24 ottobre 2017

Le serve

Gridate pure, se vi va! Lanciate magari il vostro ultimo grido, Signora! 
Finalmente! La signora è morta! Stesa sul linoleum... strangolata dai guanti per lavare i piatti. La Signora può restar seduta! La Signora può chiamarmi signorina Solange. Proprio così. È in virtù di quanto ho fatto. La Signora e il Signore mi chiameranno signorina Solange Lemercier.

Un capovolgimento di ruoli sta alla base di questo spettacolo. "Le serve" di Jean Genet è un testo che si basa sulla finzione dentro la finzione teatrale.
Quello a cui Solange e Claire, due sorelle che lavorano come serve in casa di un'aristocratica Signora, giocano ogni sera è un gioco dei ruoli che si ripete sempre secondo regole precise.


Ogni volta, una delle due interpreta la parte della Signora e l'altra fa la serva. Claire diventa la Signora e Solange diventa Claire. Ma, dai dialoghi, apprendiamo che ogni giorno questi ruoli si alternano e ognuna delle due ha la possibilità di vestire i sontuosi abiti della Signora.
La rappresentazione si svolge nello spazio di una solo sera, quindi noi spettatori vediamo Claire nella parte della padrona di casa, ma apprendiamo che Solange l'ha interpretata il giorno prima. E così è stato, in alternanza, per i giorni precedenti, perché questo rituale è ormai ben consolidato.

Anche la conclusione del rituale è sempre la stessa: la serva si ribella e uccide la Signora.
In queste fantasie, la padrona è dispotica e viziata all'inizio, quando chiede alla serva di esaudire ogni più piccolo desiderio, ma diventa completamente impotente alla fine e non riesce a reagire, andando incontro alla sua morte.
Tutti i giorni, il gioco è interrotto dal suono della sveglia, che riporta Solange e Claire alla realtà e ricorda loro che la Signora, quella vera, sta per tornare a casa. Le due, quindi, si affannano a rimettere a posto la camera, come se nulla fosse successo. Lei non dovrà mai sapere che hanno toccato i trucchi nella sua toilette e indossato i suoi vestiti.

La Signora non ha un nome e nemmeno un cognome: si identifica completamente con il suo ruolo. Non ha nemmeno un carattere proprio, perché la si vede solo attraverso gli occhi delle due serve. Le sue uniche caratteristiche sono: essere la padrona di casa, vestirsi con abiti lussuosi ed essere affezionata al marito, chiamato anche lui soltanto "il Signore".
Non possiamo sapere se sia veramente dispotica come la rappresentano Claire e Solange, anzi, quando la vediamo finalmente entrare in scena non sembra così terribile.

Tratta le due serve con gentilezza, anche se è molto angosciata per la sorte del Signore.
Suo marito, infatti, è stato arrestato dalla polizia, a causa di alcune lettere anonime che lo accusavano. La Signora si tormenta immaginandolo in prigione a soffrire di stenti, ma quello che non sa è che le lettere sono state scritte da Claire.
Dopo la decisione del giudice di rimettere in libertà il Signore, però, il piano delle due sorelle potrebbe essere scoperto e portare a gravissime conseguenze. Per evitare che ciò accada, l'unico modo è uccidere la Signora, questa volta nella realtà.

Nessuna delle due sorelle ha il coraggio di farlo ed entrambe rinfacciano all'altra la sua codardia. Alla fine, Claire mette un potente sedativo nella tisana al tiglio che la Signora beve ogni sera... ma riuscirà ad offrirgliela? La Signora la accetterà?
Vi lascio con l'interrogativo, se volete andare a vedere lo spettacolo, ma sicuramente avrete già capito che il gioco delle serve finirà per rivoltarsi contro di loro. Confondere il piano della realtà con quello dei desideri non è mai una buona idea e porta a perdersi nelle proprie illusioni, nella migliore delle ipotesi, oppure ad esserne inghiottite.

Da sottolineare c'è anche la bravura delle attrici, senza la quale uno spettacolo così complesso non potrebbe stare in piedi. In questa rappresentazione, Anna Bonaiuto (Claire), Manuela Mandracchia (Solange) e Vanessa Gravina (la Signora) ci riescono molto bene, quindi vi consiglio di vedere lo spettacolo, se è in programmazione in un teatro a voi vicino.
Ma credo che anche con altre interpreti, purché in grado di aderire al ruolo, questo testo di Jean Genet avrebbe molto da raccontare. Quindi, se avete la possibilità di vederlo in scena, non perdete quest'occasione di riflettere sul gioco dei ruoli che tutti interpretiamo, prima o poi, nella nostra vita.

- dramaqueen

3 commenti:

  1. Pare sia un fatto realmente accaduto.
    Psicosi, follia, maschere e pazzia, in quest'opera, scorrono a fiumi...
    Complimenti a chi ha la capacità e la tenacia di inscenarlo.

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    Risposte
    1. L'autore si ispirato ad un fatto realmente accaduto, ma non è andata proprio così. Io sarei molto felice di inscenarlo, per quanto impegnativo!

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