24 aprile 2018

Big magic

Consigliato e straconsigliato da blogger e youtuber, credo che ci sia un motivo per cui questo libro si è meritato una tale fama: riesce a spiegare in parole semplici e quotidiane tutto quello che ci eravamo sempre domandati sulla creatività, ma che non eravamo mai riusciti ad afferrare pienamente.
Come vi avevo preannunciato nel mio book haul teatrale, è arrivato il momento di parlarvi di "Big Magic" di Elizabeth Gilbert.


Il sottotitolo del libro è "vinci la paura e scopri il miracolo di una vita creativa". 
Una gran bella promessa, non c'è che dire. Sarà mantenuta? Beh, credo che nessuno si aspetti veramente un miracolo da un libro. Io non me lo aspettavo e non l'ho ricevuto, ma ho terminato la lettura con qualche idea interessante su cui vale la pena riflettere. Per questo lo consiglio anche a voi.

Ma fermiamoci un momento a specificare che cosa vuol dire "vivere una vita creativa".
A queste parole, immagino che chiunque non si diletti in attività artistiche (dipingere, scrivere, danzare, suonare uno strumento...) abbia pensato che questo non è il libro che fa al caso suo. Se una persona non si sente portata per nulla che riguardi l'arte, va benissimo e, anzi, può vivere lo stesso una "vita creativa" per come la intende l'autrice.
Non serve essere dei pittori o dei musicisti, va bene qualsiasi attività che ci permetta di esprimerci. Elizabeth Gilbert fa l'esempio di una sua amica che ha riscoperto la passione per il pattinaggio su ghiaccio, ma io credo che qualsiasi cosa ci appassioni possa essere la base per una vita creativa. Anche la matematica ha il suo lato creativo, che ci crediate o no.

La prima semplice rivelazione a cui in realtà non avevo mai pensato è che non abbiamo bisogno del permesso di nessuno per essere creativi.
Ci sono persone che sanno quello che vogliono e lo fanno, e ci sono persone che non si sentono autorizzate a farlo a meno di non avere una sorta di permesso dall'esterno. Io faccio parte della seconda categoria. Beh, se siete come me, dovete convincervi anche voi che non avete bisogno di autorizzazioni: potete prendere la decisione di creare come e quando volete, senza preoccuparvi di che cosa pensano gli altri.

Un altro ostacolo alla creatività, di solito, è la paura. Creare significa anche provare qualcosa di nuovo e l'ignoto è sempre accompagnato, almeno in parte, dalla paura.
Spesso pensiamo a come eliminarla, a come sradicarla dalla nostra vita, ma secondo Elizabeth Gilbert questa non è la soluzione. La paura, in una certa parte, è utile e comunque è impossibile cancellarla totalmente, perché fa parte di noi in quanto esseri umani.
Dobbiamo imparare a convivere con la paura. Portarcela dietro nel nostro viaggio insieme all'ispirazione, come se fosse una bambina che frigna e piange nel sedile posteriore della macchina. Ce la dobbiamo tenere lì, ma non dobbiamo farla guidare, perché non è in grado e ci farebbe schiantare contro un muro.

Se arriviamo qui, siamo a un buon punto del nostro percorso. Ma c'è ancora una cosa fondamentale da dire: perché vogliamo creare? Per ottenere un'opera d'arte, per avere un riconoscimento dagli altri, per vincere un premio, per diventare ricchi e famosi?
No, nessuna di queste è una buona motivazione. Qualsiasi cosa decidiamo di creare, dovremmo farlo per noi stessi. Perché vogliamo. Perché sentiamo di volerlo fare. Perché vogliamo esprimere qualcosa che abbiamo dentro. E non dobbiamo aspettarci nessun riconoscimento.
Questo è il motivo per cui spesso la mia motivazione se ne va a quel paese: perché mi scoraggio in partenza pensando che quello che faccio non verrà apprezzato da nessuno. E quindi non creo nulla e non mi permetto di esprimere la mia arte.

La verità è che è difficile e io devo ancora trovare un modo per poterlo mettere in pratica, ma non dovremmo pensare al risultato. Dovremmo semplicemente e solo fare.
Tanti artisti (ma non solo) si bloccano e non creano nulla perché hanno paura di non riuscire a fare qualcosa di originale. Lo spettro della banalità è ciò che terrorizza più di tutto. Ma forse la soluzione è semplicemente essere autentici ed esprimere la nostra visione, perché tutto è già stato scritto, però se ci mettiamo la nostra personalità potremmo riuscire a riscrivere lo stesso tema in una forma diversa.

La verità è che la creatività va presa sul serio, perché è importante nelle nostre vite. È il canale che abbiamo per esprimere noi stessi e non esprimerci ci porta alla follia, alla tristezza, o a tutte e due.
Ma allo stesso modo non va presa sul serio, perché è tutto un gioco. Non dobbiamo essere dei martiri che si sacrificano per la loro arte.

L'artista tragico è un personaggio che esiste anche nella realtà... ma siamo sicuri che non avrebbe potuto creare meglio, se avesse avuto meno problemi come alcool, droghe, depressione? Se fosse riuscito a prendere tutto con più leggerezza?
Dobbiamo essere gioiosi, giocosi, scherzosi. Pronti a ribaltare la realtà e a leggerla alla rovescia. L'autrice suggerisce di trovare in noi l'energia del trickster, l'archetipo della narrazione (ve ne parlerò meglio a proposito del Viaggio dell'eroe) che non prende e non si prende mai veramente sul serio, che sovverte le regole e non si preoccupa della moralità e delle convenzioni.

Tutto qui. Niente rivelazioni, niente miracoli, tutte cose a cui sarei potuta arrivare anche da sola, ma leggere questo libro mi ci ha fatto arrivare prima e ora ho qualcosa di interessante su cui riflettere.
Ovviamente, tra le pagine troverete anche molto altro, soprattutto esperienze personali dell'autrice che potrebbero farvi sentire meno soli. Lo ripeto, non è un libro miracoloso, ma se fossi in voi gli darei una chance.

- dramaqueen

2 commenti:

  1. Bella segnalazione, potrebbe servire utile perfino ad un timidone come il sottoscritto.

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    1. Secondo me sì... se non sei convinto di volerlo comprare, magari prendilo in biblioteca, ma prova :)

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