20 settembre 2017

Il diavolo nella torre #1 (un personaggio magnifico... e una vera persecuzione)
guest post di Cristina M Cavaliere

La mia iniziativa dello #SharingSeptember entra nel vivo, con una serie di guest post in cui Cristina M Cavaliere ci racconterà della genesi dello spettacolo teatrale di cui è autrice: Il diavolo nella torre.
Tanti di voi conosceranno già Cristina, autrice del blog Il manoscritto del cavaliere, editor e scrittrice (ha diversi romanzi storici all'attivo). Lascerò le redini del blog a lei per le prossime due settimane, durante le quali io e voi, insieme, ci godremo questa immersione nel punto di vista dell'autrice teatrale.
Ma, dato che il post è lungo, lascio direttamente la parola a lei!

Il caso non esiste. 
Ci sono incontri e luoghi che sembrano mettere in moto dei meccanismi nascosti e, per quanto mi riguarda, sollecitare la mia cosiddetta vena creativa. E il secondo fatto misterioso è che questi avvenimenti maturano quando è tempo, più lentamente di come fanno i frutti sull’albero.


In questo primo post vi spiegherò la serie di circostanze che mi hanno portato a “dover” scrivere Il Diavolo nella Torre, e il verbo “dovere” non è usato a sproposito. 
Ho infatti accettato la proposta di Elisa di scrivere un guest post per il suo blog, strutturato in quattro articoli. Per una serie di fattori concomitanti, prima del debutto dello spettacolo, avvenuto l’8 luglio, non mi sarebbe stato possibile.

Non è un mistero per nessuno che io abbia la Storia nel sangue, in modo particolare l’epoca della Rivoluzione Francese e la storia medievale… ma, in modo particolare, quella dei Templari che è ancora una volta di origine francese. 
Non che io sia mai stata totalmente digiuna di vicende nostrane, beninteso; e difatti, per chi sia lombardo, l’incontro con la famiglia dei Visconti avviene in maniera quasi obbligata se non altro a scuola. E io sono convinta che un certo personaggio, ovvero il protagonista de Il Diavolo nella Torre, Bernabò Visconti, si sia imposto alla mia attenzione durante un lavorio durato anni e che a un certo punto ha trasformato il suo interesse per me in una vera persecuzione. 
Ma andiamo con ordine.

Il primo ricordo vivido che posseggo di lui è il racconto Tu vipera gentile di Maria Bellonci, racchiuso nella raccolta a cui conferisce il titolo. In questo terzo racconto, infatti, l’autrice ci narra l’ascesa di una delle famiglie più chiaroscurali e luciferine del nostro Medioevo – i Visconti appunto – compiendo una cavalcata, a tratti convulsa, tra eventi storici e figure rappresentative. 
Il titolo riprende il primo verso di un’antica canzone viscontea, ed è un riferimento allo stemma di famiglia con il biscione che inghiotte un bambino o, forse, un saraceno. Vipera sorda, tirannica, eretica, anarchica, così si apre il racconto, ricordando le scomuniche subite dai Visconti e quel sentore di eresia che, vero o costruito che fosse, accompagna la famiglia per tutto il tempo in cui domina Milano e i suoi territori. 
Tra di loro, vi sono delle figure di indubbio spicco. Abbiamo così Matteo il pragmatico, l’impetuoso Galeazzo, Azzone amante dell'arte giottesca, l’astuto arcivescovo Ottone, il crudele Bernabò con le sue migliaia di cani, e che fa ingoiare i cartigli ai legati papali, il nipote Gian Galeazzo che rinchiude lo zio nella torre di Trezzo sull'Adda dove muore avvelenato... Bernabò e Gian Galeazzo. E qui mi fermo di necessità, sebbene zio e nipote non siano gli ultimi esponenti di questa famiglia, che lascia il passo ai successivi Sforza. 

Questa prima lettura si perde nella notte dei tempi, eppure, di tutti, mi rimane impresso “lui”, quello che ha migliaia di cani, numerose amanti e altrettanti figli, e che passa ai posteri per la sua efferatezza. Come non esserne colpiti?
Ma il tempo scorre, le vicende personali s’inanellano e l’oblio si stende su questo libro, tra gli innumerevoli che ho letto, e su questo racconto, peraltro non il migliore dell’autrice… e Bernabò con i suoi cani, le sue amanti e la sua crudeltà va a finire in qualche recesso recondito della mia mente.

