19 dicembre 2017

Creare un personaggio... da zero - La mia esperienza

Vi ricordate che due settimane fa avevo chiesto un consiglio agli scrittori che mi seguono, perché avevo bisogno di creare un personaggio teatrale da zero? Ed ero un po' in crisi?
Lunedì scorso abbiamo fatto questo famoso esercizio e ora sono qui per raccontarvi com'è andata.


Nel post precedente avevo scritto che il mio personaggio non era ancora perfettamente formato, che avevo cercato di definirne i dettagli, ma non riuscivo a sentirlo come se fosse veramente una persona con un carattere suo.
Per questo era lo scopo dell'esercizio: creare una persona tridimensionale, non uno stereotipo. Presentarsi a lezione come se fossimo stati quella persona e fare in modo che, se qualche sconosciuto ci avesse visto, credesse davvero che noi eravamo così.

Purtroppo, il giorno della lezione ero ancora al punto che vi ho descritto nell'altro post. Il personaggio aveva un nome, un modo di vestire e degli interessi suoi... però non lo sentivo veramente.
Avevo provato a dargli anche una postura e un modo di muoversi diversi dai miei, ma non credo di esserci davvero riuscita. Per quanto riguarda il modo di parlare... ci ho pensato tanto, ma purtroppo mi pare che abbia finito per parlare in modo molto simile a come parlo di solito io.
Forse avrei dovuto scegliere un personaggio più diverso da me e caratterizzato in modo più esplicito. Avrei avuto tante persone da cui avrei potuto prendere spunto: una coinquilina super sportiva e sempre piena di energie, una studentessa molto timida che però ha un modo particolare di essere timida... e invece no. Sono andata avanti con le mie idee originali, ma troppo campate per aria.

In questo caso, l'idea di portare il personaggio di un ragazzo transgender (FtM, cioè che transiziona da femmina a maschio). Ovviamente, il personaggio deve ancora iniziare la terapia ormonale, perché altrimenti con la mia faccia non sarebbe stato assolutamente credibile presentarmi come ragazzo.
Quindi, in parole povere, ha un corpo da femmina, un viso da femmina, una voce da femmina, ma si sente maschio e si presenta come Simone. Non è dato sapere che nome avesse "prima", perché lui non lo vuole dire, dato che non lo sente suo. Beh, ovviamente io lo so, perché sono io che ho creato il personaggio, ma lui preferisce non dirlo agli altri.

Per il carattere, ho deciso di prendere spunto da una mia amica d'infanzia, quindi ho reso Simone studioso, appassionato di lettura, sportivo ma pigro per qualsiasi altra cosa che non sia andare in piscina, un po' ritardatario e indeciso.
Sembra la descrizione di una personalità abbastanza definita, però mi sono trovata in difficoltà nel momento in cui ho provato il personaggio, perché non sono caratteristiche che si esprimono in un modo di fare molto diverso dal mio. Certo, l'intenzione era di dargli un atteggiamento positivo e ottimista come quello della mia amica, mentre io sono più spesso seria e/o pessimista... però non mi sembra che nemmeno questo abbia funzionato troppo bene. Insomma, dovrei chiedere un'opinione ai miei compagni del corso, ma questa è stata la mia impressione dall'interno.

Ero anche preparata a mostrare il personaggio arrabbiato (perché all'inizio cerca di essere diplomatico, ma dopo un po' perde la pazienza e alza la voce)... però mi sono trovata nella classe più trans-friendly di sempre!
Nessuno ha battuto ciglio al fatto che mi presentassi con un nome maschile anche se la mia faccia ha palesemente dei tratti femminili, nessuno ha nemmeno fatto domande. C'è stato solo un personaggio piuttosto conservatore che ha fatto un commento del tipo "tutti con questa moda che gli uomini vogliono diventare donne e le donne uomini". Però tutti gli altri personaggi hanno difeso Simone e l'insegnante ha mantenuto i toni della discussione piuttosto pacati, quindi non mi sembrava credibile reagire arrabbiandomi.

C'è da dire anche che rimanere nel personaggio per due ore e mezza, senza avere delle battute ma dovendo continuamente improvvisare, è difficile e stancante. Capita di perdere la concentrazione. Lo so che un bravo attore non dovrebbe... però è quanto meno comprensibile.

Conclusioni: sicuramente è stata un'esperienza divertente e stimolante, ma ovviamente come al solito non sono soddisfatta. Mi piacerebbe rifarla con il senno di poi ed essendomi preparata meglio.
Alla fine, però, sono comunque contenta di averci provato anche se non mi sentivo molto sicura del lavoro che avevo fatto.

- dramaqueen

4 commenti:

  1. Credo che sarebbe interessante anche per gli scrittori e aspiranti tali. Molto spesso i personaggi perdono la loro personalità con l'andare avanti nella storia e diventano sempre più simili ai loro autori.

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  2. Che esperienza interessante, comunque sia andata. Certo che come hai rilevato anche tu, due ore e mezza sono tante, deve essere stato molto faticoso. Se ritenti, facci sapere come va, magari ora saresti più preparata.

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    Risposte
    1. Due e mezza sono tante, ma sono un buon allenamento in cui magari si entra ed esce di scena più volte, ma non bisogna ma "perdere" il personaggio.
      Spero di poterlo rifare, anche se non credo che in questo corso lo faremo di nuovo :)

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