrale "serio". Mi ci aveva portato mio padre, e ricordo che era "La Tempesta" con la regia di Strehler. Il pubblico si stava accomodando in sala e c'era quell'atmosfera rilassata con un po' di chiacchiericcio. A un certo punto si erano spente di botto le luci senza alcun preavviso, e contemporaneamente si era sentito un rombo terrificante. Avevamo fatto un salto sulla poltrona! Poi, in scena, con luci e dei teloni in movimento, cominciò la tempesta. Ricordo che mi sembrò di non aver mai visto niente di più magico e meraviglioso in vita mia! Beh, del resto Strehler era Strehler, e tra gli attori c'erano Tino Carraro nella parte di Prospero e Giulia Lazzerini nella parte di Ariel.

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    2. Per quanto riguarda l'accordo con il regista, Claudio ha fatto delle scelte che mi sono piaciute moltissimo. Uno dei problemi nell'allestimento di questo spettacolo è stato anche la scelta della location, perché si erano prese in considerazione varie possibilità, ciascuna delle quali presentava delle controindicazioni. Ne parlerò meglio in una futura intervista a Claudio. Per quanto riguarda le indicazioni sceniche in un copione, ho notato che alcuni autori tendono a metterne moltissime, altre sono ridotte all'osso. Secondo me nulla vieta a un regista di fare delle scelte personali... specie se l'autore è defunto! ;)

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    3. In questo post non ho parlato della trattazione dei personaggi, altrimenti sarebbe diventato troppo lungo... chissà, magari lo farò sul mio blog, per non rubare altro spazio qui. ;) Anche quello, però, è un aspetto fondamentale.

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    4. In effetti, Cristina ha preso le redini di questo blog per due settimane ;)
      Però è stato senz'altro un viaggio interessante e a me piacerebbe qualche altro approfondimento sul tuo blog!

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    5. Ottimo, me lo segno come idea futura... una sorta di coda... non del diavolo però, eheheh.

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  5. Ribadisco la mia ammirazione per tanto lavoro ben fatto. Hai curato ogni aspetto e credo anche che l'immedesimazione nel personaggio maschile sia stata davvero difficile, ma, vista la resa, sei riuscita anche in quello.
    Ancora complimenti! Non sai quanto vorrei vedere la rappresentazione, a questo punto. Ma tournée che arrivino fino a Roma no? 😉

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    1. Sì, Marina, è lo stessa difficoltà che ha un autore uomo, anche di romanzi, nell'immedesimarsi nella complessità della psiche di una donna. In un certo senso, ho dovuto anch'io recitare, sebbene in minima parte. Per farlo mi sono immaginata a cavallo, a caccia non soltanto di selvaggina ma di donne da sedurre, e ho pensato a quali tecniche mettere in atto per arrivare allo scopo.

      A proposito di tournée a grandi distanze, ribadisco che non bisogna porre limiti alla provvidenza! Un abbraccio forte.

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    2. Questo conferma la mia teoria che gli scrittori e gli attori hanno decisamente qualcosa in comune: l'immedesimazione è fondamentale in entrambi i casi.

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  6. Sei di nuovo libera, allora! Non è che hai già qualcun altro pronto a imporsi alla tua scrittura? ;) Complimenti per il lavoro fatto, e grazie per averlo raccontato. Spero che lo spettacolo salpi con il vento in poppa per nuovi lidi. :)

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    1. Mah, diciamo che c'è una folla di gente che scalpita... però Bernabò non era proprio previsto, per quello ho fatto fatica a farlo passare avanti! ;) Per quanto riguarda lo spettacolo, proprio in questi giorni ci sono dei nuovi contatti, e, come dico sempre, se son rose fioriranno. Grazie di essere passata e a presto.

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  7. Molto interessante anche questo post conclusivo, soprattutto la parte relativa alla creazione del protagonista, con la sua psicologia così particolare e i tratti salienti e anche un po' inquietanti. Deve essere stato un processo molto intenso, comunque di grande soddisfazione.
    Non c'entra niente, ma penso anche io prossimamente di fare un sondaggio per il titolo :)

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    1. Non sembra, ma i titoli sono una bella gatta da pelare... per me è indispensabile, a un certo punto, essere munita di un titolo, perché mi sembra che costituisca sia il cuore dell'opera sia una specie di traguardo. Allora sono curiosa e aspetto il sondaggio. :)

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    2. Anche secondo me i titoli sono molto importanti, infatti ho sempre difficoltà a trovarli. Alla fine, è come il nome di una persona: la tua opera verrà chiamata sempre con quel titolo.

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  8. Si vede che è stato un lavoro lungo e difficile... Mi sarebbe piaciuto vedere lo spettacolo...

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    1. Grazie di essere passata! Tu, per fortuna, non sei così lontana: basta che ci sia una replica quando Sofia sarà più grande e lo potrei vedere anche tu :)

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    2. Ciao Romina, spero davvero di vederti a una prossima replica. :) Come sai benissimo, un conto è vedere un dvd/video, un conto è assistere dal vivo. Comunque altre date bollono in pentola, teniamo le dita incrociate. Un salutone!

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  9. Ho iniziato dall'ultimo post ma recupero anche gli altri: è molto interessante sentire l'autore parlare del suo lavoro, delle difficoltà incontrate e del modo in cui le ha risolte. Una curiosità :cosa hai scoperto calandoti in una parte maschile?
    Cari saluti a te e a Elisa

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    1. Grazie del commento e benvenuto!

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    2. Ciao, grazie mille di aver trovato il tempo di passare. Bella domanda la tua: probabilmente ho scoperto, e dispiegato, una volontà d'azione. Non che nell'universo femminile non ci sia, ma lo spirito maschile è molto più pragmatico per certi versi. Perlomeno in quello di Bernabò Visconti...

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