Qualche anno fa il meccanismo si rimette lentamente in moto grazie due incontri altrettanto determinanti: il primo, con l’Associazione Italia Medievale, sita in Milano, che ha nella sua ragion d’essere quella di illustrare ai suoi associati, con visite guidate, presentazioni di libri e conferenze tenute da docenti, quel Medioevo tanto bistrattato e che solo in tempi recenti gode di una meritata rivalutazione.
Incontro molti appassionati, assisto a conferenze di grande interesse che sono anche carburante per i miei romanzi. Insomma, mi sento felice come un topo nel formaggio.

Il secondo incontro è, a una fiera di settore, con l’orafo trezzese Antonio Migliozzi, che nelle sue creazioni fatte interamente a mano ha una splendida linea ispirata alla gioielleria longobarda. 
Vado a trovare Antonio nella sua bottega e, non appena metto piede a Trezzo… è amore a prima vista. Vengo rapita da un luogo che è un connubio tra cultura, storia e natura, posto sulle sponde dell’Adda che compie una gran curva ai piedi della torre, e dei ruderi del castello visconteo; sono estasiata dalla linea delle montagne che si vedono nelle belle giornate, specialmente dall’alto della torre; amo il verde in cui è immersa, le piste ciclabili che si snodano lungo il fiume, le ville storiche di cui è costellata.

La volta successiva partecipo alla visita guidata della domenica. 
È il 2 giugno, ricordo, e ho modo di visitare il museo longobardo, i vasti e suggestivi sotterranei da cui si sente lo scorrere delle acque dell’Adda, gli anfratti, gli angoli con l’edera e i rampicanti, apprendere della storia di Bernabò e del suo fantasma; posso visitare la zona della ghiacciaia, l’altra con i pozzi, e salire sulla torre. Lì, la vista è magnifica e faccio parecchie foto complice il sole splendente. 
Torno a casa al settimo cielo con la brochure della visita, e la metto nel mio raccoglitore insieme ad altri ricordi. Ma Bernabò è uscito definitivamente allo scoperto e non è certo persona da farsi “mettere in un raccoglitore”… tutto questo sto per scoprirlo a mie spese.

Nel frattempo è accaduto un terzo incontro importante. Nelle nostre chiacchierate con Antonio l’orafo ho rivelato di aver scritto un atto unico per il teatro, Il Canarino, che, pur avendo ricevuto il primo premio a un concorso con tanto di spilla d’oro, non era mai stato rappresentato. Si tratta di un dramma ambientato nel 1794 in una cella della Conciergerie di Parigi in pieno Terrore, in un’unica notte, e ha solo due personaggi in scena. 
“Ti posso presentare il mio amico Claudio Settembrini, fa il regista di una compagnia amatoriale. Così puoi sottoporgli il tuo copione,” mi dice Antonio. Detto fatto, combiniamo. Tra me e Claudio scatta subito un’istintiva simpatia, fatta di comunanza di interessi e intesa umana. Claudio legge il copione de Il Canarino e ne rimane incantato. 
Ma l’argomento non si presta molto a essere rappresentato a Trezzo. “È un po’ troppo di nicchia, non verrebbe nessuno.” E poi: “Perché non me lo adatti su Bernabò Visconti e Gian Galeazzo? Mentre leggevo il tuo copione, me li sono immaginati, zio e nipote, il primo chiuso nella cella di Trezzo e l’altro che lo va a trovare.” “Ci penserò,” ribadisco, non troppo convinta di un semplice adattamento. 
I due periodi storici sono, infatti, molto differenti sia nel linguaggio sia nell’ampiezza del periodo temporale sia nei rapporti tra i protagonisti. Ho già capito che sarebbe stato necessario un copione completamente nuovo, con svariati personaggi, e una serie di scene significative della vita di messer Bernabò.

Sto per accantonare nuovamente il progetto, o meglio a rimandarlo a data da destinarsi, quando Bernabò il Diavolo si scatena in grande stile e inizia la persecuzione.
Devo usare questo termine – anche se mi può far apparire folle – perché di questo si è trattato e, se avete la pazienza di leggere oltre, mi darete ragione. La prima minacciosa avvisaglia avviene durante una visita guidata alla chiesetta di San Cristoforo con l’Associazione Italia Medievale.
Mauro Enrico Soldi, la nostra guida, sapeva che, in tempi recenti, avevo riletto Tu vipera gentile e l’avevo recensito sul blog; all’alba del giorno stesso, mi intima di parlare di questo libro a conclusione della visita.
Ho soltanto due ore per prepararmi, ovvero scartabellare freneticamente il racconto alla ricerca di alcuni punti salienti, ed esporlo davanti a un foltissimo gruppo di medievisti ed esperti; è stato come buttare in piscina una persona che non sa nuotare. E, ovviamente, parlo del Visconti che meglio conosco.

