28 settembre 2018

La sottile linea tra gioco e teatro

Mi è sempre piaciuto insegnare, mi è sempre piaciuto il teatro, quindi va da sé che uno dei miei sogni sia insegnare teatro. Soprattutto ai bambini, perché gli adulti sono troppo seri. Secondo me sono proprio i bambini che capiscono meglio quanto il teatro sia un gioco e che, anche se sappiamo che è tutto inventato, bisogna metterci ancora più convinzione che nella vita reale.
Questo l'ho sempre pensato, ma la mia prima esperienza con i bambini della scuola materna mi ha confermato quanto sia sottile la linea che separa il teatro dal gioco e il gioco dal teatro.


Tutto è iniziato con l'idea di proporre un laboratorio teatrale nell'associazione in cui lavoro. Quelli che hanno aderito con più entusiasmo sono stati i fratellini piccoli, quelli che hanno cinque anni e a scuola non ci vanno ancora. Allora, abbiamo organizzato un incontro per loro.

Mi sono trovata subito un po' in difficoltà, perché non avevo nessuna esperienza con i bambini così piccoli. Ho preparato una recita con bambini delle elementari e ragazzini delle medie, quindi so più o meno come prenderli, ma quelli in età prescolare restano un mistero.
Che cosa potevo fargli fare che fosse interessante, divertente, ma non troppo difficile?
Allora, come fanno tutte le persone adulte e responsabili, ho chiesto aiuto a mia mamma, che fa la maestra e quindi due o tre cosette sui bambini le ha imparate. Con i suoi consigli, ho messo insieme tre attività teatrali e giocose e pianificato un incontro... che poi non è andato esattamente secondo i piani, ma ha seguito un corso tutto suo.

Ho iniziato raccontando loro una storia che aveva come protagonisti degli animali: il leone, la mucca, il cavallo, il gatto... Ogni volta che veniva nominato un animale, i bambini dovevano riprodurne il verso. Sono partiti un po' timidi, ma poi hanno iniziato a divertirsi.
Il vero coinvolgimento, però, è arrivato quando ho tirato fuori la bacchetta magica e sono diventata una maga che poteva trasformarli negli animali della storia. Oltre a fare i versi, si dovevano anche muovere come l'animale: strisciare come il serpente, andare a quattro zampe come il gatto, saltare come una rana...
E ovviamente mi sono fatta coinvolgere anch'io, perché ad un certo punto la bacchetta è passata di mano e il mago è diventato, a turno, uno dei piccoli allievi. La fantasia non aveva limiti, oltre ad animali siamo diventati anche sedie e altri oggetti, tornando umani ogni tanto, giusto per fare una pausa.

A proposito di oggetti, la terza parte dell'incontro è quella in cui la direzione ha iniziato a deviare di più da quello che avevo programmato e a seguire l'attitudine per il gioco dei bambini.
L'esercizio, in partenza, essere questo: inventare per diversi oggetti una funzione diversa da quella quotidiana. Ad esempio, un bastone può diventare un cavallo oppure il filo di un equilibrista... e qui la fantasia dei bambini ha iniziato a galoppare e a prendere il sopravvento.
La mia sciarpa è diventata un tappeto volante, su cui tutti siamo saliti per andare in giro per il mondo, scegliendo di volta in volta la destinazione dal grande planisfero appeso su una parete della sala. Gli altri oggetti, ormai, non erano più interessanti. Tutta la concentrazione era sul viaggio del tappeto volante.
Non posso dire che questo non fosse teatro, perché i bambini erano completamente compresi nel loro ruolo: tutti reagivano quando il tappeto faceva una curva, seguendone il movimento, o quando atterrava e inoltre avevano un atteggiamento fisico adatto al luogo freddo o caldo in cui il tappeto atterrava. A cinque anni, nel loro gioco, erano molto più nel personaggio di tanti attori più maturi.

Ecco perché ho scritto nel titolo che la linea di confine tra il gioco e il teatro è davvero sottile.
Ai bambini viene naturale, quando giocano, immergersi completamente nella situazione che stanno immaginando, tenere in mano oggetti che non esistono e visitare luoghi lontani anche se fisicamente non si stanno muovendo di un centimetro.
In questo senso, dovremmo essere tutti bambini quando recitiamo. Dovremmo crederci profondamente come ci credono loro, anche se sanno che è tutta una finzione, ma è una finzione importante che richiede di essere presa seriamente.

Questa è una delle cose che ho imparato dal mio primo incontro di teatro con i bambini in età prescolare. L'altra è che bisogna sfruttare la loro fantasia e incanalarla nei giochi teatrali che si propongono, perché di fantasia ne hanno tanta e ha bisogno di sfogarsi.
Ci sono riuscita? Non credo, ci ho provato, ma mi serve ancora molta esperienza. In futuro mi piacerebbe fare degli studi specifici sulla didattica teatrale e imparare da insegnanti esperti... purtroppo al momento non c'è la possibilità per tanti motivi, ma di sicuro è nella mia lista di cose da fare appena potrò.

E voi, avete mai avuto esperienze di questo tipo?
Avete dei consigli da darmi per altri laboratori teatrali che potrei fare in futuro?

- dramaqueen

4 commenti:

  1. Io purtroppo non ho esperienza di laboratori teatrali, un mio amico che ha recitato un poco mi ha detto però che il vero segreto sta nel lasciarsi andare e nel non auto-inibirsi.

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    1. Il tuo amico ha ragione, ma da adulti non sempre è facile. I bambini invece ci riescono molto meglio, in genere :)

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  2. I bambini sono davvero fantastici, specialmente quelli molto piccoli. Riescono sempre a sorprenderti con le loro trovate. Io mi diverto moltissimo con i bambini in età prescolare, ho una (pro)nipotina di un anno e mezzo che è una vera sagoma. Non ho esperienze come quelle che hai fatto tu, però.

    Un'esperienza che vi si avvicina è quando mio figlio era alle elementari avevamo ideato un giornalino scolastico che bisognava costruire con i bambini. Era stata un'esperienza bellissima anche se breve. Capisco anche bene l'importanza di riuscire ad assecondarli e di sforare dal programma stabilito: in un certo senso diventano loro i "registi".

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    1. Sì, sono diventati gli autori di una storia che non avevo programmato e anche i registi! Credo che si debba seguirli, ma anche indirizzarli... una via di mezzo.

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