12 ottobre 2017

Prendersi sul serio nel teatro dell'assurdo

Il teatro dell'assurdo è un piccolo mondo a parte, governato dalle sue regole, che sono diverse da quelle della realtà di tutti i giorni. 
Purtroppo, è anche un mondo poco frequentato e guardato con diffidenza da molte persone, che dopo la visione di spettacoli di Beckett, Ionesco o Pinter liquidano la questione con un secco "non ci ho capito niente".


Il corso a cui mi sono iscritta quest'anno tratta appunto del teatro dell'assurdo. 
Non l'ho scelto apposta per il tema (il fattore principale della scelta è stato l'insegnante, con cui ho lavorato l'anno passato al corso di doppiaggio e che mi è sembrato molto bravo) ma questo genere mi incuriosisce.

Non sono esperta, non l'ho mai studiato in modo approfondito, però sono curiosa di scoprire qualcosa in più. Siamo ancora alla seconda lezione, però finora mi sono divertita e voglio condividere con voi la mia breve esperienza con una scena del teatro dell'assurdo.
Ovviamente, la mia esperienza è tutto tranne che completa! Magari più avanti, dopo aver approfondito l'argomento, scriverò altri post, ma per ora accontentatevi di questo.

Abbiamo iniziato con una scena tratta da "La cantatrice calva" di Ionesco in cui i protagonisti, il signore e la signora Smith, sono nel salotto di casa loro. Il signor Smith sta leggendo il giornale e, ad un tratto, dice alla moglie: "Guarda, c'è scritto che Bobby Watson è morto."
Da qui, prende il via una conversazione surreale in cui i due personaggi dicono tutto e il contrario di tutto e non si capisce quale sia la verità. Bobby Watson è appena morto oppure è morto da due anni? Si sta parlando di lui o della moglie, che aveva lo stesso identico nome?
Non lo si può capire, perché i due personaggi affermano prima una cosa e poi cambiano versione, ma con naturalezza, come se stessero riaffermando la stessa frase detta in precedenza.

Va da sé che questo crea un effetto di spiazzamento nello spettatore, che si trasforma in un effetto comico quando ci si rende conto dell'assurdità delle contraddizioni.
La prima reazione che viene spontanea all'attore, leggendo questo dialogo, è ridere. Però la scena non va recitata ridendo, altrimenti perde tutto il suo senso: deve essere interpretata in modo serissimo. Bisogna prendere sul serio tutte le assurdità che dicono i personaggi e pronunciare le battute con estrema convinzione.

Come si fa? Prima di tutto, bisogna prendere ogni battuta come risposta solo alla battuta precedente e non pensare a tutto ciò che è stato detto prima. Altrimenti come si può affermare che Bobby Watson è morto è morto da due anni, se nemmeno un minuto fa si è detto di aver appena visto il necrologio sul giornale?
Bisogna invece concentrarsi solo sulla frase corrente, come se la verità fosse sempre stata quella e non si fosse mai detto di diverso.

E poi, l'altro metodo che uso è "sostituire" mentalmente le parole assurde con parole sensate. Ad esempio, se nomino una sfilza di Bobby Watson tutti parenti e tutti con lo stesso nome, immagino di dire invece dei nomi diversi.
Anzi, per essere ancora più convinta, cerco di fare come mia nonna quando spiega le infinite parentele di Tizio, il figlio di Caio, che ha sposato Sempronia, dai, quella che ha un fratello della stessa età di mio zio, come fai a non ricordarti di lei?
Ecco, anche trovare un nesso con situazioni reali e familiari aiuta sempre, nel teatro normale ma anche in quello dell'assurdo. Perché è lo spettatore che si rende conto che la scena è assurda: per il personaggio è tutto normale.

Insomma, quel poco che ho imparato finora sul teatro dell'assurdo è che bisogna prenderlo molto sul serio. Fuori dal palcoscenico si può ridere di quei due pazzi dei signori Smith che fanno discorsi strampalati, ma quando si è in scena bisogna crederci.
Sembra un po' un controsenso, ma... non è forse questo il senso di tutto questo genere teatrale?

- dramaqueen

10 commenti:

  1. Davvero interessante!
    E' un aspetto del teatro a cui non ho mai prestato attenzione, devo rimediare.

    Grazie

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    1. Benvenuto e grazie del commento!
      Sono contenta di averti dato un nuovo spunto a cui pensare.

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  2. Fantastico, io adoro il teatro dell'assurdo; sarebbe molto bello se le persone vivessero la vita quotidiana in modo assurdo, ci si divertirebbe un sacco e si comprenderebbe che la vita è solo un fantastico Film!!!Un abbraccio fortissimo

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    1. Benvenuta anche a te e ricambio l'abbraccio :)
      Sì, dovremmo renderci conto più spesso dell'assurdo che c'è nelle nostre vite, invece siamo sempre così presi...

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  3. Adoro Ionesco ed il teatro dell'assurdo, che bel regalo che ci hai fatto con questo post.

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    1. Non sapevo nemmeno se avesse senso scriverlo, per raccontarvi così poco... ma sono contenta che tu abbia apprezzato! Grazie!

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  4. Ho letto sullo smartphone oggi, ma commento come si deve dal pc. Il teatro dell'assurdo mi piace molto, ma ammetto di aver visto pochi spettacoli. Ad esempio, sto facendo la posta da lunghi anni a Aspettando Godot. Invece ho visto di Harold Pinter Il calapranzi, ma è un "assurdo" con una vena di angoscia secondo me.

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    1. Anch'io spesso leggo da cellulare ma commento dal computer, perché dallo smartphone è ultra-scomodo!
      Nemmeno io ho visto molti spettacoli del teatro dell'assurdo. Bisogna anche tenere conto dell'offerta e, se lo spettacolo che ti piacerebbe tanto non viene rappresentato vicino a te, che fai? Aspetti. Spero che Godot arrivi anche per te! ;)

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  5. Ciao Elisa.
    Proprio qualche anno fa ho recensito uno lavoro su "La cantatrice calva". E' davvero tutto così assurdo e meraviglioso questo tipo di teatro... :)))))
    ciaooooo

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