Uscita pressoché indenne dall’impatto, poco dopo ho modo di leggere il bellissimo romanzo storico La vipera e il diavolo di Luigi Barnaba Frigoli, uno di quei libri di cui pensi “Vorrei averlo scritto io,” e che parla proprio della lotta di potere tra Bernabò e Gian Galeazzo. 
E lì è amore definitivo e incondizionato per il personaggio, e incomincio sul serio a fare mente locale sulla stesura del copione. Non è finita. 
Qualche mese più tardi c’è il secondo ciclo di visite guidate, e una giornata, guarda caso, alla Cripta di San Giovanni in Conca a Milano, ovvero i resti in piazza Missori della chiesa accanto al palazzo di Bernabò, che non esiste più, e un ampio excursus di due ore nelle sue vicende.
Sono sempre più sedotta dall’intera questione, e nella cripta della chiesa scatto la foto a un capitello dell’XI secolo con figura mostruosa che costituirà l’effige della locandina del futuro spettacolo (ma questo non posso saperlo a priori!). 

Nel frattempo, ogni qualvolta vado su una bancarella di libri usati, mi scivola per le mani un volume su Bernabò, che sia un saggio o un libro d’arte sul famoso monumento funebre al Castello Sforzesco.
 Nella visita guidata animata al castello di Trezzo, in un monologo scritto dallo stesso Claudio, c’è l’armatura di Bernabò che parla… 
E tutti prima o poi lo nominano, nell’ambito delle conversazioni più svariate, e questo terribile uomo continua a capitarmi tra i piedi… fino al giorno in cui, esausta, crollo: “Basta! Cedo le armi! Scrivo il copione, ma devo avere il tempo di documentarmi. Abbiate pazienza… anche se la pazienza non è la massima tra le vostre virtù, lo so benissimo.” E, di questo, vi parlerò la prossima volta, se avrete ancora la curiosità di seguirmi in questa vera e propria genesi di… un diavolo.

O, meglio de Il Diavolo nella Torre.


[continua nel prossimo post...]

33 commenti:

  1. Bellissimo post! Anche a me è capitato di essere perseguitata da un personaggio che mi chiedeva di scrivere di lui, so benissimo come ci si sente!

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    1. Grazie del tuo pronto commento, Tenar. Tu meglio di tutti mi puoi capire... ! Non ho citato tutte le volte che Bernabò Visconti mi è capitato tra i piedi, limitandomi ai fatti salienti, ma ce ne sarebbero moltissimi altri. Il personaggio storico cui fai riferimento ha a che fare con la storia dell'antica Roma?

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    2. Però, questi personaggi sono davvero invadenti! Ma devo dire che Bernabò ha avuto ragione a scegliere Cristina per raccontare la sua storia, visto il risultato :)

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  2. Il fantasma di Bernabò ha realmente cercato Cristina :-D
    Aspetto i prossimi post con interesse.

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    1. Il fantasma fu visto e fotografato due volte al castello di Trezzo: una volta accanto alla ghiacciaia e la seconda nei sotterranei. Probabilmente in occasione della visita del 2 giugno mi si è appiccicato come una tellina! :-D Grazie del tuo commento!

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    2. Oddio, davvero è stato fotografato? :O
      Comunque, Ariano, non dovrai aspettare molto: il prossimo post esce questo sabato!

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    3. Sìsì, nella bacheca dell'edificio dove avete fatto i biglietti, fino a qualche tempo fa la Proloco aveva appeso la foto dell'immagine fotografata nei sotterranei. Comunque la trovi facilmente su Google. Quella della ghiacciaia invece somiglia in maniera impressionante alla scultura del monumento funerario.

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    4. Quasi dimenticavo: proprio nella replica del 9 settembre mi hanno riferito che, al secondo passaggio del fantasma in scena, s'è aperta da sola una porta in fondo alla sala con tanto di scricchiolio (gnìììììc...). ;)

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  3. Bellissimo post! Interessante e divertente. Aspetto con ansia il seguito!
    Ciao.

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    1. Grazie mille, Vanda. In questa prima fase Bernabò Visconti era proprio come il prezzemolo, sbucava da tutte le parti... Allora ci riaggiorniamo sabato con la seconda parte. Buona giornata!

