20 marzo 2018

Teatro "al femminile"? Cosa vuol dire parlare di donne?

Teatro al femminile. Storie al femminile. Storie di donne. Quante volte abbiamo letto queste espressioni nei titoli o nei sottotitoli di opere di vario genere?
E quante volte abbiamo letto di "storie di uomini" o "al maschile"? Io nemmeno una, almeno non con la stessa accezione. Insomma, quando si parla di donne, bisogna specificarlo. Quando si parla di uomini, è normale.


Un po' di tempo fa avevo letto un articolo molto interessante (che purtroppo non riesco più a ritrovare) in cui si diceva che in generale il maschile è sempre considerato la norma, il femminile l'eccezione. 
Se parliamo di uomini non bisogna dire niente, è scontato. Ma se parliamo di donne, va sottolineato, perché non è la norma. Ma perché? 

Noi donne siamo considerate una minoranza... eppure più o meno metà della popolazione mondiale è di sesso femminile! Non siamo affatto l'eccezione: siamo il 50%. Numericamente non siamo di certo una minoranza.
Però è vero che le storie di donne che vengono raccontate sono una minoranza. Basta pensare ai libri di storia: qual è la proporzione tra gli importanti personaggi storici uomini e le donne? Non vi so dare una cifra, ma è sicuramente molto sbilanciata verso la parte maschile.

Se vi chiedo di pensare ad una donna importante nominata nei libri di storia, vi verranno in mente un paio di nomi: Elisabetta I d'Inghilterra, o la regina Vittoria. Se vi chiedo di nominare gli uomini? Ci sono così tanti nomi che non si sa nemmeno quale dire per primo.
Se vi chiedo di pensare a una scienziata, vi verranno in mente probabilmente Marie Curie o Rita Levi Montalcini. Per gli uomini? Decine di nomi: Einstein, Newton, Galileo, il recentemente scomparso Hawking, Heisenberg, Bohr...
Per i pittori? Leonardo Da Vinci, Van Gogh, Picasso, Dalì, Raffaello, Caravaggio, Monet... e di donne, invece, potreste forse avere un ricordo di Artemisia Gentileschi.
Credo che difficilmente tra i nomi di grandi personaggi storici o pittori o scienziati vi verrà in mente una donna, se non lo specifico.

Vedete? Purtroppo nel modo di ragionare comune il maschile è la norma, il femminile è l'eccezione.
Forse c'entra anche il fatto che l'italiano è una lingua maschilista, perché non esiste il neutro e se in un gruppo di persone c'è anche solo un maschio bisogna usare il maschile.
Che ci possiamo fare? Mi piacerebbe cambiare questo concetto, ma devo ammettere anch'io che qualsiasi altra cosa suonerebbe male. Come si fa ad inventarsi un genere neutro senza rovinare la bellezza della lingua?
Quindi per il momento direi che è meglio lasciar stare la forma e lavorare sul concetto.

Questo fatto che si specifichi sempre che le storie che raccontiamo sono storie di donne, mi dà un po' l'impressione che siano storie di serie B. Che andiamo a leggerle o ad ascoltarle per solidarietà femminile (se siamo donne anche noi) o perché sì, dai, anche le storie delle donne possono essere interessanti, anche se sono quasi sempre sconosciute. Si meritano un po' di spazio anche loro, poverine. È quasi come fare beneficenza.
Insomma, non che le ascoltiamo perché sono delle belle storie, ma solo perché sono di donne.

Le storie di donne sono storie, esattamente come le storie di uomini.
Possono essere interessanti, noiose, raccontate bene o raccontate male. Non sono migliori o peggiori perché la protagonista è una donna.
Mi piacerebbe che iniziassimo a vederle come storie normali. E a vedere le donne come persone normali, che non valgono di più o di meno soltanto perché si identificano nel genere femminile.

E poi, le "storie di donne" non sono mica tutte uguali, perché siamo esseri umani tutti diversi, con caratteri diversi, interessi diversi e percorsi di vita diversi.
Cos'hanno in comune Anne Frank, Amelia Earhart, Rosalind Franklind e Frida Kahlo? Beh, abbastanza poco, a parte il fatto di essere nate con una vagina. Hanno vissuto vite diverse in circostanze completamente diverse.
Così come Cristoforo Colombo, Giacomo Leopardi, Michelangelo e Albert Einstein. Non credo che ci verrebbe in mente di metterli insieme in una raccolta di "storie di uomini", sia perché li colleghiamo ad ambiti totalmente diversi tra loro, sia perché non abbiamo bisogno di scrivere "storie di uomini" per legittimarci a raccontarle.

Insomma, raccontiamo storie belle e interessanti che hanno come protagoniste le donne, ma senza dover sottolineare per forza che sono donne. Sottolineiamo che sono delle storie interessanti, belle, utili, importanti, a prescindere dal sesso del protagonista. Diamo valore alla storia, senza ignorare le donne perché sono donne o, al contrario, metterle più in evidenza perché sono donne.
Trattiamole e trattiamoci finalmente da pari, perché la verità è che non dovremmo stare né più in alto né più in basso degli uomini: dovremmo stare tutti sullo stesso piano.

E voi, cosa ne pensate? Vi piacciono le storie "al femminile"? Secondo voi è bene sottolinearlo?
Condividete la vostra opinione!

- dramaqueen



Ma non è finita qui: questo post è anche un esperimento, perché c'è un video collegato in cui approfondisco l'argomento.
Ok, abbiamo una storia in cui le protagoniste sono donne. Ma quando parlano tra loro, di che cosa parlano? E perché finiscono sempre a parlare di uomini? Secondo voi è realistico?




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