26 giugno 2018

PRIDE MONTH - Come il teatro mi ha avvicinato alla comunità LGBTQ+

Questo post racconta la storia di come il teatro mi abbia aperto le porte di un mondo che non conoscevo e, in generale, di come abbia la straordinaria capacità di metterci nei panni degli altri. Cosa che tutti, attori o no, dovremmo fare.
Vi avevo già raccontato l'esperienza in questo post, ma volevo aggiornare e ampliare l'argomento, perché credo che ci sia molto da dire. E quale momento migliore per farlo se non il mese del Pride?


Ora finalmente capirete perché sono una così strenua sostenitrice della comunità LGBTQ+, pur non essendo né lesbica né bisessuale. La sostengo perché penso che sia giusto sostenere i diritti umani, anche se non ci riguardano direttamente. Ma se avete l'impressione che io prenda la questione molto sul personale... beh, avete ragione.
Mi sento toccata personalmente perché sono stata innamorata di una ragazza, più o meno. Non nella vita reale, ma a teatro.

Certo, non è la stessa cosa. Ma non è neanche come non aver mai provato che cosa significa. 
È una via di mezzo tra vivere l'amore per una persona del proprio stesso sesso e non aver mai lontanamente provato qualcosa del genere. Non è come capire appieno, ma un po' lo si sperimenta lo stesso.
In teatro tutto è finto, ma niente è falso. La finzione c'è perché tutto quello che si vede sul palcoscenico è una rappresentazione, ma le emozioni degli attori sono vere. Se uno non prova veramente quelle emozioni non sta recitando, sta solo facendo finta, e sono due cose molto diverse.

Per interpretare la parte di una ragazza che si sente conto di essere innamorata della sua amica, occorre provare veramente un sentimento verso il personaggio dell'amica.
Per guardarla con occhi innamorati, bisogna provare le farfalle nello stomaco, bisogna trovarla attraente, anche se è solo per un momento, anche se è solo sul palcoscenico. 

Finora ho parlato soltanto di attrazione per una persona del proprio stesso sesso, ma c'è un mondo vastissimo nella comunità LGBTQ+ e metto il + alla fine perché ci sono tante altre lettere che andrebbero aggiunte!
Le prime lettere sappiamo tutti che cosa significano: L per Lesbiche, G per Gay, B per Bisessuali e T per Transgender. La Q sta sia per Queer (termine ombrello per diversi orientamenti sessuali e di genere) che per Questioning (persone che si stanno ancora domandando a quale o quali categorie appartengano).
Poi ci sono anche la I di Intersex (persone che non sono né di sesso maschile né di sesso femminile, perché hanno organi genitali che non corrispondono né all'uno né all'altro o perché i loro cromosomi sessuali non sono né XX né XY) e la A di Asessuali (persone che non provano attrazione sessuale per nessuno).
Senza contare che esistono anche le persone non binare, genderfluid, agender, pansessuali,  polisessuali, demisessuali...

Vi ho confuso abbastanza le idee?
Ora cerco di chiarirvele con questo video splendidamente esplicativo che riassume tutto quanto: orientamento sessuale, identità di genere ed espressione di genere.


Io sono una persona curiosa, soprattutto per quanto riguarda i modi di essere delle persone. 
Voglio scoprire come si sentono. Sarà una deformazione professionale da attrice, ma mi interessa domandarmi e cercare di capire come si sente una ragazza che prova attrazione sessuale per le ragazze, una persona che prova attrazione per tutti a prescindere dal genere, qualcuno che è nato in un corpo femminile ma sente di essere un maschio... Lo trovo estremamente affascinante.
Faccio fatica a capire tutto. Ci sono cose che mi sfuggono. Ad esempio, non mi è per niente chiaro come sarebbe non sentirsi né maschio né femmina ma appartenente a un terzo genere. Però è un pensiero che mi affascina moltissimo e provo comunque ad immaginare come mi sentirei.

Forse potreste trovare inappropriata questa mia enorme curiosità, ma secondo me è proprio il contrario: quando non si vuole conoscere il diverso, si finisce per discriminarlo, considerarlo inferiore  a noi o addirittura un pericolo.
Il fatto che il teatro mi spinga a voler conoscere altre realtà e altri modi di essere delle persone e mi permetta di entrare nei loro panni è una cosa meravigliosa. Che cosa c'è di meglio per imparare a rispettare gli altri che immedesimarsi nella loro situazione?
Ecco perché non riesco ad ignorare i diritti delle coppie omosessuali pensando "non è un mio problema". Ecco perché capisco che usare i pronomi sbagliati per una persona trans è una mancanza di rispetto enorme. Mi sono messa nei loro panni, mi sono domandata come si sentono, ho provato a pensare di essere io nella loro situazione.

Il teatro ha aiutato me, ma non è detto che anche voi dobbiate mettervi a fare teatro, se non ne avete voglia. Quello che suggerisco è solo un piccolo esercizio di "immedesimazione nel personaggio" senza che poi dobbiate recitarlo su un palcoscenico, mostrarlo a qualcuno o portarlo in giro.
Semplicemente, immaginate di essere al suo posto, senza farvi condizionare da giudizi e preconcetti. Ma provateci davvero, senza pensare che a voi non capiterà mai niente di simile. Davvero non vi è mai capitato di sentirvi esclusi, di non sentirvi a vostro agio con voi stessi, di desiderare qualcosa che secondo gli altri era sbagliato? Se ci provate, vedrete che i punti di contatto ci sono.

Con questo, vi auguro un buon mese del Pride, anche se è quasi finito, ma facciamolo finire in bellezza. E soprattutto vi auguro di essere sempre orgogliosi di quello che siete, ma senza mai discriminare chi sembra diverso da voi.

- dramaqueen

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