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    2. Benvenuta sul mio blog, sono contenta che il post ti sia piaciuto, anche se ovviamente il merito è di Cristina :)

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    3. Ciao e grazie per il benvenuto! Ti dirò che gli amici di Cristina sono tutti interessanti e tu e il tuo blog lo siete. Purtroppo non ti conosco di persona (anche se ti ho vista sul palco il 9 con Cri) e approfitto per farti i complimenti:
      il tuo blog mi piace assai, anch'io da modesta spettatrice adoro il teatro molto più del cinema quindi leggerò i tuoi post con piacere partendo dai più remoti :)

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    4. Grazie mille! Di solito sono molto meno "pezzo di legno" di come mi hai visto quella sera... non avevo idea che Cristina volesse chiamarmi sul palco ^^"

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  4. Bernabò è un personaggio che sicuramente resta impresso nella mente. Nel tuo caso Cristina forse c'era anche lo zampino del suo fantasma 😉

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    1. ... e oltretutto non è un fantasma simpatico come Casper, dalla testa rotonda e un po' infantile, ma ha aspetti sicuramente inquietanti. Grazie del commento! :)

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    2. Oh sì, è sicuramente un fantasma sanguinario, io non ci tengo ad incontrarlo!

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  5. Ma dopo averti tormentato per indurti a scrivere di lui, Bernabò ti avrà indicato cosa scrivere. 😊
    Quindi, alla fine, si è pentito di ciò che ha combinato in vita! 😊
    O no?

    Ps: quando si è aperta la porta in fondo alla sala ho intimamente ringraziato il tuo 'Berni' di aver fatto circolare di nuovo l'aria laggiù nelle ultime file 😉😂

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    1. Vuoi dire che si è finalmente redento? Non ci avevo pensato, può essersi proposto come modello di ciò che non bisognerebbe fare!

      P.S. Per quanto riguarda la porta, tu pensa soltanto al caldo che c'era al debutto, il giorno 8 luglio = la giornata più calda dell'anno! Ci stavamo squagliando come neve al sole...

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    2. Sì, per come la vedo io, non può che essere così!

      P.S. Non mi è difficile immaginarlo 😂😊

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    3. Benvenuta Clementina e grazie del commento :)
      Io non mi ero accorta di questa cosa della porta!

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    4. Io avevo sentito lo sbattito, ma, essendo in prima fila, ho pensato che fosse qualcuno della Proloco che era uscito. Me l'hanno spiegata dopo!

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  6. Brava Cri, con il tuo consueto brio hai reso perfettamente l'idea di come un autore possa essere perseguitato da un personaggio. E il bello è che anche ai personaggi che non sono proprio dei diavoli, ma magari buoni e d'animo gentile, capita di diventare ostinati e tormentatori...alla prossima!

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    1. Grazie di essere passata a commentare questo post, cara amica. Immagino che, per quanto riguarda i personaggi buoni e d'animo gentile, che pure diventano tormentatori, tu ti riferisca ai tuoi Sandro Botticelli, Simonetta Vespucci e Filippino Lippi del tuo bellissimo romanzo storico. :)

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    2. Benvenuta, Stella! E grazie per il commento!

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  7. Sei riuscita a rendere avvincente anche la genesi della storia, e non è una dote da poco! Non mi meraviglio che Messer Bernabò ti abbia stalkerata per bene; in te ha trovato la persona giusta sia per raccontare la sua storia, sia per prestare attenzione alle "coincidenze". :)

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    1. Anche secondo me la scelta di Bernabò è stata azzeccata!

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    2. Vedo solo ora il tuo commento, Grazia. Ora ho inserito le notifiche e quindi non mi sfugge più nulla. Messer Bernabò è stato un vero e proprio stalker, per fortuna tutto è bene quel che finisce bene. :)

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  8. Ma perché ero convinta di aver risposto a questo post?
    Troppe cose da fare in questi giorni. :-)
    Accade così anche a me, anche se la tua esperienza è ancora più estrema da quello che leggo. Un personaggio è come se chiedesse di essere raccontato. Ti coglie un certo entusiasmo, voglia di scrivere, di cercare nuove modalità.
    E a quanto pare il prodotto è eccellente. Brava, Cristina.

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    1. Eh, sì, immagino che tu sia parecchio presa tra l'insegnamento e la tua neonata associazione! :) Diciamo che, essendo il mio personaggio estremo di suo, ha usato metodi estremi per pretendere di essere raccontato. Grazie infinite del commento, Luz.

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  9. Arrivo adesso, ma sono più contenta, perché gli altri articoli sono già pronti che mi aspettano: certo, quando si dice "avere ricevuto la chiamata" :)

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    1. E quando Bernabò chiama, bisogna accorrere prontamente! :) Grazie mille del passaggio, e a prestissimo.

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    2. Grazie di essere passata! In realtà anche a me piace leggere le serie di post tutte d'un fiato senza aspettare ;)

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