12 giugno 2018

Fermata facoltativa

Scusi, come ha detto?
Le ho solo chiesto se c'è un autobus per Sheperds Bush. Nessuno l'ha pregata di fare insinuazioni. Ma chi si crede di essere?

Questo è l'inizio di una scena surreale che si svolge alla fermata dell'autobus
Anzi, più che surreale diciamo proprio assurda, dato che si tratta di teatro dell'assurdo.


La protagonista di tutta questa assurdità e motore dell'azione ero proprio io.
Qualcuno di voi mi ha vista in scena nello spettacolo L'attesa al Teatro Delfino, saggio finale del corso con Pino Pirovano. Per tutti quelli che non c'erano, ecco qui il racconto dell'esperienza. Ma anche per quelli che c'erano, perché vi racconto anche quello che è successo "dietro le quinte" e nella preparazione della scena.

Lo spettacolo era composto da diverse scene, ma questo è il testo che mi aveva colpito di più fin da quando l'insegnante ce l'ha proposto, quindi sono stata contentissima quando mi è stato assegnato. 
Si tratta di un atto unico di Pinter del 1959, ambientato (si suppone) a Londra, ad una fermata dell'autobus.

C'è una donna che aspetta vicino alla fermata e, accanto a lei, un uomo e un'altra donna. 
Ad un certo punto, dal nulla, la donna inizia a comportarsi come se l'uomo le avesse detto qualcosa di molto offensivo. Indignata, lo rimprovera, va dall'altra donna per chiedere di fare da testimone e minaccia di portarlo al commissariato. L'uomo, da parte sua, è sempre più perplesso, perché non capisce che cosa sia accaduto per scatenare questa reazione.
Alla fine non ne può più e se ne va... ma non passa molto tempo che entra in scena un secondo ignaro uomo che deve prendere l'autobus e che diventerà la prossima vittima.

Come con tutte le opere del teatro dell'assurdo, viene subito da domandarsi: ma che senso ha questa scena? Perché una dovrebbe andare alla fermata dell'autobus ad insultare la gente, soprattutto dato che l'autobus non lo prende mai?
Il primo pensiero che viene in mente è che la donna sia pazza. L'ho pensato anch'io. Ma il regista mi ha detto che non è pazza, cerca solo del contatto umano. In un modo molto particolare.
Però non riuscivo a comprenderne la motivazione fino in fondo, ragionando solo così. Insomma, mi capita di sentirmi sola, e in un momento di estrema solitudine potrei anche decidere di andare alla fermata dell'autobus per socializzare con persone a caso... ma perché insultarle? Magari mi metterei a raccontare loro la storia della mia vita, ma non vedo il motivo per insultarli.

Poi mi è stato suggerito di pensarla come una ragazza che riversa le sue frustrazioni sugli altri. Non è proprio un contatto umano nel senso in cui lo intendo di solito, ma è pur sempre un bisogno di avere qualcuno che ci ascolti e su cui sfogare la rabbia e i problemi.
Me la sono immaginata come una ragazza del giorno d'oggi, non tanto diversa da me, che voleva ottenere tante cosa dalla vita e invece non trova lavoro, non ha abbastanza soldi per mantenersi e non vede riconoscimento per tutti gli sforzi che ha fatto. In questo caso, insultare la gente (soprattutto se sembra che abbiano tutti una vita più facile della sua) ha già più senso.
Come Stanislavskij ci ha sempre ricordato, ogni azione sulla scena ha bisogno di una motivazione e io ho trovato la mia.

A tutto il lavoro interiore sulla motivazione, si è aggiunto il lavoro fisico sull'atteggiamento del personaggio. 
Il regista la voleva snob, altezzosa. Una che non si vuole mischiare con la schiera di pezzenti che è lì ad aspettare l'autobus, che si sente una spanna sopra a tutti.
Per renderla così, mi sono concentrata sulle spalle e sul collo, che doveva stare dritto per guardare tutti dall'alto in basso. Anche se io sono bassa, non importa, il mio personaggio si sente più in alto di tutti. Anche i tacchi hanno aiutato, in questo, ad elevarmi sopra la plebe.
E poi la donna è così indignata che stringe la borsetta con nervosismo. Quando gesticola fa dei gesti secchi e precisi. Quando cammina è sempre impettita.

La cosa che ho avuto più difficoltà a fare, invece, è stata creare un crescendo nella scena.
Dovevo iniziare con indignazione e poi far crescere sempre di più la rabbia fino ad insultare il malcapitato senza filtri. Questa parte è un po' mancata, perché all'inizio non sapevo bene quando aumentare l'intensità, ma anche perché ero a disagio quando dovevo urlare troppo. Ma mi rendo conto di quanto fosse importante per la riuscita della scena... e soprattutto che un'attrice non dovrebbe sentirsi a disagio ad urlare!
Se potessi fare una seconda replica, sicuramente cercherei di migliorare quest'aspetto e starei attenta a creare un climax nel monologo.

Mi dispiace anche dire che mi sono fatta prendere un po' troppo dall'agitazione, durante questo spettacolo.
Di solito non mi succede, o almeno non così tanto, ma era parecchio tempo che non salivo su un palcoscenico e forse sono fuori allenamento. Forse ha influito anche il fatto che la mia scena fosse così breve e che tutto si consumasse in un attimo: mi sembrava di essere una tuffatrice che doveva concentrare tutto il lavoro di preparazione di mesi in un tuffo di pochissimi secondi, in cui però ogni dettaglio deve essere calcolato al millimetro.
Spero di avere più occasioni per riabituarmi al palcoscenico in futuro e anche per imparare l'agitazione che arriva sempre quando si deve entrare in scena.

Mi piacerebbe mostrarvi un video della scena, ma purtroppo non sono riuscita a trovare qualcuno che ne abbia girato uno. Così imparate a non venire a vedere i miei spettacoli! 😏
Comunque mi impegnerò per invitarvi presto a vederne un altro ancora più bello.

- dramaqueen

6 commenti:

  1. Decisamente interessante e psicologico, certamente ce lo hai fatto vedere attraverso la tua minuziosa descrizione, grazie mille e grazie.
    sinforosa

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  2. Beh, sicuramente hai fatto un lavorone! Un personaggio difficile da rendere, specie perché non pazzo ma solo umano (certo, io una così la prenderei a sberle XD)
    Brava:)

    Moz-

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    Risposte
    1. Pure io l'avrei presa a sberle! XD
      Però dice di avere un amico poliziotto, meglio stare attenti...

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  3. Risposte
    1. Prendila con chi sai tu, dato che c'era e non ha filmato! XD
      Dai, spero di invitarti a spettacoli in cui mi si vedrà di più, in futuro! Qui la scena durava tre minuti o poco più.

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